DSM IV e derubricazione dell’omosessualità

DSM IV e derubricazione dell’omosessualità

IL DSM IVChe cosa è il DSM?

La prima versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, chiamato comunemente DSM, è stata redatta dalla più importante associazione psichiatrica americana (APA) nel 1952. A quel tempo il DSM teneva conto delle conquiste della psichiatria dinamica e della psicanalisi che riconduceva il disagio psichico e mentale a conflitti e ferite relative alla vita psichica del soggetto, al suo ruolo nella famiglia e al suo rapporto con l’ambiente sociale.
Nel corso dei decenni vi sono state ulteriori revisioni e aggiornamenti del DSM (oggi siamo arrivati al DSM IV-TR) che si sono caratterizzati nel catalogare il disagio psichico e mentale nei termini di un “disturbo” o di un “disordine” e, in generale, nell’indebolire l’idea stessa di malattia cambiando la sua denominazione. Sullo sfondo si trattava anche di aggiornare il DSM in base all’evoluzione del sistema sanitario, per esempio cercando di aggirare lo spinoso problema delle cause legali contro i medici, delle diagnosi sbagliate, dei rimborsi delle assicurazioni, elementi che contraddistinguono il sistema sanitario americano in cui è ben presente la potente influenza delle multinazionali farmaceutiche.
In sintesi, il DSM IV propone una nomenclatura ragionata di numerosissimi disturbi psichici definiti in tutte le loro varianti e classificati in base al loro aspetto fenomenico e pragmatico. Viene esclusa ogni considerazione relativa alle cause (eziologia), alla storia e alla vita psichica del soggetto.

Storia della derubricazione dell’omosessualità dal DSM

Uno degli argomenti del movimento gay per affermare che l’omosessualità sarebbe “normale” è l’affermazione secondo la quale l’APA, nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Pochi però spiegano che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica. Dal 1968 gli attivisti gay manifestavano alle riunioni della “Commissione Nomenclatura” dell’APA, chiedendo e infine ottenendo di partecipare agli incontri. Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico e ideologico che sfociarono nel 1973 nella decisione di mettere ai voti la questione.
Ebbene sì: l’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contro)! Nel DSM IV rimase la voce “omosessualità egodistonica” (che fu tolta poi nel 1987), espressione che in generale designa soggetti spinti verso uno stato depressivo a causa di un conflitto con il proprio io. Il noto psichiatra Irving Bieber commentò la votazione del 1973: “Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda”.

È interessante la posizione di Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della “Commissione Nomenclatura” dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia della terapia riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orientamento sessuale. In una dichiarazione rilasciata al “Wall Street Journal” il 23 maggio 2001, egli afferma: “Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni il rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare molti dei miei colleghi[…]. Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica e accademica. Io contesto la tesi secondo cui ogni desiderio di cambiamento dell’orientamento sessuale di un individuo è sempre il risultato della pressione sociale e mai il prodotto di una razionale motivazione personale…”.

In sintesi: non si tratta qui di stabilire se l’omosessualità sia o no una malattia, un disturbo o un disordine, se sia giusta una denominazione piuttosto che un’altra, ma di mettere in guardia dalle affermazioni totalizzanti di coloro che sostengono trionfalmente che l’omosessualità, in base ai criteri “scientifici” sanciti dal DSM, non è più una malattia. Il rischio di questa affermazione è che essa possa diventare una “giustificazione scientifica” per sostenere ulteriori manipolazioni ideologiche.

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