DISFORIA DI GENERE. COME ROVINARE I PROPRI FIGLI

La cosa più amorevole da fare per i bambini che affrontano la disforia di genere e rassicurarli che loro sono nati nel corpo giusto. E poi aiutarli. Non l’aiuto che somministra farmaci e raccomanda la chirurgia, ma quello che identifica il disagio psicologico di fondo e cerca di sanarlo.

E poi respingere con tutte le forze l’idea pericolosa che viene promossa che i bambini possano o debbano “transitare” nel sesso opposto.

Perché una volta che avete mutilato i vostri bambini attraverso il blocco della pubertà, gli ormoni e la chirurgia, non c’è modo di tornare indietro come questa mamma si è accorta troppo tardi.

“Salve

Ho sempre supportato mia figlia transgender. Quando era ancora un ragazzo e cominciò a esprimere il desiderio di essere una femmina. Ho fatto tutte le cose giuste: terapisti, blocco della pubertà, ogni cosa.

Adesso ha 20 anni e tutto sta andando a pezzi. Abbiamo dovuto posticipare l’operazione chirurgica a causa dei costi, ma adesso finalmente abbiamo abbastanza soldi e siamo andati da diversi specialisti. Tutti ci hanno detto la stessa cosa. I farmaci per bloccare la pubertà l’hanno lasciata con un micro pene. Si utilizzerà una parte del suo colon per costruire la vagina. Uno dei suoi amici che si è sottoposto all’intervento a distanza di un anno ha la vagina che odora quasi come il colon. Naturalmente mia figlia è ora sconvolta. E’ in terapia, ma il suo stato mentale sta peggiorando sempre di più ed io sono disperata. Oltretutto lei non ha mai avuto alcuna funzionalità sessuale. Nessuno stimolo, nessuna erezione anche quando lei prova a masturbarsi per vedere se può stimolarsi da sola… ma niente. I dottori dicono che questo potrebbe non cambiare anche dopo l’operazione. La sua prospettiva di vita è triste. Sapevamo che sarebbe stato difficile, ma questa è una cosa impossibile. L’unico uomo che è stato con lei per un po’ l’ha lasciata perché frustrato dalla sua mancanza di sessualità.

Non so cosa fare, vi prego aiutatemi.”

Fonte
https://www.facebook.com/katyfaustblogger/

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LETTERA APERTA ALLA #CEDU DELLA MAMMA DI UN BIMBO CON LA STESSA MALATTIA DI #CharlieGard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte.

Non solo non è morto, ma la sua condizione, che rimane molto complessa,  è diventata terreno fertile per la sua peculiare personalità e perché il suo straordinario talento si mostrasse e crescesse. Non vede il mondo come lo vedo io, la sua prospettiva è sempre un’epifania e i suoi dipinti insegnano ad ogni osservatore. 

Andrea Bocelli, il famoso cantante d’opera, scrisse su di lui “ La lezione che “Mele” impartisce, mentre dipinge, ma anche prima e dopo, è più profonda di qualsivoglia dotta disquisizione (artistica e finanche teologica)”.

Vi piace la torre Eiffel? O “ La Gioconda”? I dipinti e le sculture di Michelangelo, il Beowulf, la musica di Mozart? Sono certamente un’eredità mondiale che appartiene a ciascuno di noi. Noi non avremmo queste opere se qualcuno avesse deciso di interrompere la vita di questi artisti quando erano bambini. Ogni essere umano è eredità del mondo ed è impossibile decidere che cosa una persona farà o che cosa darà all’umanità quando è un bambino piccolo, o un bambino malato.

Ma, per favore, abbiate fede ed usate la vostra speranza! E’ la stessa speranza che vi ha fatto innamorare di vostro marito/vostra moglie, che vi faceva aspettare “quella telefonata”, la stessa speranza che vi ha fatto immaginare e poi abbracciare i vostri figli quando sono nati. E’ una speranza “innata dell’essere umano”, per favore, siate umani: uomini e donne degni di questo nome!Abbiate fiducia nelle immense possibilità degli esseri umani e nella Grazia di Dio. Siate coraggiosi.

Per favore, lasciate vivere Charlie Gard e non giudicate la sua vita finché non l’ha vissuta.

Sentitevi felici e forti di questa saggia decisione per la vita e….siate preparati per le sorprese!

Grazie

Chiara Paolini

Videomessaggio di Chiara Paolini

About Charlie Gard case


LETTERA DEL #parroco ALL’IMBRATTATORE #abortista

 «Caro scrittore anonimo di muri,

Mi dispiace che tu non abbia saputo prendere esempio da tua madre. Lei ha avuto coraggio. Ti ha concepito, ha portato avanti la gravidanza e ti ha partorito. Poteva abortirti. Ma non l’ha fatto. Ti ha allevato, ti ha nutrito, ti ha lavato e ti ha vestito. E ora hai una vita e una libertà. Una libertà che stai usando per dirci che sarebbe meglio che anche persone come te non ci dovrebbero essere a questo mondo. Mi dispiace ma non sono d’accordo. E ammiro molto tua mamma perché lei è stata coraggiosa. E lo è tutt’ora, perché, come ogni mamma, è orgogliosa di te, anche se ti comporti male, perché sa che dentro di te c’è del buono che deve solo riuscire a venire fuori. L’aborto è il “non senso” di ogni cosa. È la morte che vince contro la vita. È la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere, non morire. È scegliere chi ha diritto di vivere e chi no, come se fosse un diritto semplice. É un’ideologia che vince su un’umanità a cui si vuole togliere la speranza. Ogni speranza. Io ammiro tutte quelle donne che pur tra mille difficoltà hanno il coraggio di andare avanti. Tu evidentemente di coraggio non ne hai. Visto che sei anonimo. E già che ci siamo vorrei anche dirti che il nostro quartiere è già provato tanti problemi e non abbiamo bisogno di gente che imbratta i muri e che rovina il poco di bello che ci è rimasto. Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo. Ama invece di odiare. Aiuta chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene. E dai la vita, invece di toglierla! Questi sono i veri coraggiosi! Per fortuna il nostro quartiere, che tu distruggi, è pieno di gente coraggiosa! Che sa amare anche te, che non sai neanche quello che scrivi! 

Io mi firmo:

don Andrea»

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/scritta-aborto-san-michele-santa-rita-lettera-parroco-facebook?utm_content=buffer2c872&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

LA CULTURA #omosessuale

Riportiamo la trasposizione (rielaborata a soli fini di miglior lettura) di una conferenza stampa del Circolo Mario Mieli per evidenziare cosa si intenda per “Cultura omosessuale” di cui il Circolo si fa espressione. La conferenza stampa fu fatta per rispondere ad una polemica suscitata dalla notizia dell’apertura di una dark-room all’interno della discoteca “Castello” durante le serate di discoteca gay denominate “Muccassassina” 

(Prima di ogni paragrafo è riportato il minuto dell’audio cui la trascrizione si riferisce.)

<<Registrazione audio della conferenza stampa dal titolo “”Il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”, le dark room e l’aids”” che si è tenuta a Roma mercoledì 12 maggio 1993 alle ore 00:00. Organizzata dal Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” per opporsi all’ondata di demonizzazione sessuofobica di cui attualmente sono vittima gli spazi di aggregazione gay>>

 Vanni Piccolo (circolo Mario Mieli)

min. 00 (La dark room è un luogo) dove facilitare la comunicazione, il petting non deve suscitare scandalo. Quindi noi denunciamo che ci si approccia a combattere l’AIDS in modo moralistico e sessuofobo in questo caso.

Andrea Pini (arcigay)

3.40 La nostra posizione, la posizione del circolo (sulle dark room) è di assoluta apertura e disponibilità perché le dark room sono l’espressione di un fenomeno di costume che sta allargandosi , vengono dal nord America, dal nord Europa, nei Paesi Anglo Sassoni sono esperienze ormai avviate e note da più di un decennio. All’inizio degli anni ’80 decine e decine di locali con dark room hanno chiuso per via dell’Aids e della cultura fortemente sessuofobica.

7.40 In questi ultimi paio di anni la paura dell’Aids ha cambiato un po’ aspetto, possiamo affermare che c’è meno panico, una paura più razionale perché si conoscono meglio i mezzi di prevenzione.

13.00  nessuno dice che l’unico modo (di vivere la sessualità) sia di avere incontri occasionali in un angolo più o meno buio di un locale notturno ma è un modo che vogliamo difendere perché è una delle tante possibilità. C’è chi vuole vivere la sua sessualità all’interno di un rapporto di coppia ed è libero di farlo, c’è chi preferisce saltuariamente o anche tutte le settimane avere incontri con persone diverse e noi crediamo che questa scelta abbia lo stesso valore di rispetto, rispetto a quella della coppia, o a quella del matrimonio.

Vanni Piccolo

19.03 la nostra sessualità di tutti, degli omosessuali, degli eterosessuali, dei  bisessuali, e degli animal-sessuali è stata sempre incanalata secondo criteri di non sviluppo libero della sessualità, è stato sempre proibito svilupparla liberamente, per cui una liberazione sessuale, una fruizione di sesso così libero come la possibilità di andare in un locale, incontrarsi, scopare in maniera immediata proprio così senza doversi corteggiare, uscire, pagarsi la cosa ecc. ecc. ecco questo non rientra nella cultura italiana.

19.50  ora che sappiamo che possiamo usare il preservativo  e continuare a scopare noi, come altri locali, abbiamo cercato di provare ad abbattere  questo muro di moralismo che ha impedito fino ad oggi lo sviluppo delle dark room nei locali.

20.15 noi abbiamo scelto di oscurare una parte, un angolo nell’antibagno del locale per poter permettere alle persone  che vogliono appartarsi in una maniera più protetta di poterlo fare.

25. Domanda di un giornalista: Con le dark room non si favoriscono comportamenti a rischio?

Andrea Pini

29.18 Questo è stato l’atteggiamento che abbiamo dovuto combattere rispetto al ministero della sanità in questi anni perché le campagne di prevenzione tendevano a stigmatizzare i rapporti occasionali e noi, associazioni omosessuali, abbiamo cercato di far capire che in questa maniera si dà un messaggio sbagliato perché soprattutto nell’ambiente omosessuale, che non è paragonabile in quanto abitudini sessuali alla media delle persone eterosessuali, c’è un abitudine al rapporto occasionale. Non si può dire “il buon senso dice..”, no! Il buonsenso della famiglia media dice così ma il buon senso della persona omosessuale media non dice affatto così. La persona omosessuale è abituata al rapporto occasionale, è la norma.

30.50  Capisco quello che dici te “mi troverei in imbarazzo se trovassi la dark room in un locale”. Certo perché la dark-room è una cosa totalmente estranea alla cultura eterosessuale a cui la gente non è preparata.

31.15 Non puoi riportare questo giudizio al mondo omosessuale perché ha altre regole, è un altro mondo.

31.20  Partendo dal presupposto che il rapporto occasionale per noi è un’abitudine, è uno stile di vita.

31.35 La maggioranza degli omosessuali giovani hanno una vita sessuale con molti partner

 Vanni Piccolo 

32.35 ho visto che avevate delle perplessità che posso pure condividere visto che la cultura omosessuale non è del tutto conosciuta all’esterno perché la repressione ci ha pure impedito di manifestarla e di esprimerla in toto

32.52 Noi ci sottraiamo proprio perché non siamo destinati alla procreazione, non siamo destinati quindi naturalmente alla coppia e al matrimonio quindi usciamo dalla regola, dal vincolo della fedeltà, della verginità e di tutte queste cose che hanno condizionato anche l’emancipazione della donna, ecco uscendo da tutte queste regole è chiaro che abbiamo una cultura dell’amore libero, dell’amore immediato che…nella cultura omosessuale c’è questo piacere del rapporto occasionale immediato, dovunque e comunque. (..) noi siamo frenetici rispetto a questa cosa, non riusciamo a rinunciare (…) Io vorrei che fosse anche nella cultura etero una cosa del genere, forse qualcuno penserebbe di più al sesso e magari meno ad altri valori che poi sono magari altamente negativi. (…) 

35. “Siamo qui per difendere attraverso la darkroom il diritto ad una libera sessualità”

40 “Noi abbiamo il piacere di incontrarci nei giardini, di una comunicazione immediata, non riusciamo a rinunciare alla possibilità di far un rapporto occasionale immediato. Se io in treno incontro una persona che ci sta io cerco di portarmela al bagno, se non c’è nessuno cerco di farlo nello scompartimento.. ” 

41 (La dark room nel Muccassassina serve per il ) finanziamento delle associazioni di volontariato.”

43 “Prima i gay si incontravano nel Colosseo, poi l’hanno chiuso. Prima ancora il Circo Massimo, poi l’hanno rasato. Sono rimasti alcuni giardini (…) questa cosa delle dark-room non è una ghettizzazione, è solo uno spostamento. 

Riassumendo: per  “cultura omosessuale” il rappresentante del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” e il rappresentante di ArciGay intendono  una visione della vita sessuale caratterizzata da promiscuità sessuale  fatta di incontri sessuali occasionali, impellenti cui gli omosessuali non sanno sottrarsi in qualunque situazione si presenti un’opportunità. E questa “cultura” viene detto dovrebbe diventare anche quella degli eterosessuali affinché si “liberino sessualmente”. 

Promiscuità sessuale e matrimonio vengo messi sullo stesso piano morale come scelte di pari valore.

Viene spiegato  chiaramente che nel mondo gay esiste un’altra mentalità rispetto al mondo etero e che il concetto di “buon senso” è completamente diverso nelle due realtà. 

Ad un certo punto si parla, oltre che di omosessuali, eterosessuali e bisessuali anche di “animal-sessuali”, una categoria non meglio specificata che però lascia ben poco spazio all’immaginazione. 

Si parla di “dark room” come di un’occasione per far affluire più clienti al Muccassassina e guadagnare più soldi per “finanziare il volontariato” del Circolo sia per la prevenzione dell’Aids (i risultati li raccontano le statistiche degli infettivologi) che per favorire la “liberazione sessuale” anche del resto della popolazione italiana che deve cambiare “cultura”.

Per loro stessa ammissione la vita gay non è compatibile con la formazione di una famiglia, la fedeltà e la procreazione cui “non siamo destinati”.

Probabilmente nei 24 anni passati dalla conferenza stampa queste associazioni hanno fatto un ottimo lavoro diffondendo la mentalità favorevole alla promiscuità sessuale anche tra gli eterosessuali.

Questi signori sono partner Unar e vanno nelle scuole a diffondere la loro cultura ai giovani. Se continueremo a permetterlo.
Fonte: http://www.radioradicale.it/scheda/54610/54676-il-circolo-di-cultura-omosessuale-mario-mieli-le-dark-room-e-laids

GRAZIE

Quando negli anni ’70 l’omosessualità per pressioni politiche dei movimenti LGBT è stata declassata da un giorno all’altro da “disturbo dell’affettività” a “variante naturale della sessualità” dall’Associazione Psicologi Americani (smentendo quasi cento anni di storia della psicologia con una votazione per alzata di mano!), Joseph Nicolosi e un manipolo di altri uomini coraggiosi non si sono lasciati influenzare, e pure condannando le discriminazioni che in quel periodo le persone omosessuali erano effettivamente costrette a subire in occidente (non così oggi), hanno continuato a studiare il fenomeno sulla base di quello che l’esperienza aveva insegnato loro: l’omosessualità aveva dei fattori di condizionamento ed era passibile di mutamento. 
In questa immagine si riassume uno dei concetti cardine della Teoria Riparativa da loro concepita (così chiamata non perché debba “riparare” gli omosessuali, ma perché considera l’attrazione per lo stesso sesso un tentativo di “riparazione” a un rapporto non equilibrato con il proprio sesso di appartenenza, che l’individuo fa inconsciamente). 
Nel tempo lo stesso Nicolosi capirà che le responsabilità di questa compensazione (solo una delle possibili: malati di fi…a, dipendenza dalla masturba…ione, sociofobia, insicurezza relazione, incapacità a stare da soli  immaturità affettiva, sono tutti sintomi delle stesse ferite, anche fra chi non ha attrazione per lo stesso sesso) non sono attribuibili solo al padre, ma anche alla madre e all’indole specifica del figlio (figli diversi a genitori uguali reagiscono in modo diverso), oltre alle concause esterne alla famiglia (i pari, le donne, la cultura, eventuali abusi ecc. Richard Cohen li divide in dieci gruppi di fattori condizionanti). Tuttavia le relazioni genitoriali hanno spesso il peso maggiore.
Grazie a quest’uomo ad oggi migliaia di persone hanno potuto rispondere al desiderio profondo del loro cuore, che il sesso o le relazioni omoerotiche non riuscivano a soddisfare. Famiglie che rischiavano la devastazione sono state salvate, e ragazzi sull’orlo del suicidio hanno ritrovato la strada di casa.
Certo, nessuna terapia è una magia e non si può aiutare forzatamente chi non lo vuole. In alcuni casi, ragazzini costretti a fare la riparativa contro la loro volontà non ne ha avuto alcun beneficio. Anzi sono peggiorati. Ma questo è un principio base di qualsiasi terapia: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato.
Non so se fosse cattolico o no, ma ricordo il grande senso di pace quando ho letto il primo libro di Nicolosi: “Omosessualità maschile un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ha sempre intuito nel profondo del suo cuore.
Oggi è morto un grande uomo che  con il suo coraggio ha dato la vita per tanti. Il mio augurio è che la sua eredità non vada perduta. Non solo nel NARTH, la sua organizzazione internazionale che aiuta chi ha bisogno di fare un lavoro sulla propria identità sessuale fuori dai soliti schemi banalizzanti. Ma anche nella vita di tutti quelli che sono stati aiutati direttamente o indirettamente da lui. Che sanno la Verità e hanno potuto vivere un grande dono, e per paura restano in silenzio e tengono quel dono per sé.
Se tutti insieme vi sollevaste sareste un esercito inarrestabile e scoprireste di non essere soli. Nessuna legge sull’omofobia potrebbe fermarvi. E non ci sarebbero carceri abbastanza grandi da contenervi tutti. Se aveste coraggio, scoprireste che dall’altra parte chi vi grida addosso in realtà vi teme come la morte.
Che Nicolosi lì dov’è possa continuare a vegliare sui suoi figli. Mentre noi da quaggiù preghiamo per il bene della sua anima.
Faccio mie le parole di un caro amico che non amava “i surrogati della riparativa”, ma a lui era affezionato. 
Oggi mi sento un po’ più solo.
Giorgio Ponte

GHEIPURG ED I LIBERI PENSATORI #SilvanadeMari

Mentre si attende l’esito del procedimento instaurato presso l’Ordine dei medici contro la dott. Silvana De Mari – rea di aver sostenuto che i rapporti anali possono causare gravi danni per la salute di chi li pratica –  un noto sito lancia un articolo che, al di là del titolo roboante, nulla toglie alla verità portata a galla dalla dottoressa durante una puntata de “La Zanzara”.

“La scienza sbugiarda Silvana De Mari”, proclama l’opinionista. Ma più che a sbugiardare la suddetta, sembra piuttosto che l’articolo sia diretto a rassicurare i lettori abituali del blog.

Vi si legge, infatti, che recenti studi dimostrerebbero come i rapporti anali siano del tutto infrequenti nelle coppie omosex, dove prevarrebbero altre modalità affettive, come ad esempio i baci e – diciamo così – l’artigianato locale.

La scienza, quindi, non sembra smentire affatto la dottoressa De Mari e, se queste sono le prove che la controparte intende portare contro di lei, che dorma pure sonni tranquilli.

Nessuno – tranne l’ineffabile Luxuria – sembra in grado di sostenere che i rapporti anali fanno bene o, ipotesi minore, che non fanno male. Ciò che il sito che si batte contro la dottoressa De Mari sembra voler dire ai suoi fan è che i rapporti anali non fanno male SE NON LI FAI.

Il che – mutatis mutandis – è come dire alle coppie etero che un buon contraccettivo è non avere rapporti completi.

Ma la macchina del fango continua a dimenarsi come un animale ferito.

#mamma PERCHÈ NON BASTA L’AFFETTO

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La bella testimonianza di un padre

Non basta solo l’affetto.
Sono stato un padre molto presente (per scelta) nella vita dei miei figli. Un padre persino molto “materno” se mi si passa l’uso del termine. Per fare qualche esempio sono io che ho tenuto in braccio mia figlia quando è stata battezzata; sono io che ho dato il biberon a mia figlia per la prima volta; sono io che le ho messo gli occhiali per la prima volta; ero spesso io che cambiavo i pannolini ai miei figli; ero io che sceglievo i loro giocattoli; ero io che giocavo spesso con loro.
Eppure appena vedevano la mamma volevano subito la mamma.
La mamma è sempre la mamma. Potete pensare tutto quello che volete, ma questa è la mia esperienza.
Quando morì la loro mamma di tumore, chiesi a 2 mie amiche madri di essere presenti nella vita dei miei bambini affinché potessero vedere cosa era una mamma, affinché potessero avere quella femminilità e quella dolcezza che solo una madre è capace di avere.
La scelta di risposarmi non è stata una scelta facile. Ma sono convinto di aver fatto la cosa giusta, innanzi tutto per i miei figli.

A.C.

NORDIC WEAR NEL MIRINO DEGLI LGBT

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La Nordic Wear, azienda svedese di abbigliamento, pubblica questa immagine sulla propria pagina di FB con il commento “Sfortunatamente non vendiamo ombrelli ma se lo facessimo dovrebbero funzionare così”. Immediatamente è partita la solita campagna di boicottaggio dell’azienda e per segnalare della foto a FB che, però, non ritiene di dover censurare l’immagine.

La campagna di odio continua e l’azienda e il giorno dopo toglie l’immagine e commenta così “Siccome alcuni di noi della Nordic Wear hanno ricevuto ripetute minacce di morte, per riguardo alle nostre famiglie abbiamo scelto di togliere quel post che ha suscitato tante polemiche. Naturalmente tutte le minacce e le offese saranno segnalate alla Polizia.”

FIGLI DI GENITORI DELLO STESSO SESSO

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La storia di B.N. Klein

Io sono una tipica liberale, ha votato per Obama due volte, e sono tuttavia contraria alla cosiddetta uguaglianza del matrimonio. Mia madre era una lesbica dichiarata. Sono cresciuta con lei e le sue partner. Io non sono cristiana e non mi sono mai associata con alcun gruppo che cerca di preservare il “matrimonio tradizionale” o il “matrimonio naturale”.

Mia madre ha avuto tre amanti lesbiche. Quando ero molto giovane si viveva nella casa di famiglia insieme con mio padre. Lei ha trascorso oltre 25 anni con la sua ultima partner. Ognuna di queste donne ha esercitato un potere adulto su di me, come se si trattasse di un genitore. Mi sono resa conto a cinque anni che non erano dei genitori. Sono cresciuta in un ambiente in cui la sessualità adulta era la misura della dignità delle persone. C’era molto disprezzo per gli altri e soprattutto per gli eterosessuali.

Con il tempo, avevo undici anni, ho anche scoperto che la comunità lesbica coltivava una preoccupazione poco sana verso la sessualità dei propri figli. Sally Kohn, giornalista lesbica, questo lo ammette nel suo articolo I’m gay. And I want my kid to be gay too .

I bambini intorno a me diventavano spesso oggetti di scena, mostrati pubblicamente per dimostrare che le famiglie gay erano proprio come quelli degli eterosessuali. Ho conosciuto casi in cui gli adulti allenavano i bambini a recitare testimonianza false per poi essere utilizzati in tribunale. Ho dovuto rendere omaggio e prestare costante attenzione all’identità degli adulti. L’importanza della loro identità ha richiesto qualche studio. Ho dovuto leggere Patience and Sarah, e ho dovuto guardare The Killing of Sister George. Gli altri bambini leggevano La casa nella prateria e guardavano Oliver! Allo stesso tempo c’era una dicotomia costante in gioco – riduttivo e ostile, bianco e nero. Il loro sesso e la loro identità significavano tutto. Per loro gli eterosessuali non significavano nulla – allevare, orribili amebe di basso livello nelle loro comunità di camere da letto da conservatori. La nostra casa è stata invasa da lesbiche di nuovo conio che pianificavano le loro strategie di divorzi e alimenti. In un caso, ciò ha significato noleggiare un camion per ripulire la loro casa mentre i loro mariti erano al lavoro.

I miei tutori non ritenevano di alcuna utilità qualsiasi persona religiosa: la maggior parte degli ebrei (come ero io) e ogni cristiano. L’intolleranza ampliata. Si degnavano verso persone che avevano lavori d’ufficio per le aziende, e le donne che si erano nell’[Associazione genitori-insegnanti].

Tutta questa distorsione ha creato in me un dualismo, in bilico tra la disperazione e l’arroganza. Non diversamente dal clima di oggi, a casa mia e nella mia infanzia di essere in disaccordo significava rischiare punizione, rifiuto e pubblico disonore. Questo lo hanno fatto con l’incoraggiamento di tutti i loro amici. Quello che facevi veniva trasmesso ad altri adulti che ti offendevano. Quando mia madre si preoccupava della mia sessualità era preoccupata solo del fatto che questa combaciasse con i suoi valori, in un modo simile a quello della signora Kohn. Quindi, in un certo senso, non mi ha permesso di avere una sessualità, perché questo avrebbe potuto significare una identità indipendente da loro, cosa che certamente non era permessa.

In questo scenario i bambini devono reprimere il desiderio di una madre o di un padre. Essi vengono derisi e fatti vergognare se mai esprimono un tale sentimento. Essi potrebbero essere considerati come traditori e condannati all’isolamento, al rifiuto e al silenzio. I bambini hanno imparato a in un gioco di ruolo la parte delle bambole viventi. Ancor più insidioso, le manipolazioni si estendono in tutta la famiglia e comprendono il contrapporre un bambino all’altro, incoraggiando i bambini a diventare un metodo di controllo. Ciò ha conseguenze devastanti in età adulta.

Oggi denunciamo la segregazione e la discriminazione nelle assunzioni principalmente perché crediamo che gli esseri umani fioriscono quando sono esposti alle differenze, tra le quali la differenza sessuale ha preso un posto importante. I bambini nelle famiglie dello stesso sesso, sia gay o etero, soffrono l’equivalente nazionale della segregazione e soffrono nel vedere i loro tutori praticare l’equivalente nazionale della discriminazione.

Molti adulti sono in grado di prendersi cura dei bambini e molti bambini li amano. Ma l’amore adulto non fa una famiglia. La migliore analogia è questa: diciamo che ero follemente innamorata di un meraviglioso e brillante uomo gay. Doveva essere costretto a sposarmi perché io lo amavo, giusto? Questo si avvicina a ciò che viene richiesto ai bambini. Citazione del giudice Jeffrey Sutton:

“E le coppie gay, non meno di coppie eterosessuali, sono in grado di allevare i figli e di fornire famiglie stabili per loro. La qualità di tali rapporti, e la capacità di crescere i figli al loro interno, non verte sull’orientamento sessuale, ma sulle scelte individuali e sull’impegno individuale”.

Come fa a saperlo? Meno di tredici anni sono trascorsi da quando il matrimonio omosessuale e divenuto legale in Massachusetts. Non ha idea di quello che i bambini desiderano e, nella mia esperienza, egli ha torto.

Le uniche immagini di famiglie LGBT che la maggior parte delle persone potrà mai vedere sono costruite e controllate. Spesso ai bambini piccoli ancora sotto il potere dei loro genitori viene dato più credito che ai COG adulti che sono più distaccati e indipendenti. I metodi, spesso di sfruttamento, per creare tali famiglie sono nascosti. Inoltre, gli effetti sui bambini lungo il corso della loro vita non sono stati studiati in modo onesto. Tutte queste testimonianze eccessivamente dolci da COLAGE, PFLAG, e Family Equality [siti web LGBT] possono infatti essere bandiere rosse. I bambini devono sostenere e proteggere i genitori; devono sostenere la causa.

B.N. Klein

SOLO GLI ETERO POSSONO ESSERE CHIAMATI OMOFOBI?

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Il 3 luglio Facebook ha rimosso un post dalla pagina Nellenote con la motivazione della non conformità agli standard della comunità.
Il post narrava la vicenda riferita da La Croce Quotidiano (http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/06/17/societa/se-la-sentinella-e-omosessuale) di una sentinella in piedi, un giovane omosessuale, bullizzato da una sedicente segretaria dell’Arcilesbica che, dopo averlo insultato, lo ha sfottuto per i suoi modi effeminati.
Il nostro commento grafico poneva l’attenzione sul fatto che tale atteggiamento era senza dubbio un atto di bullismo omofobico.
La rimozione operata da Facebook ci fa ora sorgere il dubbio che solo gli eterosessuali possano essere tacciati di omofobia.