LETTERA APERTA ALL’ #OrdinedegliPsicologi

LETTERA APERTA AL DOTT. FULVIO GIARDINA (Presidente Ordine Nazionale Psicologi)

Egregio Presidente

Circa tre anni fa in risposta ad una affermazione del ministro Lorenzin sulla necessità per un bambino di avere una figura materna e paterna, Lei ebbe a dire, tra le altre cose, che “la letteratura scientifica e le ricerche in quest’ambito sono concordi nell’affermare che il sano ed armonioso e sviluppo di bambini e delle bambine, all’interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta in alcun modo pregiudicato o compromesso”. Oggi a tre anni di distanza, sono stati pubblicati anche studi di segno opposto e soprattutto la letteratura scientifica portata a sostegno della non influenza del sesso dei genitori sul benessere psicofisico è risultata afflitta da gravi carenze metodologiche come messo in evidenza da autorevoli studiosi. Per quanto riguarda il nostro paese ad es. la materia è stata rivista in modo critico da Elena Canzi in un volume con la prefazione degli studiosi Eugenia  Scabini e Vittorio Cigoli. A ciò si stanno aggiungendo una sempre più rilevante mole di testimonianze di bambini oggi giovani o adulti (soprattutto dagli USA dove il fenomeno della surrogazione da parte di coppie gay è meno recente) che affermano di aver sofferto o di soffrire per la mancanza del padre o della madre e di non poter conoscere la metà della propria origine genetica. Ma  soprattutto riprendendo il contributo di Scabini e Cigoli «Possiamo evitare di parlare di origine e di essere originato da una relazione? Possiamo, nel legame di filiazione, operare una scissione tra l’aspetto genetico e quello simbolico cercando di dimostrare che i legami di filiazione stanno in piedi “indipendentemente” dal legame genetico perché quello che conta è la qualità della relazione (percepita) e non la famiglia come struttura? Possiamo evitare di prendere in considerazione responsabilmente i rischi anche psichici che si corrono quando si sceglie di dar vita ad un nuovo essere umano silenziando aspetti cruciali della sua storia genealogica?»

Non crede quindi che su argomenti così delicati e che riguardano il benessere dei bambini, si debba essere almeno molto prudenti, mantenere il senso critico ed attenersi al principio di massima precauzione prima di sdoganare tecniche come l’utero in affitto, i cui effetti nel lungo termine non sono affatto scontati? Le vorremmo sommessamente ricordare che, poiché verba volant ma scripta manent, le affermazioni che oggi possono provocare l’applauso, domani potrebbero essere invece fonte di vergogna.

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La SUPERCAZZOLA DEL #pene CONCETTUALE COME COSTRUTTO #sociale

Per coloro che ritengono eccessive le critiche dei conservatori al  femminismo moderno e agli studi di genere, è arrivato un nuovo imbroglio accademico perpetrato da un filosofo e il suo coautore, che ha svelato quanto sia diventato estremo e addirittura decisamente irragionevole il campo degli studi di genere e quanto illegittimo può essere il suo processo di peer review. 

Il filosofo Peter Boghossian e il suo collaboratore James Lindsay hanno deciso di vedere se riuscivano a portare a buon fine un articolo-truffa sul modello di “Transgressing the Boundaries: Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity,” di Alan Sokal, che affermava per scherzo che la gravità quantistica è un “costrutto sociale e tuttavia è riuscito ad apparire sul giornale di studi culturali Social Text nel 1996.

Firmando con due falsi nomi, gli autori hanno sottoposto un articolo di 3000 parole evidentemente assurdo a una rivista peer-reviewed, intitolandolo Cogent Social Sciences. Nonostante lo avessero riempito di quelle che più tardi hanno definito “complete stupidaggini”, il giornale ha pubblicato l’articolo nel suo numero di maggio.

I due autori hanno poi svelato l’imbroglio in un articolo ospitato da Skeptic Magazine: “‘The Conceptual Penis as a Social Construct’: A Sokal-style Hoax on Gender Studies,”

L’articolo è stato accompagnato dalla seguente presentazione del direttore della rivista:

Una volta ogni tanto è necessario e desiderabile smascherare ideologie estreme per quel che sono, portando i loro argomenti alla logica e assurda conclusione. Ecco perché siamo orgogliosi di pubblicare una denuncia di un articolo falso pubblicato oggi su una rivista  peer-reviewed. Le sue ramificazioni sono sconosciute ma si spera che aiuti ad avere la meglio sull’estremismo in questa e altre aree.
—Michael Shermer

Ecco come gli autori iniziano la spiegazione del falso che loro stessi hanno creato:

“Le prove scientifiche e meta-scientifiche che il pene è l’organo riproduttivo maschile sono considerate schiaccianti e decisamente libere da contestazioni”.

Ecco come abbiamo cominciato. Abbiamo usato questa frase assurda per aprire un “articolo” di 3000 parole pieno di complete stupidaggini fingendo che fosse una ricerca accademica. Poi una rivista accademica peer-reviewed di scienze sociali l’ha accettata e pubblicata.

Questo articolo non avrebbe mai dovuto essere pubblicato. Afferma che il pene come simbolo di mascolinità è un costrutto incoerente e che il “pene concettuale” non è un organo anatomico ma un costrutto sociale altamente fluido e gender-performativo. Come a dimostrare quel che dice David Hume, che c’è una profonda differenza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, il nostro articolo, che non avrebbe mai dovuto essere pubblicato, è stato pubblicato nella sezione dei contributi disponibili liberamente (non a pagamento) della rivista peer-reviewed Cogent Social Sciences. (Nel caso il PDF sia stato rimosso lo abbiamo archiviato).

Inoltre gli autori spiegano di aver inviato l’articolo firmandolo con dei “nomi di penna” e a nome di un gruppo di ricerca totalmente inesistente, scrivendolo “nello stile della teoria di genere discorsiva post-strutturalista”, una modalità che non si sono mai nemmeno preoccupati di ricercare. Hanno supposto, correttamente, che nonostante la totale mancanza di fatti o legittimi riferimenti a qualunque esperto in materia, se avessero fatto la generica affermazione che “la mascolinità è intrinsecamente cattiva”, sarebbe stato pubblicato:

L’articolo era intenzionalmente ridicolo ed essenzialmente diceva che il pene non deve essere pensato come organo genitale maschile ma come costruzione sociale dannosa. Non abbiamo nemmeno provato a cercare che cosa significasse veramente “teoria di genere discorsiva post-strutturalista”. Abbiamo supposto che se fossimo stati chiari semplicemente nelle nostre implicazioni morali che la mascolinità è intrinsecamente cattiva e che il pene è alla radice di ciò, saremmo riusciti a pubblicare l’articolo in un giornale rispettabile. 

Questa caratterizzazione già incriminante del nostro imbroglio sottostima la mancanza di adeguatezza del nostro articolo per la pubblicazione accademica per ordini di grandezza. Non abbiamo cercato di rendere l’articolo coerente; al contrario, lo abbiamo riempito di termini tecnici (come “discorsivo” e “isomorfismo”), frasi senza senso (ad esempio scrivendo che gli uomini ipermascolini sono sia all’interno che all’esterno di certi discorsi allo stesso tempo), segnali d’allarme (come “società pre-post patriarcale”), riferimenti sboccati a termini gergali sul pene, frasi insultanti riferite agli uomini (inclusi riferimenti a uomini che non vogliono avere figli come “incapaci di accoppiarsi”) e allusioni allo stupro (abbiamo dichiarato che lo “stravaccamento” (“manspreading” in inglese), imputato agli uomini che si siedono scompostamente con le gambe aperte, è simile allo “stuprare lo spazio vuoto intorno a sé”). Dopo aver completato l’articolo, lo abbiamo letto attentamente per controllare che non dicesse niente di significativo, e visto che nessuno dei due riusciva a capire di che cosa parlasse, lo abbiamo considerato un successo. Leggendolo, non è difficile notare quanto sia decisamente ridicolo l’articolo ora ufficialmente pubblicato, inclusa la conclusione, che – dicono gli autori – “è stata tenuta in grande riguardo dai revisori”.

Concludiamo che il pene non è soltanto l’organo sessuale maschile, o l’organo genitale maschile, ma piuttosto un costrutto sociale messo in atto che è sia problematico e dannoso per la società e le future generazioni, responsabile addirittura del cambiamento climatico.

Per dare una parvenza di autorevolezza, inoltre, i due autori non hanno mancato di introdurre anche falsi riferimenti a veri accademici, come Judith Butler e Michel Foucault.

Per chiunque abbia sofferto fino alla fine di una lezione sugli Studi di Genere, che questo assurdo falso abbia superato la peer review (e addirittura con “voti altissimi”) e sia stato stampato da un vero giornale, purtroppo, non è una sorpresa. Gli autori concludono la loro discussione chiedendo il ripristino dell’affidabilità del processo di peer-review nel campo:

“Il Pene Concettuale come Costrutto Sociale” non avrebbe mai dovuto essere pubblicato per i suoi meriti perché era stato scritto appositamente per non avere alcun merito. L’articolo è è pieno di stupidaggini prive di valore accademico. La domanda a cui bisogna rispondere è: “Come possiamo ripristinare l’affidabilità del processo di peer-review?” 

Qui l’articolo originale

Read Boghossian and Lindsay’s fascinating/hilarious/depressing analysis here.

L’articolo è stato rivisto.

DOCUMENTO #inedito DOTTOR #Nicolosi

​Documentiamo qui la scheda professionale del dr Nicolosi. 

Scheda dottor Nicolosi – si può cercare su: https://www.breeze.ca.gov/

Come molti sapranno è l’ideatore di un approccio alle pulsioni omosessuali non desiderate che molto ha fatto e ancora continua a far discutere. Spesso si accusa Nicolosi e il suo approccio terapeutico di aver prodotto “sofferenze enormi” e “indotto suicidi” tra le persone trattate da lui. Eppure, mentre in Italia un terapeuta  va “a processo” perché alcuni suoi colleghi ritengono non deontologiche le sue idee sull’importanza fondamentale per ogni bambino di crescere con una madre ed un padre, negli Stati Uniti accuse tanto gravi non hanno prodotto nemmeno una nota di richiamo. Se davvero le accuse al dott. Nicolosi riguardo le sue terapie sono oggettive, come mai non è mai stato condannato né in un processo penale né da inchieste del suo Ordine Professionale? 

Aspettiamo fiduciosi che anche per le “accuse” mosse al dr. Ricci non da suoi pazienti ma da suoi colleghi tutto finirà in una bolla di sapone mediatica costruita su basi ideologiche.

#allarme RIENTRATO, MA MICA TANTO

​ALLARME RIENTRATO, MA MICA TANTO

Dunque si scopre oggi che la pubblicità di una nota marca di jeans circolata ieri sugli autobus romani non raffigurava un bacio pedofilo ma ritraeva semplicemente un uomo e una donna.

Il primo piano ha ingannato tutti e il dato interessante è proprio questo: che ci siamo cascati tutti.

Nell’epoca in cui i bambini vengono sessualizzati precocemente e visti come già grandi – e viceversa esistono gli asili nido per adulti che si sentono infanti – questa è una immagine che si presta a una campagna di priming in cui la massa si abitua a certi messaggi che, una volta entrati nella memoria a breve termine, transitano in quella a lungo termine facendo sì che le difese non si alzano più automaticamente. L’idea di un rapporto affettivo e sessuale fra un adulto e un bambino diventa un qualcosa di già visto, di familiare e quindi si è più predisposti ad accettare il dato che si appresta a venire imposto.

Ora, nel momento in cui le università italiane hanno già predisposto il libretto per il terzo sesso – per quelli cioè che non si riconoscono né come maschio né come femmina – disconoscendo il dato biologico, ebbene sarà un breve passo da compiere per riconoscere diritti particolari all’adulto che si sente più piccolo o al bambino che si sente più grande. Se il dato biologico viene disconosciuto per il sesso, non si capisce perché debbano esserci dei paletti per l’età che effettivamente è molto più fluida nell’autopercezione, molto più relativa rispetto al sesso che invece è molto più legato ad un dato oggettivo, biologico. L’età, dunque, si presta ancora meglio al gioco della fuidità.

Se c’è il libretto per l’uomo che si sente femmina e per la donna che si sente maschio, ma perché un adulto di cinquant’anni non dovrebbe poter andare all’asilo? Se il cinquant’enne si sente adolescente, perché non dovrebbe poter avere una relazione con una quindicenne senza subirne le conseguenze penali?

Allarme rientrato dunque? Ma mica tanto. Come si può ben capire, lo sdoganamento della pedofilia è già dietro l’angolo.

Alessandro Benigni

FASE #finale

FASE FINALE

Ci siamo. Se una foto con un bacio pedofilo ha potuto circolare per Roma attaccata agli autobus,  inutile nasconderselo, siamo alla fase finale.
E tu, uomo che hai coltivato nel tuo cuore l’humanitas – quella cosa che ti mette dalla parte dei deboli, che ti fa sentire la loro sofferenza – rassegnati. Pensavi di conquistare con la ragione molti altri alla tua causa e invece guardati intorno: silenzio, indifferenza. Ormai possiamo toglierci tranquillamente la maschera e nessuno si indigna. Sei solo.

La gente comune ce la siamo lavorata lentamente. È stato facile, un gioco da ragazzi. D’altronde la tv le piace così tanto.

La tua chiesa, divisa in poche mosse, se si azzarda a parlare peggio per lei: sai, le banche, le tasse, gli scandali. Facile.

Pensavi di mettere i tuoi figli in una scuola cattolica per stare al sicuro? Dai, non sarai così ingenuo. Siamo anche lì con i programmi, i libri di testo, le ispezioni e, male che vada, con le tasse facciamo chiudere anche quelle.

Pensavi di educare tuo figlio da solo? Di trasmettergli in casa i tuoi principi e i tuoi valori? Ma allora non vuoi proprio capire. I tuoi figli ci racconteranno tutto, basta un tema in classe, saranno le nostre spie inconsapevoli. Poi ti toglieremo la potestà su di loro, verrai dichiarato incapace di educarli. Saranno nostri e faremo di loro quel che ci piace. 

Non ci credi? Ma dai, te lo dobbiamo anche spiegare? Non li vedi i medici, gli psicologi, i magistrati cui stiamo chiudendo la bocca? Poi sarà il tuo turno. A presto caro. Sarà facile. Un gioco da ragazzi.

I RISCHI DEL #sesso OMO


Il sesso anale è il modo più rischioso per contrarre l’HIV, perché causa immunosoppressione anche in maschi apparentemente in salute, inoltre il sesso gay tende a diventare più eccentrico e violento. Il matrimonio gay non salvaguarda dal contagio dell’HIV, anzi i partner stabili sono responsabili del 50% dei contagi. Il sesso gay espone gli omosessuali non solo all’HIV, ma anche a una serie di altre malattie sessualmente trasmissibili; 
La maggior parte degli uomini gay si dedicano al sesso anale, ma i lubrificanti che sono soliti usare sono tossici per i tessuti interni ed esterni del corpo, e inoltre sono esposti a infezioni trasmissibili per via rettale. Se invece il maschio è eterosessuale, la sua possibilità di contrarre l’HIV è relativamente ridotta.
I maschi gay giovani hanno maggiori probabilità di intrattenere rapporti sessuali con partner maschi più anziani (incluso il primo partner) e di conseguenza di contrarre il virus dell’HIV da loro, oltre a essere quelli che fanno maggior uso di droghe a scopo ricreativo.

Si consideri inoltre che la maggior parte dei maschi gay ha rapporti non protetti (il numero è in aumento) e inoltre riferisce di avere avuto più di due partner sessuali recenti.

Le malattie sessualmente trasmissibili che normalmente si riscontrano fra di loro stanno diventando resistenti agli antibiotici. Questo vale per la Shigella, la gonorrea (prevalente) e la clamidia, oltre all’HPV (normalmente più diffuso tra le donne) che ormai è epidemico nelle comunità gay. 

L’USO DEL CONDOM NON GARANTISCE SICUREZZA, né il sesso orale è una alternativa più sicura, anzi è un importante veicolo di malattie, inclusa la gonorrea che, trasmessa per via orale, è asintomatica.

Benché i rischi dei rapporti passivi siano ben noti, gli uomini gay continuano a portare avanti questo tipo di comportamenti; il risultato è la difficoltà nel curare diarrea cronica, poi l’incontinenza fecale. Oltre a ciò, il 35% degli uomini gay ha una malattia a trasmissione sessuale: ad esempio, la sifilide è diffusa nel 2% della popolazione totale degli USA, ma il 60% di questo piccolo gruppo è composto da maschi gay.

Fonte: http://josephsciambra.com/the-ugly-truth-about-gay-male-sex/

Traduzione a cura di Gian Spagnoletti

LA CULTURA #omosessuale

Riportiamo la trasposizione (rielaborata a soli fini di miglior lettura) di una conferenza stampa del Circolo Mario Mieli per evidenziare cosa si intenda per “Cultura omosessuale” di cui il Circolo si fa espressione. La conferenza stampa fu fatta per rispondere ad una polemica suscitata dalla notizia dell’apertura di una dark-room all’interno della discoteca “Castello” durante le serate di discoteca gay denominate “Muccassassina” 

(Prima di ogni paragrafo è riportato il minuto dell’audio cui la trascrizione si riferisce.)

<<Registrazione audio della conferenza stampa dal titolo “”Il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”, le dark room e l’aids”” che si è tenuta a Roma mercoledì 12 maggio 1993 alle ore 00:00. Organizzata dal Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” per opporsi all’ondata di demonizzazione sessuofobica di cui attualmente sono vittima gli spazi di aggregazione gay>>

 Vanni Piccolo (circolo Mario Mieli)

min. 00 (La dark room è un luogo) dove facilitare la comunicazione, il petting non deve suscitare scandalo. Quindi noi denunciamo che ci si approccia a combattere l’AIDS in modo moralistico e sessuofobo in questo caso.

Andrea Pini (arcigay)

3.40 La nostra posizione, la posizione del circolo (sulle dark room) è di assoluta apertura e disponibilità perché le dark room sono l’espressione di un fenomeno di costume che sta allargandosi , vengono dal nord America, dal nord Europa, nei Paesi Anglo Sassoni sono esperienze ormai avviate e note da più di un decennio. All’inizio degli anni ’80 decine e decine di locali con dark room hanno chiuso per via dell’Aids e della cultura fortemente sessuofobica.

7.40 In questi ultimi paio di anni la paura dell’Aids ha cambiato un po’ aspetto, possiamo affermare che c’è meno panico, una paura più razionale perché si conoscono meglio i mezzi di prevenzione.

13.00  nessuno dice che l’unico modo (di vivere la sessualità) sia di avere incontri occasionali in un angolo più o meno buio di un locale notturno ma è un modo che vogliamo difendere perché è una delle tante possibilità. C’è chi vuole vivere la sua sessualità all’interno di un rapporto di coppia ed è libero di farlo, c’è chi preferisce saltuariamente o anche tutte le settimane avere incontri con persone diverse e noi crediamo che questa scelta abbia lo stesso valore di rispetto, rispetto a quella della coppia, o a quella del matrimonio.

Vanni Piccolo

19.03 la nostra sessualità di tutti, degli omosessuali, degli eterosessuali, dei  bisessuali, e degli animal-sessuali è stata sempre incanalata secondo criteri di non sviluppo libero della sessualità, è stato sempre proibito svilupparla liberamente, per cui una liberazione sessuale, una fruizione di sesso così libero come la possibilità di andare in un locale, incontrarsi, scopare in maniera immediata proprio così senza doversi corteggiare, uscire, pagarsi la cosa ecc. ecc. ecco questo non rientra nella cultura italiana.

19.50  ora che sappiamo che possiamo usare il preservativo  e continuare a scopare noi, come altri locali, abbiamo cercato di provare ad abbattere  questo muro di moralismo che ha impedito fino ad oggi lo sviluppo delle dark room nei locali.

20.15 noi abbiamo scelto di oscurare una parte, un angolo nell’antibagno del locale per poter permettere alle persone  che vogliono appartarsi in una maniera più protetta di poterlo fare.

25. Domanda di un giornalista: Con le dark room non si favoriscono comportamenti a rischio?

Andrea Pini

29.18 Questo è stato l’atteggiamento che abbiamo dovuto combattere rispetto al ministero della sanità in questi anni perché le campagne di prevenzione tendevano a stigmatizzare i rapporti occasionali e noi, associazioni omosessuali, abbiamo cercato di far capire che in questa maniera si dà un messaggio sbagliato perché soprattutto nell’ambiente omosessuale, che non è paragonabile in quanto abitudini sessuali alla media delle persone eterosessuali, c’è un abitudine al rapporto occasionale. Non si può dire “il buon senso dice..”, no! Il buonsenso della famiglia media dice così ma il buon senso della persona omosessuale media non dice affatto così. La persona omosessuale è abituata al rapporto occasionale, è la norma.

30.50  Capisco quello che dici te “mi troverei in imbarazzo se trovassi la dark room in un locale”. Certo perché la dark-room è una cosa totalmente estranea alla cultura eterosessuale a cui la gente non è preparata.

31.15 Non puoi riportare questo giudizio al mondo omosessuale perché ha altre regole, è un altro mondo.

31.20  Partendo dal presupposto che il rapporto occasionale per noi è un’abitudine, è uno stile di vita.

31.35 La maggioranza degli omosessuali giovani hanno una vita sessuale con molti partner

 Vanni Piccolo 

32.35 ho visto che avevate delle perplessità che posso pure condividere visto che la cultura omosessuale non è del tutto conosciuta all’esterno perché la repressione ci ha pure impedito di manifestarla e di esprimerla in toto

32.52 Noi ci sottraiamo proprio perché non siamo destinati alla procreazione, non siamo destinati quindi naturalmente alla coppia e al matrimonio quindi usciamo dalla regola, dal vincolo della fedeltà, della verginità e di tutte queste cose che hanno condizionato anche l’emancipazione della donna, ecco uscendo da tutte queste regole è chiaro che abbiamo una cultura dell’amore libero, dell’amore immediato che…nella cultura omosessuale c’è questo piacere del rapporto occasionale immediato, dovunque e comunque. (..) noi siamo frenetici rispetto a questa cosa, non riusciamo a rinunciare (…) Io vorrei che fosse anche nella cultura etero una cosa del genere, forse qualcuno penserebbe di più al sesso e magari meno ad altri valori che poi sono magari altamente negativi. (…) 

35. “Siamo qui per difendere attraverso la darkroom il diritto ad una libera sessualità”

40 “Noi abbiamo il piacere di incontrarci nei giardini, di una comunicazione immediata, non riusciamo a rinunciare alla possibilità di far un rapporto occasionale immediato. Se io in treno incontro una persona che ci sta io cerco di portarmela al bagno, se non c’è nessuno cerco di farlo nello scompartimento.. ” 

41 (La dark room nel Muccassassina serve per il ) finanziamento delle associazioni di volontariato.”

43 “Prima i gay si incontravano nel Colosseo, poi l’hanno chiuso. Prima ancora il Circo Massimo, poi l’hanno rasato. Sono rimasti alcuni giardini (…) questa cosa delle dark-room non è una ghettizzazione, è solo uno spostamento. 

Riassumendo: per  “cultura omosessuale” il rappresentante del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” e il rappresentante di ArciGay intendono  una visione della vita sessuale caratterizzata da promiscuità sessuale  fatta di incontri sessuali occasionali, impellenti cui gli omosessuali non sanno sottrarsi in qualunque situazione si presenti un’opportunità. E questa “cultura” viene detto dovrebbe diventare anche quella degli eterosessuali affinché si “liberino sessualmente”. 

Promiscuità sessuale e matrimonio vengo messi sullo stesso piano morale come scelte di pari valore.

Viene spiegato  chiaramente che nel mondo gay esiste un’altra mentalità rispetto al mondo etero e che il concetto di “buon senso” è completamente diverso nelle due realtà. 

Ad un certo punto si parla, oltre che di omosessuali, eterosessuali e bisessuali anche di “animal-sessuali”, una categoria non meglio specificata che però lascia ben poco spazio all’immaginazione. 

Si parla di “dark room” come di un’occasione per far affluire più clienti al Muccassassina e guadagnare più soldi per “finanziare il volontariato” del Circolo sia per la prevenzione dell’Aids (i risultati li raccontano le statistiche degli infettivologi) che per favorire la “liberazione sessuale” anche del resto della popolazione italiana che deve cambiare “cultura”.

Per loro stessa ammissione la vita gay non è compatibile con la formazione di una famiglia, la fedeltà e la procreazione cui “non siamo destinati”.

Probabilmente nei 24 anni passati dalla conferenza stampa queste associazioni hanno fatto un ottimo lavoro diffondendo la mentalità favorevole alla promiscuità sessuale anche tra gli eterosessuali.

Questi signori sono partner Unar e vanno nelle scuole a diffondere la loro cultura ai giovani. Se continueremo a permetterlo.
Fonte: http://www.radioradicale.it/scheda/54610/54676-il-circolo-di-cultura-omosessuale-mario-mieli-le-dark-room-e-laids

CORSI E RICORSI STORICI

Corsi e ricorsi storici.

Negli anni ’30, la propaganda della Germania nazista (vedi immagine) avvertiva: “Questo paziente affetto da malattia ereditaria costa alla comunità 60 mila marchi per tutta la vita. Compagno, quel denaro è anche TUO!”. E preparava la strada allo sterminio delle “vite indegne”. Oggi la Repubblica (leggi il titolo al link qui sotto) ci avverte che i malati cronici sono un PESO (sì, proprio così!!!) per il servizio sanitario nazionale. In tempo di DAT viene da domandarci: che cosa ci aspetta?

“TU LI HAI A CARICO! Un malato ereditario costa fino al raggiungimento del 60° anno di età una media di 60.000 Marchi”

“Un malato ereditario costa allo Stato 5.50 Marchi al giorno / Con 5.50 marchi una famiglia sana vive un giorno”

“Sterilizzazione: non punizione ma liberazione. Quali genitori vorrebbero per i propri figli una sorte tanto terribile?”

(questa è tremenda, fa leva sui sensi di colpa)

Traduzioni a cura di GIAN SPAGNOLETTI

Attenzione: Repubblica si vergogna di quanto scritto e cambia titolo. Sparisce che i malati “sono un peso”.

TROVA LE DIFFERENZE

PRIMA
DOPO

http://www.repubblica.it/salute/2017/04/10/news/_in_italia_quasi_24_milioni_di_malati_cronici_-162640696/

L’IMPORTANZA DEL #padre BIOLOGICO PER IL #bambino

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

Molto spesso oggi si tende a sottovalutare l’importanza dei legami biologici fra genitori e figli affermando che quello che conta è l’amore. Tuttavia un recente studio condotto da tre ricercatori della London School of Economics (Mariani et al. 2017) ha invece rivelato come sia importante per il bambino la presenza del padre biologico all’interno della famiglia. 

Lo studio si è basato sull’osservazione di oltre mille famiglie dove i bambini sono nati da madri single, ma in cui un uomo (padre biologico o patrigno) è entrato successivamente a farne parte.  E’ noto che i bambini che crescono in una famiglia formata dai genitori biologici hanno minori problemi di quelli che crescono da madri single. Ma finora nessuno aveva mai considerato cosa succede ad un bambino quando un uomo (genitore biologico o patrigno) entra a fare parte del nucleo familiare.  La ricerca ha valutato lo stato di salute psico-fisico dei bambini sulla base di parametri cognitivi, socio-emozionali e sulla tendenza all’obesità.

E’ stato osservato che quando il padre biologico si unisce alla famiglia entro i primi sette anni di vita dei bambini, questi se la “cavano” in modo simile a quelli cresciuti da sempre con i propri genitori biologici. Invece i bambini che crescono con un patrigno o quelli che devono affrontare l’abbandono della famiglia da parte del padre biologico fanno registrare performance inferiori, del tutto simili a quelli che crescono con le madri single.

Sembra quindi che il padre biologico rivesta una grande importanza per i bambini così come la stabilità del gruppo familiare. 

Mariani, E., Özcan, B., & Goisis, A. (2017). Family Trajectories and Well-being of Children Born to Lone Mothers in the UK. European Journal of Population, 1-31.

GRAZIE

Quando negli anni ’70 l’omosessualità per pressioni politiche dei movimenti LGBT è stata declassata da un giorno all’altro da “disturbo dell’affettività” a “variante naturale della sessualità” dall’Associazione Psicologi Americani (smentendo quasi cento anni di storia della psicologia con una votazione per alzata di mano!), Joseph Nicolosi e un manipolo di altri uomini coraggiosi non si sono lasciati influenzare, e pure condannando le discriminazioni che in quel periodo le persone omosessuali erano effettivamente costrette a subire in occidente (non così oggi), hanno continuato a studiare il fenomeno sulla base di quello che l’esperienza aveva insegnato loro: l’omosessualità aveva dei fattori di condizionamento ed era passibile di mutamento. 
In questa immagine si riassume uno dei concetti cardine della Teoria Riparativa da loro concepita (così chiamata non perché debba “riparare” gli omosessuali, ma perché considera l’attrazione per lo stesso sesso un tentativo di “riparazione” a un rapporto non equilibrato con il proprio sesso di appartenenza, che l’individuo fa inconsciamente). 
Nel tempo lo stesso Nicolosi capirà che le responsabilità di questa compensazione (solo una delle possibili: malati di fi…a, dipendenza dalla masturba…ione, sociofobia, insicurezza relazione, incapacità a stare da soli  immaturità affettiva, sono tutti sintomi delle stesse ferite, anche fra chi non ha attrazione per lo stesso sesso) non sono attribuibili solo al padre, ma anche alla madre e all’indole specifica del figlio (figli diversi a genitori uguali reagiscono in modo diverso), oltre alle concause esterne alla famiglia (i pari, le donne, la cultura, eventuali abusi ecc. Richard Cohen li divide in dieci gruppi di fattori condizionanti). Tuttavia le relazioni genitoriali hanno spesso il peso maggiore.
Grazie a quest’uomo ad oggi migliaia di persone hanno potuto rispondere al desiderio profondo del loro cuore, che il sesso o le relazioni omoerotiche non riuscivano a soddisfare. Famiglie che rischiavano la devastazione sono state salvate, e ragazzi sull’orlo del suicidio hanno ritrovato la strada di casa.
Certo, nessuna terapia è una magia e non si può aiutare forzatamente chi non lo vuole. In alcuni casi, ragazzini costretti a fare la riparativa contro la loro volontà non ne ha avuto alcun beneficio. Anzi sono peggiorati. Ma questo è un principio base di qualsiasi terapia: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato.
Non so se fosse cattolico o no, ma ricordo il grande senso di pace quando ho letto il primo libro di Nicolosi: “Omosessualità maschile un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ha sempre intuito nel profondo del suo cuore.
Oggi è morto un grande uomo che  con il suo coraggio ha dato la vita per tanti. Il mio augurio è che la sua eredità non vada perduta. Non solo nel NARTH, la sua organizzazione internazionale che aiuta chi ha bisogno di fare un lavoro sulla propria identità sessuale fuori dai soliti schemi banalizzanti. Ma anche nella vita di tutti quelli che sono stati aiutati direttamente o indirettamente da lui. Che sanno la Verità e hanno potuto vivere un grande dono, e per paura restano in silenzio e tengono quel dono per sé.
Se tutti insieme vi sollevaste sareste un esercito inarrestabile e scoprireste di non essere soli. Nessuna legge sull’omofobia potrebbe fermarvi. E non ci sarebbero carceri abbastanza grandi da contenervi tutti. Se aveste coraggio, scoprireste che dall’altra parte chi vi grida addosso in realtà vi teme come la morte.
Che Nicolosi lì dov’è possa continuare a vegliare sui suoi figli. Mentre noi da quaggiù preghiamo per il bene della sua anima.
Faccio mie le parole di un caro amico che non amava “i surrogati della riparativa”, ma a lui era affezionato. 
Oggi mi sento un po’ più solo.
Giorgio Ponte