Perché le adolescenti lesbiche hanno da due a sette volte più figli delle adolescenti eterosessuali?

– Traduzione a cura di GianMaria Spagnoletti – 





La sorprendente statistica suggerisce che per molti, l’orientamento sessuale LGBTQ non è un’identità fissa, ma qualcosa di fluttuante

Di Glenn T. Stanton

AUGUST 7, 2017

Una cosa che potreste pensare è che una cosa con cui le lesbiche non hanno a che fare è la gravidanza. Sembra una solida supposizione, no? Non proprio.

Insolitamente, una ricerca mostra che le adolescenti che si identificano come lesbiche hanno tassi di gravidanza significativamente più alti delle coetanee eterosessuali. So cosa state pensando, ma è vero. È vero anche per adolescenti maschi gay: sono sostanzialmente più inclini a mettere incinte le loro partner sessuali dei maschi eterosessuali. Le sensibili disparità sono spiegate in questi grafici tratti dal giornale di Minneapolis Star Tribune.

Numerosi studi in molte nazioni evidenziano che i giovani appartenenti a minoranze sessuali e nella fascia d’età tra i 14 e i 19 anni hanno tassi di gravidanza da due a sette volte più alti dei loro pari eterosessuali. E i loro tassi di gravidanza continuano a salire in un tempo in cui i tassi generali di gravidanze adolescenziali negli Stati Uniti sono in calo.

Un solo studio fino a oggi, pubblicato quest’anno, ha esaminato i tassi di gravidanza di donne adulte appartenenti a minoranze sessuali. Tale studio svela la stessa cosa: le gravidanze indesiderate sono più alte tra le donne delle minoranze sessuali che tra le loro pari eterosessuali. Le loro proporzioni di interruzione di gravidanza tramite aborto sono il doppio di quelle relative alle donne eterosessuali.

Come – E perché – Sta succedendo ciò?

Dopo aver presentato queste informazioni a un conoscente, quello mi disse “È scientificamente impossibile!” Ma è vero soltanto se si presume che essere gay o lesbica sia un assoluto sessuale – il modo in cui una persona  è, incontrovertibilmente quel che le persone sono. A meno che la biologia sia cambiata nello spazio di un giorno, questo significa che le donne che si identificano come lesbiche hanno molti rapporti con uomini. E giovani che si identificano come gay hanno molti rapporti con ragazze.

Ma si suppone che essere gay o lesbica sia assoluto e immutabile – come il sesso, la razza o l’etnia. Questo fenomeno delle gravidanze confonde quella narrazione in modo drammatico e non può essere ignorata. Possibile che essere lesbica o gay non sia così assoluto o fisso come i teorici del gender vogliono farci credere?  

Di sicuro, le lesbiche potrebbero occasionalmente abbandonare il loro percorso e rimanere incinte. I gay potrebbero fare la stessa cosa e finire per fare bambini. Non sarebbe sorprendente. Ma pensate a quello che sta succedendo qui: sappiamo che, in generale, i giovani eterosessuali sono più attivi sessualmente di quanto ogni adulto potrebbe volere, e anche i loro tassi di gravidanza sono troppo alti. È un problema di dimensione nazionale.

Ma gay e lesbiche hanno un tasso di gravidanza da due a sette volte maggiore, e un tasso di aborto doppio: ha luogo molto sesso a rischio di gravidanza tra adolescenti e adulti che si suppone siano “born that way”, cioè “nati così” e vogliano sesso libero dal rischio di gravidanza.

Per prima cosa, dobbiamo chiedere che cosa succede nelle vite emotive di questi individui che li porta a comportarsi in questo modo così ipersessualizzato? Quale vuoto stanno cercando di riempire? La loro stessa dignità e il loro stesso benessere richiedono una onesta indagine, libera da preconcetti ideologici. Insistere che sia una semplice mancanza di buona educazione sessuale o affermazione sociale – che sembrano essere le risposte standard della Sinistra per queste cose – non è altro che negligenza. Ma una cosa è sicura: significa che queste identità categoriche che chiamiamo “gay” e “lesbica” non esistono come noi supponiamo che lo facciano. Esistono come identità politiche o sociali. Ma nella realtà funzionale, dove ciò importa veramente, questi tassi di gravidanza mettono fortemente in discussione quella versione dei fatti.

Questi indicano che succede molto di più oltre a persone gay e lesbiche che si confrontano con la loro sessualità. Sembra che questo sia il caso di una sdolcinatezza fluida in identità non eterosessuali che fa una grossa violenza al discorso politico LGBT prevalente.

L’orientamento sessuale è fluido e mutevole?

Plasticità erotica, fluidità sessuale. Questi sono termini coniati dagli studiosi per spiegare che la fissità di orientamenti non eterosessuali è spesso illusoria anche nell’età adulta. Questa fluidità è vera in particolare per le donne, il che rende la L di LGBT un “animale” completamente differente nella sua stessa essenza rispetto al G. Attraverso la sua ricerca clinica in materia, Michael Bailey della Northwestern University mette in dubbio che addirittura un orientamento sessuale femminile esista. Egli sostiene che non può sfuggirci il fatto che le due nature sessuali maschile e femminile siano due cose nettamente differenti, al punto che la singola “lesbica a vita” sarebbe una creatura rara. Gli interessi e i comportamenti sessuali femminili sono modellati più da sviluppi sociali, culturali, emozionali e situazionali che da qualche profonda pulsione interna.

Nel suo importante libro “Sexual Fluidity”, la professoressa Lisa Diamond lamenta l’ipotesi errata che il lesbismo sia fisso come l’omosessualità maschile e suggerisce che questa credenza sia il risultato di normatività gay e di pregiudizio maschile nella ricerca gay. La Diamond spera che questo sia cambiato leggermente nell’ultimo decennio, per svelare un’immagine dell’orientamento sessuale maschile e femminile come “fenomeni distinti invece di due facce della stessa medaglia”. Ciò svela che “una delle fondamentali caratteristiche che definiscono l’orientamento sessuale femminile è la sua  fluidità,” una “flessibilità che dipende dalla situazione nella sensibilità sessuale delle donne”, il che rende possibile alle donne desiderare uomini o donne in certe situazioni, indipendentemente dal loro “orientamento sessuale” generalmente identificato. Se questo è vero, significa che il lesbismo non è un orientamento così come è popolarmente inteso oggi. La Diamond conclude

Ecco perché una donna come Anne Heche può improvvisamente trovarsi perdutamente inamorata di Ellen DeGeneres dopo un passato [e un presente] esclusivamente eterosessuale, e perché una lesbica di lungo corso può fare la sua primissima esperienza di attrazione eterosessuale a quarant’anni.

Non solo la sessualità femminile è fluida, ma lo sono anche gli identificatori personali che le donne scelgono per se stesse. Straordinariamente, più del 50% delle donne che hanno avuto partner sia maschili che femminili nell’ultimo anno, non si identificano né come bisessuali né come lesbiche, ma come eterosessuali. L’11% delle donne che hanno avuto solo partner sessuali femminili si identificano come  eterosessuali, e — cosa notevole —solo il 19% delle donne che hanno avuto rapporti con un’altra donna si considerano come “lesbiche” o “omosessuali”. Di recente, una giovane donna mi ha detto di essere lesbica, ma che la sua attrazione sessuale sia verso gli uomini. Apparentemente non è un’anomalia.

Lesbiche e gay possono differenziarsi in modi importanti

Lesbiche e gay sono più diversi che simili in maniere molto fondamentali. Il maschio gay è più soggetto a stare nello stesso percorso tutta la vita, anche quando il suo desiderio sessuale è generalmente più aggressivo e cerca maggiore diversità nei partner rispetto alle donne. Tuttavia, stando ai dati sul rischio di gravidanza, uomini più giovani che si identificano come omosessuali sembrano essere più fluidi nelle loro azioni di quanto non si pensasse in precedenza. Significa che l’attrazione sessuale maschile è più legata allo sviluppo che fissa? Non lo sappiamo.

Tutto ciò ha implicazioni molto importanti e dalle profonde conseguenze per l’attualità. Sempre di più, comunità e interi stati prevedono sanzioni che distruggono la vita di persone che rifiutano di accettare certe relazioni sessuali. Si suppone che questo dissenso equivalga al rifiuto delle persone per ciò che sono. La Corte Suprema ha acconsentito ad accogliere un caso del genere il prossimo anno. Questa ricerca dimostra nuovamente che la bufala dell’”Io sono così” è proprio una cosa di questo tipo.

Glenn T. Stanton scrive e parla di famiglia, genere e arte, ed è l’autore di otto libri tra cui “The Ring Makes All the Difference” (Moody, 2011) e “Loving My LGBT Neighbor” (Moody, 2014). Il suo blog è glenntstanton.com.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su Charlie, lo sciacallaggio più meschino. 


Non date retta ai “benaltristi”, a chi come Vauro punta il ditino su chi si è speso per Charlie Gard, reo – secondo l’ineffabile opinionista – di dimenticare i bambini che muoiono nella traversata del Mediterraneo.

L’obiettivo è colpire quella parte di cattolici che grazie al loro amore per la vita e la famiglia hanno osato insistere in tutte le sedi possibili perché venisse raccolto il grido disperato di due genitori. Hanno osato, hanno avuto successo e a Vauro sale lo sciacallaggio.

Ma i cattolici dovrebbero essere gli ultimi a soffrire di sensi di colpa. Con le loro offerte volontarie, raccolte settimana dopo settimana, con gocce che formano un mare, la Chiesa cattolica è fra le agenzie in prima linea nell’aiuto e nella promozione dei paesi in via di sviluppo.

Solo che i cattolici sono abituati a non far sapere alla mano sinistra quel che fa la destra, si dimenticano anche del bene che fanno. Scriviamoci un promemoria, per una volta, e mandiamo i “benaltristi” dove si meritano.

(P. G.) 

Fermatevi: c’è una nuova terapia per #CharlieGard #Charliesfight

MASSIMA DIFFUSIONE!!

Estratto dal COMUNICATO MITICON ONLUS 6/07/2017:
“(…) In particolare sono stati riconsiderati una serie di dati di efficacia della terapia nucleosidica che ha già dato dimostrazione di efficacia in un numero significativo di casi clinici trattati, con particolare riferimento ai risultati che dimostrano la possibilità dei nucleosidi di superare la barriera ematoencefalica. In base a queste ulteriori e nuove valutazioni il gruppo di lavoro è dunque giunto alla conclusione che la terapia nucleosidica possa essere efficace nel caso del piccolo Charlie. Abbiamo informato la famiglia Gard degli esiti di questa riunione e del fatto che a breve verrà pubblicato uno statement scientifico che farà il punto su questo argomento”.

Card. Elio Sgreccia: i 10 punti critici sul caso del piccolo Charlie Gard

Si richiede la massima diffusione. Tratto dal sito “Il dono della vita“. 

http://www.ildonodellavita.it/card-sgreccia-10-punti-critici-sul-caso-del-piccolo-charlie-gard/ 

         

In queste ore drammatiche, assistiamo, dolenti ed impotenti, agli sviluppi ultimi e agli esiziali contorni che sta assumendo la vicenda del piccolo Charlie Gard, il neonato inglese di 10 mesi affetto da Sindrome dell’encefalomiopatia mitocondriale ad esordio infantile, il quale, sulla base di distinte statuizioni giudiziarie emesse da tre differenti Corti inglesi, di diverso grado, e da ultimo dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dovrebbe essere accompagnato alla morte per mezzo del distacco dalla macchina che ne assicura la ventilazione meccanica e della contestuale interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, non prima di avergli procurato uno stato di sedazione profonda.

Nei differenti gradi di giudizio, le Corti inglesi hanno ribadito che il processo di decadimento generale delle condizioni cliniche di Charlie e, con esso, il deterioramento progressivo ed inarrestabile della funzionalità degli organi che presiedono alle funzioni vitaliprimi tra tutti quelli respiratori, inducono a credere che qualsiasi decisione relativa ad ulteriori azioni che prolungassero simili condizioni di vita, sarebbe da giudicare illegittimadacché non assunta nell’effettivo, migliore interesse del piccolo, ma piuttosto volta ad aumentare, nel tempo e nell’intensità, il dolore e le sofferenze dello stesso. Quello che più sorprende è che la stessa idea di sottoporre Charlie ad un protocollo sperimentale di terapie nucleosidiche che si sta mettendo a punto negli Stati Uniti, proposta a più riprese avanzata dai genitori, è stata considerata inattuabile, meglio ancora “futile”, dai consulenti medici interpellati dai giudici, a fronte dell’esigenza, questa sì impellente, di voler dare un’esecuzione immediata e definitiva ai dispositivi unanimi delle sentenze fin qui pronunciate.

Sembra che tutto abbia concorso, negli ultimi sei mesi, a realizzare una sorta di “accanimento tanatologico”nei confronti del piccolo Charlie, una gara, da parte di giudici e medici, volta ad assicurare la soluzione più rapida possibile al suo caso, mettendo a tacere ogni rigurgito di speranza dei genitori, così come ogni spiraglio di luce sulla possibilità di successo di una terapia che, benché sperimentata solamente sui topi e per un ceppo di malattie diverse da quella sofferta dal neonato inglese, a detta dello stesso Professore responsabile della sperimentazione in corso negli USA, interpellato ad hoc dai genitori di Charlie, avrebbe potuto, almeno teoricamente, apportare benefici alle sue condizioni generali di salute. Vero è che dopo che veniva richiesta l’autorizzazione per procedere alla sperimentazione della terapia su Charlie, nel gennaio scorso, l’encefalopatia epilettica di cui soffre creava, attraverso reiterate crisi, ulteriori e gravi danni celebrali; tuttavia quello che qui si vuole discutere attiene piuttosto, e sempre, alla possibilità di decidere quando e come mettere fine alla vita di un essere umano indifeso. All’uopo, pare opportuno considerare alcuni punti critici che emergono dalla considerazione complessiva di questa vicenda, per molti aspetti paradigmatica.

1. L’inguaribilità non può mai essere confusa con l’incurabilità: una persona affetta da una male ritenuto, allo stato attuale della medicina, inguaribile, è paradossalmente il soggetto che più di ogni altro ha diritto di chiedere ed ottenere assistenza e cura, attenzione e dedizione continue: si tratta di un fondamento cardine dell’etica della cura, che ha come principali destinatari proprio coloro che versano in uno stato di vulnerabilità, di minorità, di debolezza maggiore. E Charles rappresenta paradigmaticamente l’esempio di chi ha diritto di essere assistito in ogni fase della sua malattia, in ragione dello stato di necessità, legato all’età e alla malattia, che vive. Il volto umano della medicina si manifesta proprio nella pratica clinica del “prendersi cura” della vita del sofferente e del malato.

2. Il diritto ad essere continuativamente oggetto, o meglio ancora, soggetto delle attenzioni e delle cure da parte di familiari e non, risiede nella dignità di cui una persona umana, anche se neonata, malata e sofferente, mai cessa di essere titolare. È l’essere sostanziale dell’uomo e le sue potenze che fondano questa dignità, non solo le sue concrete ed accidentali attualizzazioni. Questo è quello che si intende per “dignità puramente ontologica della persona”, uno status che prescinde completamente dalla facoltà di utilizzare attivamente le facoltà squisitamente proprie di un essere razionale, bastando che le stesse esistano come potenzialità attuali ed eventualmente attuabili dell’essere razionale medesimo.

3. L’alimentazione-idratazione artificialimediante sondino naso-gastrico, in nessun caso potrà considerarsi come terapia. Non è tale per l’artificialità del mezzo usato per somministrarla, dato che non si considera terapia dare il latte al neonato con l’ausilio di un biberon. Non è tale per i processi per mezzo dei quali vengono prodotti questi alimenti, dacché non si considera terapia il latte in polvere, per esempio, la cui produzione ugualmente risente di un procedimento industriale lungo e completamente meccanizzato. Non lo è per il fatto che la sacca parenterale viene prescritta da uno specialista medico, visto che lo stesso acquisto del latte artificiale è subordinato a prescrizione medica del pediatra. Acqua e cibo non diventano presidi medici per il solo fatto che vengono somministrati artificialmente, quindi interromperli non è come sospendere una terapia, ma è un lasciar morire di fame e di sete chi semplicemente non è in grado di alimentarsi autonomamente

4. L’idea cardine che fonda il consenso informato ha a che fare con il principio per cui il paziente non è mai un individuo anonimo cui vengono applicate determinate conoscenze tecniche, ma un soggetto cosciente e responsabile che deve essere chiamato a condividere la messa a punto di quanto necessario ad occasionare un miglioramento della propria salute ed eventualmente il raggiungimento di un obiettivo di guarigione e di cura. Questo implica la necessità che sia coinvolto nei processi decisionali che lo riguardano, in una relazione dialogica che eviti che si venga a trovare nella condizione di dover subire passivamente decisione e scelte altrui. La vicenda del piccolo Charlie, prova al contrario come si sia determinata nel corso del tempo una dinamica di sostanziale scollamento tra le decisioni dell’equipe medica e la volontà dei suoi genitori, come si evince emblematicamente dall’ultimo divieto loro imposto, quello cioè di poter trasportare, per veder morire, in casa loro, il proprio figlio.

5. Il divieto di sottoporre Charlie al trattamento sperimentale in nessun caso può essere giustificato facendo appello allo stato di sofferenza che lo stesso si trova attualmente a vivere. È ben possibile che la terapia sperimentale non avrebbe dato i risultati medici attesi, ma è altrettanto vero che le sofferenze di Charlie domandano un approccio palliativo integrale e sistematico che ipoteticamente avrebbe potuto accompagnarsi alla sperimentazione stessa. La preclusione dell’accesso a tali terapie, è stata motivata sia nel nome dell’inutilità prognostica delle stesse -aspetto la cui alea rientra nei parametri di incertezza assolutamente e ordinariamente propri di ogni terapia sperimentale-, sia in quello della necessità di risparmiargli quelle sofferenze ulteriori che il prolungare la vita in tali condizione avrebbe potuto generare: dunque la prospettiva anche solo remota di lasciare in vita Charlie, o addirittura di prolungare il tempo della sua vita per mezzo della terapia sperimentale, è stata aprioristicamente ritenuta una prospettiva non praticabile, nel nome della necessità di evitargli sofferenze ulteriori, e questo non per mezzo di adeguate soluzione palliative, ma per mezzo della morte indotta.

6. Il principio del migliore interesse del minoreche le Carte internazionali pongono al centro dei meccanismi di tutela degli stessi e che le stesse Corti inglesi hanno assunto a giustificazione cardine delle loro decisioni, crediamo difficilmente implichi, o meglio, legittimi una forma di eutanasia passiva come quella che si è deciso di praticare sul piccolo Charlie. Crediamo che il suo migliore interesse vada nella direzione di assicurargli un’esistenza il più possibile degna, mediante una opportuna strategia antalgica che permetta di tenere sotto controllo il dolore, se davvero dovesse risultare non possibile percorrere la strada di accedere al protocollo sperimentale già in corso negli USA. Che è poi esattamente quanto hanno ininterrottamente richiesto i genitori di Charlie fino ad oggi.

7. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha incredibilmente glissato su tutti gli aspetti contenutistici elencati fin qui ed anzi sembrerebbe essere andata oltre, assumendo una postura puramente proceduralista, nel nome del principio del margine di apprezzamento. Se da un lato ha fatto osservare, nella sentenza che reca la data del 28 giugno scorso, che le decisioni delle Corti nazionali inglesi in nessun modo integravano una violazione degli articoli 2, 6, e 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, confermando dunque la correttezza formale del loro operato, dall’altro ha ritenuto di non dover entrare nel merito della vicenda della sospensione dell’alimentazione-idratazione-respirazione artificiale nel nome di quell’autonomia sovrana degli Stati membri che li autorizzerebbe a disciplinare a piacimento i temi dai risvolti eticamente più complicati, come è il caso della praticabilità o meno dell’eutanasia passiva su un neonato. E questo ad onta del fatto che il combinato disposto degli articoli 2 e 8 della Convenzione statuisca chiarissimamente il divieto di privare deliberatamente chicchessia del bene fondamentale della vita.

8. Non è chi non veda come dietro ogni aspetto di questa vicenda, si celi, quantunque mai menzionata, un’idea di efficienza nella gestione delle risorse sanitarie che induce a disporre delle stesse in un modo che non può non generare una strisciante cultura dello scarto. In una società che annovera un fenomeno crescente di medicalizzazione delle malattie e insieme ad numero sempre in aumento di persone anziane, con il seguito di malattie degenerative che essi portano con sé, la risorse sempre più scarse destinate al sistema sanitario dai governi nazionali, alimenta una cultura aziendalistica che fa dell’efficientismo ad ogni costo il suo primario, vitale, esclusivo obiettivo, ingigantendo di conseguenza il numero di quelli che, marginalizzati a ragione delle loro aspettative di vita, sono identificati come scarti da eliminare, se possibile.

9. Di più ancora inquieta la leggerezza con cui si accetta il paradigma della qualità della vita, ovvero quel modello culturale che inclina a riconoscere la non dignità di alcune esistenze umane, completamente identificate e confuse con la patologia di cui sono portatrici o con le sofferenze che ad essa si accompagnano. Giammai un malato può essere ridotto alla sua patologia, giacché ogni essere umano non cessa, un solo istante e ad onta della sua condizione di malattia e/o di sofferenza, di essere un universo incommensurabile di senso che merita in ogni istante l’attenzione china di chi vuole incondizionatamente il suo bene e non si rassegna a considerare la sua come un’esistenza di serie B per il solo fatto di versare nel bisogno, nella necessità, nella sofferenza. Un’esistenza alla quale si farebbe un favore cancellandola definitivamente. E questo vale tanto più nel caso di quanti non possono, o non possono più, esprimere quelle che sono e quello che sentono, come nel caso del piccolo Charlie.

10. Nella trasparenza delle posture schizofreniche implicate da questi nuovi paradigmi culturali, si può cogliere l’ambivalenza di chi, nel rivendicare la libertà di accesso totale ed indiscriminata all’eutanasia, basandola sull’esclusivo predominio dell’autonomia individuale, nega allo stesso tempo quell’autonomia decisionale in altri casi, come quello in esame, dove si ritiene che siano legittimati a decidere i soli medici, senza coinvolgimento alcuno dei genitori. L’ambivalenza di chi pensa sia giusto che i medici versino nella condizione di poter elargire ancora un margine di tempo ai genitori per consentire loro di elaborare il distacco dal figlio, permettendogli così di permanere in sua compagnia, e non pensa invece a quanto lo necessiterebbero le madri surrogate che vengono deprivate dei loro feti, subito dopo la nascita, per assecondare i desideri dei relativi “locatori di ventre”. L’ambivalenza di chi pensa a tutelare la dignità della vita di un soggetto, negandogli la vita stessa, che è il fondamento principe non solo della dignità dell’uomo, ma di ogni altro riconoscimento che possa essere fatto a suo favore. L’ambivalenza di chi si batte per la difesa giudiziaria, istituzionale, internazionale dei diritti dei più deboli, nella cornice di ordinamenti democratici, e poi accetta di buon grado di veder legalizzata o giuridicizzata l’eutanasia, praticata finanche sui più piccoli, sui più deboli, sui più bisognosi.

+ Elio Sgreccia 







“Chi sei tu per pretendere pietà?”


​Se non abbiamo avuto pietà per un bambino indifeso, se non abbiamo avuto pietà per una madre e un padre sconvolti dal dolore mentre tengono in braccio il loro piccolino condannato a morire, perché dovremmo averne per l’operaio che perde il lavoro, per l’imprenditore che si suicida, per l’anziano che non sopravvive con la pensione, per i bambini cui crolla in testa la scuola, per i malati che non trovano un letto in ospedale, per il cittadino vittima di delinquenza, per il profugo accolto in condizioni disumane?

Perché dovremmo avere pietà per te, chiunque tu sia e in qualunque condizione tu versi?

Se oggi godi perché vedi riconosciuti i tuoi presunti “diritti”, sappi che a breve sentirai sibilare al tuo orecchio: “Chi sei tu per pretendere pietà?”

IL SIBILO DEL #potere

Davvero pensavate che qualcuno avrebbe alzato la voce? Alzare la voce ormai spetta solo ai deboli, si sa. Il potere non alza la voce, il potere sibila. Per il tuo bene, è chiaro.

Il potere ha sibilato all’orecchio della CEDU per soffocare il grido di due genitori che hanno osato alzare la voce.

Davvero pensavate non sibilasse anche all’orecchio di monsignore? Come siete ingenui! Sono finiti i tempi del leone di Wadowice e ci sono così tanti scandali da dissotterrare, così tante leggi fiscali e bancarie che a gusto del potere si possono adottare contro i beni di Roma.

E allora si fa un bel comunicato che gronda pietà umana per tutti, per i buoni e i cattivi, una robina ambigua in cui si omette il nocciolo del problema. 

– “Ma monsignore, non diciamo nulla sulla respirazione artificiale? Dice che non se ne accorgeranno?”

– “Ma no che non se ne accorgono. E anche fosse, abbiamo pure noi la nostra bella fetta di potere in caso qualcuno alzasse la voce. Il nostro popolo troverà conforto nelle nostre parole, sentirà alleggerirsi la coscienza e comincerà a pretendere che quei pochi sediziosi tacciano. E basta con questo povero bambino, lasciatelo morire in pace, non criticate la gerarchia” sibila monsignore.

LETTERA APERTA ALLA #CEDU DELLA MAMMA DI UN BIMBO CON LA STESSA MALATTIA DI #CharlieGard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte.

Non solo non è morto, ma la sua condizione, che rimane molto complessa,  è diventata terreno fertile per la sua peculiare personalità e perché il suo straordinario talento si mostrasse e crescesse. Non vede il mondo come lo vedo io, la sua prospettiva è sempre un’epifania e i suoi dipinti insegnano ad ogni osservatore. 

Andrea Bocelli, il famoso cantante d’opera, scrisse su di lui “ La lezione che “Mele” impartisce, mentre dipinge, ma anche prima e dopo, è più profonda di qualsivoglia dotta disquisizione (artistica e finanche teologica)”.

Vi piace la torre Eiffel? O “ La Gioconda”? I dipinti e le sculture di Michelangelo, il Beowulf, la musica di Mozart? Sono certamente un’eredità mondiale che appartiene a ciascuno di noi. Noi non avremmo queste opere se qualcuno avesse deciso di interrompere la vita di questi artisti quando erano bambini. Ogni essere umano è eredità del mondo ed è impossibile decidere che cosa una persona farà o che cosa darà all’umanità quando è un bambino piccolo, o un bambino malato.

Ma, per favore, abbiate fede ed usate la vostra speranza! E’ la stessa speranza che vi ha fatto innamorare di vostro marito/vostra moglie, che vi faceva aspettare “quella telefonata”, la stessa speranza che vi ha fatto immaginare e poi abbracciare i vostri figli quando sono nati. E’ una speranza “innata dell’essere umano”, per favore, siate umani: uomini e donne degni di questo nome!Abbiate fiducia nelle immense possibilità degli esseri umani e nella Grazia di Dio. Siate coraggiosi.

Per favore, lasciate vivere Charlie Gard e non giudicate la sua vita finché non l’ha vissuta.

Sentitevi felici e forti di questa saggia decisione per la vita e….siate preparati per le sorprese!

Grazie

Chiara Paolini

Videomessaggio di Chiara Paolini

About Charlie Gard case


LA #Gaystapo NEI GRUPPI DI #preghiera

L’estate sta arrivando, la scuola finisce, c’è aria di sbaraccamento e la scena è occupata dai vaccini e dalla legge elettorale. 

Di polpa omofoba in giro non se ne trova molta, salvo il caso dello scout sospeso per l’unione civile. E allora che si inventa il più scalcinato e sgrammaticato blog gaio dell’universo?
Mette insieme un po’ di pezzi sparsi e confeziona una non notizia sull’omofobia che serpeggerebbe in segretissimi gruppi di preghiera su whatsapp fornendo come prova inconfutabile uno screenshot di pessima qualità.

Chiunque abbia uno smartphone può facilmente modificare un qualsiasi screenshot, lo sanno anche i bambini 

La seconda prova consiste nel citare un sacerdote, di cui peraltro esistono diversi video su YouTube .

Un vero scoop!, non c’è che dire.

In terzo luogo viene prodotto il segretissimo testo della conversazione, che, ahiloro, si trova però in molti blog cattolici e contiene un dialogo fra un esorcista e uno spirito immondo (http://www.madonnadianguera.it/profezie/cosa-sta-succedendo-alla-chiesa-rivelazione-da-un-esorcismo/).

Tutta questa fatica per rivelare che nei gruppi di preghiera si prega per i peccati, incluso quello di sodomia. Una novità sconcertante, ne converrete anche voi.

Bene, quando avete finito di ridere, controllate ad ogni buon conto i vostri gruppi di preghiera su whatsapp, dove i numeri di telefono sono visibili a tutti i componenti del gruppo. Per scacciare gli intrusi non servirà un esorcista, basta un semplice clic 😉

LETTERA DEL #parroco ALL’IMBRATTATORE #abortista

 «Caro scrittore anonimo di muri,

Mi dispiace che tu non abbia saputo prendere esempio da tua madre. Lei ha avuto coraggio. Ti ha concepito, ha portato avanti la gravidanza e ti ha partorito. Poteva abortirti. Ma non l’ha fatto. Ti ha allevato, ti ha nutrito, ti ha lavato e ti ha vestito. E ora hai una vita e una libertà. Una libertà che stai usando per dirci che sarebbe meglio che anche persone come te non ci dovrebbero essere a questo mondo. Mi dispiace ma non sono d’accordo. E ammiro molto tua mamma perché lei è stata coraggiosa. E lo è tutt’ora, perché, come ogni mamma, è orgogliosa di te, anche se ti comporti male, perché sa che dentro di te c’è del buono che deve solo riuscire a venire fuori. L’aborto è il “non senso” di ogni cosa. È la morte che vince contro la vita. È la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere, non morire. È scegliere chi ha diritto di vivere e chi no, come se fosse un diritto semplice. É un’ideologia che vince su un’umanità a cui si vuole togliere la speranza. Ogni speranza. Io ammiro tutte quelle donne che pur tra mille difficoltà hanno il coraggio di andare avanti. Tu evidentemente di coraggio non ne hai. Visto che sei anonimo. E già che ci siamo vorrei anche dirti che il nostro quartiere è già provato tanti problemi e non abbiamo bisogno di gente che imbratta i muri e che rovina il poco di bello che ci è rimasto. Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo. Ama invece di odiare. Aiuta chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene. E dai la vita, invece di toglierla! Questi sono i veri coraggiosi! Per fortuna il nostro quartiere, che tu distruggi, è pieno di gente coraggiosa! Che sa amare anche te, che non sai neanche quello che scrivi! 

Io mi firmo:

don Andrea»

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/scritta-aborto-san-michele-santa-rita-lettera-parroco-facebook?utm_content=buffer2c872&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

LETTERA APERTA ALL’ #OrdinedegliPsicologi

LETTERA APERTA AL DOTT. FULVIO GIARDINA (Presidente Ordine Nazionale Psicologi)

Egregio Presidente

Circa tre anni fa in risposta ad una affermazione del ministro Lorenzin sulla necessità per un bambino di avere una figura materna e paterna, Lei ebbe a dire, tra le altre cose, che “la letteratura scientifica e le ricerche in quest’ambito sono concordi nell’affermare che il sano ed armonioso e sviluppo di bambini e delle bambine, all’interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta in alcun modo pregiudicato o compromesso”. Oggi a tre anni di distanza, sono stati pubblicati anche studi di segno opposto e soprattutto la letteratura scientifica portata a sostegno della non influenza del sesso dei genitori sul benessere psicofisico è risultata afflitta da gravi carenze metodologiche come messo in evidenza da autorevoli studiosi. Per quanto riguarda il nostro paese ad es. la materia è stata rivista in modo critico da Elena Canzi in un volume con la prefazione degli studiosi Eugenia  Scabini e Vittorio Cigoli. A ciò si stanno aggiungendo una sempre più rilevante mole di testimonianze di bambini oggi giovani o adulti (soprattutto dagli USA dove il fenomeno della surrogazione da parte di coppie gay è meno recente) che affermano di aver sofferto o di soffrire per la mancanza del padre o della madre e di non poter conoscere la metà della propria origine genetica. Ma  soprattutto riprendendo il contributo di Scabini e Cigoli «Possiamo evitare di parlare di origine e di essere originato da una relazione? Possiamo, nel legame di filiazione, operare una scissione tra l’aspetto genetico e quello simbolico cercando di dimostrare che i legami di filiazione stanno in piedi “indipendentemente” dal legame genetico perché quello che conta è la qualità della relazione (percepita) e non la famiglia come struttura? Possiamo evitare di prendere in considerazione responsabilmente i rischi anche psichici che si corrono quando si sceglie di dar vita ad un nuovo essere umano silenziando aspetti cruciali della sua storia genealogica?»

Non crede quindi che su argomenti così delicati e che riguardano il benessere dei bambini, si debba essere almeno molto prudenti, mantenere il senso critico ed attenersi al principio di massima precauzione prima di sdoganare tecniche come l’utero in affitto, i cui effetti nel lungo termine non sono affatto scontati? Le vorremmo sommessamente ricordare che, poiché verba volant ma scripta manent, le affermazioni che oggi possono provocare l’applauso, domani potrebbero essere invece fonte di vergogna.