La SUPERCAZZOLA DEL #pene CONCETTUALE COME COSTRUTTO #sociale

Per coloro che ritengono eccessive le critiche dei conservatori al  femminismo moderno e agli studi di genere, è arrivato un nuovo imbroglio accademico perpetrato da un filosofo e il suo coautore, che ha svelato quanto sia diventato estremo e addirittura decisamente irragionevole il campo degli studi di genere e quanto illegittimo può essere il suo processo di peer review. 

Il filosofo Peter Boghossian e il suo collaboratore James Lindsay hanno deciso di vedere se riuscivano a portare a buon fine un articolo-truffa sul modello di “Transgressing the Boundaries: Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity,” di Alan Sokal, che affermava per scherzo che la gravità quantistica è un “costrutto sociale e tuttavia è riuscito ad apparire sul giornale di studi culturali Social Text nel 1996.

Firmando con due falsi nomi, gli autori hanno sottoposto un articolo di 3000 parole evidentemente assurdo a una rivista peer-reviewed, intitolandolo Cogent Social Sciences. Nonostante lo avessero riempito di quelle che più tardi hanno definito “complete stupidaggini”, il giornale ha pubblicato l’articolo nel suo numero di maggio.

I due autori hanno poi svelato l’imbroglio in un articolo ospitato da Skeptic Magazine: “‘The Conceptual Penis as a Social Construct’: A Sokal-style Hoax on Gender Studies,”

L’articolo è stato accompagnato dalla seguente presentazione del direttore della rivista:

Una volta ogni tanto è necessario e desiderabile smascherare ideologie estreme per quel che sono, portando i loro argomenti alla logica e assurda conclusione. Ecco perché siamo orgogliosi di pubblicare una denuncia di un articolo falso pubblicato oggi su una rivista  peer-reviewed. Le sue ramificazioni sono sconosciute ma si spera che aiuti ad avere la meglio sull’estremismo in questa e altre aree.
—Michael Shermer

Ecco come gli autori iniziano la spiegazione del falso che loro stessi hanno creato:

“Le prove scientifiche e meta-scientifiche che il pene è l’organo riproduttivo maschile sono considerate schiaccianti e decisamente libere da contestazioni”.

Ecco come abbiamo cominciato. Abbiamo usato questa frase assurda per aprire un “articolo” di 3000 parole pieno di complete stupidaggini fingendo che fosse una ricerca accademica. Poi una rivista accademica peer-reviewed di scienze sociali l’ha accettata e pubblicata.

Questo articolo non avrebbe mai dovuto essere pubblicato. Afferma che il pene come simbolo di mascolinità è un costrutto incoerente e che il “pene concettuale” non è un organo anatomico ma un costrutto sociale altamente fluido e gender-performativo. Come a dimostrare quel che dice David Hume, che c’è una profonda differenza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, il nostro articolo, che non avrebbe mai dovuto essere pubblicato, è stato pubblicato nella sezione dei contributi disponibili liberamente (non a pagamento) della rivista peer-reviewed Cogent Social Sciences. (Nel caso il PDF sia stato rimosso lo abbiamo archiviato).

Inoltre gli autori spiegano di aver inviato l’articolo firmandolo con dei “nomi di penna” e a nome di un gruppo di ricerca totalmente inesistente, scrivendolo “nello stile della teoria di genere discorsiva post-strutturalista”, una modalità che non si sono mai nemmeno preoccupati di ricercare. Hanno supposto, correttamente, che nonostante la totale mancanza di fatti o legittimi riferimenti a qualunque esperto in materia, se avessero fatto la generica affermazione che “la mascolinità è intrinsecamente cattiva”, sarebbe stato pubblicato:

L’articolo era intenzionalmente ridicolo ed essenzialmente diceva che il pene non deve essere pensato come organo genitale maschile ma come costruzione sociale dannosa. Non abbiamo nemmeno provato a cercare che cosa significasse veramente “teoria di genere discorsiva post-strutturalista”. Abbiamo supposto che se fossimo stati chiari semplicemente nelle nostre implicazioni morali che la mascolinità è intrinsecamente cattiva e che il pene è alla radice di ciò, saremmo riusciti a pubblicare l’articolo in un giornale rispettabile. 

Questa caratterizzazione già incriminante del nostro imbroglio sottostima la mancanza di adeguatezza del nostro articolo per la pubblicazione accademica per ordini di grandezza. Non abbiamo cercato di rendere l’articolo coerente; al contrario, lo abbiamo riempito di termini tecnici (come “discorsivo” e “isomorfismo”), frasi senza senso (ad esempio scrivendo che gli uomini ipermascolini sono sia all’interno che all’esterno di certi discorsi allo stesso tempo), segnali d’allarme (come “società pre-post patriarcale”), riferimenti sboccati a termini gergali sul pene, frasi insultanti riferite agli uomini (inclusi riferimenti a uomini che non vogliono avere figli come “incapaci di accoppiarsi”) e allusioni allo stupro (abbiamo dichiarato che lo “stravaccamento” (“manspreading” in inglese), imputato agli uomini che si siedono scompostamente con le gambe aperte, è simile allo “stuprare lo spazio vuoto intorno a sé”). Dopo aver completato l’articolo, lo abbiamo letto attentamente per controllare che non dicesse niente di significativo, e visto che nessuno dei due riusciva a capire di che cosa parlasse, lo abbiamo considerato un successo. Leggendolo, non è difficile notare quanto sia decisamente ridicolo l’articolo ora ufficialmente pubblicato, inclusa la conclusione, che – dicono gli autori – “è stata tenuta in grande riguardo dai revisori”.

Concludiamo che il pene non è soltanto l’organo sessuale maschile, o l’organo genitale maschile, ma piuttosto un costrutto sociale messo in atto che è sia problematico e dannoso per la società e le future generazioni, responsabile addirittura del cambiamento climatico.

Per dare una parvenza di autorevolezza, inoltre, i due autori non hanno mancato di introdurre anche falsi riferimenti a veri accademici, come Judith Butler e Michel Foucault.

Per chiunque abbia sofferto fino alla fine di una lezione sugli Studi di Genere, che questo assurdo falso abbia superato la peer review (e addirittura con “voti altissimi”) e sia stato stampato da un vero giornale, purtroppo, non è una sorpresa. Gli autori concludono la loro discussione chiedendo il ripristino dell’affidabilità del processo di peer-review nel campo:

“Il Pene Concettuale come Costrutto Sociale” non avrebbe mai dovuto essere pubblicato per i suoi meriti perché era stato scritto appositamente per non avere alcun merito. L’articolo è è pieno di stupidaggini prive di valore accademico. La domanda a cui bisogna rispondere è: “Come possiamo ripristinare l’affidabilità del processo di peer-review?” 

Qui l’articolo originale

Read Boghossian and Lindsay’s fascinating/hilarious/depressing analysis here.

L’articolo è stato rivisto.

DOCUMENTO #inedito DOTTOR #Nicolosi

​Documentiamo qui la scheda professionale del dr Nicolosi. 

Scheda dottor Nicolosi – si può cercare su: https://www.breeze.ca.gov/

Come molti sapranno è l’ideatore di un approccio alle pulsioni omosessuali non desiderate che molto ha fatto e ancora continua a far discutere. Spesso si accusa Nicolosi e il suo approccio terapeutico di aver prodotto “sofferenze enormi” e “indotto suicidi” tra le persone trattate da lui. Eppure, mentre in Italia un terapeuta  va “a processo” perché alcuni suoi colleghi ritengono non deontologiche le sue idee sull’importanza fondamentale per ogni bambino di crescere con una madre ed un padre, negli Stati Uniti accuse tanto gravi non hanno prodotto nemmeno una nota di richiamo. Se davvero le accuse al dott. Nicolosi riguardo le sue terapie sono oggettive, come mai non è mai stato condannato né in un processo penale né da inchieste del suo Ordine Professionale? 

Aspettiamo fiduciosi che anche per le “accuse” mosse al dr. Ricci non da suoi pazienti ma da suoi colleghi tutto finirà in una bolla di sapone mediatica costruita su basi ideologiche.

#allarme RIENTRATO, MA MICA TANTO

​ALLARME RIENTRATO, MA MICA TANTO

Dunque si scopre oggi che la pubblicità di una nota marca di jeans circolata ieri sugli autobus romani non raffigurava un bacio pedofilo ma ritraeva semplicemente un uomo e una donna.

Il primo piano ha ingannato tutti e il dato interessante è proprio questo: che ci siamo cascati tutti.

Nell’epoca in cui i bambini vengono sessualizzati precocemente e visti come già grandi – e viceversa esistono gli asili nido per adulti che si sentono infanti – questa è una immagine che si presta a una campagna di priming in cui la massa si abitua a certi messaggi che, una volta entrati nella memoria a breve termine, transitano in quella a lungo termine facendo sì che le difese non si alzano più automaticamente. L’idea di un rapporto affettivo e sessuale fra un adulto e un bambino diventa un qualcosa di già visto, di familiare e quindi si è più predisposti ad accettare il dato che si appresta a venire imposto.

Ora, nel momento in cui le università italiane hanno già predisposto il libretto per il terzo sesso – per quelli cioè che non si riconoscono né come maschio né come femmina – disconoscendo il dato biologico, ebbene sarà un breve passo da compiere per riconoscere diritti particolari all’adulto che si sente più piccolo o al bambino che si sente più grande. Se il dato biologico viene disconosciuto per il sesso, non si capisce perché debbano esserci dei paletti per l’età che effettivamente è molto più fluida nell’autopercezione, molto più relativa rispetto al sesso che invece è molto più legato ad un dato oggettivo, biologico. L’età, dunque, si presta ancora meglio al gioco della fuidità.

Se c’è il libretto per l’uomo che si sente femmina e per la donna che si sente maschio, ma perché un adulto di cinquant’anni non dovrebbe poter andare all’asilo? Se il cinquant’enne si sente adolescente, perché non dovrebbe poter avere una relazione con una quindicenne senza subirne le conseguenze penali?

Allarme rientrato dunque? Ma mica tanto. Come si può ben capire, lo sdoganamento della pedofilia è già dietro l’angolo.

Alessandro Benigni

FASE #finale

FASE FINALE

Ci siamo. Se una foto con un bacio pedofilo ha potuto circolare per Roma attaccata agli autobus,  inutile nasconderselo, siamo alla fase finale.
E tu, uomo che hai coltivato nel tuo cuore l’humanitas – quella cosa che ti mette dalla parte dei deboli, che ti fa sentire la loro sofferenza – rassegnati. Pensavi di conquistare con la ragione molti altri alla tua causa e invece guardati intorno: silenzio, indifferenza. Ormai possiamo toglierci tranquillamente la maschera e nessuno si indigna. Sei solo.

La gente comune ce la siamo lavorata lentamente. È stato facile, un gioco da ragazzi. D’altronde la tv le piace così tanto.

La tua chiesa, divisa in poche mosse, se si azzarda a parlare peggio per lei: sai, le banche, le tasse, gli scandali. Facile.

Pensavi di mettere i tuoi figli in una scuola cattolica per stare al sicuro? Dai, non sarai così ingenuo. Siamo anche lì con i programmi, i libri di testo, le ispezioni e, male che vada, con le tasse facciamo chiudere anche quelle.

Pensavi di educare tuo figlio da solo? Di trasmettergli in casa i tuoi principi e i tuoi valori? Ma allora non vuoi proprio capire. I tuoi figli ci racconteranno tutto, basta un tema in classe, saranno le nostre spie inconsapevoli. Poi ti toglieremo la potestà su di loro, verrai dichiarato incapace di educarli. Saranno nostri e faremo di loro quel che ci piace. 

Non ci credi? Ma dai, te lo dobbiamo anche spiegare? Non li vedi i medici, gli psicologi, i magistrati cui stiamo chiudendo la bocca? Poi sarà il tuo turno. A presto caro. Sarà facile. Un gioco da ragazzi.

I RISCHI DEL #sesso OMO


Il sesso anale è il modo più rischioso per contrarre l’HIV, perché causa immunosoppressione anche in maschi apparentemente in salute, inoltre il sesso gay tende a diventare più eccentrico e violento. Il matrimonio gay non salvaguarda dal contagio dell’HIV, anzi i partner stabili sono responsabili del 50% dei contagi. Il sesso gay espone gli omosessuali non solo all’HIV, ma anche a una serie di altre malattie sessualmente trasmissibili; 
La maggior parte degli uomini gay si dedicano al sesso anale, ma i lubrificanti che sono soliti usare sono tossici per i tessuti interni ed esterni del corpo, e inoltre sono esposti a infezioni trasmissibili per via rettale. Se invece il maschio è eterosessuale, la sua possibilità di contrarre l’HIV è relativamente ridotta.
I maschi gay giovani hanno maggiori probabilità di intrattenere rapporti sessuali con partner maschi più anziani (incluso il primo partner) e di conseguenza di contrarre il virus dell’HIV da loro, oltre a essere quelli che fanno maggior uso di droghe a scopo ricreativo.

Si consideri inoltre che la maggior parte dei maschi gay ha rapporti non protetti (il numero è in aumento) e inoltre riferisce di avere avuto più di due partner sessuali recenti.

Le malattie sessualmente trasmissibili che normalmente si riscontrano fra di loro stanno diventando resistenti agli antibiotici. Questo vale per la Shigella, la gonorrea (prevalente) e la clamidia, oltre all’HPV (normalmente più diffuso tra le donne) che ormai è epidemico nelle comunità gay. 

L’USO DEL CONDOM NON GARANTISCE SICUREZZA, né il sesso orale è una alternativa più sicura, anzi è un importante veicolo di malattie, inclusa la gonorrea che, trasmessa per via orale, è asintomatica.

Benché i rischi dei rapporti passivi siano ben noti, gli uomini gay continuano a portare avanti questo tipo di comportamenti; il risultato è la difficoltà nel curare diarrea cronica, poi l’incontinenza fecale. Oltre a ciò, il 35% degli uomini gay ha una malattia a trasmissione sessuale: ad esempio, la sifilide è diffusa nel 2% della popolazione totale degli USA, ma il 60% di questo piccolo gruppo è composto da maschi gay.

Fonte: http://josephsciambra.com/the-ugly-truth-about-gay-male-sex/

Traduzione a cura di Gian Spagnoletti

LA CULTURA #omosessuale

Riportiamo la trasposizione (rielaborata a soli fini di miglior lettura) di una conferenza stampa del Circolo Mario Mieli per evidenziare cosa si intenda per “Cultura omosessuale” di cui il Circolo si fa espressione. La conferenza stampa fu fatta per rispondere ad una polemica suscitata dalla notizia dell’apertura di una dark-room all’interno della discoteca “Castello” durante le serate di discoteca gay denominate “Muccassassina” 

(Prima di ogni paragrafo è riportato il minuto dell’audio cui la trascrizione si riferisce.)

<<Registrazione audio della conferenza stampa dal titolo “”Il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”, le dark room e l’aids”” che si è tenuta a Roma mercoledì 12 maggio 1993 alle ore 00:00. Organizzata dal Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” per opporsi all’ondata di demonizzazione sessuofobica di cui attualmente sono vittima gli spazi di aggregazione gay>>

 Vanni Piccolo (circolo Mario Mieli)

min. 00 (La dark room è un luogo) dove facilitare la comunicazione, il petting non deve suscitare scandalo. Quindi noi denunciamo che ci si approccia a combattere l’AIDS in modo moralistico e sessuofobo in questo caso.

Andrea Pini (arcigay)

3.40 La nostra posizione, la posizione del circolo (sulle dark room) è di assoluta apertura e disponibilità perché le dark room sono l’espressione di un fenomeno di costume che sta allargandosi , vengono dal nord America, dal nord Europa, nei Paesi Anglo Sassoni sono esperienze ormai avviate e note da più di un decennio. All’inizio degli anni ’80 decine e decine di locali con dark room hanno chiuso per via dell’Aids e della cultura fortemente sessuofobica.

7.40 In questi ultimi paio di anni la paura dell’Aids ha cambiato un po’ aspetto, possiamo affermare che c’è meno panico, una paura più razionale perché si conoscono meglio i mezzi di prevenzione.

13.00  nessuno dice che l’unico modo (di vivere la sessualità) sia di avere incontri occasionali in un angolo più o meno buio di un locale notturno ma è un modo che vogliamo difendere perché è una delle tante possibilità. C’è chi vuole vivere la sua sessualità all’interno di un rapporto di coppia ed è libero di farlo, c’è chi preferisce saltuariamente o anche tutte le settimane avere incontri con persone diverse e noi crediamo che questa scelta abbia lo stesso valore di rispetto, rispetto a quella della coppia, o a quella del matrimonio.

Vanni Piccolo

19.03 la nostra sessualità di tutti, degli omosessuali, degli eterosessuali, dei  bisessuali, e degli animal-sessuali è stata sempre incanalata secondo criteri di non sviluppo libero della sessualità, è stato sempre proibito svilupparla liberamente, per cui una liberazione sessuale, una fruizione di sesso così libero come la possibilità di andare in un locale, incontrarsi, scopare in maniera immediata proprio così senza doversi corteggiare, uscire, pagarsi la cosa ecc. ecc. ecco questo non rientra nella cultura italiana.

19.50  ora che sappiamo che possiamo usare il preservativo  e continuare a scopare noi, come altri locali, abbiamo cercato di provare ad abbattere  questo muro di moralismo che ha impedito fino ad oggi lo sviluppo delle dark room nei locali.

20.15 noi abbiamo scelto di oscurare una parte, un angolo nell’antibagno del locale per poter permettere alle persone  che vogliono appartarsi in una maniera più protetta di poterlo fare.

25. Domanda di un giornalista: Con le dark room non si favoriscono comportamenti a rischio?

Andrea Pini

29.18 Questo è stato l’atteggiamento che abbiamo dovuto combattere rispetto al ministero della sanità in questi anni perché le campagne di prevenzione tendevano a stigmatizzare i rapporti occasionali e noi, associazioni omosessuali, abbiamo cercato di far capire che in questa maniera si dà un messaggio sbagliato perché soprattutto nell’ambiente omosessuale, che non è paragonabile in quanto abitudini sessuali alla media delle persone eterosessuali, c’è un abitudine al rapporto occasionale. Non si può dire “il buon senso dice..”, no! Il buonsenso della famiglia media dice così ma il buon senso della persona omosessuale media non dice affatto così. La persona omosessuale è abituata al rapporto occasionale, è la norma.

30.50  Capisco quello che dici te “mi troverei in imbarazzo se trovassi la dark room in un locale”. Certo perché la dark-room è una cosa totalmente estranea alla cultura eterosessuale a cui la gente non è preparata.

31.15 Non puoi riportare questo giudizio al mondo omosessuale perché ha altre regole, è un altro mondo.

31.20  Partendo dal presupposto che il rapporto occasionale per noi è un’abitudine, è uno stile di vita.

31.35 La maggioranza degli omosessuali giovani hanno una vita sessuale con molti partner

 Vanni Piccolo 

32.35 ho visto che avevate delle perplessità che posso pure condividere visto che la cultura omosessuale non è del tutto conosciuta all’esterno perché la repressione ci ha pure impedito di manifestarla e di esprimerla in toto

32.52 Noi ci sottraiamo proprio perché non siamo destinati alla procreazione, non siamo destinati quindi naturalmente alla coppia e al matrimonio quindi usciamo dalla regola, dal vincolo della fedeltà, della verginità e di tutte queste cose che hanno condizionato anche l’emancipazione della donna, ecco uscendo da tutte queste regole è chiaro che abbiamo una cultura dell’amore libero, dell’amore immediato che…nella cultura omosessuale c’è questo piacere del rapporto occasionale immediato, dovunque e comunque. (..) noi siamo frenetici rispetto a questa cosa, non riusciamo a rinunciare (…) Io vorrei che fosse anche nella cultura etero una cosa del genere, forse qualcuno penserebbe di più al sesso e magari meno ad altri valori che poi sono magari altamente negativi. (…) 

35. “Siamo qui per difendere attraverso la darkroom il diritto ad una libera sessualità”

40 “Noi abbiamo il piacere di incontrarci nei giardini, di una comunicazione immediata, non riusciamo a rinunciare alla possibilità di far un rapporto occasionale immediato. Se io in treno incontro una persona che ci sta io cerco di portarmela al bagno, se non c’è nessuno cerco di farlo nello scompartimento.. ” 

41 (La dark room nel Muccassassina serve per il ) finanziamento delle associazioni di volontariato.”

43 “Prima i gay si incontravano nel Colosseo, poi l’hanno chiuso. Prima ancora il Circo Massimo, poi l’hanno rasato. Sono rimasti alcuni giardini (…) questa cosa delle dark-room non è una ghettizzazione, è solo uno spostamento. 

Riassumendo: per  “cultura omosessuale” il rappresentante del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” e il rappresentante di ArciGay intendono  una visione della vita sessuale caratterizzata da promiscuità sessuale  fatta di incontri sessuali occasionali, impellenti cui gli omosessuali non sanno sottrarsi in qualunque situazione si presenti un’opportunità. E questa “cultura” viene detto dovrebbe diventare anche quella degli eterosessuali affinché si “liberino sessualmente”. 

Promiscuità sessuale e matrimonio vengo messi sullo stesso piano morale come scelte di pari valore.

Viene spiegato  chiaramente che nel mondo gay esiste un’altra mentalità rispetto al mondo etero e che il concetto di “buon senso” è completamente diverso nelle due realtà. 

Ad un certo punto si parla, oltre che di omosessuali, eterosessuali e bisessuali anche di “animal-sessuali”, una categoria non meglio specificata che però lascia ben poco spazio all’immaginazione. 

Si parla di “dark room” come di un’occasione per far affluire più clienti al Muccassassina e guadagnare più soldi per “finanziare il volontariato” del Circolo sia per la prevenzione dell’Aids (i risultati li raccontano le statistiche degli infettivologi) che per favorire la “liberazione sessuale” anche del resto della popolazione italiana che deve cambiare “cultura”.

Per loro stessa ammissione la vita gay non è compatibile con la formazione di una famiglia, la fedeltà e la procreazione cui “non siamo destinati”.

Probabilmente nei 24 anni passati dalla conferenza stampa queste associazioni hanno fatto un ottimo lavoro diffondendo la mentalità favorevole alla promiscuità sessuale anche tra gli eterosessuali.

Questi signori sono partner Unar e vanno nelle scuole a diffondere la loro cultura ai giovani. Se continueremo a permetterlo.
Fonte: http://www.radioradicale.it/scheda/54610/54676-il-circolo-di-cultura-omosessuale-mario-mieli-le-dark-room-e-laids

CORSI E RICORSI STORICI

Corsi e ricorsi storici.

Negli anni ’30, la propaganda della Germania nazista (vedi immagine) avvertiva: “Questo paziente affetto da malattia ereditaria costa alla comunità 60 mila marchi per tutta la vita. Compagno, quel denaro è anche TUO!”. E preparava la strada allo sterminio delle “vite indegne”. Oggi la Repubblica (leggi il titolo al link qui sotto) ci avverte che i malati cronici sono un PESO (sì, proprio così!!!) per il servizio sanitario nazionale. In tempo di DAT viene da domandarci: che cosa ci aspetta?

“TU LI HAI A CARICO! Un malato ereditario costa fino al raggiungimento del 60° anno di età una media di 60.000 Marchi”

“Un malato ereditario costa allo Stato 5.50 Marchi al giorno / Con 5.50 marchi una famiglia sana vive un giorno”

“Sterilizzazione: non punizione ma liberazione. Quali genitori vorrebbero per i propri figli una sorte tanto terribile?”

(questa è tremenda, fa leva sui sensi di colpa)

Traduzioni a cura di GIAN SPAGNOLETTI

Attenzione: Repubblica si vergogna di quanto scritto e cambia titolo. Sparisce che i malati “sono un peso”.

TROVA LE DIFFERENZE

PRIMA
DOPO

http://www.repubblica.it/salute/2017/04/10/news/_in_italia_quasi_24_milioni_di_malati_cronici_-162640696/

L’IMPORTANZA DEL #padre BIOLOGICO PER IL #bambino

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

Molto spesso oggi si tende a sottovalutare l’importanza dei legami biologici fra genitori e figli affermando che quello che conta è l’amore. Tuttavia un recente studio condotto da tre ricercatori della London School of Economics (Mariani et al. 2017) ha invece rivelato come sia importante per il bambino la presenza del padre biologico all’interno della famiglia. 

Lo studio si è basato sull’osservazione di oltre mille famiglie dove i bambini sono nati da madri single, ma in cui un uomo (padre biologico o patrigno) è entrato successivamente a farne parte.  E’ noto che i bambini che crescono in una famiglia formata dai genitori biologici hanno minori problemi di quelli che crescono da madri single. Ma finora nessuno aveva mai considerato cosa succede ad un bambino quando un uomo (genitore biologico o patrigno) entra a fare parte del nucleo familiare.  La ricerca ha valutato lo stato di salute psico-fisico dei bambini sulla base di parametri cognitivi, socio-emozionali e sulla tendenza all’obesità.

E’ stato osservato che quando il padre biologico si unisce alla famiglia entro i primi sette anni di vita dei bambini, questi se la “cavano” in modo simile a quelli cresciuti da sempre con i propri genitori biologici. Invece i bambini che crescono con un patrigno o quelli che devono affrontare l’abbandono della famiglia da parte del padre biologico fanno registrare performance inferiori, del tutto simili a quelli che crescono con le madri single.

Sembra quindi che il padre biologico rivesta una grande importanza per i bambini così come la stabilità del gruppo familiare. 

Mariani, E., Özcan, B., & Goisis, A. (2017). Family Trajectories and Well-being of Children Born to Lone Mothers in the UK. European Journal of Population, 1-31.

GRAZIE

Quando negli anni ’70 l’omosessualità per pressioni politiche dei movimenti LGBT è stata declassata da un giorno all’altro da “disturbo dell’affettività” a “variante naturale della sessualità” dall’Associazione Psicologi Americani (smentendo quasi cento anni di storia della psicologia con una votazione per alzata di mano!), Joseph Nicolosi e un manipolo di altri uomini coraggiosi non si sono lasciati influenzare, e pure condannando le discriminazioni che in quel periodo le persone omosessuali erano effettivamente costrette a subire in occidente (non così oggi), hanno continuato a studiare il fenomeno sulla base di quello che l’esperienza aveva insegnato loro: l’omosessualità aveva dei fattori di condizionamento ed era passibile di mutamento. 
In questa immagine si riassume uno dei concetti cardine della Teoria Riparativa da loro concepita (così chiamata non perché debba “riparare” gli omosessuali, ma perché considera l’attrazione per lo stesso sesso un tentativo di “riparazione” a un rapporto non equilibrato con il proprio sesso di appartenenza, che l’individuo fa inconsciamente). 
Nel tempo lo stesso Nicolosi capirà che le responsabilità di questa compensazione (solo una delle possibili: malati di fi…a, dipendenza dalla masturba…ione, sociofobia, insicurezza relazione, incapacità a stare da soli  immaturità affettiva, sono tutti sintomi delle stesse ferite, anche fra chi non ha attrazione per lo stesso sesso) non sono attribuibili solo al padre, ma anche alla madre e all’indole specifica del figlio (figli diversi a genitori uguali reagiscono in modo diverso), oltre alle concause esterne alla famiglia (i pari, le donne, la cultura, eventuali abusi ecc. Richard Cohen li divide in dieci gruppi di fattori condizionanti). Tuttavia le relazioni genitoriali hanno spesso il peso maggiore.
Grazie a quest’uomo ad oggi migliaia di persone hanno potuto rispondere al desiderio profondo del loro cuore, che il sesso o le relazioni omoerotiche non riuscivano a soddisfare. Famiglie che rischiavano la devastazione sono state salvate, e ragazzi sull’orlo del suicidio hanno ritrovato la strada di casa.
Certo, nessuna terapia è una magia e non si può aiutare forzatamente chi non lo vuole. In alcuni casi, ragazzini costretti a fare la riparativa contro la loro volontà non ne ha avuto alcun beneficio. Anzi sono peggiorati. Ma questo è un principio base di qualsiasi terapia: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato.
Non so se fosse cattolico o no, ma ricordo il grande senso di pace quando ho letto il primo libro di Nicolosi: “Omosessualità maschile un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ha sempre intuito nel profondo del suo cuore.
Oggi è morto un grande uomo che  con il suo coraggio ha dato la vita per tanti. Il mio augurio è che la sua eredità non vada perduta. Non solo nel NARTH, la sua organizzazione internazionale che aiuta chi ha bisogno di fare un lavoro sulla propria identità sessuale fuori dai soliti schemi banalizzanti. Ma anche nella vita di tutti quelli che sono stati aiutati direttamente o indirettamente da lui. Che sanno la Verità e hanno potuto vivere un grande dono, e per paura restano in silenzio e tengono quel dono per sé.
Se tutti insieme vi sollevaste sareste un esercito inarrestabile e scoprireste di non essere soli. Nessuna legge sull’omofobia potrebbe fermarvi. E non ci sarebbero carceri abbastanza grandi da contenervi tutti. Se aveste coraggio, scoprireste che dall’altra parte chi vi grida addosso in realtà vi teme come la morte.
Che Nicolosi lì dov’è possa continuare a vegliare sui suoi figli. Mentre noi da quaggiù preghiamo per il bene della sua anima.
Faccio mie le parole di un caro amico che non amava “i surrogati della riparativa”, ma a lui era affezionato. 
Oggi mi sento un po’ più solo.
Giorgio Ponte

NON SI NASCE #Gay NUOVI STUDI

Nuovo studio americano afferma che i gay non sono “nati così” e l’orientamento sessuale non è fisso

Lo studio ha svelato che la nozione che l’identità di genere sia fissa e determinata da fattori biologici è anch’essa priva del sostegno di dati.

La questione dell’orientamento sessuale è molto controversa da quando le nazioni occidentali hanno cominciato a riconoscere i diritti di Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender (LGBT).

Una parte importante dell’attuale dibattito LGBT è la credenza che l’orientamento sessuale sia predeterminato dalla biologia. Quindi, se una persona non ha scelta se essere gay o meno, la società non può esigere che diventi “etero”. Questo è un argomento solido e ragionevole. La società non può davvero obbligare le persone a cambiare qualcosa su cui non hanno controllo.

D’altra parte, l’argomento dei “nati così” è stato contestato da alcune persone. Un recentissimo studio interdisciplinare pubblicato dalla rivista New Atlantis ha messo in dubbio la credenza che la sessualità umana e l’identità di genere siano determinati dalla biologia e restino fissi. New Atlantis si occupa principalmente delle ramificazioni politiche, sociali ed etiche degli avanzamenti tecnologici. 

Lo studio, effettuato da due ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, USA, ha rivelato che non c’è nessuna prova che l’identità sessuale sia fissa. I ricercatori dicono che l’obiettivo del loro studio è di attirare l’attenzione del pubblico sui problemi di salute mentale della comunità LGBT. Lo studio ha messo in guardia contro un trattamento medico drastico per i bambini transgender. 

Secondo lo studio, a prescindere dal suo valore politico, la nozione del “nato così” sostenuta dalla comunità LGBT non è sostenuta da sufficienti dati. Ma lo studio non ha concluso o affermato che essere gay è una scelta. Ha solo detto che dire il contrario potrebbe essere sbagliato. 

Lo studio, un fascicolo di 144 pagine, è stato scritto dal Dr. Lawrence S. Mayer, un epidemiologo e un biostatistico con una formazione anche in campo psichiatrico, che attualmente è un insegnante residente nel dipartimento di psichiatria della Johns Hopkins School of Medicine. Anche il Dr. Paul R. McHugh, che ha collaborato alla stesura dello studio, è un famoso psichiatra, ricercatore, educatore ed ex capo del Dipartimento di Psichiatria del Johns Hopkins Hospital.

Il Dr. Mayer ha detto che molte persone che hanno contribuito allo studio hanno chiesto di non essere identificate. L’anonimato che hanno richiesto serve a proteggerli da una reazione potenzialmente negativa da parte di persone in disaccordo con lo studio. Ha ammesso che esso potrebbe dare luogo a polemiche sia tra le persone pro-LGBT che tra quelle contrarie. 

“Alcuni temevano una risposta piena d’ira dagli elementi maggiormente militanti della comunità LGBT; altri temevano una risposta arrabbiata dagli elementi più stridenti delle comunità religiose conservative. Tuttavia è più irritante che alcuni temessero rappresaglie da parte delle loro stesse università per aver affrontato tali argomenti controversi, a prescindere dal contenuto del rapporto – una triste affermazione sulla libertà accademica”, ha affermato il Dr. Mayer.

Le tre sezioni dello studio si concentrano sull’orientamento sessuale, sui collegamenti tra la sessualità e la salute mentale, e l’identità di genere. Pescando da studi in campi che variano dalla neurobiologia alle scienze sociali, i ricercatori hanno scritto: “La comprensione dell’orientamento sessuale come proprietà innata e biologicamente fissa degli esseri umani – l’idea che le persone siano “nate così”, non è sostenuta da alcuna evidenza scientifica”. 

Lo studio ha dichiarato che persino lo stesso termine “orientamento sessuale” è ambiguo. Il termine, secondo lo studio, è usato per descrivere attrazione, comportamento o identità da parte di diversi ricercatori. A volte, lo stesso termine si riferisce a cose come l’appartenenza a una certa comunità o all’avere certe fantasie.

Lo studio dice: “Quindi è importante che i ricercatori siano chiari su quali di questi domini vengono studiati, e che teniamo a mente le definizioni specifiche dei ricercatori quando interpretiamo le loro scoperte”.

I ricercatori hanno riconosciuto nello studio che ci sono fattori biologici associate con il comportamento sessuale, ma hanno sottolineato che non ci sono spiegazioni biologiche persuasive per l’orientamento sessuale umano. Per esempio, alcuni studi hanno mostrato che ci sono differenze nelle strutture cerebrali di persone gay e etero. Ma lo studio ha affermato che le differenze non sono necessariamente innate e potrebbero essere il risultato di fattori ambientali o psicologici.

“La dichiarazione più forte che la scienza offre per spiegare l’orientamento sessuale è che alcuni fattori biologici sembrano, in misura sconosciuta, predisporre alcuni individui a un orientamento non-eterosessuale”, ha affermato lo studio.

Nel fornire ulteriori spiegazioni, i ricercatori hanno rivelato che gli individui LGBT corrono statisticamente maggiori rischi di avere problemi di salute mentale che il resto della popolazione. I ricercatori hanno detto che, per esempio, negli Stati Uniti il tasso di suicidi lungo tutta la vita e in tutte le età di individui transgender è stimato al 41%, contro un tasso inferiore al 5% nella popolazione generale del Paese. La spiegazione solitamente accettata è lo stress sociale per la discriminazione e lo stigma, ma lo studio ha detto che questi fattori da soli non potrebbero spiegare la disparità e che è necessaria una maggiore ricerca scientifica.

Il documento ha aggiunto che anche la nozione che l’identità di genere è fissa e determinata da fattori biologici non è sostenuta da dati. Maggiori dati scientifici sono necessari per sostenere questa affermazione, secondo i ricercatori. 

“Nell’esaminare la letteratura scientifica, troviamo che quasi nulla è ben compreso quando cerchiamo spiegazioni biologiche per cosa porti alcuni individui a dichiarare che il loro genere non corrisponda al loro sesso biologico”, hanno detto gli autori. 

Concludendo lo studio, i ricercatori hanno avvertito di non ricorrere a trattamenti medici drastici come la chirurgia di riassegnazione del sesso per persone identificate o che si identificano come transgender. I ricercatori hanno detto che il loro avvertimento è specialmente vero per i bambini, la cui sessualità è mutevole e per cui certi trattamenti potrebbero fare più danno che beneficio. 

“C’è scarsissima evidenza scientifica per il valore terapeutico di interventi che ritardano la pubertà o modificano i caratteri sessuali secondari degli adolescenti, sebbene alcuni bambini possano aver migliorato il proprio benessere psicologico se sono incoraggiati e supportati nella loro identificazione cross-gender. Non ci sono prove che tutti i bambini che esprimono pensieri o comportamenti atipici per il loro genere debbano essere incoraggiati a diventare transgender” hanno detto i ricercatori. 

Infine, i ricercatori hanno sottolineato che il loro studio tocca temi controversi, insistendo che, prima di tutto, esso riguarda la scienza e il bisogno di prove aggiuntive sul campo. Hanno incoraggiato le società occidentali ad accettare lo studio da un punto di vista scientifico e non da quello delle emozioni e delle opinioni personali.

Fone: http://anonhq.com/new-u-s-study-says-gay-people-not-born-way-sexual-orientation-not-fixed/