L’IMPORTANZA DEL #padre BIOLOGICO PER IL #bambino

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

L’IMPORTANZA DEL PADRE BIOLOGICO PER IL BAMBINO

Molto spesso oggi si tende a sottovalutare l’importanza dei legami biologici fra genitori e figli affermando che quello che conta è l’amore. Tuttavia un recente studio condotto da tre ricercatori della London School of Economics (Mariani et al. 2017) ha invece rivelato come sia importante per il bambino la presenza del padre biologico all’interno della famiglia. 

Lo studio si è basato sull’osservazione di oltre mille famiglie dove i bambini sono nati da madri single, ma in cui un uomo (padre biologico o patrigno) è entrato successivamente a farne parte.  E’ noto che i bambini che crescono in una famiglia formata dai genitori biologici hanno minori problemi di quelli che crescono da madri single. Ma finora nessuno aveva mai considerato cosa succede ad un bambino quando un uomo (genitore biologico o patrigno) entra a fare parte del nucleo familiare.  La ricerca ha valutato lo stato di salute psico-fisico dei bambini sulla base di parametri cognitivi, socio-emozionali e sulla tendenza all’obesità.

E’ stato osservato che quando il padre biologico si unisce alla famiglia entro i primi sette anni di vita dei bambini, questi se la “cavano” in modo simile a quelli cresciuti da sempre con i propri genitori biologici. Invece i bambini che crescono con un patrigno o quelli che devono affrontare l’abbandono della famiglia da parte del padre biologico fanno registrare performance inferiori, del tutto simili a quelli che crescono con le madri single.

Sembra quindi che il padre biologico rivesta una grande importanza per i bambini così come la stabilità del gruppo familiare. 

Mariani, E., Özcan, B., & Goisis, A. (2017). Family Trajectories and Well-being of Children Born to Lone Mothers in the UK. European Journal of Population, 1-31.

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GHEIPURG ED I LIBERI PENSATORI #SilvanadeMari

Mentre si attende l’esito del procedimento instaurato presso l’Ordine dei medici contro la dott. Silvana De Mari – rea di aver sostenuto che i rapporti anali possono causare gravi danni per la salute di chi li pratica –  un noto sito lancia un articolo che, al di là del titolo roboante, nulla toglie alla verità portata a galla dalla dottoressa durante una puntata de “La Zanzara”.

“La scienza sbugiarda Silvana De Mari”, proclama l’opinionista. Ma più che a sbugiardare la suddetta, sembra piuttosto che l’articolo sia diretto a rassicurare i lettori abituali del blog.

Vi si legge, infatti, che recenti studi dimostrerebbero come i rapporti anali siano del tutto infrequenti nelle coppie omosex, dove prevarrebbero altre modalità affettive, come ad esempio i baci e – diciamo così – l’artigianato locale.

La scienza, quindi, non sembra smentire affatto la dottoressa De Mari e, se queste sono le prove che la controparte intende portare contro di lei, che dorma pure sonni tranquilli.

Nessuno – tranne l’ineffabile Luxuria – sembra in grado di sostenere che i rapporti anali fanno bene o, ipotesi minore, che non fanno male. Ciò che il sito che si batte contro la dottoressa De Mari sembra voler dire ai suoi fan è che i rapporti anali non fanno male SE NON LI FAI.

Il che – mutatis mutandis – è come dire alle coppie etero che un buon contraccettivo è non avere rapporti completi.

Ma la macchina del fango continua a dimenarsi come un animale ferito.

RISCHI E PERICOLI DELLA #tecnoproduzione

ALLA BASE DELL’UTERO IN AFFITTO: RISCHI E PERICOLI DELLA TECNO-RIPRODUZIONE

Mentre la magistratura italiana, interpretando fantasiosamente il diritto, sta di fatto legittimando l’utero in affitto, la scienza, quella vera, sta mettendo sempre più in luce i problemi connessi con la tecnica che sta alla base di questa pratica riproduttiva: la fecondazione in vitro. L’ipotesi che la fecondazione extracorporea  possa indurre effetti avversi sulla salute dei bambini così concepiti, sta trovando sempre più conferme. Le evidenze epidemiologiche mostrano infatti differenze rilevabili nei bambini concepiti artificialmente nella pressione sanguigna, nella composizione del corpo e nel metabolismo del glucosio (diabete). Effetti simili sono stati rilevati sugli animali di laboratorio (topi) che non hanno problemi di fertilità. Ciò sembra indicare che tali problemi non siano connessi ai problemi di salute (infertilità) dei genitori, ma che dipendano invece proprio dalla tecnica riproduttiva in sé. Sembra infatti che gli embrioni così ottenuti siano molto sensibili alle alterazioni epigenetiche (modificazioni dell’espressione genica che agiscono senza modificazioni della sequenza del DNA). Tali modificazioni possono essere trasmissibili anche alla generazione successiva che quindi potrebbe ereditare un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e metaboliche. 

Se si trattasse di una qualunque farmaco o altro trattamento non-salvavita ci sarebbero tutti i presupposti, in base al principio di precauzione, per chiederne il ritiro dal commercio, ma in questo caso invece non succede nulla e difficilmente troverete queste notizie sui mezzi di informazione. 

Nel caso dell’utero in affitto e dell’adozione omosessuale oltre a questi rischi si aggiungono quelli connessi con  altri due fenomeni non meno pericolosi per la salute psicofisica del bambino, soprattutto se la si considera nel lungo termine: la rottura della diade madre bambino e la deprivazione materna.

Il problema della cosiddetta post-verità non sta tanto nelle bufale, che possono essere facilmente smascherate, ma nelle notizie che vengono omesse al grande pubblico.

F.Gordon

Bibliografia

Pinborg, A., Loft, A., Romundstad, L. B., Wennerholm, U. B., Söderström‐Anttila, V., Bergh, C., & Aittomäki, K. (2016). Epigenetics and assisted reproductive technologies. Acta obstetricia et gynecologica Scandinavica, 95(1), 10-15. 

Von Arx, R., Allemann, Y., Sartori, C., Rexhaj, E., Cerny, D., de Marchi, S. F., … & Rimoldi, S. F. (2015). Right ventricular dysfunction in children and adolescents conceived by assisted reproductive technologies. Journal of Applied Physiology, 118(10), 1200-1206. 

Vrooman, L. A., & Bartolomei, M. S. (2016). Can assisted reproductive technologies cause adult-onset disease? Evidence from human and mouse.Reproductive Toxicology.

Si fa il giusto per i #bambini ?

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Caso Vendola:
Si fa il giusto per i bambini?

Maria Rita Parsi psicoterapeuta membro del comitato Onu per i diritti dei fanciulli.

Intanto , un augurio di benvenuto al mondo a Tobia nato in California è figlio di una donna che ha rinunciato ai suoi diritti materni per Vendola e il suo compagno ed testa coppia omosessuale, alla quale, in Italia, sarebbe stato impossibile ricorrere alla maternità surrogata e all’adozione punto come ogni bambino, Tobia, dopo aver vissuto nove mesi nel grembo della madre, ha bisogno di amore, di cure materne e paterne, di presenza e accudimento costanti. Le cure materne poi, costituiscono una radicante continuità tra la vita nel grembo della madre ” prima” della nascita e quelle “fuori” dal grembo. Un ponte primario, per traccia odorifica, al quale l’esperienza di vita di ogni essere umano sì radica dall’inizio e per sempre punto così un bambino per crescere, dovrebbe avere accanto, soprattutto all’inizio, sua madre ed essere abbracciato, allattato e accudito da lei, anche con l’aiuto e la presenza del padre. È un diritto di ogni bambino ed è nel “superiore interesse” di ogni neonato essere accolto dall’amore e dal contenimento di chi ha dato vita, col suo corpo, alle forme della sua vita. E, ancora, non si dovrebbero poter determinare di proposito delle assenze come quella di una madre.

Fonte: OGGI  27/06/2016

EPPURE LE CHIAMANO #ricerche…

 

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EPPURE LE CHIAMANO RICERCHE………

L’analisi critica degli studi che avvallano la teoria dell’indifferenza del sesso dei componenti del nucleo familiare sul benessere dei bambini (i famosi trent’anni di studi citati dalle organizzazioni LGBT) mostrano sempre più chiaramente come la psicologia sociale sia una disciplina oramai del tutto inaffidabile ed inattendibile, ma con l’ultimo lavoro uscito sul Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics* si è veramente toccato il fondo. In questo studio (?!) infatti lo stato si salute e di benessere emotivo dei bambini è stato indagato unicamente tramite interviste telefoniche ai genitori dei bambini stessi. Cioè ai “genitori” venivano poste domande di questo tipo:
Come giudica la relazione con suo figlio? a) completamente felice b) molto felice c) abbastanza felice d) poco felice? oppure: Nell’ultimo mese suo figlio è mai stato triste, infelice o depresso? ecc ecc. In pratica il benessere dei figli è stato valutato solo sulla base di quanto hanno dichiarato al telefono i genitori!
Come è facile immaginarsi il risultato fra le due tipologie di famiglie (95 coppie di lesbiche e 95 coppie eterosessuali) è stato praticamente identico. Qual è il genitore che intervistato da un estraneo ammetterà mai che il proprio figlio ha un disagio? In modo particolare una coppia dello stesso sesso che è altamente motivata a far sembrare che le cose nella sua “famiglia” vanno bene…
Ciononostante qualche differenza è saltata fuori lo stesso, in modo particolare le mamme lesbiche sono risultate più stressate ed inclini a litigare con i ragazzini rispetto ai genitori eterosessuali, ma ovviamente questo fatto per gli autori della ricerca non ha nulla a che vedere con la mancanza di un padre….
Fra gli autori dello studio ci sono Henny Bos e Nanette Gartrell entambe lesbiche e militanti di organizzazioni LGBT. Tutti gli autori poi fanno parte del NLLFS (National Longitudinal Lesbian Family Study) una organizzazione che ha propio lo scopo di “sdoganare” l’omogenitorialità lesbica ottenuta tramite inseminazione con donatore. Insomma solo un piccolo conflitto di interesse….

Francesco Gordon

* Bos, H. M., Knox, J. R., van Rijn-van Gelderen, L., & Gartrell, N. K. (2016). Same-Sex and Different-Sex Parent Households and Child Health Outcomes: Findings from the National Survey of Children’s Health. Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, 37(3), 179-187.

MANIPOLARE I BAMBINI È ABUSO

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Il collegio americano dei pediatri sollecita educatori e legislatori a rigettare tutte le “policy” che inducono ad accettare come “normale” una vita di imitazione chimica o chirurgica del sesso opposto. La sessualità è binaria, XX o XY, e ha come evidente scopo la riproduzione e la prosecuzione della specie. Esistono disordini eccezionalmente rari di differenziazione sessuale, ma questi non vanno affatto considerati come se fossero un “terzo sesso”.
Nessuno nasce con un “gender”, tutti nasciamo con un sesso biologico. Il gender (la coscienza di sé come maschio o femmina) è un concetto sociologico e psicologico, non un concetto oggettivo e biologico. Nessuno nasce con la coscienza di sé come maschio o femmina: questa coscienza si sviluppa nel tempo e potrebbe anche essere sviata dalle impressioni soggettive del bambino, o dalle sue esperienze. Le persone che “sentono” di appartenere al sesso opposto o di “stare nel mezzo” non fanno parte del c.d. “terzo sesso”, visto che rimangono biologicamente uomini o donne. Sentire di essere qualcosa che non si è, nel migliore dei casi è un segno di pensiero confuso. La disforia di genere (GD) è un disordine dell’identità sessuale (GID) riconosciuto nell’edizione più recente del manuale diagnostico e statistico dell’Associazione Psichiatrica Americana (DSM-V). La pubertà non è una malattia e bloccarla induce uno stato patologico (il ritardo puberale) e inibisce la crescita e la fertilita in un bambino in precedenza sano.
Stando al DSM-V, il 98% per cento dei maschi e l’88% delle femmine con incertezza sulla propria sessualità risolveranno il problema semplicemente affrontando la pubertà. Quelli invece che useranno farmaci bloccanti per imitare l’altro sesso avranno bisogno di ormoni cross-sex nella tarda adolescenza, che tuttavia espongono al rischio di alta pressione sanguigna, emboli, infarto e cancro. Oltretutto i tassi di suicidio sono 20 volte più alti tra gli adulti che usano gli ormoni cross-sex, persino in Svezia dove l’accettazione delle persone LGBTQI è fuori discussione. Manipolare i bambini inducendoli ad accettare la manipolazione di sesso, anche attraverso le scuole e i mezzi di comunicazione, non significa soltanto confondere loro e le famiglie, è un abuso. Vogliamo davvero indirizzarli a un futuro di malattie e di operazioni non necessarie sapendo che il “problema” della disforia, nella gran parte dei casi, si “risolve” da solo?

Fonte : http://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children?platform=hootsuite

#mamma PERCHÈ NON BASTA L’AFFETTO

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La bella testimonianza di un padre

Non basta solo l’affetto.
Sono stato un padre molto presente (per scelta) nella vita dei miei figli. Un padre persino molto “materno” se mi si passa l’uso del termine. Per fare qualche esempio sono io che ho tenuto in braccio mia figlia quando è stata battezzata; sono io che ho dato il biberon a mia figlia per la prima volta; sono io che le ho messo gli occhiali per la prima volta; ero spesso io che cambiavo i pannolini ai miei figli; ero io che sceglievo i loro giocattoli; ero io che giocavo spesso con loro.
Eppure appena vedevano la mamma volevano subito la mamma.
La mamma è sempre la mamma. Potete pensare tutto quello che volete, ma questa è la mia esperienza.
Quando morì la loro mamma di tumore, chiesi a 2 mie amiche madri di essere presenti nella vita dei miei bambini affinché potessero vedere cosa era una mamma, affinché potessero avere quella femminilità e quella dolcezza che solo una madre è capace di avere.
La scelta di risposarmi non è stata una scelta facile. Ma sono convinto di aver fatto la cosa giusta, innanzi tutto per i miei figli.

A.C.

#30gennaio2016 LA #famiglia SCENDE IN PIAZZA

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30 Gennaio 2016 al Circo Massimo la famiglia scende in piazza.

30 Gennaio 2016 al Circo Massimo la famiglia scende in piazza.

Ieri pomeriggio dalle 14,00, si è tenuto uno dei più numerosi family day della storia d’Italia. Due milioni di persone, (la questura parla di numeri a sei cifre, anche se si stanno accendendo diatribe in merito), si sono mobilitate da tutto lo stivale, per dire NO alla legge Cirinnà.
Portavoce della manifestazione è il “Comitato difendiamo i nostri figli”, che ha organizzato, promosso e speso in energie, anche economiche, per questo evento.
La direzione della scena è stata di un magistrale Massimo Gandolfini, medico, nonché padre di 7 figli adottivi.
Sul palco del Circo Massimo esordisce: “E’ commovente vedere la partecipazione di così tante persone, il sostegno economico anche minimo che ci avete offerto. Tutto questo è a favore ‘dell’uomo’. Qui nessuno può dire che non rispettiamo gli individui, il nostro scopo è questo! La piazza è laica, eppure multi confessionale, politicamente trasversale, multietnica. Siete numerosissimi, le previsioni sono state addirittura superate!’
In effetti lo spettacolo di chi guarda la tv è davvero travolgente. Peccato che la Rai non abbia filmato una diretta e si sia costretti a cercare canali come tv 2000, per avere un’idea di quello che sta succedendo a Roma.
Gandolfini continua il suo discorso di apertura ricordando a tutti il perché di questa grande adunata: ‘L’importanza del dono della famiglia e della vita che nasce all’interno di essa!’ poi il ringraziamento a tutti i presenti: alle istituzioni, ai rappresentanti di alcune regioni, come la Lombardia, il Veneto e la Liguria, che si sono schierate apertamente contro il DDL Cirinnà, oltre ad essersi fatte promotrici del principio di famiglia naturale, socialmente ed economicamente più vantaggiosa per la collettività. Seguono i saluti alle associazioni cattoliche, a tutti i vari movimenti presenti, ai fratelli ortodossi, alla comunità musulmana ed ebraica, alla pluralità etnica di Roma lì rappresentata da un nutrito gruppo di persone.
Insomma, la cifra è enorme e la gente continua ad arrivare: in migliaia rimangono in fondo al circo massimo e vengono aiutati dalle forze dell’ordine a posizionarsi meglio.
Ci sono tutti, credenti e non, tutti non violenti, soprattutto i Cristiani che hanno imparato, come cita lo stesso Gandolfini, “la non violenza dal Cristo, che vede in ogni uomo un’immagine divina, fatta da Lui che ha quindi necessità della dignità!”.
Sono laici, però, i principi che spingono tutte queste persone, seguono l’articolo 3 della Costituzione italiana, dove sta scritto: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.” Come non pensare a quei bambini che sarebbero sfruttati ed utilizzati come merce, in caso di una compravendita e quindi non tutelati in base a questo articolo?
Dopo il piacevole intervento musicale del tenore Grollo che canta “Mamma”, proprio a ricordare che anche nella lirica, tanto amata nel nostro paese, si rievoca la figura materna, si passa alla presentazione dei personaggi che, già il 20 Giugno del 2015, avevano presieduto l’incontro di Piazza San Giovanni.
E’ la volta di Mario Adinolfi. Il personaggio di spicco del momento. Lui che ha iniziato da sinistra una battaglia contro la sinistra, lui che chiama Renzi suo amico, ma che ora si vede costretto a mostrargli una piazza che non apprezza l’operato del suo primo ministro, anzi, lo stesso Adinolfi cita un cartello con la scritta: “Renzi ci ricorderemo!”.
Eh sì la piazza, questa piazza, accorsa senza sovvenzioni, sponsor, spontanea, ha cambiato la storia dell’Italia. Una piazza di famiglie coi figli, che magari faticano ad arrivare a fine mese, ma che si sono adoperate per dire “NO” ad una legge anticostituzionale, per far sentire a Renzi una voce che non gli piacerà.
Lascia il palco il grande Mario, amato ormai dalla maggior parte dei sostenitori della piazza, tanto da smentire quelle voci serpeggianti che affermano che, chi lo segue, abbracci una politica di destra!
Ci piace invece sottolineare, anche con la presenza di questi personaggi, che i diritti dei bambini non hanno politica.
L’altro mattatore, che incendia la piazza, è Amato. Il giurista per la vita si sta spendendo da anni per questa battaglia, il ‘generale’, come lo chiamano in molti, a rievocare quel Gorostieta che prese parte in Messico alla battaglia dei Cristero del 1927.
Scalda i cuori e ringrazia per il ritorno in piazza. Ribadisce il concetto che la famiglia è un uomo e una donna, che un bambino è di una mamma e di un papà, che dobbiamo dire ‘no alla mercificazione del corpo di una donna’, che questi non sono concetti né laici né religiosi, ma concetti di natura.
“Noi ci opporremmo, a questo pasticcio giuridico, senza se e senza ma! Nessuno accetterà compromessi”, urla. “Siamo un popolo capace di destarsi: noi ci alzeremo in piedi!!!!” come disse S.Giovanni Paolo II a Washington nel 1979. L’uomo oggi è fragile, non deve perdersi nella falsa libertà, ‘veritas vos libera’. la verità ci può rendere liberi!” Conclude così, con un boato, il suo intervento.
Jacopo Coghe si avvicenda e così Tony Brandi e Giusy D’amico, per incitare e urlare ‘NO alla Cirinnà!’ No alla rottamazione della famiglia, no alla mercificazione della donna vista come un ‘forno’ solo per partorire un bambino, no allo sfruttamento dei più piccoli, no a questo business che porta una media di 3 miliardi di dollari l’anno.
No alla sostituzione della famiglia nell’educazione dei figli: no all’ideologia gender che inculca delle verità distorte nella mente dei più piccoli! Non si tocca la famiglia, la radice profonda dove si forma l’individuo e si struttura la società. Questo modo di imporsi è disumano e anticostituzionale.
Poi è la volta di Emanuele di Leo, che mostra chi non ha venduto i suoi figli per 6 mila euro, portando sul palco una donna keniote coi suoi due figli, “Dicono di noi che siamo retrogradi e medievali” dice, “lontani dai diritti civili europei, perché non accettiamo lo sfruttamento delle donne e dei bambini,con la parificazione del matrimonio omosessuale. Ma vorrei ricordare che gli italiani sono i paladini dei diritti civili, già nel 1866 l’Italia, per prima, de penalizzò l’omosessualità, solo dopo lo fece l’Inghilterra, la Germania, la Svezia. Ancora una volta, qui riuniti, siamo i primi nella difesa dei diritti civili. Grazie a chi è partito presto con i figli e per i figli. Noi difendiamo il bambino che può e deve nascere dall’unione di un uomo e una donna. Diciamo ‘NO’ alla donna vittima dello sfruttamento!”
Poi ancora un turbinio di volti che si sono spesi per questo evento: Nicola di Matteo e Paolo Maria Floris che parlano di vittoria della piazza e della piazza della famiglia.
Ed ecco il volto femminile che in tanti aspettavamo: Costanza Miriano. Elegante intimidita dalle tante persone che inneggiano il suo nome, bellissima nella sua semplicità, ringrazia per le donazioni, che anche se poche e alla spicciolata hanno permesso di coprire gran parte dei costi di questa giornata. L’indomani il suo discorso: “Ci siamo alzati non per rabbia, ma come risorti!” riecheggia nella bocca di molti.
E’ vera questa affermazione, la piazza del Circo Massimo non era mossa dalla rabbia, non c’è stata una vetrina rotta, non un cassonetto rovesciato, non uno scontro o un incidente, più che la rabbia, infatti, c’era la delusione nei confronti dei palazzi del potere che non hanno voluto ascoltare i diretti interessati nelle loro decisioni, opportunistiche.
Dopo le altre figure importanti e conosciute come, ad esempio, Marco Invernizzi, che ricorda il valore fecondo della famiglia, composta da maschio e femmina, nonché il suo valore portante nella società e nella vita economica di un paese, è la volta di Jennipher Lal, introdotta dalla bellissima Maria Rachele Ruiu, portavoce del Comitato difendiamo i nostri figli. La Lal, presidente del centro bioetico della California, dopo il video toccante della compravendita di ovociti e di donazione di uteri da parte delle donne del terzo mondo, ribadisce il concetto che “La maternità surrogata rende le donne schiave e produttrici di bambini a pagamento: una violenza che mette a rischio la salute della donna!”
Si susseguono ospiti stranieri come la promotrice della petizione ‘mum dad and kids’ , che richiede all’Europa di tutelare il patrimonio della famiglia, quale unione di un padre e di una madre, seguita dalla grande leonessa croata Zeljka Markic, madre di quattro figli, medico, che ha ricordato la vittoria schiacciante ottenuta in Croazia, dopo il referendum che ha abrogato l’equiparazione delle unioni civili e l’adozione alle coppie omosessuali. Ha sottolineato, inoltre, con non poca soddisfazione, che i promotori di quelle leggi hanno perso le elezioni, già prima del referendum.
Conclude questo spettacolo di volti e voci il mattatore della giornata, Gandolfini, che riassume gli interventi di tutti, ricordando che la piazza si è unita per non trovare compromessi.
Che la famiglia è unica e sola.
Che non può esistere una classe politica in grado di tollerare una barbarie come lo sfruttamento dei bambini e delle donne.
Che i bambini non sono diritti o desideri, ma destinatari di diritti, che vanno rispettati in quanto esseri viventi e che non vanno strappati alle donne che li partoriscono, proprio come non si strappano i cuccioli dalle cagne, legge approvata dal nostro Stato. Dimostrazione questa, che il legame madre figlio, è fondamentale per lo sviluppo psicofisico del cucciolo, che sia esso animale o essere umano.
Insomma, di materiale per riflettere ce ne sarebbe per giorni e invece… Su cosa si stanno scannando i giornali? Sui numeri! Effettivamente mi sembra un segno di grande nervosismo, nonché di pochezza di argomentazioni da parte di chi, credeva di poter fare i propri giochetti impunemente, contro il sentire di una larga parte di italiani, de legittimandoli e deridendoli.
Dare un numero preciso delle presenze del Circo Massimo è quasi impossibile, tuttavia era un popolo enorme e rappresentava uno spaccato della società che la politica è abituata ad ignorare, ma soprattutto a tartassare.
Un popolo che si è auto convocato, perché nei palazzi, questa piazza, nessuno la voleva e tantomeno se la aspettava.
Non è stato composto dall’ultimo arroccamento del passato o da un manipolo di nostalgici da rieducare, ma è un vero faro di civiltà, perché la civiltà viene dall’assunzione della responsabilità nei confronti del bene comune, cioè dei figli, degli anziani e dei malati.
Viene dal creare legami stabili e ambienti in cui si ricerchi il vero bene dell’uomo.
Non è stato il raduno delle famiglie perfette, perché non ci sarebbe potuto andare nessuno, ma era l’unico raduno di famiglie possibili.

Eleonora Rossi