IL TABÚ DEL RIMPIANTO DI CHI HA CAMBIATO SESSO

Il nuovo tabù: sempre più persone rimpiangono il cambiamento del sesso e vogliono la ‘de-transizione’, dice il chirurgo



Il dottor Miroslav Djordjevic dice che sempre più persone, in particolare le donne transessuali di oltre 30 anni, chiedono un intervento di inversione, ma i loro rimpianti restano tabù
Cinque anni fa, il professor Miroslav Djordjevic, noto chirurgo di “riassegnazione genitale”, ricevette un paziente presso la sua clinica di Belgrado. Era un paziente transgender che aveva avuto un intervento chirurgico in un’altra clinica per rimuovere i genitali maschili ed in seguito aveva cambiato idea.

Quella fu la prima volta che Djordjevic venne contattato per eseguire una chirurgia cosiddetta di “inversione”. Nel corso dei sei mesi successivi altre sei  persone si sono recate da lui, con lo stesso desiderio di invertire i loro interventi chirurgici. Pazienti provenienti da paesi in tutto il mondo occidentale, compresa la Gran Bretagna, tutti uniti da un acuto senso di rammarico. Attualmente, Djordjevic ha altre sei persone in attesa di decidere con la sua clinica circa questa “inversione” e due che attualmente stanno sottoponendosi al processo stesso; ricostruire i genitali maschili è una procedura complessa e, per essere completamente effettuata, richiede numerose operazioni nel corso di un anno per un costo di circa 18.000 euro.

Coloro che desiderano l’inversione, dicono Djordjevic, gli hanno parlato di depressione profonda dopo la loro transizione e, in alcuni casi,  di aver persino contemplato il suicidio. “Può essere davvero devastante ascoltare queste storie”, dice il 52enne. Eppure, la maggior parte di queste persone non trovano ascolto.

Nelle settimane scorse è uscita la notizia che la Bath Spa University (GB) ha rifiutato una domanda di ricerca sulla “inversione” delle riassegnazioni di genere, perché era un argomento ritenuto “potenzialmente politicamente scorretto”.

 James Caspian, uno psicoterapeuta specializzato nel lavoro con i transgender, ha suggerito la ricerca dopo una conversazione con Djordjevic nel 2014 in un ristorante di Londra dove il medico serbo gli aveva raccontato il numero di inversioni che stava vedendo e la mancanza di rigore accademico sul tema .

Secondo Caspian, l’università ha inizialmente approvato la sua proposta di ricerca sulla “de-transizione”. Egli aveva raccolto alcuni risultati preliminari che suggerivano che un numero crescente di giovani, in particolare di giovani donne, cambiavano genere per poi rammaricarsene.

Ma dopo aver presentato una proposta più dettagliata alla Bath Spa, ha scoperto che questa stata rifiutata dal comitato etico dell’ università, che l’ha respinta per timori delle critiche che potrebbero essere rivolti all’università, non da ultime quelle sui social media da parte della potente lobby transgender.

Successivamente Caspian si è detto “stupito” alla decisione, mentre la Bath Spa University ha avviato un’indagine interna sul motivo per cui la ricerca è stata rifiutata e attualmente si rifiuta di commentare ulteriormente.

Fino a quando l’inchiesta non sarà completa, Djordjevic, che esegue annualmente circa 100 interventi chirurgici sia nella clinica di Belgrado che nell’ospedale di Monte Sinai di New York, non è disposto a dare la sua esatta opinione sull’apparente rifiuto, ma ammette che è sconcertato perché esiste una disperata necessità per una maggiore comprensione di queste richieste di “inversioni”.

“Sicuramente l’inversione di chirurgia e il rimpianto nelle persone transgender è uno dei temi molto caldi”, dice. “In generale, dobbiamo sostenere tutte le ricerche in questo campo”.

Djordjevic, che ha 22 anni di esperienza di chirurgia ricostruttiva genitale, opera seguendo rigidi protocolli. Prima di qualsiasi intervento chirurgico, i suoi pazienti devono sottoporsi ad una valutazione psichiatrica per un minimo di uno fino a due anni, seguiti da una valutazione e terapia ormonali. Richiede anche due lettere di raccomandazione da parte di professionisti per ogni persona e tenta di rimanere in contatto il più a lungo possibile con i pazienti dopo l’intervento chirurgico. Attualmente, è in contatto ancora con l’80% dei suoi ex pazienti.

In seguito alle conversazioni con coloro che sono stati sottoposti a  “inversione”, Djordjevic afferma di avere serie preoccupazioni  circa il livello di valutazione e consulenza psichiatrica che la gente riceve altrove prima che la prima “riassegnazione di genere” avvenga.

Djordjevic teme che il denaro sia alla radice del problema e dice che i suoi pazienti di “inversione” gli hanno detto che spesso alle loro richieste di chiarimenti con i chirurghi sulle procedure veniva risposto semplicemente di mandare un assegno.

“Ho sentito storie di persone che sono state visitate da chirurghi che hanno controllato solo se avevano i soldi per pagare”, dice. “Dobbiamo fermare tutto ciò. Come comunità dobbiamo fare regole molto forti: non deve essere permesso a nessuno di fare questo tipo di chirurgia semplicemente per guadagnare soldi”.

Ad oggi, tutti le sue “inversioni” sono state “donne” transessuali di età superiore a 30 anni che desideravano ripristinare i loro genitali maschili. Negli ultimi due decenni, l’età media dei suoi pazienti è più che dimezzata, tra i 45 ei 21 anni. 

Sebbene le linee guida dell’Associazione Mondiale dei Professionisti della Salute dei Transgender (WPATH) attualmente stabiliscano che nessuno di età inferiore ai 18 anni dovrebbe essere sottoposto a un intervento chirurgico, Prof. Djordjevic teme che questo limite di età potrebbe presto ridursi ad includere i minori. Se dovesse succedere, egli afferma, rifiuterà di rispettare le regole. “Temo che cosa accadrà cinque o dieci anni dopo con queste persone”, dice. “È più che un intervento chirurgico; è un problema dei diritti umani. Non potrei accettarli come pazienti poiché temerei per la loro psiche “.

Gli accessi sia di bambini che di adulti alle cliniche di identità di genere nel Regno Unito sono aumentate drammaticamente negli ultimi 10 anni. Nel mese di aprile, la Tavistock e Portman NHS Foundation Trust, l’unica clinica per gli adolescenti in Inghilterra, ha riferito 2.016 accessi al servizio per l’identità di genere in età dello sviluppo, un aumento del 42% rispetto all’anno precedente che aveva già segnato un aumento del 104% rispetto all’anno prima.

La clinica sottolinea che la maggior parte dei giovani che accedono finiscono col non ricevere il trattamento fisico presso il loro servizio. Mentre gli orientamenti del Servizio Sanitario Inglese (NHS) affermano che i giovani non devono essere trattati con ormoni del sesso opposto fino a 16 anni, sono state sollevate preoccupazioni per la mancanza di regolamentazione, in particolare nel settore privato.

All’inizio di questo mese, è stato rivelato che una deputata del Monmouthshire, la D.ssa Helen Webberley, è stata indagata dal Consiglio Generale Medico (GMC), dopo le denunce di due medici di famiglia perché aveva trattato bambini di soli 12 anni con ormoni nella sua clinica privata, specializzata in questioni di “identità di genere”.

Webberley replica di non aver fatto nulla di sbagliato e che non ci sono “sentenze o verdetti” emessi contro di lei. “Ci sono molti ragazzini sotto i 16 anni che sono disperati perché vorrebbero che la pubertà che loro considerano naturale (ovvero del sesso opposto, n.d.t),  iniziasse presto”, ha detto questo mese.

Djordjevic la vede in modo diverso e ammette di avere riserve profonde nel trattare i bambini con farmaci ormonali prima del raggiungimento della pubertà, anche perché bloccando alcuni ormoni prima che abbiano sufficientemente agito sullo sviluppo significa che potrebbero esserci difficoltà nel subire una chirurgia di riassegnazione in futuro.

“Eticamente, dobbiamo aiutare qualsiasi persona in tutto il mondo a partire dai tre ai quattro anni, ma nel modo migliore” dice. “Cambiare la salute generale con un qualche farmaco, non è una teoria che io posso sostenere”.

Queste sono questioni che cambiano profondamente la vita e intorno alle quali egli – come molti nel suo settore – sente che è necessario un dibattito migliore di quello che c’è stato finora per capirle più in profondità. Ma al momento sembra che il dibattito sia semplicemente vietato.

Fonte: http://nationalpost.com/news/world/the-new-taboo-more-people-regret-sex-change-and-want-to-detransition-surgeon-says

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