IL SIBILO DEL #potere

Davvero pensavate che qualcuno avrebbe alzato la voce? Alzare la voce ormai spetta solo ai deboli, si sa. Il potere non alza la voce, il potere sibila. Per il tuo bene, è chiaro.

Il potere ha sibilato all’orecchio della CEDU per soffocare il grido di due genitori che hanno osato alzare la voce.

Davvero pensavate non sibilasse anche all’orecchio di monsignore? Come siete ingenui! Sono finiti i tempi del leone di Wadowice e ci sono così tanti scandali da dissotterrare, così tante leggi fiscali e bancarie che a gusto del potere si possono adottare contro i beni di Roma.

E allora si fa un bel comunicato che gronda pietà umana per tutti, per i buoni e i cattivi, una robina ambigua in cui si omette il nocciolo del problema. 

– “Ma monsignore, non diciamo nulla sulla respirazione artificiale? Dice che non se ne accorgeranno?”

– “Ma no che non se ne accorgono. E anche fosse, abbiamo pure noi la nostra bella fetta di potere in caso qualcuno alzasse la voce. Il nostro popolo troverà conforto nelle nostre parole, sentirà alleggerirsi la coscienza e comincerà a pretendere che quei pochi sediziosi tacciano. E basta con questo povero bambino, lasciatelo morire in pace, non criticate la gerarchia” sibila monsignore.

LETTERA APERTA ALLA #CEDU DELLA MAMMA DI UN BIMBO CON LA STESSA MALATTIA DI #CharlieGard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte.

Non solo non è morto, ma la sua condizione, che rimane molto complessa,  è diventata terreno fertile per la sua peculiare personalità e perché il suo straordinario talento si mostrasse e crescesse. Non vede il mondo come lo vedo io, la sua prospettiva è sempre un’epifania e i suoi dipinti insegnano ad ogni osservatore. 

Andrea Bocelli, il famoso cantante d’opera, scrisse su di lui “ La lezione che “Mele” impartisce, mentre dipinge, ma anche prima e dopo, è più profonda di qualsivoglia dotta disquisizione (artistica e finanche teologica)”.

Vi piace la torre Eiffel? O “ La Gioconda”? I dipinti e le sculture di Michelangelo, il Beowulf, la musica di Mozart? Sono certamente un’eredità mondiale che appartiene a ciascuno di noi. Noi non avremmo queste opere se qualcuno avesse deciso di interrompere la vita di questi artisti quando erano bambini. Ogni essere umano è eredità del mondo ed è impossibile decidere che cosa una persona farà o che cosa darà all’umanità quando è un bambino piccolo, o un bambino malato.

Ma, per favore, abbiate fede ed usate la vostra speranza! E’ la stessa speranza che vi ha fatto innamorare di vostro marito/vostra moglie, che vi faceva aspettare “quella telefonata”, la stessa speranza che vi ha fatto immaginare e poi abbracciare i vostri figli quando sono nati. E’ una speranza “innata dell’essere umano”, per favore, siate umani: uomini e donne degni di questo nome!Abbiate fiducia nelle immense possibilità degli esseri umani e nella Grazia di Dio. Siate coraggiosi.

Per favore, lasciate vivere Charlie Gard e non giudicate la sua vita finché non l’ha vissuta.

Sentitevi felici e forti di questa saggia decisione per la vita e….siate preparati per le sorprese!

Grazie

Chiara Paolini

Videomessaggio di Chiara Paolini

About Charlie Gard case


LETTERA DEL #parroco ALL’IMBRATTATORE #abortista

 «Caro scrittore anonimo di muri,

Mi dispiace che tu non abbia saputo prendere esempio da tua madre. Lei ha avuto coraggio. Ti ha concepito, ha portato avanti la gravidanza e ti ha partorito. Poteva abortirti. Ma non l’ha fatto. Ti ha allevato, ti ha nutrito, ti ha lavato e ti ha vestito. E ora hai una vita e una libertà. Una libertà che stai usando per dirci che sarebbe meglio che anche persone come te non ci dovrebbero essere a questo mondo. Mi dispiace ma non sono d’accordo. E ammiro molto tua mamma perché lei è stata coraggiosa. E lo è tutt’ora, perché, come ogni mamma, è orgogliosa di te, anche se ti comporti male, perché sa che dentro di te c’è del buono che deve solo riuscire a venire fuori. L’aborto è il “non senso” di ogni cosa. È la morte che vince contro la vita. È la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere, non morire. È scegliere chi ha diritto di vivere e chi no, come se fosse un diritto semplice. É un’ideologia che vince su un’umanità a cui si vuole togliere la speranza. Ogni speranza. Io ammiro tutte quelle donne che pur tra mille difficoltà hanno il coraggio di andare avanti. Tu evidentemente di coraggio non ne hai. Visto che sei anonimo. E già che ci siamo vorrei anche dirti che il nostro quartiere è già provato tanti problemi e non abbiamo bisogno di gente che imbratta i muri e che rovina il poco di bello che ci è rimasto. Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo. Ama invece di odiare. Aiuta chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene. E dai la vita, invece di toglierla! Questi sono i veri coraggiosi! Per fortuna il nostro quartiere, che tu distruggi, è pieno di gente coraggiosa! Che sa amare anche te, che non sai neanche quello che scrivi! 

Io mi firmo:

don Andrea»

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/scritta-aborto-san-michele-santa-rita-lettera-parroco-facebook?utm_content=buffer2c872&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

CORSI E RICORSI STORICI

Corsi e ricorsi storici.

Negli anni ’30, la propaganda della Germania nazista (vedi immagine) avvertiva: “Questo paziente affetto da malattia ereditaria costa alla comunità 60 mila marchi per tutta la vita. Compagno, quel denaro è anche TUO!”. E preparava la strada allo sterminio delle “vite indegne”. Oggi la Repubblica (leggi il titolo al link qui sotto) ci avverte che i malati cronici sono un PESO (sì, proprio così!!!) per il servizio sanitario nazionale. In tempo di DAT viene da domandarci: che cosa ci aspetta?

“TU LI HAI A CARICO! Un malato ereditario costa fino al raggiungimento del 60° anno di età una media di 60.000 Marchi”

“Un malato ereditario costa allo Stato 5.50 Marchi al giorno / Con 5.50 marchi una famiglia sana vive un giorno”

“Sterilizzazione: non punizione ma liberazione. Quali genitori vorrebbero per i propri figli una sorte tanto terribile?”

(questa è tremenda, fa leva sui sensi di colpa)

Traduzioni a cura di GIAN SPAGNOLETTI

Attenzione: Repubblica si vergogna di quanto scritto e cambia titolo. Sparisce che i malati “sono un peso”.

TROVA LE DIFFERENZE

PRIMA
DOPO

http://www.repubblica.it/salute/2017/04/10/news/_in_italia_quasi_24_milioni_di_malati_cronici_-162640696/

#EUTANASIA ED ESPIANTO DI ORGANI

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L’etica moderna della medicina è cambiata. Santità della vita? Giuramento di Ippocrate? Roba vecchia. Ora ci si aspetta che la medicina abbia basi puramente utilitaristiche. Se la società accetta che i pazienti malati possano essere “sollevati” delle loro sofferenze con la morte (eutanasia), non passerà molto tempo prima che possano essere sfruttati prendendo le parti che a loro non servono più.
L’eutanasia accoppiata al prelievo di organi è già in uso in Belgio e Olanda dal 2008, e sono apparsi articoli anche su rispettabili riviste che lodavano questa simbiosi. In un articolo del 2011, la Rivista di parafisiologia cardiaca applicata ha ospitato un articolo che, con agghiacciante distacco spiegava tutta la procedura: i pazienti venivano fatti entrare in ospedale poche ore prima dell’inizio, poi veniva loro somministrata eparina (un farmaco che mantiene gli organi in buone condizioni per l’espianto), poi un medico che aveva accettato di effettuare l’eutanasia somministrava il cocktail letale. Dopo di che, la morte a livello cardiorespiratorio veniva annunciata indipendentemente da tre medici, come richiesto dalla legge belga. Infine il donatore veniva poi rapidamente trasferito, messo sul tavolo operatorio e intubato in preparazione per l’espianto. Nel caso in esame quattro persone, che non erano prossime alla morte, sono state uccise e i loro organi espiantati. Tre soffrivano di disabilità neuromuscolari e una di tendenze autolesioniste. In una amara ironia, un gruppo di medici professionisti ha somministrato loro una “cura definitiva”. E questo è solo l’inizio. Eminenti professionisti hanno invocato il rovesciamento della “regola del donatore morto”, la spina dorsale del trattamento etico dei trapianti, in cui un donatore deve morire naturalmente a causa di ferite o di malattie prima che l’espianto venga autorizzato. Alcuni medici belgi e olandesi sono arrivati a proporre, su una rivista legata al British Medical Journal, che le leggi dei loro Paesi vengano cambiate per consentire a malati, a disabili, a persone che vogliono morire, di optare per l’espianto da vivi invece che per l’iniezione letale.
Questo è l’utilitarismo hegeliano, secondo cui “ciò che è utile è anche giusto”. Qualcosa che era già presente nel 1949 quando Leo Alexander, medico che investigò sui programmi nazisti di eutanasia e Olocausto ai tempi del processo di Norimberga, ne denunciò apertamente l’influenza sulla medicina moderna, facendo notare che idee simili erano ben presenti e accettate anche negli Stati Uniti. Questa è la società “biologicamente orientata”, dove alla morte dei suoi membri più deboli viene dato più valore che non alla sua continuazione.

Fonte: http://www.firstthings.com/web-exclusives/2016/04/euthanasia-by-organ-harvesting

PLANNED PARENTHOOD VENDE GLI ORGANI DEI BAMBINI ABORTITI

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BREAKING: IL COLOSSO AMERICANO DELL’ABORTO VENDE GLI ORGANI DEI BAMBINI ABORTITI.

LA VERITA’ IN UN VIDEO INVESTIGATIVO

“Siamo diventati molto bravi nell’ottenere cuore, polmone, fegato… un sacco di gente vuole fegato. E per questo motivo, la maggior parte dei provider opera sotto la guida ecografica, così sanno dove stanno mettendo le pinze”.
Un video rilasciato questa mattina mostra la dr. Deborah Nucatola, Senior Director del dipartimento dei servizi medici di Planned Parenthood (il maggior fornitore di aborti negli USA), che descrive il processo di estrazione delle parti del corpo di un feto abortito a scopi commerciali.
L’indagine è stata condotta dal Center for medical Progress, un gruppo di cittadini e giornalisti che si dedicano al monitoraggio dell’etica medica.
Il prezzo di un esemplare può variare da 30 ai 100 dollari e nel video la dr. Nucatola precisa che Planned Parenthood sta molto attenta a non dare l’impressione di guadagnare dagli aborti che effettua
Il traffico di parti di un feto abortito è illecito  e la vendita o l’acquisto di tessuto fetale umano è un reato federale punibile fino a 10 anni di carcere e una multa fino a $ 500.000.

IL VALORE INESTIMABILE DI MIO FIGLIO IMPERFETTO

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Mentre mi preparo questa settimana ad essere madre per la quarta volta e dare alla luce la mia tanto attesa prima bambina, Gracie, mi addolora che ci sia una nuvola nera appesa sopra l’attesa del parto.

Mentre sto contando i giorni e i minuti fino a quando potrò guardarla negli occhi e baciarle le guance, c’è una cosa che non lascia mai la mia mente. C’è una probabilità del 25 per cento che la mia preziosa figlia nasca con la fibrosi cistica, una malattia genetica mortale che il mio figlio maggiore, Gunner, soffre tutti i giorni.

Sarei bugiarda se dicessi che io non sono in preda al panico per la diagnosi di Gracie, ma allo stesso tempo mi conforta il fatto che se l’esito sarà positivo lei avrà un fratello maggiore con il quale fare le terapie e che le sarà di esempio quando non vorrò prendere le sue 20 pillole al giorno.

Il giorno in cui abbiamo ricevuto la diagnosi di Gunner è stato il momento peggiore della mia vita. Mio marito e io non riuscivamo a immaginare come sarebbe stata la vita per nostro figlio, quanto egli avrebbe sofferto, e quanto avremmo sofferto noi.

Fu in quel momento che tutto quello che avevo immaginato per la vita di Gunner e per la vita della mia famiglia è stato spazzato via. E’ un momento di cui ogni madre ha paura e implora Dio di non dover affrontare. Le preoccupazioni per il suo futuro sono state sostituite con il pensiero di fare in modo che viva abbastanza a lungo per laurearsi.

Con le altre tre gravidanze dopo Gunner, avrei potuto optare per i test genetici per determinare se i miei bambini possedevano le stesse mutazioni genetiche di Gunner. Ma non l’ho fatto.

Sapevo che non importa quale sia la diagnosi, io e mio marito ci saremo per i nostri figli – per garantire che siano visti dai migliori medici, che le loro terapie quotidiane siano seguite scrupolosamente, e che le loro vite, anche se ricche di sfide, siano felici e soddisfacenti.

Eppure, la maggior parte dei professionisti del settore medico, e altri, non riescono a capire il motivo per cui abbiamo scelto di non fare una diagnosi prenatale.

Mi ricordo di un momento particolarmente inquietante quando mio marito ed io avevamo ricevuto la diagnosi di Gunner presso la clinica e il consulente genetico è entrato per chiedere se avevamo domande. Cosa ci faceva in un team di assistenza che si compone di nutrizionisti, fisioterapisti respiratori e pneumologi? Non sapendo che ero incinta del mio secondo figlio, mi ha detto di aver aiutato le famiglie con fibrosi cistica che volevano avere più figli ad evitare di averne altri con la malattia attraverso lo screening embrionale.

Ancora oggi, mi stupisco di essere stata in grado di trattenermi dall’insultarlo. Io semplicemente non potevo credere che osasse suggerire che il mio bel bambino, che era seduto sulle mie ginocchia sorridente, fosse un errore che poteva essere evitato.

Purtroppo, però, questo è ciò che molti credono. In uno studio di Kaiser in California (http://www.aul.org/…/prenatal-diagnosis-and…/), oltre l’87 per cento dei bambini con diagnosi in utero di fibrosi cistica vengono abortiti. Questa è una tragedia.

Benché io non possa promettere ai genitori che si trovano di fronte a una diagnosi positiva che la vita sarà facile, posso però promettere che non vi pentirete di avere i vostri figli. Per quei genitori che affrontano una difficile diagnosi prenatale o una diagnosi debilitante dopo la nascita, la vita del figlio non è solo un miracolo, unico e inestimabile, ma attraverso la sua vita io vi garantisco che troverete una grande gioia e benedizione.

Nonostante le frequenti visite mediche, gli impegnativi capricci del bambino e le alte spese mediche, Gunner e i suoi fratelli, e la sua quasi-sorella, sono ciò di cui sono più orgogliosa.

Gunner è intelligente, compassionevole e pieno di vita. Sì, tossisce. Sì, ci preoccupiamo. Ma la sua vita ha un senso. La sua sofferenza ci insegna che la vita è un dono e qualcosa di cui essere grati per ogni singolo giorno. Ci fa rallentare e veramente apprezzare ogni momento che abbiamo e non permette che le nostre vite diventino così occupate da dimenticare le benedizioni che abbiamo. Ci rende più pazienti, più gentili e persone migliori.

Non importa quanto cercherete di evitarlo, ma tutti prima o poi soffrono. La nostra sofferenza è solo più visibile affinché gli altri si rendano conto.

Se Gunner o sua sorella moriranno di questa malattia, celebreremo la vita che hanno vissuto. Saremo grati per ogni momento prezioso che ci hanno dato. Le loro vite saranno state importanti – per me, per la mia famiglia, e per tutti quelli che hanno potuto incontrarli lungo la strada.

Kristan Hawkins è presidente di Students for Life of America.

Fonte: http://www.aul.org/2010/03/prenatal-diagnosis-and-reproductive-justice/

EUTANASIA, ABBIAMO DIMENTICATO LA COMPASSIONE

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Sembra che la nostra società non riesca più a vedere il valore della vita in ogni sua fase, come attesta l’idea sempre più popolare del suicidio assistito.
Si tratta di una materia assai controversa come dimostra il fatto che negli Stati Uniti soltanto Vermont, Washington e Oregon permettono il suicidio medicalmente assistito, mentre l’Alabama sta considerando di metterlo al bando http://www.al.com/news/index.ssf/2015/04/alabama_lawmakers_to_consider.html
Non solo fra i politici, ma anche tra i sanitari le posizioni sono controverse, come evidenziato recentemente da una ricerca riferita dal Journal of Medical ethics sui medici tedeschi, che li vede per 1/3 favorevoli al suicidio assistito per i malati di mente e per un 27% a favore di questa pratica per coloro che sono “stanchi di vivere” a causa di una condizione medica grave (http://jme.bmj.com/content/early/2015/01/30/medethics-2014-102150.short?g=w_jme_ahead_tab)

E’ noto il caso molto ben pubblicizzato di Brittany Maynard, una donna bella, giovane, malata terminale che ha chiesto di morire nel novembre del 2014.

Mentre Brittany stava ricevendo molta attenzione dai media, altre due storie hanno catturato l’attenzione di molti altri. Lauren Hill, una studentessa di 19 anni, e Kara Tippetts, una giovane moglie e madre, avevano entrambe ricevuto diagnosi terminale. I loro ultimi giorni sono stati una celebrazione della vita e la condivisione di uno spirito di autodeterminazione, di fede, e del desiderio di incoraggiare gli altri proprio nel mezzo dei momenti più bui che la vita possa riservare. Il 22 marzo, Kara Tippetts, che aveva scritto una lettera a Brittany Maynard incoraggiandola a non porre fine alla sua vita, è morta di cancro al seno. Poi il 10 aprile, Lauren Hill, la cui storia aveva contribuito a raccogliere più di 1 milione di dollari  per la ricerca sul cancro, è morta di cancro al cervello. Ognuna di queste vite possedeva una bellezza individuale, ed entrambe sono state circondate da coloro che le amavano. Tuttavia, la spinta per espandere la legalizzazione del suicidio assistito continua.

Abbiamo completamente trascurato il vero significato della compassione. Ce lo ricorda Kara Tippetts, nella sua lettera  per Brittany Maynard, in cui ha dichiarato quanto segue:

    “Nello scegliere la tua morte, stai derubando quelli che ti amano di una tale tenerezza, dell’opportunità di incontrarti nei tuoi ultimi momenti, nei tuoi ultimi respiri.

   Quell’ultimo bacio, quell’ultimo tocco caldo, quell’ultimo respiro, sono importanti – ma non è stabilito che siamo noi a decidere quando quell’ultimo respiro sarà dato”.

Fonte: http://www.redstate.com/diary/kimberly_ross/2015/04/20/assisted-suicide-dignity/

EllaOne: la pillola “dei cinque giorni dopo” è abortiva!

di Raffaele Marmo

ellaone

La pillola “dei cinque giorni dopo” è abortiva

Il 25 marzo scorso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha deciso di eliminare l’obbligo di prescrizione medica per EllaOne, che sarà mantenuto solo per le minorenni, con conseguente caduta anche dell’obbligo di accertare l’assenza di una gravidanza preesistente attraverso l’esito negativo di un test di gravidanza per tutte le donne, maggiorenni o minorenni che siano. Una decisione di inaudita gravità, per poter comprendere la quale è necessario fare alcune considerazioni tecniche sul farmaco, per poi soffermarci in breve sull’iter che ha portato l’AIFA ad esprimersi in tal senso pochi giorni fa.

Innanzitutto ricordiamo che EllaOne è un farmaco proposto come “contraccettivo d’emergenza” capace di agire durante le 120 ore (cinque giorni) successive ad un rapporto sessuale non protetto o a rischio, da cui il nome di “pillola dei cinque giorni dopo”; il suo principio attivo è l’Ulipristal Acetato (UPA), appartenente alla categoria degli antiprogestinici, famiglia di molecole che contrastano l’azione del progesterone (pro-gest-erone = ormone steroideo pro-gestazione), detto anche “ormone della gravidanza”, poiché indispensabile per creare nell’utero le condizioni adatte all’annidamento dell’embrione, esaltando le secrezioni tubariche ed uterine necessarie al suo nutrimento e sviluppo, aumentando lo spessore dell’endometrio (la parete interna dell’utero), alterando la viscosità del muco cervicale per bloccare i batteri e inibendo infine la contrattilità della muscolatura uterina, evitando la possibilità di un aborto spontaneo. Più precisamente UPA è un modulatore selettivo sintetico del recettore del progesterone che agisce legandosi ad esso con grande affinità e i cui meccanismi d’azione vengono illustrati nell’ “Assessment Report per EllaOne” (EMEA/261787/2009) redatto nel 2009 dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) al momento di mettere il farmaco in commercio: all’ultimo capoverso di pag. 9/49, infatti, si dice che il farmaco da un lato ha la «capacità di bloccare, impedire o ritardare l’ovulazione» (meccanismo antiovulatorio), anche dopo il picco di LH, e dall’altro ha la «capacità di ritardare la maturazione dell’endometrio in modo tale da prevenire l’impianto [ndr dell’embrione]» (meccanismo antinidatorio). A conferma di quest’ultimo meccanismo, al secondo capoverso di pag. 11/49 dello stesso documento si dice che «il trattamento di colture di cellule con 100 µM di UPA ha inibito significativamente la proliferazione di cellule endometriali stimolata da progesterone ed estrogeni».

Tradotto quindi in termini poveri, EllaOne può agire fondamentalmente con due meccanismi d’azione:

1. se assunto prima dell’ovulazione, è in grado di bloccarla/ritardarla, impedendo la fecondazione e agendo da contraccettivo;

  1. se assunto appena prima o dopo l’ovulazione, è in grado di alterare l’endometrio e impedire all’embrione di impiantarsi in esso, determinandone la morte secondo una modalità micro-abortiva.

Un’ulteriore conferma del tutto la si trova nelle conclusioni al quarto capoverso di pag. 23/49, dove si dice che questi due meccanismi di azione sono «sufficientemente documentati», infatti in letteratura si trovano molti studi a riguardo [1][2][3][4][5][6][7].

A questo punto una domanda sorge spontanea: se EllaOne può anche impedire l’annidamento in utero dell’embrione determinandone la morte, perché si parla di “contraccettivo d’emergenza” e non di farmaco abortivo? Semplice, è bastato spostare l’inizio della gravidanza al momento dell’impianto, per far sì che l’uccisione dell’embrione prima dell’impianto stesso non fosse tecnicamente considerata aborto, ma contraccezione. In passato infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la gravidanza iniziava con la fecondazione e conseguente concepimento e terminava col parto: essa identificava quindi, come è logico che sia, il periodo in cui il concepito cresce all’interno del corpo materno dal quale è nutrito e sostenuto anche prima che si impianti tramite le secrezioni tubariche ed uterine indotte dal progesterone; questo valeva fino al 1965, anno in cui l’inizio della gravidanza fu spostato dalla fecondazione all’impianto in utero dell’embrione, che avviene circa una settimana dopo! Venne così molto furbescamente aggirato l’ostacolo bioetico insito nei nuovi contraccettivi ad azione antinidatoria che iniziarono ad essere sperimentati proprio in quegli anni: in base a questa nuova definizione, infatti, qualsiasi farmaco che uccida l’embrione prima di impiantarsi in utero non è più considerato abortivo (cioè capace di interrompere una gravidanza), ma contraccettivo (cioè in grado di prevenire la gravidanza), mentre restano tecnicamente abortivi solo i farmaci che uccidono l’embrione dopo l’impianto! Per questo tipo di aborto mascherato, che avviene invece nella finestra compresa tra fecondazione e impianto, fu utilizzato il termine di “contraccezione di emergenza” o “postcoitale”. Inutile dire che il problema dell’inizio della gravidanza distrae dal vero problema creato da pillole come EllaOne, che è il destino del concepito: che differenza c’è infatti tra uccidere un embrione prima o dopo l’impianto? Lo stesso Étienne-Émile Baulieu, inventore della RU486, ammetteva che «l’interruzione della gravidanza dopo la fecondazione […] può essere considerata alla stregua di un aborto» (“Il punto sull’RU-486”, The Journal of the American Medical Association, edizione italiana, n.1, vol. 2, gennaio 1990).

A tutto questo quadro a tinte fosche, come se non bastasse, bisogna poi aggiungere che EllaOne appartiene alla stessa famiglia farmacologica del Mifepristone, detto anche “pillola abortiva” (commercialmente nota come RU486) in quanto capace di indurre aborto chimico fino alla settima settimana di gravidanza. Ufficialmente tra questi due antiprogestinici non c’è alcun rapporto, essendo il primo considerato un “contraccettivo d’emergenza”, il secondo un “abortivo”: ma le cose in realtà non stanno proprio così! Innanzitutto bisogna sottolineare la notevole somiglianza fra UPA e Mifepristone sia in termini di struttura chimica (vedere figura), sia in termini di effetti antiprogestinici provocati sull’endometrio uterino.

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A spiegarlo più in dettaglio è il Dott. Bruno Mozzanega, Ginecologo, Docente di Ginecologia all’Università di Padova e Presidente della Società Italiana Procreazione Responsabile (SIPRe), per il quale le due molecole sono quasi uguali «con le dovute proporzioni, s’intende. Per abortire fino (almeno) a sette settimane bastano 200 mg di RU486, i quali equivalgono, quanto a efficacia sull’endometrio, a 200 mg di UPA non micronizzato». E visto che EllaOne contiene 30 mg per compressa di UPA micronizzato (che corrisponde a 50 mg non micronizzato), ecco che con quattro compresse si ottiene un dosaggio equivalente ai 200 mg di RU486! Pertanto, continua Mozzanega, «se una donna si recasse in 4 farmacie diverse, potrebbe tranquillamente interrompere la sua gravidanza! Dobbiamo dunque concludere che l’Europa stia facilitando, se non incoraggiando, l’aborto clandestino?». La cosa più sconcertante è che l’equivalenza tra i due farmaci viene ammessa nello stesso Assessment Report per EllaOne del 2009: a pag. 10/49 infatti si legge che «la capacità di UPA di terminare le gravidanze è stata indagata in porcellini d’India e scimmie. UPA e mifepristone erano approssimativamente equipotenti a dosaggi di 10-30 mg/die nel terminare le gravidanze nei porcellini d’India quando gli animali erano trattati nei giorni 43 e 44 di gestazione». E infatti, sia a pag. 18/49 che a pag. 46/49, si conferma che, «quando dato a porcellini d’India e macachi a stadi più avanzati di gravidanza, UPA ha terminato la gestazione in alcuni animali». Non a caso, a pag. 45/49 dello stesso report, compare un capitolo del tutto inaspettato: «Off-label use as an abortifacient», vale a dire «Impiego fuori etichetta come un abortivo», in cui l’EMA dichiara addirittura di voler monitorare questo possibile uso come abortivo attraverso i «self-report dei medici che prescrivono il farmaco», «un sondaggio retrospettivo nei reparti di ginecologia con donne ospedalizzate per aborto “spontaneo” incompleto» e addirittura tramite «l’uso di registri delle prescrizioni per identificare le prescrizioni fuori etichetta». Insomma, oltre a bloccare l’ovulazione e a impedire l’impianto di un embrione in utero, EllaOne è anche in grado di sfaldare l’endometrio durante i primi due mesi di gravidanza in modo da estirpare e uccidere l’embrione ivi impiantato, proprio come la RU486 abortiva! Tuttavia il farmaco è ufficialmente un contraccettivo in virtù, secondo Mozzanega, di una chiara scelta di marketing dell’Azienda produttrice nel voler «tenere distinte le due molecole gemelle: una, la RU486, ormai poco “presentabile” dato il suo utilizzo nell’aborto chimico, e l’altra, Ulipristal, da mantenere ufficialmente esente da richiami all’aborto».

Tutto troppo incredibilmente scomodo e infatti, grazie a studi decisamente più vaghi sugli effetti embrioletali confezionati ad hoc e presentati all’EMA dalla stessa azienda produttrice, gran parte delle indicazioni all’effetto antinidatorio e all’uso del farmaco come abortivo sono come per magia scomparse nell’Assessment Report più aggiornato dove, in palese contraddizione con la precedente versione che parlava di meccanismi «sufficientemente documentati», si dice che «EllaOne non interrompe una gravidanza esistente».

Per capire gli enormi interessi economici che ruotano attorno a questo farmaco, è utile tornare ora al recente annullamento da parte dell’AIFA dell’obbligo di prescrizione medica per il farmaco. Era il 7 gennaio 2015, quando la Commissione Europea approvò per EllaOne la raccomandazione agli Stati membri di eliminare l’obbligo di prescrizione, in virtù dell’eliminazione della gravidanza in atto tra le controindicazioni all’uso del farmaco, nonché dell’eliminazione dal foglietto illustrativo della segnalazione del possibile effetto antinidatorio: tale decisione faceva seguito alla domanda presentata all’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) da parte dell’azienda HRA Pharma, proprio quella produttrice di EllaOne, per la modifica del regime di fornitura da “medicinale soggetto a prescrizione medica” a “medicinale non soggetto a prescrizione medica”, domanda favorevolmente accolta dall’EMA già il 21 novembre scorso (EMA/710568/2014). Come comprensibile, tale raccomandazione europea suscitò subito non poche perplessità sulla stampa tra numerosi ginecologi e associazioni pro-life: particolare nota di merito va all’On. Gianluigi Gigli, Neurologo e Professore Ordinario di Neurologia all’Università di Udine, nonché neopresidente del Movimento per la Vita, che fu l’unico, col suo gruppo parlamentare, a farsi espressione di queste perplessità in Parlamento, presentando un’interpellanza prolife in merito (Gigli, Dellai n. 2-00800 del 16-01-2015): una decisione presa in sede europea, infatti, ai sensi dell’art. 4, comma 4, della direttiva europea 2001/83/CE, non necessariamente deve essere recepita dagli Stati membri, essendo contraccezione e aborto materie non vincolanti; in virtù di questo Gigli, dopo aver fornito al Ministero della Salute un corposo plico di letteratura scientifica a supporto del meccanismo antinidatorio di EllaOne e dopo aver sottolineato che accettando la direttiva tale meccanismo sarebbe scomparso dal “bugiardino” italiano del farmaco con grave disinformazione perpetrata ai danni delle donne, chiese al Sottosegretario alla salute se il Ministero intendesse recepire la direttiva europea o piuttosto opporsi a una vicenda «sostenuta da interessi economici e commerciali a dir poco giganteschi». Molto illusoria, se letta col senno di poi, fu la risposta del Sottosegretario, il quale dapprima ricordò che il parere posit­ivo dell’EMA a riguardo «non è stato preso all’unanimità, bensì a maggioranza: 21 votanti su 31, e che l’Italia ha espresso il proprio parere contrario» in virtù «della contestata mancanza di dati scientifici sufficienti per trarre conclusioni certe circa l’assenza di effetti fetotossici o teratogenetici»; sottolineò poi la necessità di «rimettere la questione al Consiglio superiore di sanità (CSS)», che quasi all’unanimità il 10 marzo si è espresso per il mantenimento della prescrizione medica per tutte le donne indipendentemente dall’età «per evitare gravi effetti collaterali nel caso di assunzioni ripetute in assenza di controllo medico». L’orientamento negativo espresso in sede europea dai tecnici dell’AIFA nella votazione di novembre era stato quindi sostanzialmente confermato dal CSS e, sebbene l’AIFA non fosse obbligata ad aderire al parere del CSS, decidendo diversamente avrebbe di fatto smentito i suoi stessi tecnici che la rappresentano in Europa nonché il più autorevole organo di consulenza scientifica del Ministero della Salute; cosa che poi è incredibilmente avvenuta il 25 marzo scorso, quando l’AIFA ha deciso di rigettare il parere negativo del CSS, approvando la vendita di EllaOne in farmacia senza ricetta, fatta eccezione per le minorenni, il che significa di fatto equiparare gli effetti collaterali del farmaco a quelli di altri farmaci da banco.

Una decisione quella dell’AIFA a dir poco schizofrenica e incomprensibile, soprattutto alla luce delle dichiarazioni che lo stesso d.g. dell’AIFA, Luca Pani, ha rilasciato dopo il pronunciamento: «Il farmaco non ha grandi problematiche, ma sull’uso ripetuto e incontrollato non ci sono dati sufficienti per garantirne la sicurezza». Incredibile! Ma se non ci sono dati sulla sicurezza in caso di uso ripetuto e incontrollato, chi verifica che non si faccia un simile uso visto che il farmaco può ora essere preso senza ricetta medica? Perché non controllarne l’uso tramite prescrizione? Non sarebbe stata questa una scelta nell’interesse delle donne, come giustamente auspicato dal CSS? Lo stesso Pani infatti, poco più di un mese fa, ammetteva la necessità di «evitare che questo contraccettivo d’emergenza venga utilizzato come una caramella dopo la discoteca»: che senso ha allora mantenere l’obbligo di prescrizione per le minorenni se ad esse si dà allo stesso tempo la possibilità di aggirare facilmente l’ostacolo chiedendo di acquistarlo ad un’amica maggiorenne? Ricacciare le donne nella solitudine dell’aborto clandestino tramite il possibile acquisto di dosi multiple è nel loro interesse? E infine, che ne sarà dell’esercizio della clausola di coscienza da parte di medici e farmacisti, se l’effetto antinidatorio viene poco scientificamente negato grazie a studi promossi dall’azienda produttrice?

A spiegare i veri motivi di questa direttiva europea è Renzo Puccetti, medico e docente di bioetica, membro della Research Unit dell’European Medical Association e vicepresidente dell’associazione “Vita è”, secondo il quale tale raccomandazione è dettata da «una forte spinta commerciale, per cui la HRA Pharma ha promosso studi disegnati e letti in modo tale da minimizzare gli effetti abortivi della sua molecola. L’UPA, infatti, ha pressoché la stessa indicazione del Levonorgestrel (“pillola del giorno dopo”) ma è più costoso; per questo, su 1 milione e 200 mila confezioni di pillole post-coitali vendute in Francia, solo 46 mila erano di UPA, nemmeno un ventesimo del totale»: tale numero ora potrà essere sicuramente aumentato grazie alla vendita senza prescrizione a livello europeo. Logiche politiche e di profitto, quindi, che mirano a garantire facile accesso all’aborto chimico, mascherandolo come contraccezione, hanno quindi prevalso su ogni ragionamento di carattere scientifico, con ripercussioni gravissime non solo per la libertà di agire secondo coscienza del personale sanitario, ma soprattutto per la salute e la corretta informazione delle donne: omettendo infatti queste fondamentali indicazioni dal foglietto illustrativo, grazie al termine “contraccettivo d’emergenza”, le potenziali consumatrici crederanno di scongiurare tranquillamente il concepimento, così come avviene con la contraccezione classica, sebbene sia possibile l’esatto contrario.

A tutto ciò, infine, si aggiunge anche, secondo l’On. Eugenia Roccella, il rischio «di aver introdotto un’anomalia, dato che la “pillola del giorno dopo” in Italia prevede sempre la prescrizione medica: svincolare il commercio di EllaOne potrebbe comportare come conseguenza una “liberalizzazione” di tutte le altre pillole abortive, che diventerebbero così più accessibili di un Aulin».

Ma noi non ci stiamo e faremo di tutto affinché si sappia sempre qual è la verità: nessuno tocchi donne e bambini!

Raffaele Marmo

 

Note:

[1] Kim A, Bridgeman MB. Ulipristal Acetate (ella): A Selective Progesterone Receptor Modulator For Emergency Contraception «Pharmacy and Therapeutics» (2011)

[2] Sarkar NN. The state-of-the-art of emergency contraception with the cutting edge drug «German Medical Science» (2011)

[3] Mozzanega B, Cosmi E, Nardelli GB. Ulipristal acetate in emergency contraception: mechanism of action «Trends in Pharmacological Sciences» (2013)

[4] Gemzell-Danielsson K, Meng CX. Emergency contraception: potential role of ulipristal acetate «International Journal of Women’s Health» (‎2014The state-of-the-art of emergency contraception with the cutting edge drug)

[5] Stratton P1, Levens ED, Hartog B, Piquion J, Wei Q, Merino M, Nieman LK. Endometrial effects of a single early luteal dose of the selective progesterone receptor modulator CDB-2914 «Fertility and sterility» (2010)

[6] Hild SA1, Reel JR, Hoffman LH, Blye RP. CDB-2914: Anti-progestational/anti-glucocorticoid profile and post-coital anti-fertility activity in rats and rabbits «Human Reproduction» (2000)

[7] Blithe DL1, Nieman LK, Blye RP, Stratton P, Passaro M. Development of the selective progesterone receptor modulator CDB-2914 for clinical indications «Steroids» (2003)The state-of-the-art of emergency contraception with the cutting edge drugThe state-of-the-art of emergency contraception with the cutting edge drugThe state-of-the-art of emergency contraception with the cutting edge drug

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(Pubblicato sul quotidiano La Croce)

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