Letteratura scientifica sugli effetti delle adozioni omosessuali

Letteratura scientifica sugli effetti delle adozioni omosessuali

Nel dicembre 2013 i ricercatori del “McGill University Health Centre” hanno pubblicato sulla rivista “Cerebral Cortex” uno studio nel quale rilevano come l’assenza del padre durante la crescita porti i bambini ad aumentato rischio di comportamenti devianti riscontrabili nella fase adulta. Dal punto di vista etologico questi studi sono indicatori di effetti fisiologici misurabili che l’assenza della figura paterna provoca sull’individuo che per natura viene a crescere in un contesto che vede la presenza di entrambe le figure genitoriali. Hanno infatti concluso gli autori: questi studi «dovrebbero indurre i ricercatori a guardare più profondamente nel ruolo dei padri durante le fasi critiche della crescita e suggeriscono che entrambi i genitori sono importanti nello sviluppo della salute mentale dei bambini».

Nel novembre 2012 uno studio pubblicato su Demography ha mostrato forti limitazioni nell’interpretazione di uno studio precedente (Rosenfeld 2010) e utilizzando lo stesso insieme di dati di tale indagine, si è verificato che rispetto a quanto accade nelle tradizionali famiglie sposate, i bambini allevati da coppie dello stesso sesso presentano il 35% in meno di probabilità di progredire attraverso un percorso scolastico normale.
http://link.springer.com/article/10.1007/s13524-012-0169-x?no-access=true

Nell’agosto 2012 uno studio su Child Development ha mostrato la fondamentale importanza della figura paterna nello sviluppo dell’adolescente, evidenziando il fatto che più tempo trascorre con il padre e maggiore sarà l’autostima del ragazzo, e migliori saranno le sue abilità sociali.
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1467-8624.2012.01826.x/abstract

Nel luglio 2012, su Social Science Research Loren Marks della Louisiana State University ha mostrato l’infondatezza della posizione “possibilista” dell’American Psychological Association (APA), secondo la quale i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di coppie eteorsessuali. Lo scienziato ha analizzato i 59 studi citati dall’APA per sostenere la propria tesi, dimostrandone l’inaffidabilità dal punto di vista scientifico e attestando notevoli differenze sussistenti tra figli adottati da coppie gay conviventi e figli naturali di coppie eterosessuali
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000580

Un altro studio, questa volta molto discusso, ma i cui risultati fanno molto riflettere. Sempre nel luglio 2012 il sociologo Mark Regnerus dell’Università del Texas, basandosi sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale, ha pubblicato uno studio su Social Science Research con il quale, interrogando direttamente i “figli” (ormai cresciuti) di genitori omosessuali, ha dimostrato un significativo aumento di problematiche psico-fisiche rispetto ai figli di coppie eterosessuali. Lo studio ha ricevuto numerose critiche su alcuni quotidiani internazionali da parte di alcune fazioni di parte (come associazioni gay, militanti e anche scienziati ecc.) ma avendo superato la revisione anonima in peer-review lo studio può essere confutato soltanto attraverso una pubblicazione a sua volta pubblicata su una rivista scientifica di pari livello. Dall’altra parte l’indagine ha trovato il sostegno di un gruppo di 18 scienziati e docenti universitari attraverso un comunicato pubblicato sul sito della Baylor University. In ogni caso, l’Università del Texas ha comunque avviato un’indagine interna per analizzare nuovamente lo studio di Regnerus, pubblicando un comunicato finale con il quale si rileva che «nessuna indagine formale può essere giustificata sulle accuse di cattiva condotta scientifica», dato che «non ci sono prove sufficienti per giustificare un’inchiesta». L’indagine interna ha riconosciuto la legittimità del lavoro e la fedeltà al protocollo seguita dalla metodologia utilizzata. Occorre infine ricordare che, come accade in tutti gli studi scientifici, anche in quello di Regnerus esistono delle imprecisioni e lo stesso sociologo lo ha tranquillamente ammesso. Tuttavia questa ammissione è stata divulgata come un riconoscimento da parte dello studioso dell’inattendibilità del suo lavoro, ma in realtà egli ha semplicemente affermato: «Io ho parlato di “madri lesbiche” e “padri gay”, quando in realtà, non conoscevo il loro orientamento sessuale, conoscevo solo il loro comportamento di relazione omosessuale. Ma per quanto riguarda gli stessi risultati, io li confermo». L’importanza e la diffusione di questo studio nel campo scientifico è stata mostrata nelle dichiarazioni di Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi (ANS) e di Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio per i Diritti dei minori e consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, i quali hanno entrambi fatto riferimento a tale indagine.
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000610

Ancora nel luglio 2012 Daniel Potter dell’American Institutes for Research ha pubblicato sul Journal of Marriage and Family uno studio con il quale si è concentrato sui bambini cresciuti all’interno di relazioni dello stesso sesso, paragonandoli a quelli cresciuti con genitori di sesso opposto. Ha sottolineato come la ricerca mostri chiaramente che «i bambini cresciuti in famiglie tradizionali (vale a dire, con i due genitori biologici sposati) tendono a fare meglio dei loro coetanei cresciuti in famiglie non tradizionali».
http://www.baylorisr.org/wp-content/uploads/Potter.pdf

Nel marzo 2012 l’American College of Pediatricians ha preso posizione su questa tematica affermando: «i bambini allevati da due individui dello stesso sesso crescono in modo adeguato come i bambini allevati in famiglie con una madre e un padre? Fino a poco tempo la risposta univoca a questa domanda è stata “no”. Nell’ultimo decennio, tuttavia, organizzazioni sanitarie professionali, accademici, politici e mezzi di comunicazione hanno affermando che i divieti di genitorialità verso le coppie dello stesso sesso debbano essere tolte. Nel prendere questa decisione di tale portata, qualsiasi sostenitore responsabile dovrebbe basarsi su elementi di prova completi e conclusivi. Ma non solo non è questa la situazione, ma esistono al contrario prove tangibili che i bambini esposti allo stile di vita omosessuale possono avere un rischio aumentato di danno emotivo, mentale e anche fisico». Si è concluso quindi: «, l’American College of Pediatricians ritiene inopportuno, potenzialmente pericoloso e pericolosamente irresponsabile, per i bambini, annullare il divieto di adozione per i genitori dello stesso sesso. Questa posizione è radicata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili».
http://www.acpeds.org/Homosexual-Parenting-Is-It-Time-For-Change.html

Nel dicembre 2011 su Archives of Sexual Behavior uno studio ha mostrato che le figlie 17enni di madri lesbiche, concepite mediante inseminazione artificale, sono più propense a segnalare a loro volta un comportamento omosessuale e ad identificarsi come bisessuali, rispetto alle figlie di genitori eterosessuali.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21057866

Nell’ottobre 2011 uno studio realizzato dal Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research presso l’Università di Melbourne, ha scoperto che i ragazzi adolescenti (meno per le femmine) che hanno una figura paterna presente nella loro vita hanno significativamente meno probabilità di impegnarsi in successivi comportamenti delinquenziali rispetto ai loro coetanei orfani o senza padre. «Il senso di sicurezza generato dalla presenza di un modello di ruolo maschile in un giovane un effetto protettivo per un bambino, indipendentemente dal grado di interazione tra il bambino e il padre», ha detto il professor Deborah Cobb-Clark, direttore del Melbourne Institute e autore principale dello studio. Dunque è importante anche solo la presenza, senza valutare la qualità di questa figura. «I padri offrono ai bambini modelli di ruolo maschile e possono influenzare le preferenze dei bambini, valori e atteggiamenti, dando loro un senso di sicurezza e rafforzano la loro autostima», ha continuato. In particolare, lo studio ha rilevato che ogni forma di comportamento delinquenziale è stato ridotto di 7,6 punti percentuali per i ragazzi che vivevano con i loro padri biologici, e di 5 punti percentuali per quelli che vivono con il loro padre non biologico. «I padri sono associati ad una riduzione particolarmente grande di incidenza in comportamenti violenti e la lotta tra gang di ragazzi adolescenti»
http://melbourneinstitute.com/downloads/working_paper_series/wp2011n23.pdf

Nell’agosto 2011 sul Canadian Journal of Behavioural Science uno studio a lungo termine ha esaminato come i padri contribuiscono a rendere i loro figli più intelligenti e meglio controllabili. La situazione muta notevolmente nei bambini con i padri assenti.
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/08/110830102551.htm

Il 29 agosto 2011 su The Australian viene citato il pensiero di David Blankenhorn, sostenitore dei diritti dei gay negli Stati Uniti, il quale riconosce: «Il matrimonio è fondamentalmente per i bisogni dei bambini. Ridefinire il matrimonio per includere le coppie gay e lesbiche eliminerebbe del tutto questo diritto, e indebolirebbe ancora di più nella cultura l’idea di base di una madre e un padre per ogni bambino».
http://www.theaustralian.com.au/opinion/a-dad-does-matter-to-a-child-whether-gay-couples-like-it-or-not/story-e6frg6zo-1226124001348

Nel maggio 2011 lo psicoanalista Claudio Risé, sociologo e già docente di Psicologia dell’Educazione all’Università di Milano ha spiegato: «in assenza del genitore del proprio sesso, sarà molto difficile per quel bambino sviluppare la propria identità psicologica corrispondente. La psiche maschile e quella femminile sono molto diverse e l’identità complessiva si forma anche a partire dalla propria identità sessuale. Nel caso di maternità surrogata, lo sviluppo psicologico, affettivo, cognitivo di una bimba con due genitori di sesso maschile sarebbe in forte difficoltà: avrebbe problemi nel riconoscersi nel proprio sesso. Lo stesso accade al piccolo maschio […]. La vita umana è inscritta in due ordini: il dato naturale, biologico, e quello simbolico che il bambino ha iscritto nella propria psiche, conscia e inconscia. Entrambi presiedono allo sviluppo, alla manifestazione di una capacità progettuale, alla crescita di un’affettività equilibrata. Il padre è un individuo di genere maschile che ha scritto nel suo patrimonio genetico, antropologico, affettivo e simbolico la storia del proprio genere. Proprio perché è un maschio e non è una donna, non può avere né il sapere naturale profondo, né quello simbolico materno. I due codici simbolici, paterno e materno, sono molto diversi: la madre è colei che soddisfa i bisogni, il padre è colui che dà luogo al movimento e propone il limite: indica la direzione e stabilisce dove non si può andare».
http://claudiorise.blogsome.com/2011/05/26/bimbi-con-due-padri-ecco-perche-no/

Nel marzo 2011 sono apparsi i risultati di uno studio condotto dall’Istituto di ricerche economiche e sociali (ISER) dell’Università di Essex, Regno Unito. Dopo aver utilizzato un campione di 11.825 adulti e 1.268 giovani (età 10-15) è stato valutato il grado di felicità dei bambini nelle famiglie con alto e basso reddito verificando che l’influenza maggiore sulla felicità di un bambino è se esso vive con entrambi i genitori -maschio e femmina- e dal rapporto che hanno con essi, in particolare la loro madre.
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/03/110302080028.htm?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+sciencedaily+%28ScienceDaily%3A+Latest+Science+News%29

Nel 2010 uno studio pubblicato su Marriage & Family Review ha esaminato la letteratura scientifica precedente mostra che essa «suggerisce maggiore conoscenza circa la stabilità delle relazioni omosessuali (lesbiche) di quanto precedentemente sospettato e che, in media, tali rapporti tendono ad essere meno stabili di quelli dei genitori eterosessuali sposati».
http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/01494929.2010.543030

Nel 2010 sulla base del censimento USA del 2001, lo studio con conclusioni “no differences” di Rosenfeld (2010) ha esaminato (su oltre 700.000 casi) quanti ragazzi sono stati bocciati a scuola a seconda del nucleo famigliare: 6,8% i figli naturali di coppie eterosessuali, 9,5 e 9,7% i figli di coppie lesbiche e gay. A parità di fattori (reddito, residenza…) la probabilità è non statisticamente significativa, 7,94% (etero) e 9,07% (omo). L’interpretazione è stata messa in forte dubbio in quanto p stato fatto notare che tale divario non può risultare ai ricercatori come “non significativo”
http://www.stanford.edu/~mrosenfe/Rosenfeld_Nontraditional_Families_Demography.pdf

Nel settembre 2010 su Archives of Sexual Behavior gli studiosi hanno mostrato che gli adolescenti cresciuti in famiglie lesbiche hanno meno probabilità di essere vittime di un altro genitore (la pedofilia è un fenomeno prevalentemente maschile) ma maggiore probabilità (le femmine) di essere a loro volta omosessuali o identificarsi come bisessuali (circa +200%), mentre i maschi sono meno predisposti a relazioni eterosessuali (-35%). Le ragazze mostrano anche un minore ricorso a protezioni contraccettive durante i rapporti sessuali (-35%), e sebbene questo non sia correlato a un aumento di rischio di malattie veneree, implica un maggiore ricorso alla pillola del giorno dopo (+560%).
http://hunterforjustice.typepad.com/files/gartrell-adolescents.pdf

Nel luglio 2010 sul Journal of Biosocial Science uno studio ha mostrato che «l’ipotesi che i genitori gay e lesbiche avrebbero più probabilità di avere figli gay, lesbiche, bisessuali o dall’incerto orientamento sessuale è confermata». La percentuale di bambini di genitori gay e lesbiche che hanno adottato un’identità non-eterosessuali a distanza di tempo è tra il 16% e il 57%.
http://xa.yimg.com/kq/groups/19806419/959920590/name/Full+Article.pdf

Nel 2009 su Psychological Reports una revisione di 9 studi ha dimostrato che i bambini cresciuti con genitori gay erano (a) più propensi ad adottare interessi e attività omosessuali, (b) più propensi a segnalare confusione sessuale, (c) più suscettibili ad essere socialmente disturbati, (d) più propensi all’abuso di sostanze, (e) meno propensi a sposarsi, (f) più inclini ad avere difficoltà nelle relazioni d’amore, (g) meno religiosi e più non convenzionalmente religiosi, (h) più inclini ad avere difficoltà emotive, (i) più probabilità di essere esposti a molestie da parte dei genitori, e (j) più inclini al tradimento.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19610497

Sempre nel 2009 lo piscologo Trayce Hansen ha spiegato che la tesi per cui l’amore sia l’unica cosa di cui necessitano i bambini, al di là che venga da genitori etero o dello stesso sesso, «e tutto ciò che ne deriva, è falsa. Perché l’amore non è abbastanza! I bambini crescono meglio se allevati da una madre e un padre sposati. E’ in questo ambiente che essi hanno più probabilità di essere esposti alle esperienze emotive e psicologiche di cui hanno bisogno per crescere. Uomini e donne portano la diversità nella genitorialità; ciascuno da un contributo prezioso per l’allevamento dei figli che non può essere replicato dagli altri: madri e padri semplicemente non sono intercambiabili, due donne possono essere entrambe buone madri, ma non possono essere un buon padre. L’amore materno e quello paterno, anche se ugualmente importanti, sono qualitativamente diversi: ciascuna di queste forme di amore senza l’altra può essere problematica, perché ciò che un bambino ha bisogno è l’equilibrio complementare che i due tipi di amore dei genitori forniscono. In secondo luogo, i bambini progrediscono attraverso stadi di sviluppo prevedibili e necessari ed alcune fasi richiedono maggiormente il supporto della madre, mentre altre richiedono più la presenza di un padre. In terzo luogo, i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di genitori di sesso opposto per essere aiutarli a moderare le proprie inclinazioni di genere. In quarto luogo, il matrimonio omosessuale aumenta la confusione sessuale e la sperimentazione sessuale da parte dei giovani: il messaggio implicito ed esplicito del matrimonio omosessuale è che tutte le scelte sono ugualmente accettabili e desiderabili. E quinto, se la società permette il matrimonio omosessuale dovrà anche permettere altri tipi di matrimonio. La logica giuridica è semplice: se non si vieta il matrimonio omosessuale per discriminazione, allora il divieto del matrimonio poligamo o di qualsiasi altro raggruppamento civile sarà anch’esso considerato discriminatorio. La saggezza accumulata di oltre 5.000 anni è giunta alla conclusione che la configurazione ideale coniugale e parentale è composta da un uomo e una donna: il matrimonio omosessuale sicuramente non è nel migliore interesse dei bambini».
http://www.drtraycehansen.com/Pages/writings_samesex.html

Nel 2009 su Psychological Reports uno studio ha mostrato che in diversi studi sulla genitorialità gay, «taluni risultati potenzialmente negativi possono essere stati oscurati da effetti soppressori». Tuttavia, si prosegue, «le differenze sono state osservate, tra cui alcune prove in dissertazioni più recenti, le quali suggeriscono che l’orientamento sessuale dei genitori potrebbe essere associato con l’orientamento sessuale dei bambini in seguito all’emulazione e l’attaccamento all’adulto». Si conclude quindi che «la più recente ricerca sulla genitorialità gay continua ad essere viziata da molte delle stesse limitazioni delle ricerche precedenti in questo settore di studi, compresi gli effetti soppressori trascurati».
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18982959

Nel novembre 2009 sull’American Psychologist è stata pubblicata una ricerca di Charlotte J. Patterson nella quale si conclude che i risultati «non forniscono alcuna garanzia per la discriminazione legale contro» le famiglie omosessuali in quanto i bambini si svilupperebbero in modo simile a quelli nelle coppie eterosessuali. E’ stato fatto notare in seguito che la Patterson è un’attivista omosessuale, convivente con tre bambini e ricercatrice di riferimento su questo tema dell’American Psychological Association. Nel suo studio ha riconosciuto che «la ricerca sui genitori gay e lesbiche e i loro figli è ancora molto nuova e sono relativamente scarsi gli studi longitudinali che seguono famiglie di gay e lesbiche nel tempo». Tuttavia la sua stessa indagine presenta numerosi difetti di campionamento, oltre al fatto che 44 bambini -come da lei utilizzati- non possono essere rappresentativi. In passato, dopo un’analisi dei suoi studi da parte di un tribunale della Florida, la Corte ha concluso che «l’imparzialità della Dr. Patterson è venuta in discussione quando prima del processo si è rifiutata di consegnare ai suoi legali le copie della documentazione da lei utilizzata negli studi. Questa corte le aveva ordinato di farlo ma lei ha unilateralmente rifiutato, nonostante i continui sforzi da parte dei suoi avvocati di raggiungere tale scopo. Entrambe le parti hanno stabilito che il comportamento della dott.essa Patterson è una chiara violazione dell’ordine di questa Corte. La dott.ssa Patterson ha testimoniato la propria condizione lesbica e l’imputata ha sostenuto che la sua ricerca era probabilmente viziata dall’utilizzo di amici come soggetti per la sua ricerca. Tale ipotesi ha acquisito ancora più credito in virtù della sua riluttanza a fornire i documenti ordinati»
http://www.narth.com/docs/patterson.html

Nel 2007 su Perspectives on Psychological Science sono stati pubblicati i risultati di studi tra donne omosessuali tra i 16 e i 23 anni, le quali, nel corso di 10 anni, per due terzi avevano cambiato la loro etichetta sessuale (“omosessuale”, “eterosessuale”, “bisessuale”) almeno una volta, e un quarto di esse aveva cambiato la propria identità sessuale più di una volta, mostrando dunque parecchia confusione e incertezza d’indentità.
http://www.psych.utah.edu/people/people/diamond/Publications/A%20Dynamical%20Systems%20Approach.pdf

Nel maggio 2006 uno ricerca sul Journal of biosociali Science ha chiaramente evidenziato che l’orientamento omosessuale dei genitori influenzava significativamente quello dei figli.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16613625

Nell’aprile 2005 uno studio su su Psychological Reports ha rilevato che il 50% degli abusi su bambini in adozione in una indagine sulla popolazione generale, e il 34% di abusi determinati dal DCF dell’Illinois, erano stati vittime di un genitore omosessuale.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15941101

Nel 2005 sul Journal Of Law & Family Studies è stato mostrato che la ricerca dice chiaramente che madri e padri sono essenziali per ottimizzare la crescita dei figli. La complementarità di genere offre ai bambini la possibilità di prosperare in un ambiente migliore, mentre altre forme familiari non sono altrettanto utili o salutari per i bambini. Ricerche sostanziali dimostrano infatti gli effetti negativi dell’assenza del padre, mentre si possono solo supporre le conseguenze negative dell’assenza della madre. Inoltre, si continua a leggere, i dati che emergono sul collocamento dei bambini in coppie omosessuali forniscono segnali di avvertimento significativi, suggerendo che ci sono differenze tra i bambini allevati da coppie omosessuali ed eterosessuali.
http://narth.com/docs/gendercomplementarity.html

Nel febbraio 2005 su Psychological Reports sono stati analizzati i dati dell’Illinois child services dal 1997 al 2002, mostrando che gli omosessuali praticanti erano proporzionalmente più inclini ad abusare sessualmente dei bambini a loro affidati o adottati rispetto ai genitori eterosessuali.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15825933

Nel 2004 sul Journal of Child Psychology and Psychiatry sono state confrontate famiglie composte da due genitori omosessuali (lesbiche), famiglie composte da una madre single eterosessuale e famiglie due genitori eterosessuali. I ricercatori hanno osservato che nelle famiglie prive di figura paterna i bambini hanno sperimentato una maggiore interazione con la madre, ma maggiori gravi controversie rispetto alle famiglie composte da genitori eterosessuali. tto le madri in padre-presenti famiglie. Sviluppo sociale ed emotivo dei bambini non è stato influenzato negativamente da l’assenza di un padre, anche se i ragazzi di padre-assente famiglie ha mostrato più femminile, ma non per questo meno caratteristiche maschili di comportamento di genere ruolo. Non ci sono grandi differenze di sviluppo dei genitori o il figlio sono stati individuati tra le famiglie guidate da madri eterosessuali lesbiche e single. Conclusioni: La presenza o l’assenza di un padre in casa fin dall’inizio sembra avere una certa influenza sulle relazioni degli adolescenti con le loro madri. Tuttavia, essendo senza un residente padre fin dall’infanzia non sembra avere conseguenze negative per i bambini. Inoltre, non vi è alcuna prova del fatto che l’orientamento sessuale della madre influenza genitore-figlio o lo sviluppo socioemotional del bambino. Parole chiave: Adolescenza, madri lesbiche, genitori single, genitori- bambino interazione, lo sviluppo socioemotional.

Nel dicembre 2003 uno studio su Psychological Reports ha mostrato che nel campione selezionato la maggioranza di vittime di abusi sessuali aveva genitori omosessuali, arrivando a concludere che tali dati dovrebbero «mettere in discussione l’attuale politica favorevole all’adozione e all’affidamento a genitori omosessuali».
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14723445

Nel 2002 su Regent Law Review University George Rekers e Mark Kilgus hanno recensito 35 dei migliori studi disponibili sulla genitorialità omosessuale pubblicati su riviste accademiche, arrivando alla conclusione che «tranne pochissime eccezioni, gli studi esistenti sulla genitorialità omosessuale sono metodologicamente errati e devono essere considerati non più di un lavoro-pilota esplorativo che suggerisce indicazioni per studi di ricerca rigorosi» (p. 345). Questi studi, hanno proseguito, «sono metodologicamente difettosi, fuorvianti, distorti, e forme di propaganda a sfondo politico che irresponsabilmente affermano conclusioni che non sono scientificamente giustificate». (p. 375)
http://www.clcns.com/Rekers.PDF

Nel febbraio 2002 su su Psychological Reports uno studio ha rilevato che su 57 bambini cresciuti con genitori omosessuali, 48 presentavano una o più problematiche di vario tipo attribuibili al genitore omosessuale. Inoltre, il 27% delle figlie e il 20% dei figli erano a loro volta omosessuali.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11899016

Nel gennaio 2001 su Marriage Law Project alcuni ricercatori hanno valutato 49 studi empirici sull’omogenitorialità evidenziando almeno un difetto fatale in tutti. Come risultato, essi concludono che nessuna generalizzazione può attendibilmente essere basata su tali ricerca e che l’affermazione che non vi sia alcuna differenza tra l’omogenitorialità e la genitorialità eterosessuale è priva di qualsiasi fondamento scientifico.
http://www.marriagewatch.org/publications/nobasis.pdf

Nel 2001 i sociologi Judith Stacey e Timothy J. Biblarz della University of Southern California hanno pubblicato su American Sociological Review una revisione di 21 studi precedenti sui figli di genitori omosessuali constatando che la ricerca non ha trovato differenze sistematiche tra i bambini allevati da una madre e padre e da quelli allevati da genitori dello stesso sesso. Tuttavia hanno mostrato che le madri lesbiche hanno avuto un effetto femminilizzante sui loro figli e un effetto mascolinizzante sulle loro figlie, tanto che essi riferiscono: «le ragazze adolescenti e i giovani adulti allevati da madri lesbiche sembrano essere stati più sessualmente avventurosi e meno casti, in altre parole, ancora una volta, i bambini (soprattutto le ragazze) allevati da lesbiche sembrano discostarsi dalla norma tradizionale basata sul genere, mentre i bambini cresciuti da madri eterosessuali appaiono conforme ad essa». Inoltre hanno rilevato più alti tassi di omosessualità tra i bambini cresciuti in famiglie omosessuali: «Riconosciamo i pericoli politici nel far notare che gli studi recenti indicano una maggiore percentuale di figli di genitori omosessuali che sono inclini a impegnarsi in attività omosessuali» (Stacy, J. & Biblarz, TJ (2001). Does sexual orientation of parents matter? American Sociological Review, 66 (2), pp. 159-183). Inoltre anche loro hanno anche osservato che in diverse occasioni tali ricerche offrivano risultati che venivano distorti dalla loro interpretazione in base alle inclinazioni degli studiosi. Hanno quindi concluso che le «pressioni ideologiche vincolano lo sviluppo intellettuale in questo settore». Tutto questo è avvenuto per «non attirare le ire degli attivisti omosessuali o incoraggiare la retorica anti-gay».
http://www.jstor.org/discover/10.2307/2657413?uid=4&sid=21102052176417

Nel 2000 su Marriage Law Projecti i ricercatori Lerner e Nagai nella loro rassegna completa dei dati sui genitori dello stesso sesso hanno concluso: «L’analisi dettagliata delle metodologie di 49 studi proposti a sostegno della tesi che i genitori omosessuali crescono i figli nel modo più efficace dei genitori sposati biologici, dimostra che esse soffrono di gravi difetti metodologici».
http://www.marriagewatch.org/publications/nobasis.pdf

Nel 2000 uno studio realizzato da R.N. Williams ha osservato che figli di genitori lesbiche avevano significativamente più probabilità di essere impegnati in relazioni omosessuali. Williams ha scoperto inoltre che diverse omissioni sono state fatte da altri ricercatori che hanno condotto la ricerca in queste aree (Williams, R. N. (2000). A critique of the research on same-sex parenting, in D.C. Dollahite, ed., Strengthening Our Families, Salt Lake City, Utah: Bookcraft, p.352-355.)

Nel 1999 su Violence and Victims è stata messa a confronto la vittimizzazione violenta subita tra gli uomini e le donne con una storia di convivenza dello stesso sesso e le loro controparti con una storia di matrimonio eterosessuale. Lo studio ha trovato che gli intervistati omosessuali, rispetto a quelli eterosessuali avevano significatamene più probabilità di: (a) essere stati violentati come minori e adulti, (b) essere fisicamente aggrediti da bambini, (c) essere fisicamente aggrediti da adulti dai loro partner. Lo studio, si conclude, «conferma che la violenza domestica è più diffusa tra coppie gay rispetto a coppie eterosessuali».
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10751048

Nel marzo 1999 David Popenoe, professore emerito di Sociologia presso la Rutgers University, ha pubblicato il libro Life without Father (Harvard University Press 1999) mostrando come madri e padri svolgono ruoli diversi nella vita dei loro figli: «attraverso il loro gioco, così come nelle altre attività dei figli, i padri tendono a sottolineare competizione, sfida, iniziativa, l’assunzione di rischi e di indipendenza, mentre le madri, al contrario, forniscono sicurezza emotiva e personale». I genitori inoltre disciplinano i loro figli in modo diverso: «Mentre le madri forniscono una grande flessibilità e simpatia nella loro disciplina, i padri offrono prevedibilità e coerenza». Ed ancora: «Entrambe le dimensioni sono fondamentali per una efficiente, equilibrata educazione dei figli, in tre decenni di attività come scienziato sociale sono a conoscenza di dati in cui il peso delle prove è così decisamente schiacciante: nel complesso, per i bambini, le famiglie con due genitori eterosessuali sono preferibili alle altre forme di relazioni» (p. 176)
http://www.amazon.com/Life-without-Father-Compelling-Indispensable/dp/0674532600

Nel 1997 sul Journal of Sex Research sono stati analizzati i profili di 2.583 omosessuali, scoprendo che il campo modale dei partner sessuali andava dal 101 al 500. Inoltre, il 10,2-15,7% ha avuto tra i 501 e i 1000 partner, un ulteriore 10,2-15,7% ha riferito di aver avuto più di 1000 partner vita sessuale.
http://www.jstor.org/discover/10.2307/3813477?uid=4&sid=21101534293873

Nel 1997 su Violence and Victims è stato analizzato un campione di 283 gay e lesbiche, i quali hanno riferito le loro esperienze sia come vittime che come autori di violenza nella loro relazione. I risultati generali indicano che il 47,5% delle lesbiche e il 29,7% dei gay è stato vittima di un partner dello stesso sesso.
http://www.ingentaconnect.com/content/springer/vav/1997/00000012/00000002/art00006

Nel 1997 su University of Illinois Law Review Lynn D. Wardle si è occupato dell’uso improprio di studi di scienze sociali a confronto tra gli effetti della genitorialità omosessuale alla genitorialità eterosessuale, affermando: «collettivamente, gli studi di scienze sociali che pretendono di dimostrare che i bambini cresciuti da genitori che si impegnano in comportamenti omosessuali non sono soggetti a un rischio significativamente maggiore sono metodologicamente e analiticamente viziata, e cadono al di sotto degli standard di affidabilità necessari per sostenere tali conclusioni» (p. 852). Questi studi hanno ignorato gli effetti potenziali significativi dei figli di gay, tra cui un maggiore sviluppo dell’orientamento omosessuale nei bambini e svantaggi emotivi e cognitivi causati dalla mancanza di genitori di sesso opposto, e una precaria sicurezza economica (p. 833-920)
http://www-rcf.usc.edu/~biblarz/soc360/Wardlearticle.PDF

Nell’ottobre 1997 sul Journal of Child Psychology and Psychiatry sono stati mostrati i risultati di uno studio che ha confrontato trenta famiglie con genitori lesbiche e 42 famiglie con una madre single eterosessuale e con 41 famiglie formate dai genitori eterosessuali. I risultati hanno mostrano che i bambini cresciuti in famiglie senza padre fin dall’infanzia hanno vissuta con maggior intensità e interazione il rapporto con la madre, anche se sono stati percepiti meno cognitivamente e fisicamente competenti rispetto ai loro coetanei con un padre presente in famiglia
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9363577

Nel 1996 sul Journal of Gay & Lesbian Social Services è stato analizzato un campione di 288 soggetti gay e lesbiche, rilevando una elevata incidenza di storie personali segnate dall’abuso nella loro relazione omosessuale.
http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1300/J041v04n01_04

Nel gennaio 1996 in uno studio scientifico su Developmental Psychology i ricercatori Tasker e Golombok, anche se hanno cercato di affermare il contrario, hanno rivelato attraverso i loro risutlati una connessione tra l’essere cresciuto in una famiglia lesbica e l’essere omosessuali, infatti nessuno dei bambini provenienti da famiglie eterosessuali aveva avuto una relazione lesbica o gay, al contrario, cinque (29%) delle diciassette figlie e uno (13%) degli otto figli cresciuti in famiglie omosessuali hanno riferito di avere avuto almeno una relazione dello stesso sesso. Lo studio ha presentato altre piccole manipolazioni interpretative
http://www.eric.ed.gov/ERICWebPortal/search/detailmini.jsp?_nfpb=true&_&ERICExtSearch_SearchValue_0=EJ524918&ERICExtSearch_SearchType_0=no&accno=EJ524918

Nel 1995 su Developmental Psychology è stato fatto notare che il 9,3% di un gruppo di 75 figli di 55 padri gay o bisessuali sono omosessuali a loro volta, dato che è notevolmente superiore alla prevalenza di maschi omosessuali nella popolazione generale.
http://www.drthrockmorton.com/article.asp?id=19

Nell’aprile 1995 su un campione casuale di 5.182 adulti da 6 aree metropolitane statunitensi sono stati interrogati in merito incestuosi rapporti sessuali durante l’infanzia. L’incesto è stato riportato in modo sproporzionato da entrambi i maschi e femmine bisessuali e omosessuali. 148 gay (7,7% del campione) ha 14 (50%) di persone dello stesso sesso, e 7 (22%) delle esperienze incestuose di sesso opposto, e 20 (69%) di persone dello stesso sesso e il 2 (3%) di esperienze sessuali di sesso opposto con altri parenti. 88 lesbiche (3% del campione) ha 2 (33%) di persone dello stesso sesso incesto e 7 (9%) di sesso opposto incesto e 1 (17%) di persone dello stesso sesso e il 10 (13%) di fronte- esperienze sessuali sessuali con altri parenti. Il 12% di 98 omosessuali maschi vs 0,8% su 1.224 maschi eterosessuali con un fratello segnalato fratello-fratello incesto. Questi risultati sono in accordo con quelli di altri studi in cui è stato segnalato l’incesto sproporzionatamente più da omosessuali. A differenza di una ipotesi genetica evolutiva, questi dati supportano l’alternativa che l’omosessualità può essere appreso, dal momento che gli omosessuali non producono figli a livelli sostenibili e l’incidenza dell’omosessualità varia in funzione di diversi fattori sociali. L’incesto non si può escludere una base significativa per l’omosessualità.

Nel 1994 su Archives of Sexual Behavior ci si è concentrati sugli episodi di attività sessuale non consensuale tra 930 uomini omosessuali attivi in Inghilterra e Galles. Il 27,6% di essi ha riferito di essere stato aggredito sessualmente da altri uomini, un terzo è stato costretto ad attività sessuali da altri uomini con i quali aveva avuto o stava avendo un rapporto sentimentale.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8024441

Nel 1994 una ricerca sul Journal of Divorce & Remarriage sono stati analizzati i dati di letteratura pubblicati sulla genitorialità omosessuale e dei suoi effetti sui bambini. Scrivono i ricercatori: «Ogni studio è stato valutato secondo gli standard accettati di ricerca scientifica. La scoperta più impressionante è stata che tutti gli studi mancavano di validità esterna, e non un singolo studio rappresentava la sub-popolazione di genitori omosessuali. Solo tre studi hanno soddisfatto gli standard minimi di validità interna, mentre gli undici restanti presentati hanno mostrato minacce mortali alla validità interna. La conclusione che non vi sono differenze significative nei bambini allevati da madri lesbiche rispetto a madri eterosessuali non è supportata dalla ricerca scientifica». Hanno inoltre aggiunto: «Un altro limite reciproco di molti degli studi è stato quello già identificato da Rees (1979), vale a dire, il desiderio politico e giuridico “di presentare una felice e ben regolata famiglia lesbica al mondo”» (p. 116)
http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1300/J087v20n01_06

Nel dicembre 1994 sul Journal of Interpersonal Violence sono stati analizzati i rapporti intimi tra omosessuali, concludendo che la “violenza lesbica” non è un fenomeno raro. Quasi tutti gli intervistati (circa 300 soggetti) sonno stati vittima di uno o più atti di aggressione verbale da parte del loro partner durante l’anno precedente, e il 31% ha riferito uno o più abuso fisico subito, mentre il 12% ha dichiarato di essere stata vittima di un grave abusi fisici.
https://www.ncjrs.gov/App/publications/Abstract.aspx?id=152494

Nel 1993 su Families and Society sono stati sintetizzati i lavori Erik Erikson, uno dei più apprezzati psicologi dello sviluppo in tutto il mondo, notando che le madri e i padri amano in modo diverso e non sono affatto intercambiabili. Inoltre, gli adolescenti che hanno rapporti affettuosi con i loro padri presentano migliori abilità sociali, maggiore fiducia, e sono più sicuri nelle loro competenze.
http://www.familiesinsociety.org/ShowDOIAbstract.asp?docid=1452

Nel 1992 sul Journal of Sex & Marital Therapy sono stati analizzati i profili degli autori di pedofilia, risultando -seppur senza generalizzare- che la percentuale di pedofili veri tra le persone con uno sviluppo omosessuale è maggiore rispetto a persone che si sviluppano eterosessualmente.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1556756

Nel 1991 sul Journal of Social Service Research uno studio ha valutato la violenza domestica tra coppie omosessuali e eterosessuali concludendo che l’abuso tra partner lesbiche si verifica maggiormente (55%) rispetto ai rapporti eterosessuali (37 al 55%).
http://www.musc.edu/vawprevention/lesbianrx/violence.shtml

ECCO ALCUNI IMPORTANTI STUDI CHE ANALIZZANO A FONDO LA BREVE DURATA DELLE RELAZIONI OMOSESSUALI

Uno studio condotto su uomini omosessuali nei Paesi Bassi, ha scoperto inoltre che la durata media di una partnership stabile è di 1,5 anni (lo studio va acquistato per poter essere letto integralmente).
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12700453

Nel 2003 durante una conferenza della American Sociological Association, è emerso che il 75% degli omosessuali canadesi ha più partner contemporaneamente.
http://current.com/community/89625959_gay-couples-try-non-monogamy-study-shows.htm

Nel 2003-2004 il “Gay/Lesbian Consumer Online Census”, valutando gli stili di vita di 7.862 omosessuali, ha rilevato che di coloro che erano coinvolti in una “relazione attuale”, per il 40% durava da meno di 10 anni e solo per il 5% durava da oltre venti anni (“Largest Gay Study Examines 2004 Relationships” GayWire Latest Breaking Releases).

Uno studio norvegese ha mostrato che le persone con comportamento omosessuale e bisessuale hanno avuto un numero significativamente maggiore di partner sessuali, rispetto agli eterosessuali.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12545407

IL MATRIMONIO OMOSESSUALE E’ SOLO UN MITO?

Lo studio di un docente di demografia dell’Università di Stoccolma, Gunnar Anderson, ha evidenziato che in Svezia (dove le unioni civili sono legali dal 1995) e in Norvegia (legali dal 1993) i matrimoni tra maschi dello stesso sesso hanno il 50% di probabilità in più di finire in divorzio, rispetto ai matrimoni eterosessuali. Le coppie di lesbiche “sposate”, hanno invece mostrato il 167% di probabilità in più di divorziare rispetto alle coppie eterosessuali. In Svezia i dati sono simili per i maschi, mentre il tasso di divorzio per le coppie di sesso femminile è risultato essere addirittura il doppio rispetto ai matrimoni di sesso maschile. Ricordiamo che Svezia e Norvegia sono aree definite altamente “gay-friendly”, dove il tasso di omofobia/stigmatizzazione (continuamente usato come giustificazione) è bassissimo. Tutto questo si aggiunge agli interrogativi sull’opportunità per la crescita di un bambino all’interno di queste relazioni, ed anche sulla necessità di regolamentare relazioni che non mostrano segni di continuità.
Sul “National Review”, riportando tali dati, si è anche sostenuto che il “matrimonio” dello stesso sesso è in declino di popolarità nei Paesi Bassi: 2.500 coppie gay sposate nel 2001 – l’anno in cui è stato legalizzato -, 1.800 nel 2002, 1.200 nel 2004 e 1.100 nel 2005. Nel 2009, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, c’è stato un altro calo del 2%.

DIVERSI STUDI SCIENTIFICI AUSTRALIANI EVIDENZIANO LE PROBLEMATICHE LEGATE ALL’OMOSESSUALITA’

Marriage as currently defined in the Marriage Act 2004 “…the union of a man and a woman to the exclusion of all others, voluntarily entered into for life” provides the best environment for children to grow

“Marriage is fundamentally about the needs of children, writes David Blankenhorn, a supporter of gay rights in the US who nevertheless draws the line at same-sex marriage. Redefining marriage to include gay and lesbian couples would eliminate entirely in law, and weaken still further in culture, the basic idea of a mother and a father for every child.” http://www.theaustralian.com.au/news/opinion/a-dad-does-matter-to-a-child-whether-gay-couples-like-it-or-not/story-e6frg6zo-1226124001348

“…if there is one major demographic change in western societies that can be linked to a large range of adverse consequences for many children and young people, it is the growth in the numbers of children who experience life in a family other than living with their two biological parents, at some point before the age of 15.” For Kids’ Sake – Repairing the Social Environment for Australian Children and Young People, Professor Patrick Parkinson AM July 2011
“ …if there is one major demographic change in western societies that can be linked to a large range of adverse consequences for many children and young people, it is the growth in the numbers of children who experience life in a family other than living with their two biological parents, at some point before the age of 15.”
For Kids’ Sake – Repairing the Social Environment for Australian Children and Young People
Professor Patrick Parkinson AM July 2011http://sydney.edu.au/law/news/docs_pdfs_images/2011/Sep/FKS-ResearchReport.pdf

marriage as currently defined is more stable than so-called same-sex “marriage”

Dennis Altmann writes “monogamy is not a realistic choice” [Zoe Beaumont, “The sanctimony of marriage”, B.News, August 21, 2008, p10] and Schmidt writes “…if we set aside infidelity and allow a generous definition of ‘long-term relationships’ as those that last at least four years, under 8% of either male or female homosexual relationships fit the definition.” Helen Razer, “Homosexuality is a bore now so many gays are wedded to a rickety institution”, Sydney Morning Herald, March 3, 2011

Indeed it is argued that commitment and fidelity within marriage would be stifling and that if homosexual marriage was approved it would have to be different and allow for “extra-marital outlets.” Andrew Sullivan, Virtually Normal: An Argument about Homosexuality (London:Picador, 1996), p202

children who grow up in a family with mother and father do better in all parameters than children without

“Adolescents in married, two-biological-parent families generally fare better…” [Wendy Manning and Kathleen Lamb, “Adolescent well-being in co-habiting, married, and single-parent families”, Journal of Marriage and Family, vol 65, no.4, Nov 2003, pp876-893, p890]

the further “normalising” of homosexual behaviour through education with all the health consequences of that behaviour for our children

In Quebec, an ethics and religious culture course has been imposed by the government on public and private schools and even for home schooled students which teaches homosexuality as normal.http://www.lifesitenews.com/news/supreme-court-hears-case-of-compulsory-quebec-relativistic-ethics-course/ also see

http://www.queerty.com/can-we-please-just-start-admitting-that-we-do-actually-want-to-indoctrinate-kids-20110512/
The rate of new HIV diagnoses among men who have sex with men was 44 times that of other men and 40 times that of women, and primary and secondary syphilis rates were 46 times that of other men and 71 times that of women, according to data presented at the 2010 National STD Prevention Conference in Atlanta. http://www.infectiousdiseasenews.com/view.aspx?rid=61780
CDC Analysis Provides New Look at Disproportionate Impact of HIV and Syphilis Among U.S. Gay and Bisexual Men

http://www.cdc.gov/nchhstp/Newsroom/msmpressrelease.html

see also

http://www.drugs.com/news/number-partners-doesn-t-explain-gay-hiv-rate-9307.html

denial of parental request to withdraw their children from that education – a fundamental rejection of the rights of the family

The Toronto school board, one of the largest in North America has forbidden parents from withdrawing their children from pro-homosexual education. Permission will not be granted because it violates their human rights policy. See p10
http://www.tdsb.on.ca/wwwdocuments/programs/Equity_in_Education/docs/Challenging%20Homophobia%20and%20Heterosexism%20Final%202011.pdf (Nov 2011)
The chair of the Toronto District School Board has confirmed their policy of forbidding exemptions from the board’s radical pro-homosexual curriculum, insisting that any such attempts by parents “would not be condoned” in their schools. http://www.lifesitenews.com/news/toronto-school-board-parents-cant-opt-kids-out-of-pro-homosexual-curriculum/

Christian fathers put in jail for shunning explicit sex education. An international human rights organization today announced it will pursue a civil lawsuit on behalf of parents who want to control their children’s education and withhold them from explicit sex education and play-acting classes required by the German government.http://www.wnd.com/index.php?fa=PAGE.view&pageId=118635

further pressure on adoption agencies to approve adoption to same-sex couples and closure of agencies that fail to do that

See http://www.massresistance.org/docs/marriage/effects_of_ssm.html for consequences in Massachusetts

In 2008, a judgement was delivered in favour of a homosexual couple who appeared as plaintiffs against Wesley Mission in NSW in a matter concerning the fostering of children. Wesley Mission argued that the fostering of children by homosexual couples was contrary to its religious beliefs; however the magistrate presiding at the hearing rejected the defence plea.

the risk of vilification, if we voice our belief that every child needs a mother and a father, will gain further legitimacy

Dr van Gend is the subject of a complaint to the Anti-Discrimination Commission of Queensland for comments he made in a public forum on the issue of same-sex parents. The Courier-Mail sponsored the forum, aimed at providing a balance of opinion both for and against this issue, which is important to many Australians. It was a democratic exchange of ideas and opinions.http://www.menzieshouse.com.au/2011/10/ron-boswell-i-wish-to-raise-a-matter-pertaining-to-the-restrictions-that-we-have-in-australia-on-free-speech-this-issue.html

likewise freedom of speech and belief regarding the position we believe marriage has in society will be more limited.

The new outlaws: how same-sex marriage suffocates freedom
Bryce J. Christensen | Monday, 23 January 2012

http://www.mercatornet.com/articles/view/the_new_outlaws_how_same_sex_marriage_suffocates_freedom

“The new ‘haters,’ in this era of sexual license, are those who maintain that marriage has an intrinsic meaning – the union of man and woman – that simply cannot be extended to homosexual couplings. Crying ‘hate speech,’ the Southern Poverty Law Center denounced ‘anti-gay’ groups for spreading ‘falsehoods’ that say children do best when raised by a mom and a dad, as opposed to two dads or two moms. ‘Falsehoods’ that support traditional marriage are now ‘hate speech,’ thrown into the same filthy bucket as KKK and Neo-Nazi ideology.” Rebecca Hagelin.

“The legal definition of marriage does not exist in isolation; changing it alters many areas of the law. For example, the definition of marriage plays an important role in the law of adoption, education, employee benefits, health care, employment discrimination, government contracts and subsidies, taxation, tort law, and trusts and estates. In turn, these legal regimes directly govern the ongoing daily operations of religious organizations of all stripes, including parishes, schools, temples, hospitals, orphanages, retreat centers, soup kitchens, and universities. Moreover, current law provides no room for non-uniform definitions of marriage within a state, it is all or nothing….

“Changes in marriage law impact religious institutions disproportionately because their role is so deeply intertwined with the public concept of marriage. . . . The specific consequences that will likely flow from legalizing same-sex marriage include both government compulsion of religious institutions to provide financial or other support for same-sex married couples and government withdrawal of public benefits from those institutions that oppose same-sex marriage. In other words, wherever religious institutions provide preferential treatment to husband-wife couples, state laws will likely require them to either extend identical benefits to same-sex married couples or withdraw the benefits altogether.”

Roger Severino, “Or for poorer? How same-sex marriage threatens religious liberty,” Harvard Journal of Law & Public Policy Vol. 30.

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