QUELLO CHE LE FEMMINISTE NON DICONO SULL”ABORTO

È passata da circa un mese la “giornata nazionale per l’aborto libero e sicuro” in cui qualche gruppo ultrafemminista ha ribadito il proprio pensiero dell’aborto quale “diritto umano” che ogni Stato per dirsi civile dovrebbe garantire su richiesta e senza giustificazioni (“ond demand and without apologize” era uno degli slogan internazionali della giornata). Ma davvero “le donne” vogliono questo? Davvero le donne che dicono di volerlo sanno di che si tratta? Davvero lo sanno tutti quelli che ne discutono? Davvero tutti quelli che ne parlano come di una “conquista di civiltà” sanno che civiltà ne ha promosso la diffusione?

Proviamo a fare il punto, premettendo che sono una donna, madre, volontaria di un Centro di aiuto per la Vita in cui di storie così ne sono passate tantissime.
Parliamo di cos’è un aborto, innanzitutto. Una donna sospetta di essere incinta a circa 2-3 settimane di età di sviluppo embrionale quando ormai il figlio è ben impiantato nel suo utero. In teoria nel giro di pochi giorni può sottoporsi ad un aborto, normalmente però tra visite di conferma e tempi di attesa personali e del sistema sanitario la maggior parte degli aborti avvengono intorno tra le 8 e le 10 settimane.
A questo punto le opzioni sono tre, aborto chimico (RU 486) se eseguito prima della 7° settimana , aborto chirurgico per aspirazione o raschiamento, aborto per induzione di parto pretermine nel caso di aborto cosiddetto “terapeutico” dopo la 16° settimana. Vediamo in che cosa consistono. 
Aborto chimico: alla donna viene fatta assumere una dose di Mifepristone (RU486) che uccide chimicamente l’embrione. Dopo alcune ore viene data una dose di prostaglandine che inducono contrazioni per il distacco dell’embrione morto e la sua espulsione nel giro di alcune ore o giorni, in modo diverso per ogni donna. Dopo alcuni giorni la donna deve sottoporsi a controlli medici per avere la conferma dell’avvenuto completamento dell’aborto. Questo processo comporta la diretta responsabilità della donna nella procedura abortiva, spesso provoca crampi ed emorragie importanti, talvolta la necessità di un aborto chirurgico per la non perfetta espulsione di tutto il contenuto dell’utero (non solo l’embrione ma anche annessi fetali) e la possibilità che la donna veda il corpicino di suo figlio espulso con le perdite ematiche.
Aborto chirurgico per aspirazione: nell’utero della donna viene infilata una cannula che aspira l’embrione sbriciolandolo grazie alla forza della pompa di aspirazione. Nel caso di gravidanze oltre un certo grado di sviluppo il personale sanitario deve controllare che tutti i pezzi del feto siano presenti nel materiale raccolto nel contenitore dell’aspiratore.
Aborto per raschiamento: nell’utero viene inserito una “curette” (uno strumento chirurgico a forma di anello) che stacca dall’utero la placenta e l’embrione, facendolo a pezzi in caso di aborto non proprio precoce. Anche qui va controllato che siano stati asportati tutti i frammenti.
Talvolta i due sistemi sono combinati.
Aborto per induzione di parto pre-termine: questo è l’aborto che si fa quando parliamo di “aborto terapeutico”. In pratica viene indotto un parto anticipato tra la 15° e la 23° settimana (attualmente termine in Italia considerato come limite perché un bambino nato poco dopo sopravvivrebbe quasi con certezza ma in alcuni Paesi anche oltre) e la donna ha un travaglio ed un parto “normali” da cui nasce un bambino estremamente prematuro, talvolta già deceduto ma spesso ancora vivo che morirà sul tavolo operatorio nel giro di qualche minuto ma anche diverse ore perché incapace di una respirazione autonoma efficace.
Si parla tanto di “consenso informato” ma le donne prima di abortire vengono informate su cosa sta per succedere loro e al figlio che portano in grembo? E sanno di avere, secondo la l.194, diritto a proposte di alternative concrete per superare le situazioni che le portano a questa decisione? Sanno dei rischi immediati dell’intervento e delle conseguenze sulla loro vita riproduttiva futura e su quella psicologica?
Sanno che se prendono la RU486 potrebbero vedere loro figlio cadere nel water durante dolorosi crampi che sono in realtà contrazioni espulsive? Sanno che l’aborto “terapeutico” consiste in un vero e proprio parto dopo il quale loro figlio (cui prima di sapere la diagnosi probabilmente hanno saputo il sesso e anche dato un nome) morirà per asfissia?
Sanno che il loro corpo “saprà” che hanno partorito e il loro seno produrrà latte e dovranno prendere altri farmaci per farlo andar via? Sanno dell’aumentato rischio di sterilità, di gravidanze extrauterine, di infezioni pelviche, di aborti spontanei in future gravidanze? Sanno della maggior incidenza di depressione nelle donne che hanno scelto di abortire rispetto a quelle che hanno accettato di portare avanti una gravidanza indesiderata?
Sanno che è maggiore anche il rischio suicidario in questo caso? Sanno di poter partorire in anonimato anche dopo essere state ospitate eventualmente in una struttura protetta e dare in adozione il bambino concedendo a lui di vivere ed ad una coppia sterile di diventare genitori? E di poter cambiare idea anche entro i due mesi?
Ecco, quando leggo articoli in cui si parla di aborto come un “diritto” delle donne mi domando se il “diritto” ad essere informate sull’orrore che quella decisione comporta ed ad essere aiutate a portare avanti la gravidanza non dovrebbe essere prioritario. E no, non sono diritti sullo stesso piano. Abortire non vuol dire eliminare i problemi che una gravidanza imprevista o una diagnosi prenatale negativa porteranno nella nostra vita. Vuol dire eliminare nostro figlio perché la sua vita ci creerà quei problemi.
Perché il figlio ce l’abbiamo dal momento che restiamo incinte e se non è sempre una bella notizia, sempre di un figlio si tratta. E, che lo teniamo o lo uccidiamo (sì, l’aborto uccide un figlio non un “grumo di cellule” informe, a quell’età ci sono già un cuore che batte e un cervello che cresce), rimarremo madri di quel bambino per sempre con la differenza che saremo madri di un figlio morto per una decisione che, per quanto sofferta, è sempre e soprattutto nostra.
Quale società può dirsi civile se consente di eliminare i problemi dalla vita di qualcuno eliminando qualcun altro? Qualcun altro che è più debole, fragile e senza possibilità di far valere le sue ragioni? Quale società può dirsi civile se addossa ad una donna, in uno dei momenti più difficili e delicati della sua vita, la decisione di restare sola coi suoi problemi ed un figlio o la possibilità di uccidere il figlio nella speranza di risolvere i suoi problemi senza nemmeno la consapevolezza che ne avrà senz’altro altri, forse peggiori e senza alternative? Una civiltà in cui ad una coppia che aspetta un bambino con sindrome di Down o un’altra qualunque patologia viene prospettata come “normale” e spesso consigliata l’idea di farlo nascere perché muoia?
Qualunque altro modo di affrontare la questione senza tener conto di queste domande fondamentali, mettendo il focus sulla libertà, sulla scelta, sull’autonomia della donna è pura ipocrisia. L’aborto è un orrore da qualunque parti lo si guardi e le donne meritano di meglio.

Annarosa Rossetto

Fonte: http://www.lefondamenta.it/2017/11/09/quello-le-femministe-non-dicono-sullaborto/

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IL SIBILO DEL #potere

Davvero pensavate che qualcuno avrebbe alzato la voce? Alzare la voce ormai spetta solo ai deboli, si sa. Il potere non alza la voce, il potere sibila. Per il tuo bene, è chiaro.

Il potere ha sibilato all’orecchio della CEDU per soffocare il grido di due genitori che hanno osato alzare la voce.

Davvero pensavate non sibilasse anche all’orecchio di monsignore? Come siete ingenui! Sono finiti i tempi del leone di Wadowice e ci sono così tanti scandali da dissotterrare, così tante leggi fiscali e bancarie che a gusto del potere si possono adottare contro i beni di Roma.

E allora si fa un bel comunicato che gronda pietà umana per tutti, per i buoni e i cattivi, una robina ambigua in cui si omette il nocciolo del problema. 

– “Ma monsignore, non diciamo nulla sulla respirazione artificiale? Dice che non se ne accorgeranno?”

– “Ma no che non se ne accorgono. E anche fosse, abbiamo pure noi la nostra bella fetta di potere in caso qualcuno alzasse la voce. Il nostro popolo troverà conforto nelle nostre parole, sentirà alleggerirsi la coscienza e comincerà a pretendere che quei pochi sediziosi tacciano. E basta con questo povero bambino, lasciatelo morire in pace, non criticate la gerarchia” sibila monsignore.

LETTERA APERTA ALLA #CEDU DELLA MAMMA DI UN BIMBO CON LA STESSA MALATTIA DI #CharlieGard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte.

Non solo non è morto, ma la sua condizione, che rimane molto complessa,  è diventata terreno fertile per la sua peculiare personalità e perché il suo straordinario talento si mostrasse e crescesse. Non vede il mondo come lo vedo io, la sua prospettiva è sempre un’epifania e i suoi dipinti insegnano ad ogni osservatore. 

Andrea Bocelli, il famoso cantante d’opera, scrisse su di lui “ La lezione che “Mele” impartisce, mentre dipinge, ma anche prima e dopo, è più profonda di qualsivoglia dotta disquisizione (artistica e finanche teologica)”.

Vi piace la torre Eiffel? O “ La Gioconda”? I dipinti e le sculture di Michelangelo, il Beowulf, la musica di Mozart? Sono certamente un’eredità mondiale che appartiene a ciascuno di noi. Noi non avremmo queste opere se qualcuno avesse deciso di interrompere la vita di questi artisti quando erano bambini. Ogni essere umano è eredità del mondo ed è impossibile decidere che cosa una persona farà o che cosa darà all’umanità quando è un bambino piccolo, o un bambino malato.

Ma, per favore, abbiate fede ed usate la vostra speranza! E’ la stessa speranza che vi ha fatto innamorare di vostro marito/vostra moglie, che vi faceva aspettare “quella telefonata”, la stessa speranza che vi ha fatto immaginare e poi abbracciare i vostri figli quando sono nati. E’ una speranza “innata dell’essere umano”, per favore, siate umani: uomini e donne degni di questo nome!Abbiate fiducia nelle immense possibilità degli esseri umani e nella Grazia di Dio. Siate coraggiosi.

Per favore, lasciate vivere Charlie Gard e non giudicate la sua vita finché non l’ha vissuta.

Sentitevi felici e forti di questa saggia decisione per la vita e….siate preparati per le sorprese!

Grazie

Chiara Paolini

Videomessaggio di Chiara Paolini

About Charlie Gard case


LETTERA DEL #parroco ALL’IMBRATTATORE #abortista

 «Caro scrittore anonimo di muri,

Mi dispiace che tu non abbia saputo prendere esempio da tua madre. Lei ha avuto coraggio. Ti ha concepito, ha portato avanti la gravidanza e ti ha partorito. Poteva abortirti. Ma non l’ha fatto. Ti ha allevato, ti ha nutrito, ti ha lavato e ti ha vestito. E ora hai una vita e una libertà. Una libertà che stai usando per dirci che sarebbe meglio che anche persone come te non ci dovrebbero essere a questo mondo. Mi dispiace ma non sono d’accordo. E ammiro molto tua mamma perché lei è stata coraggiosa. E lo è tutt’ora, perché, come ogni mamma, è orgogliosa di te, anche se ti comporti male, perché sa che dentro di te c’è del buono che deve solo riuscire a venire fuori. L’aborto è il “non senso” di ogni cosa. È la morte che vince contro la vita. È la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere, non morire. È scegliere chi ha diritto di vivere e chi no, come se fosse un diritto semplice. É un’ideologia che vince su un’umanità a cui si vuole togliere la speranza. Ogni speranza. Io ammiro tutte quelle donne che pur tra mille difficoltà hanno il coraggio di andare avanti. Tu evidentemente di coraggio non ne hai. Visto che sei anonimo. E già che ci siamo vorrei anche dirti che il nostro quartiere è già provato tanti problemi e non abbiamo bisogno di gente che imbratta i muri e che rovina il poco di bello che ci è rimasto. Vuoi dimostrare di essere coraggioso? Migliora il mondo invece di distruggerlo. Ama invece di odiare. Aiuta chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene. E dai la vita, invece di toglierla! Questi sono i veri coraggiosi! Per fortuna il nostro quartiere, che tu distruggi, è pieno di gente coraggiosa! Che sa amare anche te, che non sai neanche quello che scrivi! 

Io mi firmo:

don Andrea»

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/scritta-aborto-san-michele-santa-rita-lettera-parroco-facebook?utm_content=buffer2c872&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

CORSI E RICORSI STORICI

Corsi e ricorsi storici.

Negli anni ’30, la propaganda della Germania nazista (vedi immagine) avvertiva: “Questo paziente affetto da malattia ereditaria costa alla comunità 60 mila marchi per tutta la vita. Compagno, quel denaro è anche TUO!”. E preparava la strada allo sterminio delle “vite indegne”. Oggi la Repubblica (leggi il titolo al link qui sotto) ci avverte che i malati cronici sono un PESO (sì, proprio così!!!) per il servizio sanitario nazionale. In tempo di DAT viene da domandarci: che cosa ci aspetta?

“TU LI HAI A CARICO! Un malato ereditario costa fino al raggiungimento del 60° anno di età una media di 60.000 Marchi”

“Un malato ereditario costa allo Stato 5.50 Marchi al giorno / Con 5.50 marchi una famiglia sana vive un giorno”

“Sterilizzazione: non punizione ma liberazione. Quali genitori vorrebbero per i propri figli una sorte tanto terribile?”

(questa è tremenda, fa leva sui sensi di colpa)

Traduzioni a cura di GIAN SPAGNOLETTI

Attenzione: Repubblica si vergogna di quanto scritto e cambia titolo. Sparisce che i malati “sono un peso”.

TROVA LE DIFFERENZE

PRIMA
DOPO

http://www.repubblica.it/salute/2017/04/10/news/_in_italia_quasi_24_milioni_di_malati_cronici_-162640696/

#EUTANASIA ED ESPIANTO DI ORGANI

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L’etica moderna della medicina è cambiata. Santità della vita? Giuramento di Ippocrate? Roba vecchia. Ora ci si aspetta che la medicina abbia basi puramente utilitaristiche. Se la società accetta che i pazienti malati possano essere “sollevati” delle loro sofferenze con la morte (eutanasia), non passerà molto tempo prima che possano essere sfruttati prendendo le parti che a loro non servono più.
L’eutanasia accoppiata al prelievo di organi è già in uso in Belgio e Olanda dal 2008, e sono apparsi articoli anche su rispettabili riviste che lodavano questa simbiosi. In un articolo del 2011, la Rivista di parafisiologia cardiaca applicata ha ospitato un articolo che, con agghiacciante distacco spiegava tutta la procedura: i pazienti venivano fatti entrare in ospedale poche ore prima dell’inizio, poi veniva loro somministrata eparina (un farmaco che mantiene gli organi in buone condizioni per l’espianto), poi un medico che aveva accettato di effettuare l’eutanasia somministrava il cocktail letale. Dopo di che, la morte a livello cardiorespiratorio veniva annunciata indipendentemente da tre medici, come richiesto dalla legge belga. Infine il donatore veniva poi rapidamente trasferito, messo sul tavolo operatorio e intubato in preparazione per l’espianto. Nel caso in esame quattro persone, che non erano prossime alla morte, sono state uccise e i loro organi espiantati. Tre soffrivano di disabilità neuromuscolari e una di tendenze autolesioniste. In una amara ironia, un gruppo di medici professionisti ha somministrato loro una “cura definitiva”. E questo è solo l’inizio. Eminenti professionisti hanno invocato il rovesciamento della “regola del donatore morto”, la spina dorsale del trattamento etico dei trapianti, in cui un donatore deve morire naturalmente a causa di ferite o di malattie prima che l’espianto venga autorizzato. Alcuni medici belgi e olandesi sono arrivati a proporre, su una rivista legata al British Medical Journal, che le leggi dei loro Paesi vengano cambiate per consentire a malati, a disabili, a persone che vogliono morire, di optare per l’espianto da vivi invece che per l’iniezione letale.
Questo è l’utilitarismo hegeliano, secondo cui “ciò che è utile è anche giusto”. Qualcosa che era già presente nel 1949 quando Leo Alexander, medico che investigò sui programmi nazisti di eutanasia e Olocausto ai tempi del processo di Norimberga, ne denunciò apertamente l’influenza sulla medicina moderna, facendo notare che idee simili erano ben presenti e accettate anche negli Stati Uniti. Questa è la società “biologicamente orientata”, dove alla morte dei suoi membri più deboli viene dato più valore che non alla sua continuazione.

Fonte: http://www.firstthings.com/web-exclusives/2016/04/euthanasia-by-organ-harvesting

PLANNED PARENTHOOD VENDE GLI ORGANI DEI BAMBINI ABORTITI

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BREAKING: IL COLOSSO AMERICANO DELL’ABORTO VENDE GLI ORGANI DEI BAMBINI ABORTITI.

LA VERITA’ IN UN VIDEO INVESTIGATIVO

“Siamo diventati molto bravi nell’ottenere cuore, polmone, fegato… un sacco di gente vuole fegato. E per questo motivo, la maggior parte dei provider opera sotto la guida ecografica, così sanno dove stanno mettendo le pinze”.
Un video rilasciato questa mattina mostra la dr. Deborah Nucatola, Senior Director del dipartimento dei servizi medici di Planned Parenthood (il maggior fornitore di aborti negli USA), che descrive il processo di estrazione delle parti del corpo di un feto abortito a scopi commerciali.
L’indagine è stata condotta dal Center for medical Progress, un gruppo di cittadini e giornalisti che si dedicano al monitoraggio dell’etica medica.
Il prezzo di un esemplare può variare da 30 ai 100 dollari e nel video la dr. Nucatola precisa che Planned Parenthood sta molto attenta a non dare l’impressione di guadagnare dagli aborti che effettua
Il traffico di parti di un feto abortito è illecito  e la vendita o l’acquisto di tessuto fetale umano è un reato federale punibile fino a 10 anni di carcere e una multa fino a $ 500.000.

IL VALORE INESTIMABILE DI MIO FIGLIO IMPERFETTO

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Mentre mi preparo questa settimana ad essere madre per la quarta volta e dare alla luce la mia tanto attesa prima bambina, Gracie, mi addolora che ci sia una nuvola nera appesa sopra l’attesa del parto.

Mentre sto contando i giorni e i minuti fino a quando potrò guardarla negli occhi e baciarle le guance, c’è una cosa che non lascia mai la mia mente. C’è una probabilità del 25 per cento che la mia preziosa figlia nasca con la fibrosi cistica, una malattia genetica mortale che il mio figlio maggiore, Gunner, soffre tutti i giorni.

Sarei bugiarda se dicessi che io non sono in preda al panico per la diagnosi di Gracie, ma allo stesso tempo mi conforta il fatto che se l’esito sarà positivo lei avrà un fratello maggiore con il quale fare le terapie e che le sarà di esempio quando non vorrò prendere le sue 20 pillole al giorno.

Il giorno in cui abbiamo ricevuto la diagnosi di Gunner è stato il momento peggiore della mia vita. Mio marito e io non riuscivamo a immaginare come sarebbe stata la vita per nostro figlio, quanto egli avrebbe sofferto, e quanto avremmo sofferto noi.

Fu in quel momento che tutto quello che avevo immaginato per la vita di Gunner e per la vita della mia famiglia è stato spazzato via. E’ un momento di cui ogni madre ha paura e implora Dio di non dover affrontare. Le preoccupazioni per il suo futuro sono state sostituite con il pensiero di fare in modo che viva abbastanza a lungo per laurearsi.

Con le altre tre gravidanze dopo Gunner, avrei potuto optare per i test genetici per determinare se i miei bambini possedevano le stesse mutazioni genetiche di Gunner. Ma non l’ho fatto.

Sapevo che non importa quale sia la diagnosi, io e mio marito ci saremo per i nostri figli – per garantire che siano visti dai migliori medici, che le loro terapie quotidiane siano seguite scrupolosamente, e che le loro vite, anche se ricche di sfide, siano felici e soddisfacenti.

Eppure, la maggior parte dei professionisti del settore medico, e altri, non riescono a capire il motivo per cui abbiamo scelto di non fare una diagnosi prenatale.

Mi ricordo di un momento particolarmente inquietante quando mio marito ed io avevamo ricevuto la diagnosi di Gunner presso la clinica e il consulente genetico è entrato per chiedere se avevamo domande. Cosa ci faceva in un team di assistenza che si compone di nutrizionisti, fisioterapisti respiratori e pneumologi? Non sapendo che ero incinta del mio secondo figlio, mi ha detto di aver aiutato le famiglie con fibrosi cistica che volevano avere più figli ad evitare di averne altri con la malattia attraverso lo screening embrionale.

Ancora oggi, mi stupisco di essere stata in grado di trattenermi dall’insultarlo. Io semplicemente non potevo credere che osasse suggerire che il mio bel bambino, che era seduto sulle mie ginocchia sorridente, fosse un errore che poteva essere evitato.

Purtroppo, però, questo è ciò che molti credono. In uno studio di Kaiser in California (http://www.aul.org/…/prenatal-diagnosis-and…/), oltre l’87 per cento dei bambini con diagnosi in utero di fibrosi cistica vengono abortiti. Questa è una tragedia.

Benché io non possa promettere ai genitori che si trovano di fronte a una diagnosi positiva che la vita sarà facile, posso però promettere che non vi pentirete di avere i vostri figli. Per quei genitori che affrontano una difficile diagnosi prenatale o una diagnosi debilitante dopo la nascita, la vita del figlio non è solo un miracolo, unico e inestimabile, ma attraverso la sua vita io vi garantisco che troverete una grande gioia e benedizione.

Nonostante le frequenti visite mediche, gli impegnativi capricci del bambino e le alte spese mediche, Gunner e i suoi fratelli, e la sua quasi-sorella, sono ciò di cui sono più orgogliosa.

Gunner è intelligente, compassionevole e pieno di vita. Sì, tossisce. Sì, ci preoccupiamo. Ma la sua vita ha un senso. La sua sofferenza ci insegna che la vita è un dono e qualcosa di cui essere grati per ogni singolo giorno. Ci fa rallentare e veramente apprezzare ogni momento che abbiamo e non permette che le nostre vite diventino così occupate da dimenticare le benedizioni che abbiamo. Ci rende più pazienti, più gentili e persone migliori.

Non importa quanto cercherete di evitarlo, ma tutti prima o poi soffrono. La nostra sofferenza è solo più visibile affinché gli altri si rendano conto.

Se Gunner o sua sorella moriranno di questa malattia, celebreremo la vita che hanno vissuto. Saremo grati per ogni momento prezioso che ci hanno dato. Le loro vite saranno state importanti – per me, per la mia famiglia, e per tutti quelli che hanno potuto incontrarli lungo la strada.

Kristan Hawkins è presidente di Students for Life of America.

Fonte: http://www.aul.org/2010/03/prenatal-diagnosis-and-reproductive-justice/

EUTANASIA, ABBIAMO DIMENTICATO LA COMPASSIONE

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Sembra che la nostra società non riesca più a vedere il valore della vita in ogni sua fase, come attesta l’idea sempre più popolare del suicidio assistito.
Si tratta di una materia assai controversa come dimostra il fatto che negli Stati Uniti soltanto Vermont, Washington e Oregon permettono il suicidio medicalmente assistito, mentre l’Alabama sta considerando di metterlo al bando http://www.al.com/news/index.ssf/2015/04/alabama_lawmakers_to_consider.html
Non solo fra i politici, ma anche tra i sanitari le posizioni sono controverse, come evidenziato recentemente da una ricerca riferita dal Journal of Medical ethics sui medici tedeschi, che li vede per 1/3 favorevoli al suicidio assistito per i malati di mente e per un 27% a favore di questa pratica per coloro che sono “stanchi di vivere” a causa di una condizione medica grave (http://jme.bmj.com/content/early/2015/01/30/medethics-2014-102150.short?g=w_jme_ahead_tab)

E’ noto il caso molto ben pubblicizzato di Brittany Maynard, una donna bella, giovane, malata terminale che ha chiesto di morire nel novembre del 2014.

Mentre Brittany stava ricevendo molta attenzione dai media, altre due storie hanno catturato l’attenzione di molti altri. Lauren Hill, una studentessa di 19 anni, e Kara Tippetts, una giovane moglie e madre, avevano entrambe ricevuto diagnosi terminale. I loro ultimi giorni sono stati una celebrazione della vita e la condivisione di uno spirito di autodeterminazione, di fede, e del desiderio di incoraggiare gli altri proprio nel mezzo dei momenti più bui che la vita possa riservare. Il 22 marzo, Kara Tippetts, che aveva scritto una lettera a Brittany Maynard incoraggiandola a non porre fine alla sua vita, è morta di cancro al seno. Poi il 10 aprile, Lauren Hill, la cui storia aveva contribuito a raccogliere più di 1 milione di dollari  per la ricerca sul cancro, è morta di cancro al cervello. Ognuna di queste vite possedeva una bellezza individuale, ed entrambe sono state circondate da coloro che le amavano. Tuttavia, la spinta per espandere la legalizzazione del suicidio assistito continua.

Abbiamo completamente trascurato il vero significato della compassione. Ce lo ricorda Kara Tippetts, nella sua lettera  per Brittany Maynard, in cui ha dichiarato quanto segue:

    “Nello scegliere la tua morte, stai derubando quelli che ti amano di una tale tenerezza, dell’opportunità di incontrarti nei tuoi ultimi momenti, nei tuoi ultimi respiri.

   Quell’ultimo bacio, quell’ultimo tocco caldo, quell’ultimo respiro, sono importanti – ma non è stabilito che siamo noi a decidere quando quell’ultimo respiro sarà dato”.

Fonte: http://www.redstate.com/diary/kimberly_ross/2015/04/20/assisted-suicide-dignity/