CORSI E RICORSI STORICI

Corsi e ricorsi storici.

Negli anni ’30, la propaganda della Germania nazista (vedi immagine) avvertiva: “Questo paziente affetto da malattia ereditaria costa alla comunità 60 mila marchi per tutta la vita. Compagno, quel denaro è anche TUO!”. E preparava la strada allo sterminio delle “vite indegne”. Oggi la Repubblica (leggi il titolo al link qui sotto) ci avverte che i malati cronici sono un PESO (sì, proprio così!!!) per il servizio sanitario nazionale. In tempo di DAT viene da domandarci: che cosa ci aspetta?

“TU LI HAI A CARICO! Un malato ereditario costa fino al raggiungimento del 60° anno di età una media di 60.000 Marchi”

“Un malato ereditario costa allo Stato 5.50 Marchi al giorno / Con 5.50 marchi una famiglia sana vive un giorno”

“Sterilizzazione: non punizione ma liberazione. Quali genitori vorrebbero per i propri figli una sorte tanto terribile?”

(questa è tremenda, fa leva sui sensi di colpa)

Traduzioni a cura di GIAN SPAGNOLETTI

Attenzione: Repubblica si vergogna di quanto scritto e cambia titolo. Sparisce che i malati “sono un peso”.

TROVA LE DIFFERENZE

PRIMA
DOPO

http://www.repubblica.it/salute/2017/04/10/news/_in_italia_quasi_24_milioni_di_malati_cronici_-162640696/

L’IMPORTANZA DEL #padre BIOLOGICO PER IL #bambino

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

Molto spesso oggi si tende a sottovalutare l’importanza dei legami biologici fra genitori e figli affermando che quello che conta è l’amore. Tuttavia un recente studio condotto da tre ricercatori della London School of Economics (Mariani et al. 2017) ha invece rivelato come sia importante per il bambino la presenza del padre biologico all’interno della famiglia. 

Lo studio si è basato sull’osservazione di oltre mille famiglie dove i bambini sono nati da madri single, ma in cui un uomo (padre biologico o patrigno) è entrato successivamente a farne parte.  E’ noto che i bambini che crescono in una famiglia formata dai genitori biologici hanno minori problemi di quelli che crescono da madri single. Ma finora nessuno aveva mai considerato cosa succede ad un bambino quando un uomo (genitore biologico o patrigno) entra a fare parte del nucleo familiare.  La ricerca ha valutato lo stato di salute psico-fisico dei bambini sulla base di parametri cognitivi, socio-emozionali e sulla tendenza all’obesità.

E’ stato osservato che quando il padre biologico si unisce alla famiglia entro i primi sette anni di vita dei bambini, questi se la “cavano” in modo simile a quelli cresciuti da sempre con i propri genitori biologici. Invece i bambini che crescono con un patrigno o quelli che devono affrontare l’abbandono della famiglia da parte del padre biologico fanno registrare performance inferiori, del tutto simili a quelli che crescono con le madri single.

Sembra quindi che il padre biologico rivesta una grande importanza per i bambini così come la stabilità del gruppo familiare. 

Mariani, E., Özcan, B., & Goisis, A. (2017). Family Trajectories and Well-being of Children Born to Lone Mothers in the UK. European Journal of Population, 1-31.

GRAZIE

Quando negli anni ’70 l’omosessualità per pressioni politiche dei movimenti LGBT è stata declassata da un giorno all’altro da “disturbo dell’affettività” a “variante naturale della sessualità” dall’Associazione Psicologi Americani (smentendo quasi cento anni di storia della psicologia con una votazione per alzata di mano!), Joseph Nicolosi e un manipolo di altri uomini coraggiosi non si sono lasciati influenzare, e pure condannando le discriminazioni che in quel periodo le persone omosessuali erano effettivamente costrette a subire in occidente (non così oggi), hanno continuato a studiare il fenomeno sulla base di quello che l’esperienza aveva insegnato loro: l’omosessualità aveva dei fattori di condizionamento ed era passibile di mutamento. 
In questa immagine si riassume uno dei concetti cardine della Teoria Riparativa da loro concepita (così chiamata non perché debba “riparare” gli omosessuali, ma perché considera l’attrazione per lo stesso sesso un tentativo di “riparazione” a un rapporto non equilibrato con il proprio sesso di appartenenza, che l’individuo fa inconsciamente). 
Nel tempo lo stesso Nicolosi capirà che le responsabilità di questa compensazione (solo una delle possibili: malati di fi…a, dipendenza dalla masturba…ione, sociofobia, insicurezza relazione, incapacità a stare da soli  immaturità affettiva, sono tutti sintomi delle stesse ferite, anche fra chi non ha attrazione per lo stesso sesso) non sono attribuibili solo al padre, ma anche alla madre e all’indole specifica del figlio (figli diversi a genitori uguali reagiscono in modo diverso), oltre alle concause esterne alla famiglia (i pari, le donne, la cultura, eventuali abusi ecc. Richard Cohen li divide in dieci gruppi di fattori condizionanti). Tuttavia le relazioni genitoriali hanno spesso il peso maggiore.
Grazie a quest’uomo ad oggi migliaia di persone hanno potuto rispondere al desiderio profondo del loro cuore, che il sesso o le relazioni omoerotiche non riuscivano a soddisfare. Famiglie che rischiavano la devastazione sono state salvate, e ragazzi sull’orlo del suicidio hanno ritrovato la strada di casa.
Certo, nessuna terapia è una magia e non si può aiutare forzatamente chi non lo vuole. In alcuni casi, ragazzini costretti a fare la riparativa contro la loro volontà non ne ha avuto alcun beneficio. Anzi sono peggiorati. Ma questo è un principio base di qualsiasi terapia: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato.
Non so se fosse cattolico o no, ma ricordo il grande senso di pace quando ho letto il primo libro di Nicolosi: “Omosessualità maschile un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ha sempre intuito nel profondo del suo cuore.
Oggi è morto un grande uomo che  con il suo coraggio ha dato la vita per tanti. Il mio augurio è che la sua eredità non vada perduta. Non solo nel NARTH, la sua organizzazione internazionale che aiuta chi ha bisogno di fare un lavoro sulla propria identità sessuale fuori dai soliti schemi banalizzanti. Ma anche nella vita di tutti quelli che sono stati aiutati direttamente o indirettamente da lui. Che sanno la Verità e hanno potuto vivere un grande dono, e per paura restano in silenzio e tengono quel dono per sé.
Se tutti insieme vi sollevaste sareste un esercito inarrestabile e scoprireste di non essere soli. Nessuna legge sull’omofobia potrebbe fermarvi. E non ci sarebbero carceri abbastanza grandi da contenervi tutti. Se aveste coraggio, scoprireste che dall’altra parte chi vi grida addosso in realtà vi teme come la morte.
Che Nicolosi lì dov’è possa continuare a vegliare sui suoi figli. Mentre noi da quaggiù preghiamo per il bene della sua anima.
Faccio mie le parole di un caro amico che non amava “i surrogati della riparativa”, ma a lui era affezionato. 
Oggi mi sento un po’ più solo.
Giorgio Ponte

NON SI NASCE #Gay NUOVI STUDI

Nuovo studio americano afferma che i gay non sono “nati così” e l’orientamento sessuale non è fisso

Lo studio ha svelato che la nozione che l’identità di genere sia fissa e determinata da fattori biologici è anch’essa priva del sostegno di dati.

La questione dell’orientamento sessuale è molto controversa da quando le nazioni occidentali hanno cominciato a riconoscere i diritti di Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender (LGBT).

Una parte importante dell’attuale dibattito LGBT è la credenza che l’orientamento sessuale sia predeterminato dalla biologia. Quindi, se una persona non ha scelta se essere gay o meno, la società non può esigere che diventi “etero”. Questo è un argomento solido e ragionevole. La società non può davvero obbligare le persone a cambiare qualcosa su cui non hanno controllo.

D’altra parte, l’argomento dei “nati così” è stato contestato da alcune persone. Un recentissimo studio interdisciplinare pubblicato dalla rivista New Atlantis ha messo in dubbio la credenza che la sessualità umana e l’identità di genere siano determinati dalla biologia e restino fissi. New Atlantis si occupa principalmente delle ramificazioni politiche, sociali ed etiche degli avanzamenti tecnologici. 

Lo studio, effettuato da due ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, USA, ha rivelato che non c’è nessuna prova che l’identità sessuale sia fissa. I ricercatori dicono che l’obiettivo del loro studio è di attirare l’attenzione del pubblico sui problemi di salute mentale della comunità LGBT. Lo studio ha messo in guardia contro un trattamento medico drastico per i bambini transgender. 

Secondo lo studio, a prescindere dal suo valore politico, la nozione del “nato così” sostenuta dalla comunità LGBT non è sostenuta da sufficienti dati. Ma lo studio non ha concluso o affermato che essere gay è una scelta. Ha solo detto che dire il contrario potrebbe essere sbagliato. 

Lo studio, un fascicolo di 144 pagine, è stato scritto dal Dr. Lawrence S. Mayer, un epidemiologo e un biostatistico con una formazione anche in campo psichiatrico, che attualmente è un insegnante residente nel dipartimento di psichiatria della Johns Hopkins School of Medicine. Anche il Dr. Paul R. McHugh, che ha collaborato alla stesura dello studio, è un famoso psichiatra, ricercatore, educatore ed ex capo del Dipartimento di Psichiatria del Johns Hopkins Hospital.

Il Dr. Mayer ha detto che molte persone che hanno contribuito allo studio hanno chiesto di non essere identificate. L’anonimato che hanno richiesto serve a proteggerli da una reazione potenzialmente negativa da parte di persone in disaccordo con lo studio. Ha ammesso che esso potrebbe dare luogo a polemiche sia tra le persone pro-LGBT che tra quelle contrarie. 

“Alcuni temevano una risposta piena d’ira dagli elementi maggiormente militanti della comunità LGBT; altri temevano una risposta arrabbiata dagli elementi più stridenti delle comunità religiose conservative. Tuttavia è più irritante che alcuni temessero rappresaglie da parte delle loro stesse università per aver affrontato tali argomenti controversi, a prescindere dal contenuto del rapporto – una triste affermazione sulla libertà accademica”, ha affermato il Dr. Mayer.

Le tre sezioni dello studio si concentrano sull’orientamento sessuale, sui collegamenti tra la sessualità e la salute mentale, e l’identità di genere. Pescando da studi in campi che variano dalla neurobiologia alle scienze sociali, i ricercatori hanno scritto: “La comprensione dell’orientamento sessuale come proprietà innata e biologicamente fissa degli esseri umani – l’idea che le persone siano “nate così”, non è sostenuta da alcuna evidenza scientifica”. 

Lo studio ha dichiarato che persino lo stesso termine “orientamento sessuale” è ambiguo. Il termine, secondo lo studio, è usato per descrivere attrazione, comportamento o identità da parte di diversi ricercatori. A volte, lo stesso termine si riferisce a cose come l’appartenenza a una certa comunità o all’avere certe fantasie.

Lo studio dice: “Quindi è importante che i ricercatori siano chiari su quali di questi domini vengono studiati, e che teniamo a mente le definizioni specifiche dei ricercatori quando interpretiamo le loro scoperte”.

I ricercatori hanno riconosciuto nello studio che ci sono fattori biologici associate con il comportamento sessuale, ma hanno sottolineato che non ci sono spiegazioni biologiche persuasive per l’orientamento sessuale umano. Per esempio, alcuni studi hanno mostrato che ci sono differenze nelle strutture cerebrali di persone gay e etero. Ma lo studio ha affermato che le differenze non sono necessariamente innate e potrebbero essere il risultato di fattori ambientali o psicologici.

“La dichiarazione più forte che la scienza offre per spiegare l’orientamento sessuale è che alcuni fattori biologici sembrano, in misura sconosciuta, predisporre alcuni individui a un orientamento non-eterosessuale”, ha affermato lo studio.

Nel fornire ulteriori spiegazioni, i ricercatori hanno rivelato che gli individui LGBT corrono statisticamente maggiori rischi di avere problemi di salute mentale che il resto della popolazione. I ricercatori hanno detto che, per esempio, negli Stati Uniti il tasso di suicidi lungo tutta la vita e in tutte le età di individui transgender è stimato al 41%, contro un tasso inferiore al 5% nella popolazione generale del Paese. La spiegazione solitamente accettata è lo stress sociale per la discriminazione e lo stigma, ma lo studio ha detto che questi fattori da soli non potrebbero spiegare la disparità e che è necessaria una maggiore ricerca scientifica.

Il documento ha aggiunto che anche la nozione che l’identità di genere è fissa e determinata da fattori biologici non è sostenuta da dati. Maggiori dati scientifici sono necessari per sostenere questa affermazione, secondo i ricercatori. 

“Nell’esaminare la letteratura scientifica, troviamo che quasi nulla è ben compreso quando cerchiamo spiegazioni biologiche per cosa porti alcuni individui a dichiarare che il loro genere non corrisponda al loro sesso biologico”, hanno detto gli autori. 

Concludendo lo studio, i ricercatori hanno avvertito di non ricorrere a trattamenti medici drastici come la chirurgia di riassegnazione del sesso per persone identificate o che si identificano come transgender. I ricercatori hanno detto che il loro avvertimento è specialmente vero per i bambini, la cui sessualità è mutevole e per cui certi trattamenti potrebbero fare più danno che beneficio. 

“C’è scarsissima evidenza scientifica per il valore terapeutico di interventi che ritardano la pubertà o modificano i caratteri sessuali secondari degli adolescenti, sebbene alcuni bambini possano aver migliorato il proprio benessere psicologico se sono incoraggiati e supportati nella loro identificazione cross-gender. Non ci sono prove che tutti i bambini che esprimono pensieri o comportamenti atipici per il loro genere debbano essere incoraggiati a diventare transgender” hanno detto i ricercatori. 

Infine, i ricercatori hanno sottolineato che il loro studio tocca temi controversi, insistendo che, prima di tutto, esso riguarda la scienza e il bisogno di prove aggiuntive sul campo. Hanno incoraggiato le società occidentali ad accettare lo studio da un punto di vista scientifico e non da quello delle emozioni e delle opinioni personali.

Fone: http://anonhq.com/new-u-s-study-says-gay-people-not-born-way-sexual-orientation-not-fixed/

LEZIONE DI RECUPERO

LEZIONE DI RECUPERO

Sembra impossibile trovarsi a dover spiegare cose semplicissime e di facile intuizione ma, se uno l’intelligenza non ce l’ha non se la può dare, direbbe oggi don Abbondio. E allora recuperiamo la lezione sperando che stavolta l’asinello si applichi di più.

Ma veniamo si fatti. 

In un articolo sugli effetti nefasti della pornografia – responsabile di provocare impotenza maschile – il nostro amico Alessandro Benigni ha scritto: “Se c’è un nemico da combattere a suon di ceffoni e tabù, è la pornografia. Non amate i vostri figli? Pazienza. Amate i loro cazzi, almeno. Amate la loro virilità: date loro tabù come se non ci fosse un domani, divieti, ceffoni e senso del Sacro. Perché la sessualità umana è Sacra”. 

Al netto di un linguaggio forte, da cui traspare l’urgenza di scuotere la coscienza di chi legge, il discorso sembra chiaro: i genitori devono amare (cioè prendersi cura del) la virilità dei loro figli maschi facendo sì che non si avvicinino alla pornografia.

Semplice, no?!

Evidentemente no se un noto blog omosessualista titola un pezzo sostenendo che Alessandro Benigni “ama il cazzo dei suoi figli” e apre le danze accusandolo di immoralità. 

Ma come? Immorale uno che vuole bandire la pornografia? Casomai chi sembra – neanche tanto velatamente – difenderla. O no?!

Terminiamo la lezione di recupero con un’avvertenza: se ogni volta che leggete la parola “cazzo” schizzate male e non capite un cazzo, un controllino sarebbe da mettere in agenda.

MA SE #gay NON SI NASCE…

Jesse Bering è un ricercatore psicologo e saggista. Apertamente omosessuale, nel 2010 è stato insignito del riconoscimento “Scienziato dell’anno” dalla National Organisation of Gay and Lesbian Scientist and Technical Profession (NOGLSTP). E’ famoso per il modo franco e umoristico con cui affronta temi delicati e controversi come quelli relativi alla sessualità umana (è autore di un libro sulle perversioni sessuali). I suoi saggi tendono a mantenere un approccio scientifico  anche a costo di distaccarsi dal politicamente corretto. In un articolo pubblicato su Scientific American dedicato ai segnali che possono indicare se un bambino sarà omosessuale, ammette che non è assolutamente semplice predire l’orientamento sessuale dai comportamenti manifestati nell’infanzia. A differenza degli ideologi del gender ammette che le differenze comportamentali fra maschi e femmine hanno una origine biologica e non sono un mero costrutto sociale, ma soprattutto ammette che l’orientamento sessuale è il risultato di una interazione fra genotipo ed ambiente e che non si nasce gay: “In questi giorni va di moda dire che qualcuno è “nato gay”, ovviamente, ma se ci pensiamo in un modo un po’ più critico, risulta strano, e probabilmente nonsense, riferirsi a un infante appena nato, fasciato nelle copertine e ancora attaccato al seno della madre, come a un omosessuale. Apprezzo le motivazioni anti-discriminatorie, ma se continuiamo a insistere su discorsi politicamente corretti senza considerare fattori di sviluppo post-natali più complessi, siamo davvero pronti a etichettare dei neonati come LGBT?” 

A questo punto però viene da chiedersi: se si ammette che ci sono delle componenti ambientali che agiscono nella prima infanzia, queste sono chiaramente e prevalentemente genitoriali. Non varrebbe la pena di capire (o di ammettere) quali siano questi fattori? Non varrebbe la pena di focalizzarsi con più attenzione sul processo di identificazione psicosessuale? E’ sempre così auspicabile che un bambino sviluppi un orientamento omosessuale? Si può comprendere che uno psicologo gay non riesca a spingersi oltre, ma forse varrebbe la pena rifletterci sopra senza pregiudizi in un senso o nell’altro.

Frank Gordon

Fonte : Jesse Bering, Is your child gay? Scientific American (2012)

GHEIPURG ED I LIBERI PENSATORI #SilvanadeMari

Mentre si attende l’esito del procedimento instaurato presso l’Ordine dei medici contro la dott. Silvana De Mari – rea di aver sostenuto che i rapporti anali possono causare gravi danni per la salute di chi li pratica –  un noto sito lancia un articolo che, al di là del titolo roboante, nulla toglie alla verità portata a galla dalla dottoressa durante una puntata de “La Zanzara”.

“La scienza sbugiarda Silvana De Mari”, proclama l’opinionista. Ma più che a sbugiardare la suddetta, sembra piuttosto che l’articolo sia diretto a rassicurare i lettori abituali del blog.

Vi si legge, infatti, che recenti studi dimostrerebbero come i rapporti anali siano del tutto infrequenti nelle coppie omosex, dove prevarrebbero altre modalità affettive, come ad esempio i baci e – diciamo così – l’artigianato locale.

La scienza, quindi, non sembra smentire affatto la dottoressa De Mari e, se queste sono le prove che la controparte intende portare contro di lei, che dorma pure sonni tranquilli.

Nessuno – tranne l’ineffabile Luxuria – sembra in grado di sostenere che i rapporti anali fanno bene o, ipotesi minore, che non fanno male. Ciò che il sito che si batte contro la dottoressa De Mari sembra voler dire ai suoi fan è che i rapporti anali non fanno male SE NON LI FAI.

Il che – mutatis mutandis – è come dire alle coppie etero che un buon contraccettivo è non avere rapporti completi.

Ma la macchina del fango continua a dimenarsi come un animale ferito.

Ribellatevi

dittaturaNon cascate nel loro trucco. Loro son molto bravi, coi trucchi.

Vogliono che vi sentiate in colpa, per fare i loro comodi.

L’unica difesa è la ragione.

Ragionate.

Non siete “omofobi“. Non siete razzisti. Non siete antiquati. Non siete malati.

Chi difende il diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà (e a non essere strappato dal ventre che l’ha partorito, per essere venduto a due gay), non è affatto “omofobo”. Non è affatto malato.

Difendere i bambini non significa odiare le persone omosessuali né discriminarle, in nessun modo. Le persone omosessuali vanno accolte e rispettate, come tutti. Ma non possono avere bambini. Punto. E dall’altra parte il bambino ha diritto a mamma e papà e niente e nessuno, men che meno una legge ingiusta, può cancellare questo diritto.

I veri malati sono quelli che odiano i bambini fino al punto di negargli un genitore, per il solo motivo che ne hanno voglia. Pensano che sia giusto così. Quindi lo fanno, senza scrupoli. Malati di egoismo. 

E malati sono anche quelli che si voltano dall’altra parte: malati d’indifferenza, di menefreghismo. Saranno affari loro, pensano.

E invece no. Perché in ogni bambino è custodita l’umanità intera. Se la perdiamo, abbiamo chiuso.

Ragionate con la vostra testa: ascoltatevi. Quando pensate ai diritti dei bambini lo fate perché odiate qualcuno? State facendo del male? State negando il diritto di qualcuno o difendendo chi è davvero più debole e bisognoso di protezione?

Ragionate.

E ribellatevi.

 

 

Alessandro Benigni

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