GRAZIE

Quando negli anni ’70 l’omosessualità per pressioni politiche dei movimenti LGBT è stata declassata da un giorno all’altro da “disturbo dell’affettività” a “variante naturale della sessualità” dall’Associazione Psicologi Americani (smentendo quasi cento anni di storia della psicologia con una votazione per alzata di mano!), Joseph Nicolosi e un manipolo di altri uomini coraggiosi non si sono lasciati influenzare, e pure condannando le discriminazioni che in quel periodo le persone omosessuali erano effettivamente costrette a subire in occidente (non così oggi), hanno continuato a studiare il fenomeno sulla base di quello che l’esperienza aveva insegnato loro: l’omosessualità aveva dei fattori di condizionamento ed era passibile di mutamento. 
In questa immagine si riassume uno dei concetti cardine della Teoria Riparativa da loro concepita (così chiamata non perché debba “riparare” gli omosessuali, ma perché considera l’attrazione per lo stesso sesso un tentativo di “riparazione” a un rapporto non equilibrato con il proprio sesso di appartenenza, che l’individuo fa inconsciamente). 
Nel tempo lo stesso Nicolosi capirà che le responsabilità di questa compensazione (solo una delle possibili: malati di fi…a, dipendenza dalla masturba…ione, sociofobia, insicurezza relazione, incapacità a stare da soli  immaturità affettiva, sono tutti sintomi delle stesse ferite, anche fra chi non ha attrazione per lo stesso sesso) non sono attribuibili solo al padre, ma anche alla madre e all’indole specifica del figlio (figli diversi a genitori uguali reagiscono in modo diverso), oltre alle concause esterne alla famiglia (i pari, le donne, la cultura, eventuali abusi ecc. Richard Cohen li divide in dieci gruppi di fattori condizionanti). Tuttavia le relazioni genitoriali hanno spesso il peso maggiore.
Grazie a quest’uomo ad oggi migliaia di persone hanno potuto rispondere al desiderio profondo del loro cuore, che il sesso o le relazioni omoerotiche non riuscivano a soddisfare. Famiglie che rischiavano la devastazione sono state salvate, e ragazzi sull’orlo del suicidio hanno ritrovato la strada di casa.
Certo, nessuna terapia è una magia e non si può aiutare forzatamente chi non lo vuole. In alcuni casi, ragazzini costretti a fare la riparativa contro la loro volontà non ne ha avuto alcun beneficio. Anzi sono peggiorati. Ma questo è un principio base di qualsiasi terapia: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato.
Non so se fosse cattolico o no, ma ricordo il grande senso di pace quando ho letto il primo libro di Nicolosi: “Omosessualità maschile un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ha sempre intuito nel profondo del suo cuore.
Oggi è morto un grande uomo che  con il suo coraggio ha dato la vita per tanti. Il mio augurio è che la sua eredità non vada perduta. Non solo nel NARTH, la sua organizzazione internazionale che aiuta chi ha bisogno di fare un lavoro sulla propria identità sessuale fuori dai soliti schemi banalizzanti. Ma anche nella vita di tutti quelli che sono stati aiutati direttamente o indirettamente da lui. Che sanno la Verità e hanno potuto vivere un grande dono, e per paura restano in silenzio e tengono quel dono per sé.
Se tutti insieme vi sollevaste sareste un esercito inarrestabile e scoprireste di non essere soli. Nessuna legge sull’omofobia potrebbe fermarvi. E non ci sarebbero carceri abbastanza grandi da contenervi tutti. Se aveste coraggio, scoprireste che dall’altra parte chi vi grida addosso in realtà vi teme come la morte.
Che Nicolosi lì dov’è possa continuare a vegliare sui suoi figli. Mentre noi da quaggiù preghiamo per il bene della sua anima.
Faccio mie le parole di un caro amico che non amava “i surrogati della riparativa”, ma a lui era affezionato. 
Oggi mi sento un po’ più solo.
Giorgio Ponte

NON SI NASCE #Gay NUOVI STUDI

Nuovo studio americano afferma che i gay non sono “nati così” e l’orientamento sessuale non è fisso

Lo studio ha svelato che la nozione che l’identità di genere sia fissa e determinata da fattori biologici è anch’essa priva del sostegno di dati.

La questione dell’orientamento sessuale è molto controversa da quando le nazioni occidentali hanno cominciato a riconoscere i diritti di Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender (LGBT).

Una parte importante dell’attuale dibattito LGBT è la credenza che l’orientamento sessuale sia predeterminato dalla biologia. Quindi, se una persona non ha scelta se essere gay o meno, la società non può esigere che diventi “etero”. Questo è un argomento solido e ragionevole. La società non può davvero obbligare le persone a cambiare qualcosa su cui non hanno controllo.

D’altra parte, l’argomento dei “nati così” è stato contestato da alcune persone. Un recentissimo studio interdisciplinare pubblicato dalla rivista New Atlantis ha messo in dubbio la credenza che la sessualità umana e l’identità di genere siano determinati dalla biologia e restino fissi. New Atlantis si occupa principalmente delle ramificazioni politiche, sociali ed etiche degli avanzamenti tecnologici. 

Lo studio, effettuato da due ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, USA, ha rivelato che non c’è nessuna prova che l’identità sessuale sia fissa. I ricercatori dicono che l’obiettivo del loro studio è di attirare l’attenzione del pubblico sui problemi di salute mentale della comunità LGBT. Lo studio ha messo in guardia contro un trattamento medico drastico per i bambini transgender. 

Secondo lo studio, a prescindere dal suo valore politico, la nozione del “nato così” sostenuta dalla comunità LGBT non è sostenuta da sufficienti dati. Ma lo studio non ha concluso o affermato che essere gay è una scelta. Ha solo detto che dire il contrario potrebbe essere sbagliato. 

Lo studio, un fascicolo di 144 pagine, è stato scritto dal Dr. Lawrence S. Mayer, un epidemiologo e un biostatistico con una formazione anche in campo psichiatrico, che attualmente è un insegnante residente nel dipartimento di psichiatria della Johns Hopkins School of Medicine. Anche il Dr. Paul R. McHugh, che ha collaborato alla stesura dello studio, è un famoso psichiatra, ricercatore, educatore ed ex capo del Dipartimento di Psichiatria del Johns Hopkins Hospital.

Il Dr. Mayer ha detto che molte persone che hanno contribuito allo studio hanno chiesto di non essere identificate. L’anonimato che hanno richiesto serve a proteggerli da una reazione potenzialmente negativa da parte di persone in disaccordo con lo studio. Ha ammesso che esso potrebbe dare luogo a polemiche sia tra le persone pro-LGBT che tra quelle contrarie. 

“Alcuni temevano una risposta piena d’ira dagli elementi maggiormente militanti della comunità LGBT; altri temevano una risposta arrabbiata dagli elementi più stridenti delle comunità religiose conservative. Tuttavia è più irritante che alcuni temessero rappresaglie da parte delle loro stesse università per aver affrontato tali argomenti controversi, a prescindere dal contenuto del rapporto – una triste affermazione sulla libertà accademica”, ha affermato il Dr. Mayer.

Le tre sezioni dello studio si concentrano sull’orientamento sessuale, sui collegamenti tra la sessualità e la salute mentale, e l’identità di genere. Pescando da studi in campi che variano dalla neurobiologia alle scienze sociali, i ricercatori hanno scritto: “La comprensione dell’orientamento sessuale come proprietà innata e biologicamente fissa degli esseri umani – l’idea che le persone siano “nate così”, non è sostenuta da alcuna evidenza scientifica”. 

Lo studio ha dichiarato che persino lo stesso termine “orientamento sessuale” è ambiguo. Il termine, secondo lo studio, è usato per descrivere attrazione, comportamento o identità da parte di diversi ricercatori. A volte, lo stesso termine si riferisce a cose come l’appartenenza a una certa comunità o all’avere certe fantasie.

Lo studio dice: “Quindi è importante che i ricercatori siano chiari su quali di questi domini vengono studiati, e che teniamo a mente le definizioni specifiche dei ricercatori quando interpretiamo le loro scoperte”.

I ricercatori hanno riconosciuto nello studio che ci sono fattori biologici associate con il comportamento sessuale, ma hanno sottolineato che non ci sono spiegazioni biologiche persuasive per l’orientamento sessuale umano. Per esempio, alcuni studi hanno mostrato che ci sono differenze nelle strutture cerebrali di persone gay e etero. Ma lo studio ha affermato che le differenze non sono necessariamente innate e potrebbero essere il risultato di fattori ambientali o psicologici.

“La dichiarazione più forte che la scienza offre per spiegare l’orientamento sessuale è che alcuni fattori biologici sembrano, in misura sconosciuta, predisporre alcuni individui a un orientamento non-eterosessuale”, ha affermato lo studio.

Nel fornire ulteriori spiegazioni, i ricercatori hanno rivelato che gli individui LGBT corrono statisticamente maggiori rischi di avere problemi di salute mentale che il resto della popolazione. I ricercatori hanno detto che, per esempio, negli Stati Uniti il tasso di suicidi lungo tutta la vita e in tutte le età di individui transgender è stimato al 41%, contro un tasso inferiore al 5% nella popolazione generale del Paese. La spiegazione solitamente accettata è lo stress sociale per la discriminazione e lo stigma, ma lo studio ha detto che questi fattori da soli non potrebbero spiegare la disparità e che è necessaria una maggiore ricerca scientifica.

Il documento ha aggiunto che anche la nozione che l’identità di genere è fissa e determinata da fattori biologici non è sostenuta da dati. Maggiori dati scientifici sono necessari per sostenere questa affermazione, secondo i ricercatori. 

“Nell’esaminare la letteratura scientifica, troviamo che quasi nulla è ben compreso quando cerchiamo spiegazioni biologiche per cosa porti alcuni individui a dichiarare che il loro genere non corrisponda al loro sesso biologico”, hanno detto gli autori. 

Concludendo lo studio, i ricercatori hanno avvertito di non ricorrere a trattamenti medici drastici come la chirurgia di riassegnazione del sesso per persone identificate o che si identificano come transgender. I ricercatori hanno detto che il loro avvertimento è specialmente vero per i bambini, la cui sessualità è mutevole e per cui certi trattamenti potrebbero fare più danno che beneficio. 

“C’è scarsissima evidenza scientifica per il valore terapeutico di interventi che ritardano la pubertà o modificano i caratteri sessuali secondari degli adolescenti, sebbene alcuni bambini possano aver migliorato il proprio benessere psicologico se sono incoraggiati e supportati nella loro identificazione cross-gender. Non ci sono prove che tutti i bambini che esprimono pensieri o comportamenti atipici per il loro genere debbano essere incoraggiati a diventare transgender” hanno detto i ricercatori. 

Infine, i ricercatori hanno sottolineato che il loro studio tocca temi controversi, insistendo che, prima di tutto, esso riguarda la scienza e il bisogno di prove aggiuntive sul campo. Hanno incoraggiato le società occidentali ad accettare lo studio da un punto di vista scientifico e non da quello delle emozioni e delle opinioni personali.

Fone: http://anonhq.com/new-u-s-study-says-gay-people-not-born-way-sexual-orientation-not-fixed/

LEZIONE DI RECUPERO

LEZIONE DI RECUPERO

Sembra impossibile trovarsi a dover spiegare cose semplicissime e di facile intuizione ma, se uno l’intelligenza non ce l’ha non se la può dare, direbbe oggi don Abbondio. E allora recuperiamo la lezione sperando che stavolta l’asinello si applichi di più.

Ma veniamo si fatti. 

In un articolo sugli effetti nefasti della pornografia – responsabile di provocare impotenza maschile – il nostro amico Alessandro Benigni ha scritto: “Se c’è un nemico da combattere a suon di ceffoni e tabù, è la pornografia. Non amate i vostri figli? Pazienza. Amate i loro cazzi, almeno. Amate la loro virilità: date loro tabù come se non ci fosse un domani, divieti, ceffoni e senso del Sacro. Perché la sessualità umana è Sacra”. 

Al netto di un linguaggio forte, da cui traspare l’urgenza di scuotere la coscienza di chi legge, il discorso sembra chiaro: i genitori devono amare (cioè prendersi cura del) la virilità dei loro figli maschi facendo sì che non si avvicinino alla pornografia.

Semplice, no?!

Evidentemente no se un noto blog omosessualista titola un pezzo sostenendo che Alessandro Benigni “ama il cazzo dei suoi figli” e apre le danze accusandolo di immoralità. 

Ma come? Immorale uno che vuole bandire la pornografia? Casomai chi sembra – neanche tanto velatamente – difenderla. O no?!

Terminiamo la lezione di recupero con un’avvertenza: se ogni volta che leggete la parola “cazzo” schizzate male e non capite un cazzo, un controllino sarebbe da mettere in agenda.

MA SE #gay NON SI NASCE…

Jesse Bering è un ricercatore psicologo e saggista. Apertamente omosessuale, nel 2010 è stato insignito del riconoscimento “Scienziato dell’anno” dalla National Organisation of Gay and Lesbian Scientist and Technical Profession (NOGLSTP). E’ famoso per il modo franco e umoristico con cui affronta temi delicati e controversi come quelli relativi alla sessualità umana (è autore di un libro sulle perversioni sessuali). I suoi saggi tendono a mantenere un approccio scientifico  anche a costo di distaccarsi dal politicamente corretto. In un articolo pubblicato su Scientific American dedicato ai segnali che possono indicare se un bambino sarà omosessuale, ammette che non è assolutamente semplice predire l’orientamento sessuale dai comportamenti manifestati nell’infanzia. A differenza degli ideologi del gender ammette che le differenze comportamentali fra maschi e femmine hanno una origine biologica e non sono un mero costrutto sociale, ma soprattutto ammette che l’orientamento sessuale è il risultato di una interazione fra genotipo ed ambiente e che non si nasce gay: “In questi giorni va di moda dire che qualcuno è “nato gay”, ovviamente, ma se ci pensiamo in un modo un po’ più critico, risulta strano, e probabilmente nonsense, riferirsi a un infante appena nato, fasciato nelle copertine e ancora attaccato al seno della madre, come a un omosessuale. Apprezzo le motivazioni anti-discriminatorie, ma se continuiamo a insistere su discorsi politicamente corretti senza considerare fattori di sviluppo post-natali più complessi, siamo davvero pronti a etichettare dei neonati come LGBT?” 

A questo punto però viene da chiedersi: se si ammette che ci sono delle componenti ambientali che agiscono nella prima infanzia, queste sono chiaramente e prevalentemente genitoriali. Non varrebbe la pena di capire (o di ammettere) quali siano questi fattori? Non varrebbe la pena di focalizzarsi con più attenzione sul processo di identificazione psicosessuale? E’ sempre così auspicabile che un bambino sviluppi un orientamento omosessuale? Si può comprendere che uno psicologo gay non riesca a spingersi oltre, ma forse varrebbe la pena rifletterci sopra senza pregiudizi in un senso o nell’altro.

Frank Gordon

Fonte : Jesse Bering, Is your child gay? Scientific American (2012)

GHEIPURG ED I LIBERI PENSATORI #SilvanadeMari

Mentre si attende l’esito del procedimento instaurato presso l’Ordine dei medici contro la dott. Silvana De Mari – rea di aver sostenuto che i rapporti anali possono causare gravi danni per la salute di chi li pratica –  un noto sito lancia un articolo che, al di là del titolo roboante, nulla toglie alla verità portata a galla dalla dottoressa durante una puntata de “La Zanzara”.

“La scienza sbugiarda Silvana De Mari”, proclama l’opinionista. Ma più che a sbugiardare la suddetta, sembra piuttosto che l’articolo sia diretto a rassicurare i lettori abituali del blog.

Vi si legge, infatti, che recenti studi dimostrerebbero come i rapporti anali siano del tutto infrequenti nelle coppie omosex, dove prevarrebbero altre modalità affettive, come ad esempio i baci e – diciamo così – l’artigianato locale.

La scienza, quindi, non sembra smentire affatto la dottoressa De Mari e, se queste sono le prove che la controparte intende portare contro di lei, che dorma pure sonni tranquilli.

Nessuno – tranne l’ineffabile Luxuria – sembra in grado di sostenere che i rapporti anali fanno bene o, ipotesi minore, che non fanno male. Ciò che il sito che si batte contro la dottoressa De Mari sembra voler dire ai suoi fan è che i rapporti anali non fanno male SE NON LI FAI.

Il che – mutatis mutandis – è come dire alle coppie etero che un buon contraccettivo è non avere rapporti completi.

Ma la macchina del fango continua a dimenarsi come un animale ferito.

Ribellatevi

dittaturaNon cascate nel loro trucco. Loro son molto bravi, coi trucchi.

Vogliono che vi sentiate in colpa, per fare i loro comodi.

L’unica difesa è la ragione.

Ragionate.

Non siete “omofobi“. Non siete razzisti. Non siete antiquati. Non siete malati.

Chi difende il diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà (e a non essere strappato dal ventre che l’ha partorito, per essere venduto a due gay), non è affatto “omofobo”. Non è affatto malato.

Difendere i bambini non significa odiare le persone omosessuali né discriminarle, in nessun modo. Le persone omosessuali vanno accolte e rispettate, come tutti. Ma non possono avere bambini. Punto. E dall’altra parte il bambino ha diritto a mamma e papà e niente e nessuno, men che meno una legge ingiusta, può cancellare questo diritto.

I veri malati sono quelli che odiano i bambini fino al punto di negargli un genitore, per il solo motivo che ne hanno voglia. Pensano che sia giusto così. Quindi lo fanno, senza scrupoli. Malati di egoismo. 

E malati sono anche quelli che si voltano dall’altra parte: malati d’indifferenza, di menefreghismo. Saranno affari loro, pensano.

E invece no. Perché in ogni bambino è custodita l’umanità intera. Se la perdiamo, abbiamo chiuso.

Ragionate con la vostra testa: ascoltatevi. Quando pensate ai diritti dei bambini lo fate perché odiate qualcuno? State facendo del male? State negando il diritto di qualcuno o difendendo chi è davvero più debole e bisognoso di protezione?

Ragionate.

E ribellatevi.

 

 

Alessandro Benigni

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Le leggi naturali del sesso (di J. Budziszewski)

 

(Fonte: Courage Italia)

Mezzanotte. Shelly si sta ubriacando per decidersi finalmente a tornare a casa con lo sconosciuto seduto accanto a lei al bar. L’una in punto. Steven è occupato a scaricare immagini pornografiche di bambini da Internet. Le due. Marjorie, che era solita trascorrere ogni venerdì sera a letto con un uomo diverso, si sta abbuffando, dalle undici, per poi vomitare. Tre in punto. Pablo guarda attraverso l’oscurità il soffitto, chiedendosi come convincere la sua ragazza ad abortire. Le quattro. Dopo aver fatto festa tutta la notte, Jesse invita un altro uomo a casa, senza menzionare il test positivo per una MST incurabile. Le cinque. Lisa è in bagno, si taglia delicatamente con un rasoio. Questo non è ciò che la mia generazione si aspettava quando ha inventato la rivoluzione sessuale. Il gioco non è più divertente. Anche alcuni degli irriducibili sostenitori di questa liberazione schiavizzante hanno iniziato a mostrare segni di stanchezza e confusione.

Stanchi della libertà

Naomi Wolf, nel suo libro Promiscuities, riferisce che quando ha perso la sua verginità all’età di 15 anni ha sentito che “qualcosa di importante era scomparso”. A quanto pare, era scomparsa proprio la percezione che qualcosa possa essere importante. Nel suo libro Last Night in Paradise, Katie Roiphe si chiede acutamente quello che potrebbe esserci di sbagliato nella libertà: “Non è propriamente l’assenza di regole, il senso vertiginoso che possiamo fare quello che vogliamo, ma l’improvvisa consapevolezza che nulla di ciò che facciamo ha importanza”.

Nel disperato tentativo di trovare un modo per rendere tutto ciò importante, qualche giovane omosessuale maschio inizia a corteggiare la morte, cercando deliberatamente come partner uomini con infezioni mortali; questo è chiamato “bugchasing”. All’estremo opposto, ci sono alcuni che languono all’ombra della rivoluzione, giocano con l’idea dell’astinenza, ma un’astinenza che procede non tanto dall’idea di purezza o da un principio, ma piuttosto da noia, paura e disgusto. A Hollywood, nientemeno, è diventato di moda parlare del Buddismo, una dottrina che trova la cura della sofferenza nell’eliminazione del desiderio e la cura del desiderio nell’annichilimento.

Parlando di esaurimento, permettetemi di dirvi dei miei studenti. Negli anni ’80, se in una classe suggerivo che ci poteva essere qualche problema con la liberazione sessuale, rispondevano che andava tutto bene – di che cosa stavo parlando? Oggi, se sollevo la questione, molti di loro parlano in modo diverso. Anche se vivono ancora come libertini, cominciano a stancarsi. Sono un po’ come i figli dei maoisti di terza generazione.

La mia generazione può aver ordinato la rivoluzione sessuale, ma loro ne stanno pagando il prezzo. Non parlo solo del prezzo, in termini di salute fisica, della promiscuità sessuale. Tali conseguenze sono certamente gravissime: all’inizio della rivoluzione, la maggior parte dei medici dovevano preoccuparsi solo di due o tre malattie sessualmente trasmissibili, ed ora ce ne sono più di due o tre dozzine. Ma io non sto parlando solo di corpi spezzati. Parlo, ad esempio, di infanzie spezzate. Che cosa ha significato per la vostra famiglia separarsi? Che cosa si prova a passare da un genitore acquisito a un altro? Com’è crescere sapendo che si sarebbe potuta avere una sorella, ma è stata abortita?

Un giovane ha osservato in una delle mie classi che avrebbe voluto sposarsi e rimanere sposato con la stessa donna per sempre, ma poiché i suoi genitori non erano stati in grado di farlo, aveva paura di sposarsi. Anche le donne mostrano segni di evitamento, ma in un modo più conflittuale. Secondo un sondaggio commissionato dall’Independent Women’s Forum, Norval Glenn ed Elizabeth Marquardt dell’Institute for American Values hanno scoperto che per l’83 per cento delle studentesse universitarie il matrimonio è un obiettivo molto importante. Eppure il 40 per cento pratica sesso occasionale, incontri puramente fisici (in genere sesso orale), senza alcuna aspettativa di stabilire qualsivoglia relazione.

Percepite un po’ di dissonanza cognitiva in questo? Riuscite a pensare a un comportamento sessuale con meno probabilità di condurvi al matrimonio? L’ideologia del sesso occasionale ci dice che il sesso è semplicemente piacere o divertimento. Lei ha alcuni amici per amicizia e altri amici solo per sesso occasionale: sono chiamati “amici di letto”. Quello che il corpo fa è indipendente dal cuore.

Da non crederci. La stessa indagine riferisce che il sesso occasionale avviene in genere quando entrambi i partecipanti stanno bevendo o sono ubriachi, e non è difficile intuirne il motivo: dopo aver fatto una certa quantità di sesso occasionale, potrebbe essere necessario ubriacarsi per andare fino in fondo un’altra volta.

Non progettati per questo

Il fatto è che non siamo progettati per fare sesso occasionale. I nostri cuori e i nostri corpi sono progettati per lavorare insieme. Non lo sapevamo già?

In “Friends, Friends with Benefits, and the Benefits of the Local Mall”, un giornalista del New York Times Magazine intervistando adolescenti che fanno sesso occasionale, ha riportato un aneddoto significativo. La ragazza Melissa gli dice: “ho i miei amici per le mie esigenze emotive, quindi non ho bisogno di questo dal ragazzo con cui sto facendo sesso”. Tuttavia, il giorno dell’intervista, “Melissa era di pessimo umore. Il suo ‘amico di letto’ aveva appena rotto con lei. ‘Come è possibile?’, Ha detto, seduta, le spalle curve, ad un bancone di un locale. ‘Il punto di avere un amico con benefici è che non è possibile rompere con lui, non è possibile farsi male’ “.

Non facciamoci illusioni: quando dico che non siamo progettati per questo, sto parlando anche dei maschi. Una donna può essere più propensa a piangere la mattina dopo; non è così facile andare a letto con un uomo che nemmeno ti richiama. Ma anche un uomo paga un prezzo. Probabilmente pensa di poter strumentalizzare i suoi rapporti con le donne in generale, pur restando capace di intimità romantica quando la donna giusta arriva. Mi spiace, amico. Non è così che funziona.

Il sesso è come applicare un nastro adesivo; la promiscuità è come strappare il nastro ogni volta. Se si strappa, si strappa, si strappa, alla fine il nastro non si può più attaccare. Questo probabilmente contribuisce allo sviluppo di un problema sociale ancora più ampio che potrebbe essere chiamato la sindrome di Peter Pan. Gli uomini sulla quarantina, con figli sui venti, parlano come adolescenti. “Io ancora non mi sento come un adulto”, dicono. Non si definiscono uomini ma solo “ragazzi”.

Ora, in un modo un po’ anomalo, io ho appena introdotto il concetto di legge naturale. Anche se oggi la tradizione della legge naturale è sconosciuta alla maggior parte delle persone, è stata l’asse principale del pensiero etico occidentale per 23 secoli, e infatti sta vivendo una rinascita.

Il concetto cardine è il progetto. Ho detto che non siamo progettati per rimorchiare, che siamo progettati perché i nostri corpi e il nostro cuore lavorino insieme. Noi esseri umani abbiamo davvero un progetto, e voglio dire letteralmente, non solo un progetto biologico, ma un progetto emozionale, intellettuale e spirituale. Il progetto umano è ciò che significa l’antica espressione “natura umana”. Certi stili di vita corrispondono al nostro progetto, altri no.

Violare il progetto

Dal punto di vista della legge naturale, il problema con la sessualità occidentale del ventunesimo secolo è che viola i principi fondamentali del progetto sessuale umano. Parlando con voi di gravidanze inaspettate e malattie sessualmente trasmissibili, un ricercatore medico o un operatore sanitario pubblico potrebbe sottolineare le conseguenze del violare gli aspetti biologici del progetto sessuale umano. Parlando con voi di donne che si svegliano piangendo e uomini che hanno paura di crescere o di sposarsi, un filosofo della legge naturale come me mette in evidenza le conseguenze del violare l’altro aspetto del progetto sessuale umano. Queste due facce della sessualità umana devono essere considerate insieme.

Se, dunque, vogliamo prendere sul serio il progetto sessuale umano, allora dobbiamo perseguirne lo scopo. Se ha più di uno scopo, allora questi devono armonizzarsi tra di loro. La prima domanda da porsi circa il nostro progetto sessuale, allora, è: “Qual è il suo scopo, o scopi? A cosa serve?” Risponderò a questa domanda in un secondo momento. Prima che io possa farlo, devo dedicare un momento a replicare a due obiezioni alla legge naturale inevitabili.

La prima obiezione dice che non ha senso parlare di fini naturali, perché sono semplicemente frutto della nostra immaginazione; i fini delle cose non sono naturali, sono semplicemente un punto di vista. Ma è vero? I polmoni, per esempio. Quando diciamo che il loro scopo è quello di ossigenare il sangue, ce lo stiamo solo inventando? Ovviamente no. Lo scopo dell’ossigenazione non è un punto di vista; è nel progetto dei polmoni stessi. Non c’è altro motivo per noi di avere polmoni.

Supponiamo che un giovane sia più interessato a usare i suoi polmoni per sballarsi sniffando colla. Cosa pensereste di me se dico: “Questo è interessante, credo che lo scopo dei miei polmoni sia quello di ossigenare il sangue, ma lo scopo dei suoi polmoni è quello di sballarsi?” Potreste pensare di me che sono pazzo, e a ragione. Lo scopo dei polmoni è parte integrante del progetto dei polmoni. Il giovane non cambia tale scopo sniffando colla; lo viola soltanto.

Siamo in grado di constatare, nello stesso modo, i fini delle altre funzioni del nostro corpo. Lo scopo degli occhi è vedere, lo scopo del cuore è di pompare sangue, lo scopo del pollice è quello di opporsi alle dita in modo da afferrare le cose, lo scopo della collera è quello di proteggere le cose minacciate, e così via. Se siamo in grado di constatare il fine di tutte queste altre caratteristiche, non c’è ragione di pensare che non si possa constatare anche il fine o i fini delle facoltà sessuali.

La seconda obiezione è che non fa alcuna differenza poter constatare il fine o i fini delle facoltà sessuali, perché un essere non implica un dovere. Anche questo dogma, attualmente indiscusso, è falso. Se lo scopo degli occhi è quello di vedere, gli occhi che vedono bene sono buoni occhi, e gli occhi che vedono male sono cattivi. Dato il loro scopo, questo è ciò che significa per gli occhi essere buoni o cattivi.

Inoltre, bisogna fare il bene; essere idoneo a realizzarlo significa, per qualsiasi cosa, essere buono. Pertanto, la cosa giusta da fare con gli occhi malati è quella di cercare di trasformarli in buoni. Se davvero fosse impossibile ricavare un dovere dall’essere del progetto umano, la pratica della medicina non avrebbe senso e così come la pratica dell’educazione alla salute.

Consideriamo ancora una volta il giovane che sniffa colla. Come dovremmo consigliarlo? Lo scopo dei suoi polmoni è davvero irrilevante? Dovremmo forse dirgli: “Sniffa tutto quello che vuoi, perché un essere non implica un dovere?” Ovviamente no; gli dovremmo consigliare di liberarsi dal vizio. Dobbiamo rispettare il progetto che è in noi. Nulla in noi deve essere usato in modo da violare i suoi fini intrinseci.

Per che cosa è fatto il sesso?

Ora che ho scongiurato le due inevitabili obiezioni, torniamo alla questione riguardo il fine o i fini delle facoltà sessuali. Il buon senso ci dice che il loro fine principale è la procreazione. Dal momento che il buon senso non è più creduto in questi giorni, darò anche un’altra spiegazione. Perdonatemi se scriverò come un filosofo, ma la spiegazione è più chiara se uso delle lettere come variabili.

Due condizioni devono essere soddisfatte prima che si possa dire che il fine di P è quello di realizzare Q, e la nostra risposta soddisfi entrambe. In primo luogo, deve darsi il caso che P realizzi effettivamente Q. Questa condizione è soddisfatta, perché le facoltà sessuali realizzano effettivamente la procreazione; questo è il discorso sui fiori e le api. In secondo luogo, deve darsi il caso per cui il fatto che P realizza Q sia necessario a spiegare perché P sia pervenuto ad essere – perché P esiste in primo luogo. Anche questa condizione è soddisfatta, perché il fatto che le facoltà sessuali portino alla procreazione è una parte necessaria della spiegazione del perché abbiamo tali facoltà.

Per dirla in un altro modo, se non fosse per il discorso dei fiori e delle api, allora sarebbe difficile capire perché abbiamo tutti facoltà sessuali. Anche un darwinista deve ammetterlo. (A proposito, se temevate un’esplosione demografica, potete rilassarvi. Nei paesi industrializzati, il tasso di riproduzione è solo dello 0,7 a calare, il che significa che la prossima generazione sarà solo il 70 per cento di quella attuale. I demografi stanno cominciando a rendersi conto che la minaccia incombente nella maggior parte del mondo non è l’esplosione, ma l’implosione).

Oltre alla procreazione, anche altri due fini sono comunemente proposti come fini intrinseci delle facoltà sessuali, quindi consideriamoli singolarmente. Il primo suggerimento è che il fine delle facoltà sessuali sia il piacere. Che il loro esercizio sia piacevole difficilmente può essere messo in dubbio, ma chiamare piacere il loro fine è illogico e profondamente fuorviante.

Per capire perché, facciamo un’analogia tra sesso e mangiare. Il fine del mangiare è quello di nutrirsi. Ma mangiare è anche piacevole. Supponiamo di dire, poi, che il fine del mangiare sia anche il piacere. Quindi sembrerebbe che qualsiasi modo di mangiare che dà piacere sia buono, adatto a nutrirci o meno. Sembra che alcuni antichi romani la pensassero così. Per prolungare il piacere delle loro feste, vomitavano. Spero che non sia difficile riconoscere come tale comportamento è disordinato.

Più in genere quello che sto cercando di spiegare è che, sebbene il piacere accompagni l’esercizio di ogni facoltà volontaria, non solo il sesso, non è mai il fine della facoltà stessa. Esso fornisce solo un motivo per usarne, e anche un motivo pericoloso, che può essere spesso in conflitto con il fine e influenzarci in maniera sbagliata.

Intimità unitiva

Un’altra idea comune è che il fine delle facoltà sessuali sia l’unione: lo sviluppo di un legame intimo tra i partner. Questo è un suggerimento molto più interessante, ma solo in parte vero. Quello che voglio dire è che affronta un tema interessante, ma lo fa in modo scorretto.

Ecco cosa c’è d’interessante. Noi non siamo progettati come i pesci rossi, che cooperano solo per un momento. Per noi, la procreazione richiede un’alleanza duratura tra due esseri, l’uomo e la donna, che sono diversi, in modo complementare. Ma questo implica che l’unione non è un fine distinto, indipendente dalla procreazione; piuttosto, si pone nel contesto della procreazione e caratterizza il nostro modo di procreare.

Un genitore di ogni sesso è necessario per concepire il bambino, per crescere il bambino, e per insegnare al bambino. Per farlo, entrambi sono necessari perché la femmina fornisce l’uovo, il maschio lo feconda, e la femmina incuba lo zigote risultante. Per crescerlo, entrambi sono necessari perché il maschio è meglio progettato per proteggere, la femmina per allevare. Entrambi sono necessari per insegnare, perché il bambino ha bisogno di un modello del suo stesso sesso, un modello dell’altro, e un modello di relazione tra loro. Mamma e papà sono congiuntamente insostituibili. La loro alleanza nella procreazione continua anche dopo che i figli sono cresciuti, perché allora sono necessari per aiutarli a stabilire le loro nuove famiglie.

I sociologi Sara S. McLanahan e Gary Sandefur osservano nel loro libro Crescere con un genitore single che “se ci fosse chiesto di progettare un sistema per fare in modo che i bisogni fondamentali dei bambini siano soddisfatti, proporremmo probabilmente qualcosa di molto simile all’ideale dei due genitori”. Certo, perché è progettato, ma non da noi.

Un altro sociologo, René König, spiega nell’International Encyclopedia of Comparative Law, che i giovani in particolare, crescono meno bene negli orfanotrofi che nella famiglia, anche quando si ha cura di rendere le istituzioni più accoglienti, anche quando, agli occhi della società, sono a tutti gli effetti meglio organizzati di una famiglia media, igienicamente, medicalmente, psicologicamente e pedagogicamente.

Tutto questo spiega perché il desiderio di intimità unitiva è al centro del nostro progetto. Senza di esso, le alleanze procreative difficilmente potrebbero resistere nel modo in cui devono resistere per generare famiglie solide e stabili. Quindi, ripeto, la realizzazione dell’unione è un vero fine delle facoltà sessuali, ma non è un fine separato dalla procreazione; per gli esseri umani si tratta come di una parte del sistema procreativo.

Una benedetta incompletezza

Lasciatemi dire ancora qualcosa sulla natura dell’unione sponsale. L’intimità unitiva è qualcosa di più di un intenso desiderio sessuale che porta a piacevoli rapporti sessuali. I sessi sono progettati per completarsi a vicenda. Eccetto nel caso di una disposizione divina per le persone chiamate al celibato, c’è qualcosa che manca nell’uomo che deve essere fornito dalla donna, e nella donna qualcosa che manca che deve essere fornito dall’uomo. Preso singolarmente, ognuno è incompleto; per essere completi, devono essere uniti.

Questa incompletezza è una benedizione incredibile perché rende possibile ad entrambi di donarsi reciprocamente, e dà loro un motivo per farlo. Il dono di sé rende ogni sé per l’altro, ciò che nessun altro può essere per se stesso. Il fatto che essi “hanno lasciato tutti gli altri” non è solo una caratteristica sentimentale dei tradizionali voti di matrimonio nell’Ovest; nasce dalla natura stessa del dono. Non ci si può donare parzialmente, perché il sé è indivisibile; l’unico modo per donarsi è quello di donarsi integralmente. Poiché il dono è totale, deve escludere tutti gli altri, se non lo fa, allora non si realizza.

Possiamo dire ancora di più su questo dono, perché l’unione dei corpi dei coniugi ha qualcosa in più che un significato corporale; il corpo è legato alla persona, e l’unione dei corpi è legata all’unione delle persone. È un simbolo che partecipa e duplica il modello di ciò che effettivamente simboleggia; l’unità di una sola carne è il linguaggio del corpo per l’unità della vita. (Per i prossimi due paragrafi sono debitore del filosofo di Oxford John Finnis).

Nel caso di ogni altra funzione biologica, un solo corpo è necessario per compiere l’opera. Una persona può digerire il cibo da sola, senza usare altro stomaco che il proprio, può vedere da sola, senza usare altri occhi che i propri; può camminare da sola, senza usare altre gambe che le proprie; e così via con ciascuna delle altre facoltà e degli organi corrispondenti. Ognuno di noi può svolgere ogni funzione vitale da solo, tranne una. L’unica eccezione è la procreazione.

Se stessimo parlando della respirazione, sarebbe come se l’uomo avesse il diaframma, la donna i polmoni, e dovessero unirsi per fare un solo respiro. Se stessimo parlando di circolazione, sarebbe come se l’uomo avesse l’atrio e il ventricolo destro, la donna l’atrio e il ventricolo sinistro, e dovessero unirsi per fare un singolo battito.

Ora, non è così per le facoltà respiratoria o circolatoria, ma avviene proprio in questo modo con le facoltà procreative. L’unione degli opposti complementari è l’unica possibile realizzazione del loro potenziale procreativo; a meno che non si uniscano come “una sola carne” – come un singolo organismo, anche se con due personalità – la procreazione non si verifica.

Paesaggio sessuale

Perché perdo tempo su questi argomenti? Lo faccio per sottolineare la forza con la quale differenti elementi si intersecano col nostro progetto sessuale.

Donazione reciproca e totale, forti sentimenti di attaccamento, piacere intenso e la procreazione di una nuova vita sono uniti dalla natura umana in un unico scopo complesso. Se è vero che sono uniti dalla natura umana, se cerchiamo di dissociarli allora dissociamo noi stessi. Non riuscire a cogliere questo fatto è più pericoloso per le nostre vite e più difficile da correggere, di qualsiasi ignoranza sulle verruche genitali. Lo si dovrebbe insegnare, ma non lo si fa.

Il problema è che noi non vogliamo credere che queste cose siano veramente unite; non vogliamo il sistema che esse rappresentano. Vorremmo trascendere la nostra natura, come fossimo dei. Vorremmo scegliere fra gli elementi del nostro progetto sessuale, godendone solo i pezzi che vogliamo e non gli altri. Alcune persone scelgono un elemento, altri ne selezionano un altro, ma entrambi condividono l’illusione di poter scegliere.

A volte tale selezione e la successiva scelta viene definita come “avere tutto”. Avere tutto è esattamente ciò che questo non è. Una definizione più corretta potrebbe essere rifiutare tutto, insistendo per avere solo una parte, e alla fine, non ottenere nemmeno quella.

Pensate al nostro paesaggio sessuale come a un quadrato o un quadrante con quattro angoli: A, B, C e D. All’angolo A vi sono persone – per lo più uomini – che credono che si possa godere di un maggiore piacere sessuale strumentalizzando i loro partner e rifiutando il dono di sé. In questo modo, cadono in quello che è stato definito il “paradosso edonistico”: il modo migliore per rovinare il piacere è quello di renderlo il vostro obiettivo.

Il piacere arriva naturalmente come sottoprodotto del perseguire qualcos’altro, come il bene di un’altra persona. Quando parlo con gli studenti, prendo come esempio una canzone di Mick Jagger che hanno ascoltato tutti, anche se pensano che i Rolling Stones siano un gruppo di vegliardi. La canzone è “I can’t get no satisfaction”. Nessuno che abbia ascoltato questa canzone potrebbe mai immaginare che Jagger soffra per mancanza di sesso. Il problema è che tutta questa soddisfazione non lo soddisfa più.

Nell’angolo B del quadrante ci sono altre persone – per lo più donne – che cercano di sostituire i sentimenti dell’unione all’unione stessa. Abbiamo un indizio di quanto questo sia comune nello svilimento del linguaggio relativo all’intimità. Nei discorsi di oggi, “Ero in intimità con lui” significa “Ho fatto sesso con lui”, né più né meno. Questo eufemismo è usato più o meno intercambiabilmente con un altro: “Ho avuto un contatto fisico con lui”, che dice tutto quello che dovete sapere.

I due si sono impegnati in una determinata operazione con le loro parti del corpo. Ci può essere stata un’unione in una sola carne, in altre parole, i loro corpi possono aver agito come un unico organismo ai fini della procreazione, ma non c’è stata un’unione di una vita, perché ciò richiederebbe un reciproco e totale dono di sé. Anche così, la transazione del corpo produce sentimenti di unione, perché questo è ciò per cui è stato progettato.

Confondono questi sentimenti con le cose che rappresentano e sono destinati a favorire, chiedendosi poi perché tutto è crollato. Dopo tutto “ti sentivi così vicino”, “sembravi così impegnato”, “sembrava che andasse così bene”. Sì, hai avuto tutto tranne la sostanza di cui questi sentimenti sono fatti per essere segno.

Nell’angolo C del quadrante ci sono coppie, che evitando deliberatamente il cosiddetto carico dei bambini per godere di una più profonda intimità, immaginano di poter migliorare il significato unitivo della sessualità negandone il significato procreativo. Non funziona in questo modo. Perché dovrebbe? La capacità unitiva dei coniugi non esiste senza uno scopo; esiste per la loro alleanza procreativa.

Questo è il loro scopo, è la matrice in cui evolvono. I bambini ci cambiano in un modo in cui abbiamo disperatamente bisogno di essere cambiati. Ci svegliano, bagnano i pannolini, dipendono da noi completamente. Volenti o nolenti, ci portano al di là delle nostre abitudini egoistiche e ci costringono a vivere con sacrificio per gli altri; essi sono la continuazione necessaria e naturale della scossa al nostro egoismo che è iniziata col matrimonio stesso.

A dire il vero, i coniugi possono cercare di vivere l’uno per l’altro in spirito di sacrificio, ma questo amore si trasforma troppo facilmente in un ripiegamento su se stessi. Nessuno pensi che mi riferisco alle coppie che non hanno figli, senza lor colpa. Anche per loro, la mancanza di figli è una perdita, infatti il fattore decisivo non è la sterilità, ma la sterilità intenzionale. Nel corso naturale delle cose, se rifiutiamo volontariamente il significato procreativo dell’unione, allora l’unione stenta. Ci siamo trasformati solo da un paio di io egoisti ad un unico noi egoista.

Nell’angolo D del quadrante ci sono persone che la pensano in modo esattamente opposto. Invece di supporre di poter affermare il significato unitivo della sessualità senza quello procreativo, immaginano di poter affermare il significato procreativo della sessualità senza quello unitivo. Lo sconvolgimento che questo stile di vita comporta non si è ancora pienamente realizzato tra di noi, ma la nostra tecnologia lo permette, la maggior parte degli ordinamenti lo permette e così anche la nostra legge.

Incontro Amber, lei vive da sola, esce con Dave, per cui non ha alcun interesse sessuale, ogni tanto va a letto con Robert, per cui non ha alcun interesse sociale. Amber vuole un figlio, ma non vuole le complicazioni di un rapporto e inoltre, non vuole rimanere incinta. Volere è potere. Ha un contratto con Paul come donatore di seme, Danielle come donatrice di ovuli, Brooke come incubatrice e Brian come figura di “visiting father”, per offrire al bambino un “tempo di qualità”.

Mettiamo da parte i nostri sentimenti e facciamo attenzione a cosa è successo. Tra gli esseri umani, la procreazione avviene nel contesto di un rapporto unitivo. Distruggere il significato unitivo dell’atto procreativo significa trasformarlo in un diverso tipo di atto. Non è più la procreazione, ma la produzione; il bambino non è più espressione dell’amore dei suoi genitori, ma un prodotto. In realtà, egli non ha genitori. È orfano prima del suo concepimento. La sua relazione col suo custode è quella di una cosa acquistata e pagata da chi l’ha comprata e pagata.

La controrivoluzione

Ho sviluppato solo quattro argomenti in questo articolo; permettetemi di riassumerli. Il primo è che dobbiamo rispettare i principi della nostro progetto sessuale. Come gli stili di vita che violano gli aspetti corporei del nostro progetto, ci fanno ammalare e ci uccidono, così gli stili di vita che violano gli aspetti emotivi, intellettuali e spirituali del nostro progetto ci abbrutiscono e rendono la vita vuota di significato.

Il secondo argomento è che le facoltà sessuali umane hanno uno scopo. Poiché lo scopo delle facoltà visive è quello di vedere e lo scopo delle facoltà digestive è quello di assumere nutrimento, così lo scopo delle facoltà sessuali è quello di procreare. Questo scopo non è una questione di punti di vista; se non fosse per questo scopo, non saremmo in grado di spiegare il motivo per cui abbiamo tali facoltà. Inoltre, se cerchiamo di fare uso delle facoltà sessuali in modo da frustrare e violare questo scopo, frustriamo e violiamo noi stessi.

Il terzo argomento è che il progetto umano per la procreazione richiede una vita coniugale e familiare. Per i pesci rossi non è così; riescono a procreare facendone a meno. Noi no. Per dirla in un altro modo, siamo fatti in vista del matrimonio e della famiglia, uno dei nostri criteri di progettazione è esservi idonei. Nessuno li ha inventati, nessuno può restarne indifferente e non c’è mai stato un momento nella storia umana in cui non esistessero.

Anche quando sono sottosopra, resistono. I coniugi e familiari divisi da calamità, normalmente, cercano di riunirsi anche a costo di sforzi straordinari. Il matrimonio e la famiglia non sono solo beni apparenti, ma reali, e le regole e le abitudini necessarie perché prosperino appartengono alla legge naturale.

L’argomento finale è che il legame sponsale ha una propria struttura, che nutre e si nutre di queste istituzioni, perché ha una struttura propria e suoi principi. Tra questi principi enumeriamo i seguenti: la felicità non può essere accresciuta solo col rapporto sessuale con l’altro; la gioia coniugale richiede un dono reciproco e totale di sé. Sentimenti di unione non possono sostituire l’unione; il loro scopo è quello di sostenere la realtà di cui sono solo un’anticipazione. I significati unitivo e procreativo della sessualità sono uniti dalla natura; non li si può separare senza distorcerli o sminuirli.

Questi principi sono la vera ragione dei comandi e divieti della morale sessuale tradizionale. Onora i tuoi genitori. Prenditi cura dei tuoi figli. Preserva il sesso per il matrimonio. Rendi il matrimonio fecondo. Sii fedele al tuo coniuge.

Lasciate che la rivoluzione sessuale seppellisca la rivoluzione sessuale. Dopo aver finito di girare, si arriva al punto di partenza. Quello che tua madre, ma che dico, tua nonna, ancor di più, la tua bisnonna ti ha detto è sempre stato giusto. Queste sono le leggi naturali del sesso.

 

 

 

 

 


j-budziszewski*J. Budziszewski è professore di Government and Philosophy, all’Università di Austin (Texas). Questo articolo è stato pubblicato originariamente in Touchstone magazine, con il titolo editoriale Designed for sex. Le leggi naturali del sesso costituisce il titolo originale del testo che ora è disponibile in un’edizione aggiornata nel volume dell’autore, On the Meaning of Sex (ISI Books, 2012). Il professor J. Budziszewski cura anche un sito e blog The Underground Thomist, dove è possibile trovare molti altri suoi scritti.

Pubblicato e tradotto con il permesso dell’autore, tutti i diritti sono riservati © Il Coraggio della Castità 2016

Fonte: Courage Italia

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RISCHI E PERICOLI DELLA #tecnoproduzione

ALLA BASE DELL’UTERO IN AFFITTO: RISCHI E PERICOLI DELLA TECNO-RIPRODUZIONE

Mentre la magistratura italiana, interpretando fantasiosamente il diritto, sta di fatto legittimando l’utero in affitto, la scienza, quella vera, sta mettendo sempre più in luce i problemi connessi con la tecnica che sta alla base di questa pratica riproduttiva: la fecondazione in vitro. L’ipotesi che la fecondazione extracorporea  possa indurre effetti avversi sulla salute dei bambini così concepiti, sta trovando sempre più conferme. Le evidenze epidemiologiche mostrano infatti differenze rilevabili nei bambini concepiti artificialmente nella pressione sanguigna, nella composizione del corpo e nel metabolismo del glucosio (diabete). Effetti simili sono stati rilevati sugli animali di laboratorio (topi) che non hanno problemi di fertilità. Ciò sembra indicare che tali problemi non siano connessi ai problemi di salute (infertilità) dei genitori, ma che dipendano invece proprio dalla tecnica riproduttiva in sé. Sembra infatti che gli embrioni così ottenuti siano molto sensibili alle alterazioni epigenetiche (modificazioni dell’espressione genica che agiscono senza modificazioni della sequenza del DNA). Tali modificazioni possono essere trasmissibili anche alla generazione successiva che quindi potrebbe ereditare un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e metaboliche. 

Se si trattasse di una qualunque farmaco o altro trattamento non-salvavita ci sarebbero tutti i presupposti, in base al principio di precauzione, per chiederne il ritiro dal commercio, ma in questo caso invece non succede nulla e difficilmente troverete queste notizie sui mezzi di informazione. 

Nel caso dell’utero in affitto e dell’adozione omosessuale oltre a questi rischi si aggiungono quelli connessi con  altri due fenomeni non meno pericolosi per la salute psicofisica del bambino, soprattutto se la si considera nel lungo termine: la rottura della diade madre bambino e la deprivazione materna.

Il problema della cosiddetta post-verità non sta tanto nelle bufale, che possono essere facilmente smascherate, ma nelle notizie che vengono omesse al grande pubblico.

F.Gordon

Bibliografia

Pinborg, A., Loft, A., Romundstad, L. B., Wennerholm, U. B., Söderström‐Anttila, V., Bergh, C., & Aittomäki, K. (2016). Epigenetics and assisted reproductive technologies. Acta obstetricia et gynecologica Scandinavica, 95(1), 10-15. 

Von Arx, R., Allemann, Y., Sartori, C., Rexhaj, E., Cerny, D., de Marchi, S. F., … & Rimoldi, S. F. (2015). Right ventricular dysfunction in children and adolescents conceived by assisted reproductive technologies. Journal of Applied Physiology, 118(10), 1200-1206. 

Vrooman, L. A., & Bartolomei, M. S. (2016). Can assisted reproductive technologies cause adult-onset disease? Evidence from human and mouse.Reproductive Toxicology.