L’unica speranza è il ritorno alla realtà

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di Alessandro Benigni

 

I tempi sono ormai quello che sono. L’impressione è che non ci sia altro da fare se non assistere inermi al degrado psico-sociale, alla fine dell’umanità come l’avevamo sempre intesa. In effetti, ci siamo svegliati tardi. Qualche sentinella aveva lanciato un profetico grido d’allarme, è  vero. Ma come spesso accade, avevamo tutti pensato all’esagerazione. Alla paranoia del singolo. Forse anche un fondo inconscio ed irrazionale di ottimismo a-priori, una specie di residuo hegeliano che ci perseguita di generazione in generazione, ha soffocato l’attenzione e ci ha portato a guardare altrove.

Bene: oggi non c’è più alcun altrove a cui guardare. È tutto compiuto, tutto qui. Sotto i nostri occhi increduli. Ci siamo come ripresi con un sussulto, risvegliati, tutti o quasi, da un lungo sonno con sogni pilotati: per precipitare però in una specie di incubo. Che accelera, sempre di più. Ogni giorno una nuova notizia, una nuova immagine, una sentenza, uno “studio americano” che ci conferma ciò che prima era sempre stato tenuto di là dalla coscienza, messo in sordina, silenziato. Perché no, non può essere così. Non può essere vero. E invece stava già e sta ancora accadendo: ed è sempre più chiaro che non è una novità, anzi, è così da anni. Un passo alla volta. Una notizia qua. Un festival di là. Poi cinema, moda, drammatizzazioni studiate a priori e riprese puntualmente a posteriori, sul piano delle cronache. E via, col tam-tam ipnotico delle fantomatiche “lotte per i diritti”.
Uomo e donna sono un’invenzione, ci dicono.

E di seguito, l’appello alla scienza ideologizzata (solo ora, con incredibile ritardo, sta venendo fuori quanto sono attendibili i famosi “trent’anni di studi pro adozioni gay”). Ora è chiaro che tutto è stato pianificato, studiato a tavolino. Con meticolosa attenzione e ragione calcolante, per usare la bella espressione di Martin Heidegger. Ci hanno assuefatto, giorno per giorno. In una perfetta applicazione dello schema di Overton. Ci hanno ridotto a sintesi matematico-materialista. La rivincita del Positivismo.

Quanto vale l’uomo? La risposta sta nella misura che ormai solo la Scienza, anzi lo Scientismo, sanno dare. Questo a piccole dosi: accenni, articoli, commenti, gossip. Un lavoro incessante sul linguaggio e sul suo progressivo scollamento dalla realtà. È così che siamo decollati verso la psicosi collettiva, a suon avanguardie culturali e di rivoluzioni cartacee, il tutto preparato in sordina da anni. In tempi non sospetti. Un orizzonte sempre aperto, ormai definitivamente fondato sulla novità, sullo stato liquido dell’arte: per ciò che riguarda l’antropologia, la filosofia, il diritto, la psicologia. Lo vedremo: è solo uno dei nuovi volti dell’antico Relativismo. Una delle sue tante maschere per nascondere il Nichilismo di cui è fatalmente portatore, come di un virus mortale. Chi non resiste alla tentazione di pensare che siamo noi, gli déi, siamo noi, i creatori? Lo aveva già detto Nietzsche, in forma di dura poesia filosofica (cap. Delle isole beate, Così parlò Zarathustra). Ma per creare bisogna prima fare spazio, annichilire l’uomo stesso, soprattutto se l’intenzione è di inventarne uno nuovo. Questo, non altro, nasconde la rivoluzione Relativista che ha portato l’APA a diventare quello che è, oggi. Sotto gli occhi di tutti. Una rivoluzione psicologica che è scudo e cavallo di Troia di quella psichica. E dovrebbe oggi essere più che altro oggetto di un’attenzione psichiatrica, al limite, data la natura psicotica del problema. E invece no: se ne discute a suon di articoli di propaganda e da lì si decide a quali indirizzi debbano attenersi gli specialisti del settore. Di ogni settore: pena l’inquisizione del Grande Fratello e l’immediata condanna sociale. Appena dopo, la rieducazione coatta.

Eppure bisogna dirlo: di psicosi si tratta, non di altro, ogni qual volta si nega l’evidenza e ci si affida a costrutti mentali, più o meno ben congegnati, reificandoli e attribuendo loro una qualifica ontologica addirittura superiore e preesistente agli enti reali, effettivamente esistenti. Si chiama psicosi, il cui motore è l’alienazione, l’uomo che diventa estraneo a se stesso, incapace di riconoscersi nel suo valore e nella sua inviolabile dignità. Una psicosi che io credo sia addirittura sociale, non solo individuale, e per di più ad alto tasso di contagio.

Ma tant’è: in una società che è appunto psicotica, alienata, allontanata e quindi distante dal Sé, l’ansia di guarigione dalle proprie paure passa necessariamente dalla negazione di ogni argine contenitivo. Non è quindi affatto un caso che sia proprio la complementarietà (limitante e perciò creativa) di maschile e femminile ad essere travolta dal gioco degli “stereotipi di genere”. E con essa, tutto ciò che la differenza sessuale comporta: a partire dalla prima struttura-strutturante che è la Famiglia.

Ma è chiaro, quale sarà mai la novità? Nessuna. È una storia vecchia, ma che non ha affatto perso la sua potenza venefica: non a caso, infatti, Benedetto XVI aveva tanto insistito sul tema del Relativismo.

Ecco: il Relativismo ed il Nichilismo, suo primogenito formalmente disconosciuto, ma di fatto allevato con attenzione, sono i nemici da prendere per le corna.
E dico corna non a caso.

In un mondo compiutamente relativista, il male non esiste più. Questo è il senso profondo della lotta alle differenze: l’abolizione universale del limite, del senso del confine-contenitivo.
Da qui, e non da altro, nasce l’esistenza stessa degli “studi di genere”. A che pro, invece di valorizzare ed arricchire la differenza tra maschile e femminile, per esempio tramite una reciproca educazione (etim.), passare invece ad una banale quanto irrealistica negazione dell’evidenza?

Da cosa deriva l’ipotesi stessa che un bambino possa essere deprivato della madre o del padre, per rendere astrattamente uguali le coppie same-sex rispetto alla naturale unione feconda di maschile e femminile?

Siamo di fronte ad un mostro ideologico, etico, sociale, psichico, di costume, etc. ma prima di tutto onto-logico.

Il Relativismo si gioca infatti (e si vince) prima di tutto sul piano della logica e dell’ontologia: ricordando chel’essere non è un niente, un nihil, che ogni forma di relativismo, di naturalismo, di psicologismo e di storicismo non sono altro che un errore della mente, un colossale inganno, in quanto affermano ciò che negano, in evidente cortocircuito logico: pretendono di essere veri negando al contempo che esistano verità.

Un’auto-fagia assolutista, che pretende di farci credere (in base all’assunto contraddittorio secondo il quale per l’appunto non esistono verità, e quindi limiti) che anche l’uomo è poco più di in concetto, un “concetto antropologico” appunto. Concetto, idea che in quanto tale è prodotto culturale e può dunque cambiare o eclissarsi. A piacere.

Tuttavia dobbiamo ammetterlo: in questa specie di eyes-wide-shut palentario, dopo la “morte di Dio” (per usare la bella espressione di Nietzsche), già possiamo scorgere la morte dell’uomo. Finito, defunto, dissolto, evaporato, incenerito, sta scomparendo.

O perlomeno sta tramontando, là dove non si sia già eclissata, l’immagine che ne abbiamo sempre avuto.

Ma come rianimare la fede nella sacralità dell’uomo, nella bellezza della complementarietà di maschile e femminile, come riacquistare la consapevolezza dell’inviolabile e precedente dignità dell’Altro, del “volto d’altri”, per usare l’espressione di Emmanuel Lévinas?

L’unica speranza è il ritorno alla realtà. Solo abbracciando l’evidenza possiamo guarire: accettando ciò che siamo, compreso il male di cui siamo segnati e di cui siamo portatori.

E dal quale non ci libereremo da soli.

Da che cosa è ostacolato il ritorno al reale?

Non sobbalzi il lettore, ma per chiarirsi le idee sarà sufficiente rifarsi al vecchio Marx. Sembra paradossale, ma proprio a lui dobbiamo una delle più fulminanti e ben riuscite denunce dell’ideologia e del suo abuso logico, concettuale, morale, etico, umano e perfino, direi, estetico. Si tratta di un breve passo tratto (coincidenza! ) da “La sacra famiglia” (siamo nell’attualissimo 1844, anno assai fecondo per Marx). Il passo è quello, piuttosto famoso, della “dialettica del frutto”:

“Se io, dalle mele, pere, fragole, mandorle – reali – mi formo la rappresentazione generale «frutto», se vado oltre e immagino che il «frutto» – la mia rappresentazione astratta, ricavata dalle frutta reali – sia un’essenza esistente fuori di me, sia anzi l’essenza vera della pera, della mela, ecc., io dichiaro – con espressione speculativa – che «il frutto» è la «sostanza» della pera, della mela, della mandorla ecc. Io dico quindi che per la pera non è essenziale essere pera, che per la mela non è essenziale essere mela. L’essenziale, in queste cose, non sarebbe la loro esistenza reale, sensibilmente intuibile, ma l’essenza che io ho astratto da esse e ad esse ho attribuito. […] (L’hegeliano) vede nella mela la stessa cosa che nella pera, e nella pera la stessa cosa che nella mandorla, cioè «il frutto». Le particolari frutta reali non valgono più che come frutta parventi, la cui vera essenza è «la sostanza». […] Questo avviene, risponde il filosofo speculativo, perché «il frutto» non è un’essenza morta, indistinta, immobile, ma un’essenza vivente, auto-distinguentesi, in moto […] Le diverse frutta profane sono estrinsecazioni vitali diverse dell’«unico frutto», sono cristallizzazioni che «il frutto» stesso forma. Il filosofo… ha compiuto un miracolo, ha prodotto dall’essere intellettuale irreale «il frutto», gli esseri naturali reali, la mela, la pera, ecc.; cioè, dal suo proprio intelletto astratto – che egli si rappresenta come un soggetto assoluto esistente fuori di sé – […] ha creato queste frutta… […]”.

Intesi?

Questo è quello che avviene in ogni forma di Relativismo e correlato Nichilismo: la fede nella fantasia supera quella riposta nella realtà. Siamo nel cuore dell’ideologia. Facciamo un esempio, per rendere il passaggio ancora più chiaro. Pensiamo alla “genitorialità”, ormai oggi completamente slegata, a quanto sembra, dall’essere genitori. Com’è facile notare, siamo di fronte – come appunto Marx denunciava, nel caso della speculazione hegeliana – dell’inversione del rapporto tra soggetto e predicato. Si considerano come dire: “realmente-reali” non gli enti “realmente-esistenti”, ma le “idee”, i “concetti”. Poi ci si trastulla con quelli, fino a creare qualsiasi mostruosità possibile e immaginabile. E’ così che la “genitorialità” può esserci “senza genitori”, proprio come per qualcuno “il frutto” può esserci senza mele, pere, mandorle, e così via. L’essenza della genitorialità oggi s’aggira per conto suo, indipendente e slegata dal piano della realtà, e acchiappa chiunque: due uomini possono essere genitori, così come tre donne, così come un uomo e una donna. E via.

Che male c’è? E’ la Tecnica che lo consente. Dunque è lecito. E pian piano, perfino credibile.

Siamo oltre, molto oltre i limiti della follia sociale.

Rotti questi argini di aggancio alla realtà, di “fedeltà alla terra” (usando al contrario una bella espressione di Nietzsche) non ci resta che assistere inermi all’ennesimo passaggio consequenziale che già molte volte abbiamo visto nella Storia: l’avvicinarsi dell’era dei mostri.

Una sola è la possibilità di guarigione da questa follia collettiva: l’unica speranza è il ritorno alla realtà.

 

 

 

Fonte: Libertà e Persona

Nuovo studio smaschera i fantomatici “articoli scientifici” sulle adozioni gay

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Quanto vale la letteratura scientifica sulle adozioni gay?

 

Un accurato e cospicuo studio (“Figli di coppie omogenitoriali e outcomes evolutivi“, ben 70 pagine) a cura di Pezzuolo S., Baldan M., Camerini G.B., ha preso in esame quelli che venivano spacciati per “studi scientifici” e ne ha svelato un’impietosa immagine: c’è da chiedersi – come viene giustamente detto da Critica Scientifica – “come è possibile che l’Ordine degli psicologi non abbia valutato gli elementi evidenziati nello studio successivo?

Ecco quindi inconfutabilmente svelato quanto valgono i famosi “trent’anni di studi” pro adozioni gay, e di conseguenza quanto sono fondate le posizioni in materia di adozioni che su tali “studi” si basano.

Ci chiediamo se “studi scientifici” con carenze così evidenti (sia dal punto di vista metodologico che dei campioni, dei contenuti e delle conclusioni) avessero riguardato qualsiasi altro settore della ricerca scientifica, non ideologizzato come quello che riguarda “i diritti dei gay”, quanto seriamente sarebbero stati accolti dalla stessa Comunità Scientifica.

Forse con un sorriso?

 

 

 

 

Il Team di Nelle Note invita alla lettura e alla diffusione capillare del Documento.

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Alcune anteprime del Documento:

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La Redazione

Ma davvero l’omosessualità è “solo una variante” della sessualità umana?

 

da Alessandro Benigni, Ontologismi

Alla base del contemporaneo incondizionato favore rispetto alle tesi omosessualiste forse sta non solo un giusto senso di compassione (nel senso etimologico) e di misericordia umana per le persone omosessuali (oltre che un senso del rispetto spesso male interpretato: è chiaro che la persona omosessuale va accolta, rispettata nella sua dignità inviolabile e protetta da ogni ingiusta discriminazione, ma mica per questo si deve dire che essere omosessuali è bello, alla moda,trasgressivo, quasi si trattasse di un’avanguardia artistica o uno sport estremo da provare per vedere qual è l’effetto che fa) non solo questo, dicevo ma anche una profonda ignoranza per ciò che l’omosessualità è, realmente, dal punto di vista fisico. 
Medico, per l’esattezza.
I giovani, soprattutto vanno messi in guardia.
Altro che brivido della trasgressione.
Oggi, purtroppo, chi sostiene che l’omosessualità è un disordine evidente, si ritrova immediatamente tacciato bigottismo e gli viene subito rinfacciato la solita frase-fatta: “secondo la scienza è solo una variante naturale della sessualità umana”.
Logicamente, il discorso della “variante” fa acqua da tutte le parti e non ci dice ancora nulla circa la bontà intrinseca di questa “variante” (tra parentesi: “variante” rispetto a cosa? forse rispetto allanormalità?)
A parte che tutti sanno quanto certa “scienza” sia oggi fortemente ideologizzata, forse ancor più dei mass media che diffondono quadretti irrealistici dell’amore gay, vediamo qualche dato appunto “scientifico”, per cercare di capire se davvero lo stile di vita omosessuale sia qualcosa che vada insegnato ai giovani e presentato come “normale”.

In effetti, stando a quanto la stessa “scienza” ci dice, le pratiche sessuali gay sono all’origine di tutta una serie di malattie (anche mortali) dovute al fatto che oggettivamente disordinate e contro natura. Molte di queste pratiche riguardano anche gli eterosessuali, e vanno allo stesso modo condannate ed evitate come insane. L’unica differenza è che per una coppia eterosessuale, per esempio, il pericolosissimo e dannosissimo (vedi sotto) rapporto anale non costituisce certamente l’unico modo (o quasi) per esprimere la dimensione affettivo-sessuale.  E così, gli stessi media, che da una parte ci bombardano quotidianamente di messaggi riguardanti il rispetto che si deve avere per  l’ambiente e per la natura, dall’altra tacciono omertosamente le gravi conseguenze patologiche e i danni sociali prodotti da questa attitudine innaturale e disordinata.

Non a caso lo stesso OMS ci fa sapere chegli omosessuali hanno un rischio di contrarre l’Hiv 19 volte più alto del resto della popolazione, e in questo gruppo i contagi stanno «esplodendo»: «Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio – ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’Oms – soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione». Lo scorso maggio le autorità sanitarie statunitensi avevano consigliato i farmaci a tutti i gruppi a rischio, sulla base di studi che indicano che una pillola al giorno unita al preservativo abbassa il rischio del 25%. «Se gli omosessuali seguissero questa profilassi – sottolinea il comunicato dell’Oms – si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni».

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Le informazioni che seguono sono tratte dallo studio On The Unhealthy Homosexual Lifestyle, tradotto da Paolo Baroni per il Centro Culturale San Giorgio (link).

L’originale è reperibile alla pagina web http://www.home60515.com/4.html

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“[…] I ricercatori medici sanno da molti anni che lo «stile di vita»omosessuale è un modo di vivere segnato profondamente dalla malattia. Il fatto che la maggior parte dei media stia sottovalutando e/o ignorando, e/o censurando le cruciali informazioni che seguono dovrebbero suggerirvi quanto essi siano parziali, indegni di fiducia, corrotti, e potenzialmente nocivi. Ad esempio, uno studio del 1982, menzionato nel Journal of the American Medical Association, ha rilevato che la percentuale di cancro all’ano negli omosessuali è al di sopra della media normale, forse più del 50% che negli eterosessuali (2). E uno studio del 1997, apparso sul New England Journal of Medicine, ha attirato l’attenzione sulla «forte associazione tra cancro allano e contatto omosessuale» (3). Tale connessione è dovuta al fatto che il rivestimento dell’ano – completamente diverso dal rivestimento più spesso della vagina – è costituito dallo spessore di un’unica cellula, che si lacera facilmente, divenendo così un punto di facile ingresso per virus e batteri. Come il fumo da sigaretta, intaccando il tessuto del polmone, fa aumentare il rischio di cancro polmonare, così il danno ripetuto all’ano e al retto aumenta il rischio di cancro anale. Il sesso anale provoca spesso danni all’ano e al retto. Questo spiega perché l’AIDS si sia diffuso così facilmente nella comunità omosessuale. Tuttavia, anche quando non si producono lacerazioni nel rivestimento anale, esiste ancora un rischio elevato di infezione HIV perché determinate cellule della mucosa intestinale (le cellule M e le cellule di Langerhans) possono essere infettate e trasportare l’HIVpiù in profondità nel corpo umano. Un altro studio ha rivelato che:

  • L80% dei pazienti sifilitici sono omosessuali;

  • Approssimativamente un terzo degli omosessuali è infettato dal virus attivo herpes simplex anorettale;

  • La chlamydia infetta il 15% degli omosessuali

  • «Gli ospiti di parassiti, di batteri, di virus e di protozoi sono del tutto rampanti nella popolazione omosessuale» (4).

Un altro studio ha scoperto che:

  • L’amebiasi, una malattia parassitica, affligge circa il 32% degli omosessuali;

  • La giardiasi, un’altra parassitosi, colpisce il 14% degli omosessuali (nel corso di questo studio, a nessun eterosessuale sono mai state diagnosticate queste due malattie);

  • La gonorrea affligge il 14% degli omosessuali;

  • L’11% degli omosessuali ha verruche anali (5).

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Un altro studio ha rivelato che la sepsi anorettale, un’infezione batterica potenzialmente tossica, è quattro volte più comune tra i maschi omosessuali che tra gli eterosessuali(6). Secondo un altro studio,«la prevalenza di EBV tipo 2 (il virusEpsteinBarr tipo 2) fra i maschi omosessuali è significativamente più alta (il 39% contro il 6%) di quanto lo sia tra gli eterosessuali»(7). Questo virus provoca la mononucleosi infettiva ed è associato a due tipi di cancro: il linfoma di Burkitt e il carcinoma nasofaringeo. Altri studi hanno messo in evidenza elevate e anormali percentuali di epatite A (8), di epatite B (9), di cancro alla prostata (10), di colite, di enterite, di proctite e di proctocolite (11) nei maschi omosessuali. Nel 1997, un giornalista della rivista pro-gayTime di New York notò che un giovane omosessuale in America ha circa il 50% di possibilità di contrarre lHIV in età media, che molti omosessuali hanno abbandonato il «sesso sicuro» in favore del sesso anale non protetto, e che tra il 1993 e il 1996 lincidenza della gonorrea fra gli omosessuali è aumentata del 74% (12). Secondo uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2002,l88% di casi di sifilide a San Francisco sono stati riscontrati in maschi omo e bisessuali (13). Il Chicago Department of Public Health ha riportato che la percentuale di casi diagnosticati di AIDS a Chicago relativa a maschi omo-bisessuali è aumentata dal 37% (nel 2000) al 44% (nel 2003); e a metà del 2006 esso ha riferito che circa il 73% di casi di sifilide diagnosticati a Chicago per l’anno 2005 era costituito da maschi omo-bisessuali. E in un rapporto di settembre 2010 dei Centers for Disease Control and Prevention, intitolato «HIV Among Gay, Bisexual and Other Men Who Have Sex with Men» («L’HIV fra gay, bisessuali e altri uomini che fanno sesso con uomini»), si afferma: «I gay, i bisessuali e gli altri uomini che hanno rapporti con persone dello stesso sesso (MSM) rappresenta approssimativamente il 2% della popolazione degli Stati Uniti, e tuttavia è la popolazione più colpita dall’HIV, ed è l’unico gruppo a rischio nel quale nuove infezioni di HIV aumentano in modo costante dall’inizio dei primi anni Novanta […]. Alla fine del 2006, più della metà (il 53%) di tutte le persone che convivono con l’HIV negli Stati Uniti sono maschi omo-bisessuali o drogati che usano siringhe». E secondo un rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention pubblicato a novembre del 2009, il 63% dei casi di sifilide in America nel 2008 è stato riscontrato in maschi omo-bisessuali. Riguardo all’HIV-AIDS, i casi di questa malattia fra maschi omo-bisessuali, nonostante anni di campagne sensibilizzatrici e di prevenzione, continua ad essere così elevata in maniera anomala che il numero di settembre-ottobre 2012 della rivista The Gay & Lesbian Review ha descritto l’HIV-AIDS come una«malattia omosessuale» e «uno dei problemi principali dei gay», e ha affermato che «i gay a cui è stato diagnosticato l’AIDS sono sessanta volte più numerosi degli uomini eterosessuali» (14). Concludiamo questa sezione sulle malattie sessualmente trasmesse presso i maschi omo-bisessuali con tre citazioni oneste da parte della Gay and Lesbian Medical Association (15).

  • «Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini sono ad alto rischio di contrarre l’infezione da HIV […]. Questi ultimi anni hanno visto il ritorno di pratiche sessuali molto pericolose».

  • «Le malattie sessualmente trasmesse (STD) colpiscono i maschi gay sessualmente attivi in una percentuale molto elevata. Esse includono […] la sifilide, la gonorrea, la chlamydia e i pidocchi pubici[…], l’epatite A B e C, il papillomavirus, ecc…».

  • «I maschi gay possono essere a rischio di cancro alla prostata, ai testicoli o di cancro al colon […]. Nei maschi omosessuali c’è stata un crescita in percentuale del cancro all’ano».

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Quanto alle lesbiche, esse sono a rischio più elevato di cancro al seno. Uno studio sull’omosessualità femminile ha scoperto che «il 63% delle lesbiche non sono mai rimaste incinte […]. Il fatto di non avere figli aumenta nella donna il rischio di cancro al seno da due a sei volte» 16). Inoltre, il fatto di non generare figli può «essere un fattore di rischio per il cancro ovarico, e può anche causare il cancro endometriale» (17). Un altro studio ha rivelato che le vaginiti batteriche colpiscono il 33% delle lesbiche, e solamente il 13% delle donne eterosessuali, e ha scoperto che «le alterazioni citologiche cervicali non solo erano insolite, ma riguardavano esclusivamente le lesbiche»(18). Tali alterazioni possono sfociare nel cancro alla cervice. Un altro studio sulle lesbiche ha indicato una «prevalenza relativamente alta di malattie veneree virali come l’herpes e il papillomavirus simplex (HPV)» (19). Secondo un altro studio, «le infezioni da papillomavirus genitale e le lesioni squamose intraepiteliali sono comuni fra le lesbiche sessualmente attive» (20). Ilpapillomavirus è stato collegato al cancro cervicale. «L’analisi del DNA ha rivelato circa quindici tipi di virus che incidono per più del 99% di tutti i casi di cancro alle cervice» 21. Una delle ragioni per cui le lesbiche hanno un’incidenza elevata di malattie sessualmente trasmesse è che, come hanno documentato alcuni studi, le lesbiche hanno piùpartner sessuali delle  donne eterosessuali.

Ad esempio, un ampio studio condotto dalla University of Chicago ha concluso che le lesbiche hanno un numero di partner sessuali quattro volte superiore rispetto alle donne etero (22). Ecco due brevi citazioni provenienti dalla Gay and Lesbian Medical Association. Esse sono state estratte da un documento presente nel sito web di questa associazione e intitolato «Top 10 Things Gay Men Should Discuss with their Healthcare Provider»:

  • «Le lesbiche hanno la concentrazione più elevata di fattori di rischio per il cancro al seno di ogni altro sottoinsieme di donne nel mondo».

  • «Le lesbiche hanno alti livelli di rischio per molti tipi di cancro ginecologico».

Concludiamo questa sezione sulle malattie veneree nelle lesbiche con questa citazione estratta sul numero di ottobre del 2012 di The Advocate, una rivista omosessuale: «Dicono gli esperti che un collegamento tra le lesbiche e il cancro, e in particolare il cancro al seno, è più di una semplice speculazione […]. Gli scienziati credono che le lesbiche abbiano un rischio maggiore di sviluppare il cancro al seno […]. La “National LGBT Cancer Network” asserisce che il cancro colpisce le lesbiche in modo sproporzionato» (23). Si dovrebbe notare che le malattie sessualmente trasmesse nelle lesbiche non sono state oggetto di studio quanto lo sono state le malattie sessuali nei maschi gay. Ciò è dovuto al fatto che si pensava che il sesso saffico fosse relativamente più sicuro. Alcuni medici stanno facendo pressioni sulla comunità scientifica affinché si facciano più ricerche nel campo della salute delle lesbiche. Approfondendo gli studi si potrebbe scoprire che, dopo tutto, lo «stile di vita lesbico» non è poi così sano… Un altro fatto relativamente sconosciuto: il sangue degli omosessuali maschi tende ad essere così contaminato da diversi virus e batteri e  tutti i gay che sono stati sessualmente attivi fino al 1977 non possono donare sangue. Un fattore che contribuisce a tutte le malattie diagnosticate negli omosessuali è la promiscuità abituale; e un fattore che contribuisce alla loro promiscuità è l’uso comune di droghe fra loro. Come ha riportato Jose Zuniga, un articolista della rivista omosessuale Windy City Times, c’è «un uso incontrollato di droga che mina la salute e il benessere della nostra comunità (gay), contribuendo alla trasmissione di malattie sessuali» (24). In uno dei suoi libri, anche l’autore omosessuale Dennis Altman ha notato il dilagare delle droghe fra gli omosessuali: «Ciò che è allarmante è il grado con cui la maggior parte del mondo gay naviga in un mare di alcol e di droga» (25). I progressisti e i loro media vorrebbero restringere i diritti di chi fuma (perché fumare può essere dannoso), di che beve alcol (per ragioni ovvie), di che possiede armi (perché accadono incidenti e omicidi), e di che crede che l’attività omosessuale sia immorale, in quanto i progressisti pensano erroneamente che esista un diritto alle aberrazioni come il comportamento omosessuale e sono anche convinti che qualsiasi «discorso» che si riflette negativamente sugli omosessuali – come le informazioni che state leggendo – dovrebbe essere considerato un’«istigazione allodio», una «discriminazione sessuale»). Ai progressisti piace restringere le nostre libertà in maniera coercitiva («per il nostro bene», naturalmente). Allo stesso tempo, essi credono che sia perfettamente corretto permettere a certe persone di diffondere pericolose malattie sessuali in tutto il Paese [Usa, ndr.]. Perché mai non ci è concesso di restringere i diritti di individui che spargono ovunque il veleno delle malattie sessualmente trasmesse? Questa è oppressione e fascismo! I progressisti sono degli ipocriti! Altra cosa: le spese per le ricerche sull’AIDS sono eccessive, totalmente irrazionali e del tutto ingiuste, e gli omosessuali sono così egoisti da non curarsene affatto. Nell’anno 2000, abbiamo speso circa 180.000.000 di dollari per la ricerca sul cancro alla prostata, contro i circa 7.000.000.000 per la ricerca sull’AIDS; ma il numero di uomini colpiti da cancro alla prostata ogni anno negli Stati Uniti è molto superiore al numero di persone colpite da AIDS! Similmente, nell’anno 2000 abbiamo speso solamente circa 425.000.000 di dollari per la ricerca sul cancro al seno contro i 7.000.000.000 per la ricerca sull’AIDS, anche se il numero di donne colpite da cancro al seno ogni anno è di molto superiore al numero di persone colpite da AIDS! È abbastanza chiaro che agli omosessuali interessano ben poco coloro che muoiono per cancro alla prostata, al seno o per altre malattie che hanno ricevuto molti meno fondi per la ricerca rispetto all’AIDS. Dove sono finiti la bontà d’animo e il senso di lealtà? Un’altra precisazione necessaria: gli omosessuali hanno arrecato molto danno a questo Paese [Usa, ndr.]. Ad esempio, negli anni passati migliaia di emofiliaci innocenti sono morti a causa dell’AIDS perché gli omosessuali sieropositivi hanno infettato l’approvvigionamento di sangue. Nel 1984, «i Centers for Disease Control hanno scoperto che il 74% di emofiliaci che hanno ricevuto emocomponenti derivati dal plasma di donatori americani erano HIV positivi» (26). Un altro esempio: stiamo spendendo milioni e milioni di dollari dei contribuenti per produrre farmaci anti-AIDS per gli omosessuali che hanno volontariamente fatto sesso pericoloso. A causa di questi oltraggi collettivi, gli omosessuali dovrebbero chiedere scusa all’America per i danni arrecati. Riassumendo, per varie ragioni (gli omosessuali commettono atti fisiologicamente innaturali, e sono notevolmente inclinati alla promiscuità), lo «stile di vita» omosessuale tende ad essere malsano sia per gli individui che per la società che indirettamente soffre o ne paga le conseguenze. Incoraggiare chiunque a prendere parte all’attività omosessuale è chiaramente un atteggiamento irresponsabile e depravato”.

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Note

2 Cfr. Council on Scientific Affairs, «Health Care Needs of Gay Men and Lesbians in the United State» («I gay e le lesbiche degli Stati Uniti hanno bisogno di assistenza sanitaria»), in JAMA, del 1º maggio 1996, pag. 1355. Siccome la percentuale di cancro anale negli omosessuali è molto più elevata della percentuale della stessa malattia negli eterosessuali, e poiché essa è associata al sesso anale frequente, ci sono molti gay (e loro sostenitori) che tentano di negare sfacciatamente questa scomoda verità. Giacché questo è un fatto significativo che riflette negativamente sullo stile di vita omosessuale – fisiologicamente innaturale – offriremo un’ampia documentazione per provare questa realtà. I seguenti articoli estratti, tra i tanti, da riviste mediche dimostrano l’anormale alta percentuale di cancro all’ano negli omosessuali: M. Frisch, «On the Etiology of Anal Squamous Carcinoma» («Sull’eziologia del carcinoma squamoso anale»), in Dan Med Bull., agosto 2002, 49 (3), pagg. 194-209; M. Frisch e altri,«Cancer in a Population-based Cohort of Men and Women in Registered Homosexual Partnerships» («Cancro in un gruppo di popolazione di uomini e donne in relazioni omosessuali registrate»), in Am J Epidemiol, del 1º giugno 2003, 157 (11), pagg. 966-972; D. Knight, «Health Care Screening for Men who Have Sex with Men» («Assistenza sanitaria e monitoraggio per uomini che fanno sesso con uomini»), in Am Fam Physician, del 1º maggio 2004 69 (9), pagg. 2149-2156; S. Goldstone, «Anal Dysplasia in Men who Have Sex with Men» («Displasia anale negli uomini che fanno sesso con uomini») in AIDS Read, di maggio-giugno 1999, 9 (3), pagg. 204-208 e 220; Reinhard Hopfl e altri, «High Prevalence of High Risk Human Papillomavirus-capsid Antibodies in Human Immunodeficiency Virus-seropositive Men: a Serological Study» («Alta prevalenza di alto rischio del virus del papillomavirus negli anticorpi umani nello stato di immunodeficienza umana in uomini sieropositivi: un studio sierologico»), inBMC Infect Dis, del 30 aprile 2003 3 (1), pag. 6; R. J. Biggar-M. Melbye, «Marital Status in Relation to Kaposi’s Sarcoma, non-Hodgkins Lymphoma, and Anal Cancer in the pre-AIDS Era» («La condizione coniugale in relazione al Sacrcoma di Kaposi, al linfoma Hodgkins, e al cancro all’ano nell’era pre-AIDS»), in J Acquir Immune Defic Syndr Hum Retrovirol, del 1º febbraio 1996, 11 (2), pagg. 178-182; P. V. Chin-Hong e altri,«Age-related Prevalence of Anal Cancer Precursors in Homosexual Men: the EXPLORE study» («Prevalenza in base all’età dei precursori del cancro anale negli uomini omosessuali: lo studio EXPLORE»), in J Natl Cancer Inst, del 15 giugno 2005, 97(12), pagg. 896-905; R. Dunleavey, «The Role of Viruses and Sexual Transmission in Anal Cancer» («Il ruolo dei virus e la trasmissione sessuale nel cancro anale»), in Nurs Times, 1-7 marzo 2005 101 (9), pagg. 38-41; P. V. Chin-Hong e altri, «Age-Specific Prevalence of Anal Human Papillomavirus Infection in HIV-negative Sexually Active Men who Have Sex with Men: the EXPLORE study» (La prevalenza in età specifica dell’infezione anale da papillomavirus umano negli uomini sessualmente attivi e HIV-negativi che hanno sesso con uomini: lo studio EXPLORE»), in J Infect Dis, del 15 dicembre 2004, 190 (12), pagg. 2070-2076; J. R. Daling e altri, «Human Papillomavirus, Smoking, and Sexual Practices in the Etiology of Anal Cancer» («Il papillomavirus umano, il fumo e le pratiche sessuali nell’eziologia de0 cancro all’ano»), in Cancer, del 15 luglio 2004, 101 (2), pagg. 270-280; A. Kreuter e altri,«Screening and Therapy of Anal Intraepithelial Neoplasia (AIN) and Anal Carcinoma in Patients with HIV-infection» («Monitoraggio e terapia della neoplasia intraepiteliale anale (AIN) e carcinoma anale in pazienti con HIV»), in Dtsch Med Wochenschr, del 19 settembre 2003, 128 (38), pagg. 1957-1962.

3 Cfr. M. Frisch e altri, «Sexually Transmitted Infection as a Cause of Anal Cancer» («Infezioni trasmesse per via sessuale come causa di cancro all’ano»), in N Engl J Med, del 6 novembre 1997, pag. 1350.

4 Cfr. S. D. Wexner, Sexually Transmitted Diseases of the Colon, Rectum and Anus. The Challenge of the Nineties» («Malattie trasmesse sessualmente del colon, del retto e dell’ano. La sfida degli anni Novanta»),in Dis Colon Rectum (EAB), dicembre 1990, pag. 1048. Per un’ulteriore lettura vedi J. F.Beltrami ed altri, «Trends in Infectious Diseases and the Male to Female Ratio: Possible Clues to Changes in Behavior Among Men who have Sex with Men» («Tendenze nelle malattie infettive e il rapporto maschio-femmina: possibili indizi di cambiamenti nel comportamento fra uomini che fanno sesso con uomini»), in AIDS Educ Prev, del 17 dicembre 2005, 17 (6 suppl. B), pagg. 49-56; AA.VV., «Latest STD Data in United States Continues to Portend Problems with Prevention, HIV. Other Research Notes High STDs Among HIV-infected Women» (Gli utimi dati sulle malattie veneree negli Stati Uniti continuano a predire problemi con la prevenzione, HIV. L’altra ricerca ha denotato un’alta incidenza di malattie veneree nelle donne infette da HIV»), in AIDS Alert, dicembre 2005, 20 (12), pagg. 133-136; H. M. Truong e altri, «Increases in Sexually Transmitted Infections and Sexual Risk Behaviors Without a Concurrent Increase in HIV Incidence Among Men who Have Sex with Men in San Francisco: a Suggestion of HIV Serosorting» («Aumenti delle infezioni sessualmente trasmesse e comportamenti sessuali a rischio senza un aumento concomitante nell’incidenza di HIV fra uomini che fanno sesso con uomini a San Francisco: un suggerimento della siero-discriminazione dell’HIV»), in Sex Transm Infect, dicembre 2006, 82 (6), pagg. 461-466; R. E. Baughn-D. M. Musher, «Secondary Syphilitic Lesions» («Lesioni sifilitiche secondarie»), in Clin Microbiol Rev, gennaio 2005, 18 (1), pagg. 205-216.

5 Cfr. J. Christopherson e altri, «Sexually Transmitted Diseases in Hetero, Homo and Bisexual Males in Copenhagen» («Malattie sessualmente trasmesse in maschi omo, etero e bisessuali a Copenhagen»), in Dan Med Bull (DYN), giugno 1988, pag. 285.

6 Cfr. N. D. Carr e altri, «Noncondylomatous, Perianal Disease in Homosexual Men» («Il condiloma, una malattia perianale nel maschio omosessuale»), in Br J Surg (B34), ottobre 1989, pag. 1064.

7 Cfr. D. van Baarle e altri, «High Prevalence of Epstein-Barr Virus Type 2 Among Homosexual Men is Caused by Sexual Transmission»(«L’elevata prevalenza del virus Epstein-Barr tipo 2 tra gli omosesuali è causata dalla trasmissione sessuale»), in J Infect Dis, giugno 2000, pag. 2045.

8 Cfr. K. S. Lim e altri, «Role of Sexual and Non-sexual Practices in the Transmission of Hepatitis B» («Ruolo delle pratiche sessuali enon sessuali nella trasmissione dell’epatite B»), in Br J Vener Dis (B40), giugno 1977, pag. 190; R. S. Remis e altri, «Association of Hepatitis B virus Infection with Other Sexually Transmitted Infections in Homosexual Men» («Associazione dell’epatite B con altre infezioni sessualmente trasmesse nei maschi omosessuali»), in Am J Public Health, ottobre 2000, 90 (10), pagg. 1570-1574; P. J. Saxton, «Sexually Transmitted Diseases and Hepatitis in a National Sample of Men who Have Sex with Men in New Zealand» («Malattie sessualmente trasmesse ed epatiti in un campione nazionale di uomini che fanno sesso con uomini in Nuova Zelanda»), in N Z Med J, del 26 luglio 2002, 115 (1158), pag. U106.

9 Cfr. J. J. Ochnio e altri, «Past Infection with Hepatitis A virus Among Vancouver Street Youth, Injection Drug Users and Men who Have Sex with Men: Implications for Vaccination Programs» («Passate infezioni di epatite A tra la gioventù di strada di Vancouver, tra i drogati che usano siringhe e uomini che fanno sesso con uomini: implicazioni per i programmi di vaccinazione»), in CMAJ, del 7 agosto 2001, 165 (3), pagg. 293-297.

10 Cfr. J. S. Mandel-L. M. Schumann, «Sexual Factors and Prostate Cancer: Results from a Case-control Study» («Fattori sessuali e cancro alla prostata: risultati dallo studio di controllo di un caso»), J Gerontol, maggio 1987, pag. 259.

11 Cfr. Council on Scientific Affairs, op. cit., pag. 1356.

12 Cfr. S. G. Stolberg, «Gay Culture Weighs Sense and Sexuality» («La cultura gay soppesa il senso e la sessualità»), in New York Times, del 23 novembre 1997, sez. 4, pag. 1.

13 Cfr. CDC, «Internet Use and Early Syphilis Infection Among Men who Have Sex with Men, San Francisco, California, 1999-2003» («L’uso di internet e le prime infezioni da sifilide tra i maschi che fanno sesso con maschi, a San Francisco, in California»), in MMWR Morb Mortal Wkly Rep, del 19 dicembre 2003, 52 (50), pagg. 1229-1232.

14 Cfr. J. M. Andriote, «Reclaiming HIV as a “Gay” Disease» («Si parla dell’HIV come di una malattia omosessuale»), in The Gay & Lesbian Review, settembre-ottobre 2012, pag. 29.

15 Esse sono state trovate sul suo sito web (http://www.glma.org) il 4 novembre 2009 in un documento intitolato «Top 10 Things Gay Men Should Discuss with their Healthcare Provider» («Le prime dieci cose che i gay dovrebbero discutere con chi fornisce loro assistenza sanitaria»). Forse sono ancora presenti su questo sito.

16 Cfr. J. Ritter, «Breast Cancer Risk Higher in Lesbians» («Il rischio di cancro al seno è più elevato nelle lesbiche»), in Chicago Sun-Times, del 16 ottobre 1998, pag. 50. Un alta referenza per ulteriori letture: S. L. Dibble e altri, «Comparing Breast Cancer Risk Between Lesbians and their Heterosexual Sisters» («Comparando il rischio di cancro al seno tra alcune lesbiche e le loro sorelle eterosessuali»), in Women’s Health Issues, marzo-aprile 2004, 14 (2), pagg. 60-68.

17 Cfr. Council on Scientific Affairs, op. cit., pag. 1355.

18 Cfr.  C. J. Skinner e altri, «A Case-controlled Study of the Sexual Health Needs of Lesbians» («Uno studio analitico dei bisogni di salute sessuale delle lesbiche»), in Genitourin Med, agosto 1996, pag. 227.

19 Cfr. A. Edwards-R. N. Thin, «Sexually Transmitted Diseases in Lesbians» («Le malattie sessualmente trasmesse nelle lesbiche»), in Int J STD AIDS, maggio 1990, pag. 178.

20 Cfr. J. M. Marrazzo e altri, «Genital Human Papillomavirus Infection in Women who Have Sex with Women» («Infezione genitale da papillomavirus umano in donne che fanno sesso con altre donne»), in J Infect Dis, dicembre 1998, pag. 1604.

21 Cfr. J. Fischman, «Sticking It To Cancer», in U.S. News & World Report, del 3 aprile 2006, pag. 58.

22 cfr. E. O. Laurnarm e altri, «The Social Organization of Sexuality: Sexual Practices in the United States» («L’organizzazione sociale della sessualità: le pratiche sessuali negli Stati uniti», U. of Chicago Press, 1994.

23 Cfr. C. Beredjick, «The Lesbian Breast Cancer Link» («Il collegamento tra la lesbica e il cancro al seno»), in The Advocate, ottobre 2012, pag. 16.

24 Cfr. J. Zuniga, «Viagra Vexation» («Irritazione da Viagra»), in Windy City Times, del 28 maggio 1998, pag. 14.

25 Cfr. D. Altman, The Homosexualization of America, the Americanization of the Homosexual («L’omosessualizzazione dell’America, l’americanizzazione dell’omosessuale») St. Martin’s Press, New York 1982, pag. 222.

26 Cfr. M. Thomas, «Baxter, Other Drug Firms Hit with AIDS-related Lawsuit», in Chicago Sun-Times, del 25 aprile 2005, pag. 65.

SI FA IL GIUSTO PER I #bambini ?

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Caso Vendola:
Si fa il giusto per i bambini?

Maria Rita Parsi psicoterapeuta membro del comitato Onu per i diritti dei fanciulli.

Intanto , un augurio di benvenuto al mondo a Tobia nato in California è figlio di una donna che ha rinunciato ai suoi diritti materni per Vendola e il suo compagno ed testa coppia omosessuale, alla quale, in Italia, sarebbe stato impossibile ricorrere alla maternità surrogata e all’adozione punto come ogni bambino, Tobia, dopo aver vissuto nove mesi nel grembo della madre, ha bisogno di amore, di cure materne e paterne, di presenza e accudimento costanti. Le cure materne poi, costituiscono una radicante continuità tra la vita nel grembo della madre ” prima” della nascita e quelle “fuori” dal grembo. Un ponte primario, per traccia odorifica, al quale l’esperienza di vita di ogni essere umano sì radica dall’inizio e per sempre punto così un bambino per crescere, dovrebbe avere accanto, soprattutto all’inizio, sua madre ed essere abbracciato, allattato e accudito da lei, anche con l’aiuto e la presenza del padre. È un diritto di ogni bambino ed è nel “superiore interesse” di ogni neonato essere accolto dall’amore e dal contenimento di chi ha dato vita, col suo corpo, alle forme della sua vita. E, ancora, non si dovrebbero poter determinare di proposito delle assenze come quella di una madre.

Fonte: OGGI  27/06/2016

La violenza, l’indifferenza, l’impotenza (cerebrale)

Analisi fenomenologica (sintetica): la violenza e gli spettatori impotenti (nel cervello).

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Un bambino. Ovvero un essere umano – piccolo e incapace di decidere, di difendersi, etc. – è stato:

1) progettato a tavolino, come un artefatto qualsiasi
2) reificato come merce, tramite contratto scritto – per cui la madre dietro compenso s’impegna a venderlo a due uomini adulti, uno dei quali è il padre biologico (lo è dal punto di vista genetico, ma non ha messo nulla di sé al di là del seme nell’atto procreativo con la donna in questione)
3) venduto
4) impiantato in modo altrettanto innaturale in una coppia di adulti dello stesso sesso, nei quali non solo non troverà mai la madre, pur vedendo che il mondo naturale a lui circostante è fatto di figli che hanno la propria madre, ma si vedrà pure cristallizzata per sempre la cesura violenta della catena della filiazione: non sarà più possibile per lui ricostruirla, in nessun modo.
4) costretto ad un lavoro ulteriore per recuperare sé stesso – quando sarà il momento – la sua storia, la sua dignità di essere umano e non di oggetti di consumo, il rapporto con un “padre” che l’ha così profondamente violentato, fin da prima del concepimento, solo per poter raccontare alla società una storia fasulla: che essere omosessuali è bello, che comunque si possono “fare” i bambini anche tra persone dello stesso sesso, che non esiste differenza tra normalità e a-normalità, che ai bambini si può fare quello che si vuole, perché quello che conta sono le “capacità genitoriali”, la “genitorialità”, fosse anche “l’omo-genitorialità” (un terribile ossimoro, quest’ultimo, un contro-senso logico che viene bevuto dalle masse ormai spossessate di qualsiasi capacità logico-critica, anche la più elementare: due persone dello stesso sesso – viene da piangere a dovberlo ricordare – non possono generare alcunché).

Come reagiscono le masse? Plaudendo alla violenza. Esprimendo “solidarietà”.
Una festa.

Evviva.

Bene. Si dà il caso – e anche qui c’è da vergognarsi a dover recuperare *perfino* Karl Marx per denunciare questo abuso logico, concettuale, morale, etico, umano e perfino estetico – che tale movimento sia lo stesso che fece uscire dalla penna marxiana una delle più belle pagine della filosofia, piena d’ironia e acutezza speculativa al tempo stesso.

Non a caso viene da “La sacra famiglia” (siamo nell’attualissimo 1844, anno assai fecondo per Marx). Il passo è quello della “dialettica del frutto”.

Ne riporto brevemente alcuni passi, qui sotto:

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“Se io, dalle mele, pere, fragole, mandorle – reali – mi formo la rappresentazione generale «frutto», se vado oltre e immagino che il «frutto» – la mia rappresentazione astratta, ricavata dalle frutta reali – sia un’essenza esistente fuori di me, sia anzi l’essenza vera della pera, della mela, ecc., io dichiaro – con espressione speculativa – che «il frutto» è la «sostanza» della pera, della mela, della mandorla ecc. Io dico quindi che per la pera non è essenziale essere pera, che per la mela non è essenziale essere mela. L’essenziale, in queste cose, non sarebbe la loro esistenza reale, sensibilmente intuibile, ma l’essenza che io ho astratto da esse e ad esse ho attribuito. […] (L’hegeliano) vede nella mela la stessa cosa che nella pera, e nella pera la stessa cosa che nella mandorla, cioè «il frutto». Le particolari frutta reali non valgono piú che come frutta parventi, la cui vera essenza è «la sostanza». […] Questo avviene, risponde il filosofo speculativo, perché «il frutto» non è un’essenza morta, indistinta, immobile, ma un’essenza vivente, auto-distinguentesi, in moto […]. Le diverse frutta profane sono estrinsecazioni vitali diverse dell’«unico frutto», sono cristallizzazioni che «il frutto» stesso forma. Il filosofo […]… ha compiuto un miracolo, ha prodotto dall’essere intellettuale irreale «il frutto», gli esseri naturali reali, la mela, la pera, ecc.; cioè, dal suo proprio intelletto astratto – che egli si rappresenta come un soggetto assoluto esistente fuori di sé – […] ha creato queste frutta… […]”.

Karl Marx, La sacra famiglia
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Intesi?

Questo è quello che avviene per la “genitorialità”, ormai slegata dall’essere genitori. Siamo di fronte – come Marx denunciava, nel caso della speculazione hegeliana – dell’inversione del rapporto tra soggetto e predicato. Si considerano come dire: realmente-reali non gli enti realmente-esistenti, ma le idee, i concetti. Poi ci si trastulla con quelle, fino a creare qualsiasi mostruosità possibile e immaginabile. E’ così che la “genitorialità” può esserci “senza genitori”, così come per qualcuno “il frutto” può esserci senza mele, pere, mandorle, e così via. L’essenza della genitorialità oggi s’aggira per conto suo, indipendente e slegata dal piano della realtà, e acchiappa chiunque: due uomini possono essere genitori, così come tre donne, così come un uomo e una donna. E via.
Che male c’è? E’ la Tecnica che lo consente. *Dunque* è lecito. E pian piano, perfino *credibile*.
Siamo oltre, molto oltre i limiti della follia sociale.
Rotti questi argini di aggancio alla realtà, di “fedeltà alla terra” (usando una bella espressione di Nietzsche) non ci resta che assistere inermi all’ennesimo passaggio consequenziale che già molte volte abbiamo visto nella Storia: l’avvicinarsi dell’era dei mostri.

Mentre gli stupidi semi-colti ridacchiano divertiti, impotenti nel pensiero, incapaci di scorgere che oggi tocca ai più piccoli, domani a tutti gli altri.

 

 

Alessandro Benigni