Presidente B. Obama e Vice Presidente J. Biden promuovono agenda omosessuale al vertice africano.

Kirsten Andersen
12 Agosto 2014

Né l’epidemia di Ebola, né il perdurare della crisi Boko Haram in Nigeria hanno impedito al presidente americano Barack Obama e al vicepresidente Joe Biden di sollevare la questione dell’omosessualità durante il summit US-Africa Leaders di Washington svoltosi la scorsa settimana. I leader americani, insieme ad altri funzionari dell’amministrazione Obama, attuali ed ex, hanno fatto leva sulle preoccupazioni economiche per incoraggiare i leader africani ad espandere protezioni e privilegi legali agli omosessuali e chiedere l’accettazione culturale dell’omosessualità.
Alla richiesta ripetuta dai leader africani su cosa il loro continente, devastato dalla guerra con le popolazioni alla fame, potesse fare per promuovere la crescita economica e lo sviluppo, Obama e Biden entrambi hanno detto che i paesi africani hanno bisogno di rendersi più gay-friendly, se vogliono ottenere maggiori aiuti, specialisti, e investimenti da parte delle nazioni occidentali.
“Ci sono alcuni ingredienti comuni per il successo nel 21 ° secolo che sono diventati evidenti,” il vice presidente Biden ha detto in un discorso del 5 agosto “La necessità di integrazione economica; un sistema giudiziario che giudica le controversie in modo equo. Un impegno a investire in tutte le persone di una società e di rispettare i loro diritti, perché i paesi che rispettano la parità di diritti dei cittadini, non importa quale sia il loro genere o religione, non importa chi amano, tendono ad essere … più interessanti agli occhi dei talenti internazionali e ai fini degli investimenti internazionali. ”

Durante una sessione di ‘domande al presidente’ Obama ha raccomandato che i capi di governo come pure i manager di industria si facciano modello della spregiudicatezza dell’occidente quando si tratta di omosessualità.
“Alcune delle culture incredibili di alcune delle nostre aziende statunitensi che fanno davvero un buon lavoro promuovendo la gente e il mantenimento della meritocrazia, e il trattamento di donne allo stesso modo, e il trattamento di persone di diverse razze e religioni e orientamenti sessuali in modo equo e allo stesso modo, e fanno in modo che non ci siano norme particolari sul come trattare la gente nei contratti e nel rispetto dei vincoli di legge – tutte quelle cose che spero potranno mettere radici in un paese come lo Zimbabwe o in qualsiasi altro paese “, ha detto Obama.
Per fortuna i governi stanno incoraggiando e non inibendo questo processo”, ha continuato. “Essi riconoscono che il mondo intero sta sempre di più muovendosi verso questa direzione. E nel corso del tempo, si vedrà un Africa guidata da singoli imprenditori e organizzazioni private dove i governi saranno sensibili alle loro richieste “.
Gruppi di attivisti omosessuali si sono lamentati che l’amministrazione non è andata abbastanza a fondo delle richieste, chiamando il vertice una ” occasione mancata “.
Shawn Gaylord, del ‘Human Rights First’ gruppo attivista omosessuale , ha elogiato gli organizzatori del vertice per aver ospitato “eventi collaterali robusti” focalizzati su tematiche omosessuali, ma ha espresso disappunto per il fatto che “a questi eventi non abbiano ampiamente partecipato i capi che più avevano bisogno di sentire questi messaggi. Invece, ha detto, gli attivisti omosessuali avrebbero dovuto essere appositamente invitati a partecipare a discussioni a livello presidenziale con i leader mondiali e gli investitori maggiori del business mondiale.
Ned Price, un portavoce del National Security Council, insiste invece sul fatto che l’amministrazione Obama è sempre più impegnata a promuovere i diritti dei gay oltreoceano.
“L’amministrazione Obama ha a lungo parlato, anche con i nostri partner-a sostegno dei diritti universali dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, comprese le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender,” Price ha detto in un comunicato. “Il vertice ha fornito l’opportunità di continuare queste conversazioni.”

Il presidente Barack Obama saluta i leader africani al Vertice USA-Africa Leaders in Washington, DC, il 6 agosto 2014.Pete Souza / Casa Bianca
Data la fredda accoglienza che gli africani hanno dato alle aperture di Obama finora, sembra improbabile che il continente si affretterà a seguire le sue indicazioni, che hanno l’intento di portare l’omosessualità nella tendenza dominante. Tuttavia, alcuni osservatori sono preoccupati dal fatto che i costi economici di questa resistenza montano e i governi si indeboliscono sotto lo sforzo.
“Io credo che, purtroppo, ci sia stata una forma di ossessione da parte di qualcuno all’interno dell’amministrazione – e questo vale anche per lo stesso presidente – nel promuovere l’agenda aborto e l’agenda LGBT nella nostra politica estera”, ha detto Rep Chris Smith (R-NJ. ) durante il programma radiofonico Washington Guarda Family Research Council di Tony Perkins’ la settimana scorsa.
“Queste tematiche sono quelle con cui questa amministrazione fa maggiore pressione in gran parte della nostra politica estera in Africa”, ha continuato Smith. “Molti di questi paesi ne risentono profondamente perché sono profondamente pro-matrimonio e profondamente pro-life. Ma quando l’aiuto dall’estero viene limitato o condizionato dalla apertura a queste due questioni, ci sono alcuni, ma per fortuna non molti, in questi governi che cominciano a cedere. ”
Sia i commenti di Obama che quelli di Biden fanno eco ai precedenti ultimatum lanciati dagli Stati Uniti e da altri governi occidentali in materia di approccio delle nazioni africane all’omosessualità. L’attività omosessuale è illegale nella maggior parte delle nazioni africane, e tali divieti godono del pieno sostegno da parte dei cittadini, in gran parte devoti seguaci del cristianesimo o dell’islam – entrambi i quali vietano il comportamento omosessuale.
Negli ultimi anni, le nazioni occidentali hanno sempre più minacciato quei paesi che non riconoscono l’omossessualità come uno stile di vita giuridicamente valido e protetto dalla legge, di privarli degli aiuti umanitari , ma i leader africani non hanno accolto di buon grado i loro tentativi.

Lo scorso anno durante la visita del presidente Obama, costata 100,000,000 dollari, al continente devastato dall’ AIDS, il presidente ha offeso molti capi di stato, denunciando pubblicamente le leggi delle loro nazioni avverse al comportamento omosessuale. E nel mese di aprile, il gruppo ‘African, Pacific and Caribbean Group of States (ACP) ha rilasciato una risoluzione dai toni molto duri che condanna le ricche nazioni occidentali per i loro ripetuti tentativi di ricatto verso le nazioni africane con l’intento di obbligarle a legalizzare il comportamento omosessuale altresì minacciando di ritirare gli aiuti umanitari .

Quando il primo ministro del Regno Unito David Cameron ha minacciato di tagliare gli aiuti ai paesi africani che criminalizzano la sodomia e altri comportamenti omosessuali, il presidente del Ghana John Evans Atta Mills ha detto che il suo paese avrebbe preferito proseguire da sol0 che accettare aiuti condizionati all’accettazione di comportamenti che sappiamo essere immorali e dannosi.
“Mentre riconosciamo tutta l’assistenza finanziaria e tutto l’aiuto che ci è stato dato dai nostri partner per lo sviluppo, non accetteremo alcun aiuto con ‘vincolo’ se questo aiuto cioè, sarà contrario ai nostri interessi, o [se] l’attuazione -o l’utilizzo-di tale aiuto-con imposizione-acclusa andrebbe a peggiorare la nostra situazione come nazione, o a distruggere la società stessa che vogliamo migliorare e per la quale vogliamo utilizzare il denaro “, ha detto Mills.
Allo stesso modo, il consigliere del presidente ugandese John Nagenda ha detto alla BBC che gli ugandesi erano “stanchi di queste conferenze” e non devono essere trattati “come bambini”, aggiungendo che “la mentalità del bullismo” di Cameron era “molto sbagliata”.
“L’Uganda è, se vi ricordate, uno stato sovrano e noi siamo stanchi di ricevere queste lezioni dalla gente”, ha detto alla BBC Nagenda. “Se vogliono tenersi i loro soldi, così sia.”
Dopo il disastroso tour del presidente Obama in Africa lo scorso anno, Obianuju Ekeocha, il fondatore nigeriano di ‘Cultura della Vita dell’Africa’, ha scritto una lettera aperta al presidente che sembrava riassumere il modo in cui molti leader africani si sentono nei confronti dei suoi tentativi di “guidare” il continente verso l’accettazione dell’omosessualità.
“In alcune parti dell’Africa, stiamo ancora cercando di rendere illegali alcune pratiche odiose come la mutilazione genitale femminile, quindi per favore non cercate di convincerci ad introdurre un altro tipo di mutilazione nella nostra società”, ha scritto Ekeocha.

“In molte parti dell’Africa stiamo ancora cercando di riprenderci dalle ferite profonde inferte dalla aberrazione del matrimonio che è il matrimonio poligamo, per favore non ci venite a dire di assumere un’altra aberrazione del matrimonio, che è il matrimonio tra persone dello stesso sesso”, ha continuato. “In alcune altre parti dell’Africa stiamo ancora in lutto e contando le tombe di giovani persi a causa dell’AIDS malattia mortale – radicata nella diffusa perversione sessuale e di depravazione, quindi si prega di non incoraggiare i nostri leader di emanare leggi che eleveranno altari ad ancor più depravazione sessuale.”
“L’Africa vuole percorrere il sentiero di un’autentica crescita, di sviluppo e di stabilità. E questo percorso non è lastricato di ‘diritti’ sessuali moralmente discutibili , ma piuttosto di diritti autentici che promuovono sviluppo umano e bene comune “, ha aggiunto.
Il presidente Obama ha fatto del patrocinio per l’accettazione omosessuale una parte centrale della sua politica estera almeno dal 2011, quando ha chiesto alle ambasciate degli Stati Uniti in tutto il mondo “di intensificare gli sforzi attuali per combattere efficacemente la criminalizzazione da parte dei governi stranieri nei confronti del comportamento o stato degli LGBT [lesbiche, gay, bisessuali e transgender]”e di ampliare gli sforzi per combattere” la discriminazione, l’omofobia e l’intolleranza sulla base dello stato LGBT o comportamento.”
I segretari di stato di Obama, John Kerry e Hillary Clinton, entrambi hanno più volte detto che promuovere l’agenda omosessuale oltreoceano era una “priorità assoluta” per i responsabili della politica estera statunitensi.

 

Scuola di Stato Lgbt. Ecco cosa insegnerà ai nostri figli il maestro unico della “teoria del gender”.

Scuola di Stato Lgbt. Ecco cosa insegnerà ai nostri figli il maestro unico della “teoria del gender”.

È ufficiale. Senza rumore, in punta di piedi, il governo italiano ha dato il via libera a un programma di istruzione degli studenti e di aggiornamento degli insegnanti secondo la visione che della sessualità e dell’affettività hanno le organizzazioni militanti sotto la bandiera gay. Si rischia di trasformare la scuola in una palestra di scontro, proselitismo e indottrinamento ideologico? Niente di tutto questo, sostengono gli “esperti” ingaggiati nell’operazione. Si tratta solo di «ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche lesbo, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt); favorire l’empowerment delle persone Lgbt nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni». E in conseguenza di «contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori». Come si realizzeranno questi obiettivi? Con «percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico (…). In particolare la formazione dovrà riguardare: lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente; l’educazione affettivo-sessuale; la conoscenza delle nuove realtà familiari».

Queste, all’epoca del governo Monti, erano le “linee guida” che l’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, approvò sotto l’impegnativo titolo di “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”. Linee che vengono ora confermate e finanziate dal governo Letta.

Ripetono in molti che questa “Strategia nazionale” si sia resa necessaria per applicare una raccomandazione europea del 2010 (Cm/rec 5) uscita dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Anche in quella sede, però, viene precisato che «una raccomandazione non è vincolante e non ha conseguenze sul piano giuridico», semplicemente «consente alle istituzioni europee di rendere note le loro posizioni e di suggerire linee di azione senza imporre obblighi giuridici». Dunque né un ministro né tantomeno i governi italiani erano vincolati a dar seguito a “posizioni” elaborate negli uffici di Bruxelles. Se ne poteva e doveva discutere pubblicamente in Italia, in parlamento, nel mondo della scuola, visto che si tratta di opinioni e non di direttive, invece che porsi problemi e agire per default, “perché lo dice l’Europa”? Evidentemente sì. Ma tant’è, a partire dal novembre 2013, il governo Letta ha ereditato la famosa “Strategia” pensando bene di finanziarla con 10 milioni di euro dei contribuenti.

Il progetto pilota in Friuli

E chi attuerà concretamente tale “Strategia”? Per decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 20 novembre 2012, essa verrà implementata nelle scuole grazie alle ventinove associazioni che hanno partecipato alla stesura della stessa. Associazioni tutte rigorosamente di area Lgbt e precisamente queste qui, secondo l’ordine in cui compaiono nel decreto del governo Monti: Comitato provinciale Arcigay “Chimera Arcobaleno” Arezzo, Ireos Centro Servizi Autogestito Comunità Queer, Arcigay, Comitato Provinciale Arcigay “Ottavio Mai” Torino, A.Ge.Do, Parks – Liberi e Uguali, Equality Italia, Ala Milano Onlus, Arci Gay Lesbica Omphalos, Polis Aperta, Dì Gay Project, Circolo Culturale Omosessuale Mario Mieli, Gay Center, Gay Help Line, Famiglie Arcobaleno, Arcilesbica Associazione Nazionale, Rete Genitori Rainbow, Shake Lagbte, Circolo Culturale Maurice, Associazione Icaro Onlus, Circolo Pinkus, Cgil Nuovi Diritti, Mit Movimento Identità Transessuale, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i Diritti Lgbt Rete Lenford, Gay.net, I Ken, Consultorio Transgenere, Libellula, Gay Lib.

Ora, secondo il decreto 104/2013 controfirmato dal presidente Napolitano, gli insegnanti saranno tenuti a partecipare a lezioni di aggiornamento per migliorare le loro competenze relative «all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere». La “teoria del genere” diviene dunque ufficialmente materia scolastica (e guai a chi pensa, discute e, eventualmente, contesta: il ddl Scalfarotto sull’“omofobia” non è lì, pronto per essere definitivamente approvato – questione di giorni, dicono in Senato – proprio per impedirlo?).

In effetti già nel 2011 il Friuli Venezia Giulia, allora governato dal centrodestra di Renzo Tondo, aveva lanciato un progetto pilota in materia. Il programma fu premiato dal presidente della Repubblica con un’onorificenza destinata alle iniziative ritenute particolarmente meritevoli. E il plauso presidenziale spalancò le porte all’applicazione di quel modello pionieristico, promosso dai circoli gay e inizialmente chiamato “A scuola per conoscerci”. Oggi, dopo l’elezione alla presidenza regionale della renziana Debora Serracchiani, quel modello è diventato un ben più impegnativo “Progetto regionale di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo omofobico: rilevazione del problema, strategie d’intervento e attività di formazione”. Il compito di attuarlo spetta direttamente all’Ufficio scolastico regionale, al dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Trieste e alle associazioni Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica Trieste e Gorizia, Arcigay Nuovi Passi di Udine e Pordenone e Arcilesbica Udine.

«Questo risultato è il frutto di più di due anni di lavoro, svolto con costanza e in maniera gratuita dai volontari delle associazioni Lgbt», spiega la professoressa Giovanna Pelamatti, rappresentante dell’ateneo triestino per la raccolta dati nelle scuole. «Abbiamo deciso di muoverci sia sul fronte scientifico sia su quello educativo. E lo scorso dicembre il progetto è stato approvato dall’assessorato del Lavoro, Formazione, Istruzione e Pari opportunità. Inizialmente la Regione ci ha assegnato solo cinquemila euro simbolici, ma ci ha messo gratuitamente a disposizione alcuni psicologi. Presto saranno stanziati i fondi necessari per tutto il 2014».

Ma niente “teorie riparative”

Il programma, già avviato nei licei statali, coinvolge un campione di duemila studenti rappresentativi di ogni tipologia di scuola superiore e di tutto il territorio regionale. «Ci occupiamo – racconta Pelamatti – di distribuire questionari a studenti, docenti e personale amministrativo delle scuole per monitorare il livello di omofobia». Domandiamo cosa si intende nei questionari distribuiti per “omofobia”. «Come “cosa si intende”? Chiediamo quante volte alunni e docenti hanno assistito o partecipato a comportamenti fisici ma anche verbali offensivi nei confronti degli omosessuali e come hanno reagito». E se un alunno avesse sentito dire da qualcuno, mettiamo in casa, che “l’omosessualità non è naturale”, avrebbe dovuto segnalarlo nei questionari come “comportamento omofobico”? «Certo. Il nostro scopo è contrastare ed eliminare gli stereotipi. E abbiamo successo. Nelle scuole dove è già stata svolta un’attività educativa analoga alla nostra non c’è più traccia di pensieri omofobici, neppure tra gli studenti più refrattari alle regole. Sono questi i risultati che hanno portato il presidente Napolitano a premiare i circoli Arcigay. E altre Regioni, come l’Emilia Romagna, il Piemonte e la Basilicata, a chiedere di esportare il progetto».

Quali sono i contenuti essenziali? «Insegniamo la “teoria del genere”, tra i cui contenuti fondamentali c’è che, indipendentemente dal sesso biologico, si può e si deve essere liberi di scegliere il proprio orientamento sessuale. Certamente poi moduliamo le lezioni, visto che riguardano un pubblico di studenti compreso tra la terza media e l’ultimo anno di liceo». Nelle classi, continua la professoressa, si affronta anche il tema «della flessibilità, per dire che non siamo mai uguali a noi stessi e possiamo cambiare», fino alla questione delle «famiglie omosessuali e dell’adozione. Sempre in chiave di “normalità”, perché il nostro obiettivo, ripeto, è combattere l’omofobia».

A delineare nel dettaglio questo tipo di insegnamento è il responsabile della formazione del progetto, il professor Davide Zotti, presidente del Circolo Arcobaleno Arcigay e Arcilesbiche di Trieste e Gorizia: «Spieghiamo che l’identità sessuale è una costruzione frutto di diversi dati. C’è quello relativo al sesso biologico, per cui una persona nasce maschio o femmina. C’è l’identità di genere, che può essere diversa da quella biologica, perché una persona può non riconoscersi in essa. Esiste poi il ruolo di genere, quello che ci è imposto dalla società e dalla cultura attraverso il cliché secondo cui i maschi hanno certe caratteristiche diverse dalle femmine. E poi c’è l’orientamento sessuale, che include l’attrazione verso le persone del proprio sesso e che è naturale, innato: sfatiamo il mito che sia un problema derivante da vissuti particolari o da traumi».

Ovviamente però, continua Zotti, non saranno presentati i percorsi legati alle cosiddette “teorie riparative”, che dimostrano che le persone con emozioni omosessuali possono cambiarle. Nella conversazione con il nostro interlocutore a questo punto nasce un piccolo screzio. Perché non spiegate anche le cosiddette “teorie riparative”? Esiste anche una letteratura al riguardo. Circolano testimonianze. Persone che provavano disagio nel vivere la propria omosessualità e che in seguito a un certo approccio psicoanalitico sono cambiate. «Veramente non mi risulta. Comunque alcuni sanno già che cosa vogliono a tredici anni, altri lo decidono più tardi». Non le sembra rischioso questo determinismo? Si potrebbero confondere i ragazzi nella fase delicata dell’adolescenza. «Ma come fa una giornalista a parlare ancora così? Si vergogni!».

Anche a Roma l’assessorato alla Scuola ha approvato per l’anno scolastico in corso la campagna “Lecosecambiano@Roma”, con il fine di contrastare il bullismo omofobico tra gli studenti delle superiori. E anche in questo caso sono stati stanziati fondi per ricerche sul fenomeno “omofobia” e programmati incontri formativi con la partecipazione di esponenti del mondo della cultura, del cinema, del teatro e della medicina. Fra gli altri spiccano i nomi di Serena Dandini, ex madrina del Gay Pride, di Maria Sole Tognazzi, firmataria della lettera inviata al sindaco Marino per invitarlo «a chiedere agli insegnanti di parlare di omosessualità, di bisessualità e transessualità», di Francesca Vecchioni, che nel 2012 venne immortalata sulla copertina del settimanale Chi insieme alla sua compagna e alle due gemelline concepite con fecondazione eterologa in Olanda.

Il Comune di Venezia si distingue invece per un “Piano di formazione 2013-2014” riservato alle “educatrici e insegnanti dei servizi per l’infanzia comunali” che ha «l’obiettivo di aumentare le informazioni relative alle nuove tipologie di famiglia in Italia» e «di accrescere la conoscenza sulle famiglie omogenitoriali e sui loro bambini». Tiziana Agostini, assessore alle Politiche educative, spiega a Tempi che «tutto è nato dal fatto che nelle nostre scuole abbiamo famiglie omogenitoriali. Quindi il progetto mira alla formazione delle educatrici per la comunicazione e all’apertura verso le famiglie omosessuali».

Quegli sguardi sessisti

Nell’ordinamento legale italiano, però, non esiste una tale tipologia di famiglia. “Rispetto della legalità”. O no? «Io parto da quello che è la realtà e che bisogna accettare per non creare disordini», replica Agostini. Ma secondo questa linea del “non creare disordini”, quante cose illegali e reali che ci sono in giro dovremmo accettare? Non potrebbe, questa logica dell’ineluttabile, accendere un disordine ancora più grande nei bambini piccolissimi? «Io non posso farci niente se i fatti stanno così. E come assessore con delega alla Cultura delle differenze mi spetta di agire: qui ci dobbiamo preoccupare che sia tutto ben ordinato e rassicurante per i nostri bimbi. Questo è il ruolo che mi è stato assegnato. Ed è quello che ci richiede una società pluralista e laica». Ma è rassicurante un’enfasi psicologista che – sono le parole usate nel progetto formativo – suona così: «Succede talvolta che gli sguardi e le parole che gli adulti rivolgono ai bambini veicolino una valorizzazione o una svalutazione legate al maschile e al femminile che si insinua negli esempi, nei giochi e nei giocattoli, nei libri letti, nelle filastrocche e nelle fiabe, nei modi di dire»? L’assessore rincara: «Se è per questo anche parlare di colori “maschili” e colori “femminili” non è rassicurante e serve solo a ipostatizzare i bambini e a ghettizzarli in stereotipi». Il rosa e l’azzurro ipostatizzano e ghettizzano? «Certo. È per causa di questi steccati ideologici che poi la società è divisa e frammentata».

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Anche la biologia dice che mamma e papà servono (www.aleteia.org)

Anche la biologia dice che mamma e papà servono (www.aleteia.org)

Il bambino elabora le sue prime relazioni sociali con quello che ha davanti: il proprio corpo e i genitori



Il bambino impara ed elabora le sue prime relazioni sociali con i propri genitori, entro il nucleo familiare, in un legame primigenio di relazione affettivo-emotivo-cognitiva unico e irrepetibile. In questo contesto, si legge in un articolo di “Notizie Pro Vita”, si strutturano progressivamente le due caratteristiche fondamentali della personalità: la conoscenza di sé e la costruzione del senso d’identità che interagiscono fra loro.

Il bambino definisce se stesso cercando risposta a una domanda interna, ancestrale e inconsapevole: “chi sono io?” e lo fa utilizzando il materiale che ha a disposizione, cioè il proprio corpo (patrimonio genetico, il patrimonio neurobiologico, di cui il sistema di rispecchiamento è componente essenziale, soprattutto nelle fasi iniziali della vita), interfacciato al patrimonio “ambientale” che ha a disposizione, cioè papà, mamma, fratelli, luogo sociale con tutte le sue variabili.

Questa “conoscenza di sé” fa parte di quelli che lo psicologo americano Maslow definisce “bisogni primari”, che incidono profondamente sul benessere del bambino. Per “sentirsi bene” il bimbo – accanto al bisogno di nutrirsi, di dormire, di essere protetto, amato e accudito – ha bisogno di “conoscersi” a 360 gradi, nella sua componente somatica (conoscenza del proprio corpo) e nella componente cognitiva (emozioni, sentimenti, relazioni).

È vero, papa Francesco non giudica le persone omosessuali. Ma l’omosessualità sì. Ecco come.

È vero, papa Francesco non giudica le persone omosessuali. Ma l’omosessualità sì. Ecco come Leggi di Più: Papa Francesco non giudica i gay, ma l’omosessualita sì | Tempi.it

Le parole di papa Francesco sono apparentemente semplici, nel senso che il loro significato letterale è perfettamente comprensibile anche alle persone con una modesta preparazione religiosa e dottrinale. Vanno dritte al cuore, entrano nell’anima e la fecondano con l’immediatezza del loro valore. Ma sono anche parole molto profonde e nessun termine è utilizzato casualmente o impropriamente. E se questo vale per i discorsi di papa Francesco, a maggior ragione vale per quanto egli scrive.
Non è per caso, dunque, che alla propositio numero 64 dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco citi un documento della Conferenza episcopale degli Stati Uniti relativo alla pastorale delle persone che vivono un’inclinazione omosessuale. È importante leggere le parole nel loro contesto. Capitolo II: “Nella crisi dell’impegno comunitario”; Parte I: “Alcune sfide del mondo attuale”; Propositio: “Alcune sfide culturali”. Una collocazione molto precisa e molto significativa. Esplicito anche il riferimento alla Propositio 13: «Neppure dovremmo intendere la novità di questa missione come uno sradicamento», dice. Parla di una memoria “Deuteronomica” (il Libro della Legge, dei precetti). Conclude: «Il credente è fondamentalmente uno “che fa memoria”». C’è bisogno di altro per affermare che, seppure adattato al tempo attuale, il Messaggio è Rivelazione e, quindi, non può cambiare?
L’esortazione ha per tema l’“Annuncio del Vangelo nel mondo attuale”, quindi risponde alla precisa esigenza di riaffermare, qui ed oggi, la Verità rivelata e immutabile. Il documento è rivolto «ai Vescovi, ai Presbiteri e ai Diaconi, alle Persone Consacrate e ai Fedeli Laici». Colui che si è presentato al mondo, nella sua umiltà, come Vescovo di Roma parla qui da Pastore della Chiesa Universale, e investe della Missione dell’Annuncio, in perfetta sintonia con il Concilio Vaticano II e col costante magistero, tutti coloro che sono rivestiti del sacerdozio battesimale, ciascuno nel proprio ordine e stato di vita. Il pastore che ha l’odore delle pecore è, molto semplicemente, il pastore di tutti.
Sa di parlare da Papa, e infatti sceglie e soppesa ogni singola parola delle 224 pagine della sua prima esortazione apostolica. Chissà come mai i media che stanno appollaiati da mesi in piazza San Pietro per cogliere una “rivoluzione” in ogni parola e in ogni gesto del Papa, a questo documento hanno prestato una così superficiale attenzione… Forse perché cita per ben 21 volte il suo predecessore come maestro, proprio mentre essi si affannano ad osannarne la presunta diversità? O perché cita 46 volte papa Giovanni Paolo II, 16 volte papa Paolo VI, 9 volte san Tommaso d’Aquino?
Meglio non parlarne, meglio concentrarsi sull’immagine del Papa che si porta da solo una borsa salendo in aereo. Meglio sbandierare il battesimo del bimbo di una coppia non sposata (come se questo non accadesse ogni giorno, da sempre, in ogni luogo della terra). Meglio. Altrimenti, dopo aver venduto copie e fatto audience su una presunta diversità dell’uomo vestito di bianco venuto dalla fine del mondo, bisognerebbe dire che anche questo Papa, per l’ennesima volta, ci ripeterà, certo in modo più simpatico, che Dio è si Amore, ma che ci chiede delle cose ben precise, e per giunta sempre le stesse. Che nemmeno questo Papa dirà che si può abortire, che quello che va bene a me va bene anche a Dio, che in fondo non c’è niente di male nelle unioni omosessuali, nell’eutanasia, nel divorzio.
Ricordiamo bene i titoli delle prime pagine dei giornali, no? “Il Papa apre alle unioni omosessuali”. Poi, leggendo, scoprivamo che aveva detto: «Chi sono io per giudicare?». Parole non molto nuove, le aveva dette un Tizio duemila anni fa a una prostituta. Ma aveva anche aggiunto: «Va’ e non peccare più». E poi “omosessuale”, per la Chiesa e per un gesuita semplice e profondo, vuol dire alcune cose precise. Anzitutto vuol dire “persona”, nella sua interezza di essere creato e sessuato, maschio o femmina. Poi vuol dire che questo uomo prova attrazione verso persone dello stesso sesso, non che “è” omosessuale. Poi vuol dire che vive in castità, perché questa attrazione non è un peccato in sé se non viene agita. Poi vuol dire che si sforza per comprendere e superare questa deviazione dall’ordine naturale del Creato, per tendere alla santità. E, soprattutto, vuol dire che la Chiesa e il suo pastore sono qui per accogliere, per amare, per guidare quella persona, condannando il peccato che la allontana dalla Verità e dalla Salvezza.
Nel caso qualcuno nutrisse ancora dubbi su questi significati, tanto profondi quanto sicuramente voluti, può andare a pagina 54 della Evangelii Gaudium. Meglio lasciare a lui la parola:
«Il processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente nella fase dell’adolescenza e della giovinezza, tanto vulnerabile dai cambiamenti. Come bene osservano i Vescovi degli Stati Uniti d’America, mentre la Chiesa insiste sull’esistenza di norme morali oggettive, valide per tutti, “ci sono coloro che presentano questo insegnamento, come ingiusto, ossia opposto ai diritti umani basilari. Tali argomentazioni scaturiscono solitamente da una forma di relativismo morale, che si unisce, non senza inconsistenza, a una fiducia nei diritti assoluti degli individui. In quest’ottica, si percepisce la Chiesa come se promuovesse un pregiudizio particolare e come se interferisse con la libertà individuale” (59).Viviamo in una società dell’informazione che ci satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello, e finisce per portarci ad una tremenda superficialità al momento di impostare le questioni morali. Di conseguenza, si rende necessaria un’educazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori».
E se qualcuno nutrisse ancora dubbi sul fatto che il Papa si riferisca proprio all’”ideologia del genere”, potrà leggere la nota (59): United States Conference of Catholic Bishops, Ministry to persons with a Homosexual Inclination: Guidelines for Pastoral Care (2006). Anche a molti fedeli, destinatari dell’esortazione apostolica ciascuno nel proprio ordine e stato di vita, sarà utile approfondire questo documento, sintesi magistrale tra amore, sollecitudine pastorale e chiarezza dottrinale.
Ministero alle persone con inclinazioni omosessuali – Linee guida di cura pastorale: 25 pagine di amorevole chiarezza.
«Ci sono molte forze nella nostra società che promuovono una visione della sessualità in generale, e dell’omosessualità in particolare, non in accordo con gli scopi ed i piani di Dio sulla sessualità umana. Per offrire una guida, di fronte alla pervasiva confusione…». Vi si parla di dignità umana innata, di accettazione rispettosa, compassionevole e delicata, di condanna per ogni mancanza di rispetto verso le persone interessate, di necessità di purificazione, di crescita nella santità, di chiamata alla Verità di Cristo.
Vivendo in tempi nei quali siamo chiamati a riscoprire e a dover dimostrare l’ovvio, il discorso prende le mosse dal ruolo complementare della sessualità umana creata nella dualità, della differenza nella pari dignità tra maschio e femmina e dell’apertura alla vita. Si afferma chiaro e tondo che gli atti omosessuali non possono rispondere al fine naturale della sessualità umana in quanto atti errati, disordinati e moralmente sbagliati. Al pari, certo, di altri atti della sessualità vissuta come mera ricerca del piacere individuale (adulterio, fornicazione, masturbazione, contraccezione); in più però, rispetto a questi, l’omosessualità contraddice la finalità stessa della sessualità umana. Il testo in lingua originale è chiaro perfino per coloro che masticano poco l’inglese: «Consequently, the Catholic Church has consistently taught that homosexual acts “are contrary to the natural law… Under no circumstances can they be approved”».
Si cita anche la Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale – Persona humana, del 29 dicembre 1975, emessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo testo, in effetti, non sembra del 1975 ma di oggi. Mette in guardia, profeticamente, dalla lusinga del cedimento morale alle unioni omosessuali come analoghe al matrimonio. Parla di accoglienza e sostegno ma non ammette giustificazione morale. Ordina ai vescovi e al clero di insegnare la verità e di vigilare che gli insegnamenti nei seminari e da parte dei teologi non devino dalla retta via. Invita genitori ed educatori a far crescere il senso morale dei ragazzi fino al pieno sviluppo integrale della persona. Ammonisce scrittori, artisti e operatori della comunicazione sociale sulla delicatezza della loro enorme influenza. Chiede con insistenza che sia sempre rispettata la libertà e la doverosità dell’istruzione morale e religiosa dei bambini e dei ragazzi.
1975: aveva visto lungo, la Chiesa. Quarant’anni fa aveva già intuito come si sarebbe svolto l’attacco alla base ontologica dell’uomo. Papa Francesco non richiama per mero caso questa sapienza profetica, lo fa per aprirci gli occhi, per spingerci ad essere testimoni della Parola che ci rende e ci mantiene liberi. Francesco non ci dice nulla di nuovo, ci insegna solo una lingua nuova con la quale vivere e proclamare la Verità.

 

Si può cambiare. Studi su gemelli identici.

Si può cambiare. Studi su gemelli identici.

Si può cambiare: Studi su gemelli identici dimostrano che l’omosessualità non è genetica, Dr. Neil WhiteheadStudi su gemelli identici dimostrano che l’omosessualità non è geneticaDr. Neil WhiteheadOtto importanti studi su gemelli identici in Australia, Stati Uniti e Scandinavia nel corso degli ultimi due decenni arrivano alla stessa conclusione: i gay non sono nati in quel modo.Il Dott. Neil Whitehead, PhD,ha lavorato per il governo della Nuova Zelanda come ricercatore scientifico per 24 anni, poi ha lavorato quattro anni per leNazioni Unitee l’International Atomic Energy Agency.E’ attualmente consulente per le università giapponesi sugli effetti dell’esposizione alle radiazioni.E’ docente in biochimica e scienze statistiche.I gemelli identici hanno gli stessi geni o DNA.Sono nutriti in condizioni prenatali uguali.Se l’omosessualità fosse causata da fattori genetici o condizioni prenatali e un gemello è gay, anche il co- gemello dovrebbe essere gay.”Poichè hanno DNA identici, dovrebbero essere entrambi gay nel 100 % dei casi”, osserva il dottor Whitehead.Ma gli studi rivelano qualcos’altro.”Se un gemello identico ha attrazione per lo stesso sesso i casi in cui il co-gemello ha la stessa attrazione sono solo circa l’11% per gli uominie il 14 % per le donne.”Poiché i gemelli identici sono sempre geneticamente identici, l’omosessualità non può essere geneticamente dettata .”Nessuno nasce gay “, osserva .”Le cose predominanti che creano l’omosessualità in un gemello identico e non in altri devono essere fattori post- nascita.”Il Dr. Whitehead ritiene che l’attrazione per lo stesso sesso (SSA) sia causata da “fattori non condivisi, “cose che accadono ad un gemello ma non l’altro, o una risposta personale ad un evento da parte di uno dei gemelli e non dall’altro.Ad esempio, un gemello potrebbe essere stato esposto a pornografia o ad abusi sessuali, ma non l’altro.Un gemello può interpretare e rispondere al proprio ambiente familiare o alla classe in modo diverso rispetto all’altro.”Queste risposte individuali e idiosincratiche ad eventi casuali e a fattori ambientali comuni sono predominanti, ” dice il Dr. Whitehead.Il primo studio attendibile, molto esteso, di gemelli identici è stato condotto in Australia nel 1991, seguito da un ampio studio statunitense nel 1997.In seguito l’Australia e gli Stati Uniti hanno condotto ulteriori studi sui gemelli nel 2000, seguiti da numerosi studi in Scandinavia.”I Registri di gemelli sono il fondamento dei moderni studi sui gemelli.Adesso sono diventate raccolte molto ampie e sono presenti in molti paesi.E’ in fase di creazione un gigantesco registro europeo di gemelli con una previsione di 600.000 membri, ma uno dei più grandi registri in uso si trova in Australia, con oltre 25.000 gemelli.”Un significativo studio sui gemelli tra gli adolescenti mostra una correlazione geneticaancora più debole.Nel 2002 Bearman e Brueckner hanno studiato decine di migliaia di studenti adolescenti negli Stati Uniti. La concordanza di attrazioneper lo stesso sessotra gemelli identici è stata solo del 7,7% per i maschi e 5,3 % per le femmine, inferiore all’ 11% e al 14 % nello studio australiano che Bailey hacondotto nel 2000.Negli studi sui gemelli identici, il Dott. Whitehead è stato colpito da come l’identità sessuale può essere fluida e mutevole.”Indagini accademiche neutrali dimostrano che vi è sostanziale cambiamento.Circa la metà della popolazione omosessuale / bisessuale (in un ambiente non – terapeutico)si muove verso l’eterosessualità nel corso della vita.Circa il 3 % dell’attuale popolazione eterosessuale un tempo credeva fermamente di essere omosessuale o bisessuale.””L’orientamento sessuale non è impostato immutabilmente”, osserva.Ancora più notevole è il fatto che la maggior parte dei cambiamenti si verificano senza consulenza o terapia.”Questi cambiamenti non sono terapeuticamente indotti, ma accadono ‘naturalmente’ nella vita, alcuni molto rapidamente. La maggior parte dei cambiamenti di orientamento sessuale sono verso l’eterosessualità esclusiva”il Dott. Whitehead osserva.Il numero di persone che è cambiato verso l’eterosessualità esclusiva è superiore al numero attuale dei bisessuali e omosessuali combinati.In altre parole, gli ex-gay superanonumericamente i gay.La fluidità è ancora più pronunciata tra gli adolescenti, come lo studio Bearman e Brueckner ha dimostratato.”Hanno rilevato che i giovani di16-17 anni che avevano avuto un’attrazione romantica per una persona dello stesso sesso, erano quasi tutti passati all’etrosessualità un anno dopo”.”Gli autori erano pro-gay e hanno commentato che l’unica stabilità che hanno riscontrato era tra gli eterosessuali, che sono rimasti tali nel corso degli anni.Gli adolescenti rappresentano un caso speciale – mutando generalmente le loro attrazioni da un anno all’altro.”Eppure, molte idee sbagliate persistono nella cultura popolare.Vale a dire, che l’omosessualità è genetica – così intrinseca alla propria identità da non poter essere modificata.”Gli accademici che lavorano nel settore non sono felici delle rappresentazioni da parte dei media sul tema”, osserva il dottorWhitehead .”Ma preferiscono restare nell’ambito della loro ricerca accademica e non farsi coinvolgere nel lato attivista”.

Cambiare si può (di Roberto Marchesini)

Cambiare si può (di Roberto Marchesini)

Uno dei “miti” della propaganda gay afferma che gli omosessuali non possono cambiare orientamento; ne conseguirebbe che l’unica cosa che possono fare è rassegnarsi alla propria omosessualità e interrompere gli sforzi per opporvisi. Ogni tentativo di cambiare orientamento, non sarebbe altro che un inutile tormento dettato da una sadica “omofobia” travestita da benevolenza.

Peccato che le cose non stiano affatto così: gli omosessuali possono cambiare orientamento.

Lo dimostrano l’esperienza clinica degli psicoterapeuti Nicolosi e van den Aardweg, e da una ormai storica ricerca condotta dallo psicoanalista Irving Bieber, secondo la quale circa il 27% dei pazienti con tendenze omosessuali sottopostisi a un trattamento psicoanalitico aveva cambiato orientamento sessuale. Non va dimenticato il prezioso ed inaspettato sostegno ai sostenitori della possibilità di cambiamento giunto nel 2003 da parte del prof. Robert Spitzer della Columbia University di New York il quale, dopo aver esaminato il percorso di cambiamento di circa 200 ex-omosessuali, ha dichiarato: “Come molti
psichiatri io pensavo che alla tendenza omosessuale si potesse solamente resistere e che non potesse realmente cambiare l’orientamento sessuale. Ora credo che questa convinzione sia falsa. Alcune persone con orientamento omosessuale possono cambiare e cambiano”.

La psicoterapia riparativa – ossia la psicoterapia che ha come obiettivo il ri-orientamento sessuale – non è l’unica via di cambiamento per le persone che soffrono per un orientamento omosessuale indesiderato: soprattutto negli Stati Uniti ci sono  diversi gruppi religiosi – per la maggior parte protestanti – che propongono un cammino spirituale e umano che può portare a superare le ferite che hanno causato l’orientamento omosessuale. Il più importante di questi gruppi, operante anche in Europa, è Living Waters, fondato da Andrew Comiskey, ex omosessuale ed ora pastore protestanteconiugato.

Diverse testimonianze di cambiamento e ricerche che dimostrano la possibilità di un riorientamento si possono trovare sul sito http://www.pathinfo.org/, del forum denominato Positive Alternative sto Homosexuality – alternative positive all’omosessualità – che raccoglie associazioni e gruppi, scientifici e pastorali, che propongono una visione dell’omosessualità “positiva”, ossia differente a quella della rassegnazione gay. Tra le varie testimonianza di cambiamento è disponibile sul sito del NARTH – National Research and Therapy of Homosexuality, l’Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità, diretta dal dott. Nicolosi, quella di Steffan che, attraverso un percorso spirituale, ha riconquistato la sua eterosessualità: “Potrei dire che non ho avuto un modello di padre e di uomo. Per riassumere un po’, ho avuto un’infanzia poco felice,
anche se sembrava che miei genitori facessero del loro meglio. Durante l’adolescenza non mi sentivo all’altezza d’essere un maschio: la pressione in me era intensa, tutto prendeva proporzioni sempre più grandi, il desiderio erotico-sessuale diventava ossessivo, la masturbazione, da anni praticata più volte al giorno come sollievo, era ancora più immaginativa e di consolazione. Ricercavo la forza e la sicurezza in altri uomini, volevo dagli altri quello che non possedevo! […]

Non voglio dire che sono guarito, perché vorrebbe dire ch’ero malato, e che l’omosessualità è dunque una malattia; ma piuttosto che prima vivevo separato della mia identità, non ero mai stato confermato come uomo da mio padre! Il processo di maturazione era bloccato. Cercavo solamente di acquistare la mia mascolinità d’un modo sbagliato! Non ritornerei indietro nel passato e in quel falso io, e sono contento d’avere capito cosa in me e fuori da me ha fatto sì che io abbia avuto dei
problemi d’omosessualità”.

Purtroppo, in Italia, grazie al clima terroristico creato dagli attivisti gay attorno ai tentativi di cambiamento, le testimonianze sono ancora poche. Eppure, anche nella nostra penisola, qualcosa comincia a muoversi, e le prime, timide testimonianze cominciano ad affiorare: “Ho capito che l’omosessualità era come una via di fuga, una uscita d’emergenza che potevo utilizzare quando il gioco si faceva troppo duro per le capacità che pensavo di avere… ora non ho più pensieri omosessuali”; “Più mi relazionavo con uomini che mi intimorivano e dai quali mi sentivo attratto, più sentivo diminuire l’attrazione nei loro
confronti… adesso i pensieri omosessuali durano un attimo e sono rarissimi…”; “Fino a quando pensavo di non poter uscire dall’omosessualità mi sentivo completamente dominato da essa, la percepivo costante… adesso ho capito che è una reazione ai momenti di difficoltà e di vergogna”.

Gli attivisti gay sostengono che non esiste altra risposta possibile all’omosessualità se non quella da loro proposta; per questo motivo attuano una vera e propria strategia terroristica nei confronti della terapia riparativa, in modo che venga proibita, condannata e nessun omosessuale tenti il ri-orientamento. Una delle accuse più terribili che essi muovono nei confronti della terapia riparativa è di essere una violenza alla “vera natura” della persona, tanto terribile da causare il suicidio. Intervistato su questo punto, il dottor Nicolosi ha dichiarato che nessuno dei suoi pazienti ha mai nemmeno tentato il suicidio; e per quanto
riguarda la pericolosità della terapia riparativa per il benessere delle persone che vi si sottopongono, è nuovamente il dott. Spitzer ad affermare che “Al contrario, i soggetti della mia ricerca riferiscono che essa è stata utile a prescindere dallo stesso cambiamento di orientamento sessuale”.

La terapia riparativa quali percentuali di successo ha? Approssimativamente, secondo le testimonianze sia del dottor van den Aardweg che del dottor Nicolosi, 1/3 di pieno successo (persone che hanno superato compiutamente l’omosessualità, orientandosi stabilmente e armoniosamente verso l’eterosessualità anche con forme di legame sessuale stabile con l’altro sesso); 1/3 di miglioramento della identità globale della persona, con capacità di gestirsi in modo più equilibrato; infine 1/3 di “fallimento”, inteso come persistenza nella omosessualità indesiderata (includendo anche gli abbandoni della terapia). E’ opportuno sottolineare che queste percentuali sono pressappoco quelle di ogni altra psicoterapia.

E le persone che si sottopongono alla terapia riparativa con successo, non avranno più pensieri di tipo omosessuale? Non è detto. Come scriveva Freud nella sua Introduzione alla psicoanalisi: “Se gettiamo per terra un cristallo, questo si frantuma, ma non in modo arbitrario; si spacca secondo le sue linee di sfaldatura in pezzi i cui contorni, benché invisibili, erano tuttavia determinati in precedenza dalla struttura”. Questo significa che una persona che ha cambiato orientamento, se sottoposta ad un forte stress, a umiliazioni, alla fatica, a quelle situazioni, insomma, dove l’autostima può subire uno scossone, potrebbe
avere nuovamente pensieri omosessuali; ma il meccanismo consolatorio è ormai svelato, e la persona è in grado di reagire in maniera positiva alla tentazione. Eccone una testimonianza:

“La perdita di interesse per l‘omosessualità è stata progressiva, e, anche se tuttora ho dei momenti in cui i pensieri omosessuali si riaffacciano alla mente, riesco subito a capire che quella tentazione sta solo cercando di colmare qualche mancanza nella mia vita e allora io colmo questo vuoto con qualcosa d’altro, semplicemente”. Sono possibili anche delle ricadute? Certo. Esattamente come nella terapia di qualsiasi altro disturbo; il che non impedisce che si continui a tentare di porvi rimedio. Come abbiamo visto, il riorientamento non è semplice, e non è garantito per tutti; è la proposta di un cammino difficile che a volte può durare tutta la vita. Ma è possibile. E questo significa che l’omosessualità non è uno “stato”, una “condizione”; che non è immutabile né per sempre; e soprattutto che ci sono alternative possibili alla resa, e allo stile di vita gay.

E’ importante chiarire un punto: il ri-orientamento è sempre una proposta, mai una imposizione; anche perché nessuno può essere obbligato a tentare di avere nuovamente fiducia nella propria virilità.

Il ri-orientamento è dunque una proposta di libertà, non solo intesa come libera adesione ad un cammino o come liberazione da una tendenza non desiderata; ma anche perché offre alle persone con tendenze omosessuali una possibilità di scelta tra l’ideologia gay e il combattimento contro pulsioni non desiderate e percepite come estranee.

L’ideologia gay vuole invece limitare questa libertà, affermandosi come unica risposta all’omosessualità.

Non è così: una alternativa positiva all’omosessualità è possibile.

Ricorda:
“Ad una teoria si può rispondere con un’altra teoria; ma chi può confutare una vita?”
(Evagrio Pontico, monaco del IV secolo).
“Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto” (Paul
Bourget, Il demone meridiano).
Bibliografia
– Gruppo Chaire, ABC per capire l’omosessualità, Cinisello Balsamo (MI), San Paolo,
2005.
– Gerard van den Aardweg, Omosessualità e speranza, Milano, Edizioni Ares, 1995.
– Gerard van den Aardweg, Una strada per il domani, guida all’(auto) terapia
dell’omosessualità, Roma, Città Nuova, 2004.
– Joseph Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Milano, Sugarco
Edizioni, 2002.
– J. Nicolosi, L. Ames Nicolosi, Omosessualità: una guida per i genitori, Milano, Sugarco
Edizioni, 2003.
– Andrew Cominskey, Come superare le ferite sessuali e relazionali, Cinisello Balsamo,
San Paolo, 2005.

“Il Timone”, anno VIII, novembre 2005, pp. 39 – 41

L’ex presidente dell’APA: dall’omosessualità si può uscire, l’APA è solo politica

L’ex presidente dell’APA: dall’omosessualità si può uscire, l’APA è solo politica

L’ex presidente dell’APA: dall’omosessualità si può uscire, l’APA è solo politica.1795561_285794214913824_1923366805367602914_nOgni volta che si parla di omosessualità e magari salta fuori il discorso sugli ex omosessuali, immancabilmente arriva qualche adepto della lobby omosessualista a sostenere che non esiste alcun ex omosessuale perché l’ha detto l’American Psychological Association.

Da brava militante, anche Eleonora Bianchini ha diligentemente usato -come le è stato insegnato- l’argomento “American Psychological Association ha detto che”, per combattere contro l’esistenza degli ex omosessuali su Il Fatto Quotidiano (cfr. Ultimissima 23/10/11). Eppure pare che i presidenti dell’APA (e chissà quanti membri!), una volta scaduto l’incarico, liberi quindi dalla posizione politica-istituzionale di facciata, abbiano l’abitudine di aderire all’attività della Narth, la National Association for Research and Therapy of Homosexuality, o comunque aiutare psicologicamente gli omosessuali che provano un disagio verso la loro sessualità.  (In foto vediamo il dr Cummings ex presidente APA)

Premettiamo che qui non si sostiene la NARTH o altre associazioni che fanno terapie di cambiamento, ma l’unico interesse è mostrare come l’omosessualità non sia una condizione immutabile, come dicono d’altra parte gli psicologi. Uno di essi è ad esempio il noto psicologo Robert Perloff, ex presidente dell’APA, che nel 2004 ha aderito ufficialmente alla “cattivissima” Narth sostenendo: «sono felice di aderire alla posizione della NARTH: essa rispetta la dignità di ogni cliente, l’autonomia e il libero arbitrio. Ogni individuo ha il diritto di rivendicare un’identità gay o di sviluppare il suo potenziale eterosessuale. Il diritto di cercare una terapia per cambiare il proprio adattamento sessuale è considerato ovvio e inalienabile. Condivido pienamente la posizione della NARTH». Ma in questi giorni, un altro ex presidente dell’American Psychological Association, Nicholas Cummings, professore emerito di Psicologia presso l’Università del Nevada, capo di salute mentale del “Kaiser-Permanente Health Maintenance Organization” e fondatore della “Cummings Foundation”, ha preso posizione.

In realtà si era già espresso molte altre volte: nel 2005 aveva ad esempio partecipato ad una Conferenza NARTH dicendo: «Durante i 20 anni in cui sono stato a “Kaiser-Permanente” (1959-1979) […] ho visitato personalmente più di 2.000 pazienti con attrazione per persone dello stesso sesso e il mio staff ne ha visti altri 16.000». Lo psicologo ha parlato delle problematiche più diffuse nel mondo omosessuale (promiscuità continua, infelicità, ricerca perenne di sesso anonimo, tossicodipendenza, alta incidenza di abuso di droghe, vero e proprio terrore del sesso ripetuto con la stessa persona ecc..) e ha criticato aspramente l’APA, l’associazione di cui è stato membro e presidente: «Per prima cosa, lasciatemi dire che sono stato un campione permanente dei diritti civili, compresi quelli delle lesbiche e dei gay.

Ho nominato il primo presidente della task force dell’APA sulle questioni gay e lesbica, che poi è divenuta una delle divisioni dell’APA. In quel periodo il problema era proprio la scelta di una persona dello stile gay, mentre ora è messa in discussione la scelta di un individuo a non essere gay, questo perché la leadership dell’APA sembra aver concluso che l’omosessualità è immutabile.

Relegando l’attrazione dello stesso sesso come immutabile -come si fa con un gruppo di afro-americani per esempio- distorce la realtà. Far passare il tentativo di rendere “immorale” la terapia del riorientamento sessuale viola la scelta del paziente e rende l’APA il determinante de facto degli obiettivi terapeutici». E non è finita: «L’APA ha permesso che la correttezza politica trionfasse sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale. Il pubblico non può più fidarsi della psicologia organizzata per parlare di prove, piuttosto si deve basare per quel che riguarda l’essere politicamente corretti. Al momento la governance dell’APA è investita da un gruppo elitario di 200 psicologi che si scambiano le varie sedi, commissioni, comitati, e il Consiglio dei Rappresentanti.

La stragrande maggioranza dei 100.000 membri sono essenzialmente privati dei diritti civili. Alla Convenzione APA del 2006 a New Orleans, ho tenuto un discorso intitolato “Psicologia e la necessaria riforma dell’APA”, che è stato ampiamente diffuso nei listserves di psicologia ma è stato totalmente ignorato dalla leadership dell’APA». Accuse fortissime dunque da parte di uno che sa come vanno le cose, ed emerge con chiarezza evidente la natura politicamente corretta, ma poco scientifica, dell’APA rispetto all’omosessualità (e all’aborto, come dimostrano studi recenti).

Il dr. Cummings, riconosciuto tra i più influenti e innovativi psicologi americani, ha anche partecipato all’Annual NARTH Convention del 2011 svoltasi proprio qualche giorno fa (nella foto in alto assieme alla Dr. Julie Hamilton, presidente della Narth), intervenendo come relatore assieme ad altri scienziati e psicologi. Nella relazione ufficiale apparsa sul sito, http://www.narth.com, si legge che l’ex presidente dell’APA ha raccontato di dubitare da tempo, come scienziato, sulla direzione dell’APA, influenzata più dalla politica che dalla scienza. Ha scritto a lungo sui modi in cui l’APA è basata politicamente piuttosto che scientificamente, descrivendo tutto ciò in uno dei suoi libri più recenti, “Eleven Blunders that Cripple Psychotherapy in America: A Remedial Unblundering” (Routledge, 2008). Ha anche descritto la sua esperienza nel trattare gli omosessuali, tra uomini e donne, tormentati da attrazioni omosessuali indesiderate. Ha dichiarato che personalmente ha lavorato con clienti omosessuali che si sono sposati e vivono una felice vita eterosessuale, a conferma di chi afferma che il cambiamento è possibile.

Il dr Warren Throckmorton, professore associato di Psicologia presso il Grove City College (Pennsylvania), uno dei tanti scienziati a favore del cambiamento omosessuale, sostenuto dal famosissimo psichiatra Robert L. Spitzer (l’allora responsabile dell’eliminazione dell’omosessualità dal “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”), ha ripreso nel 2007 alcune dichiarazioni del dr. Cummings, in particolare quando spiegava che: «nel corso del tempo, siamo stati in grado di identificare entro 4 o 5 sessioni quali clienti omosessuali avrebbero potuto perseguire il cambiamento sessuale e quali non lo erano». Cummings ha rilevato, sottolinea Throckmorton, che i clienti omosessuali che avevano più probabilità di cambiare orientamento erano quelli con un forte sistema di valori interiorizzato. Dunque ecco una spiegazione del fatto per cui tanti ex omosessuali diventano tali dopo una conversione religiosa, come è accaduto a Michael Glatze intervistato dal “New York Times”.

Tuttavia non sono tanti gli omosessuali che hanno cambiato orientamento con il suo aiuto, però Cummings ricorda: «ho ancora note e biglietti di Natale da parte di clienti che sono sposati e molto riconoscenti del nostro lavoro in terapia. Sono anche contattato da clienti che mi ringraziano per averli aiutati a raggiungere una relazioni gay a lungo termine». Throckmorton commenta così queste parole di Cummings: «Le osservazioni del Dr. Cummings coincidono abbastanza bene con la mia esperienza e la lettura della scienza. Non sappiamo abbastanza per essere dogmatici con i clienti su ciò che causa l’omosessualità o quanto sia flessibile per una data persona. Tuttavia, possiamo aiutare i clienti a vivere coerentemente con i loro valori e convinzioni, qualunque esse siano».
Facciamo notare che su Wikipedia, mentre nella pagina dedicata a Warren Throckmorton è chiaramente visibile il suo supporto al cambiamento omosessuale, in quella dedicata al dr. Nicholas Cummings non vi è traccia di tutto questo, seppure le sue dichiarazioni siano ben più “forti”. Il motivo? Molto probabilmente perché Cummings è uno psicologo molto influente ed ex presidente dell’APA…alla lobby omosessualista verrebbe meno uno dei suoi argomenti migliori.

Fonte: http://www.uccronline.it/2011/11/16/lex-presidente-dellapa-%C2%ABdallomosessualita-si-puo-uscire-lapa-e-solo-politica%C2%BB/

“Non si nasce gay”. Questo è quanto affermato dal Royal College of Psychiatrists.

“Non si nasce gay”. Questo è quanto affermato dal Royal College of Psychiatrists.

“Non si nasce gay”. Questo è quanto affermato dal Royal College of Psychiatrists. Una dichiarazione importante che può aiutare le persone che vogliono far chiarezza circa i propri sentimenti omosessuali. Il CIT (Core Issues Trust) – attualmente impegnato in una campagna contro il divieto di terapia offerto alle persone che vogliono allontanarsi da uno stile di vita omosessuale – ha fatto notare come questa dichiarazione del Royal College ammette ciò che in precedenza avevano negato. Il direttore del CIT, Mike Davidson, conferma: “Adesso affermano che le cause dell’omosessualità sono una combinazione di ‘fattori ambientali biologici e postnatali.’ Quindi, se un bambino non incontra queste esperienze di vita postnatale, lui o lei crescerà eterosessuale”. –

Ami i bambini? Non aiutare l’Unicef

Ami i bambini? Non aiutare l’Unicef

http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=print&sid=930

Ami i bambini? Non aiutare l’Unicef
Data: Sunday, 17 July @ 01:00:00 PDT
Argomento: L’ONU

http://www.cespas.org Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo – 10 dicembre 2004

L’UNICEF è diventata negli ultimi dieci anni uno dei maggiori ostacoli per la sopravvivenza dei bambini nei Paesi in via di sviluppo.


Ad affermarlo è la rivista scientifica britannica “Lancet” che, dati alla mano, dimostra che la direzione di Carol Bellamy – dal 1995 alla guida dell’UNICEF per volontà dell’allora presidente americano Bill Clinton – è disastrosa perché ha tradito la vocazione originaria del Fondo Onu per l’infanzia a favore di un approccio ideologico.

I dati riportati da “Lancet” dimostrano che 600mila bambini continuano a morire ogni anno per cause assolutamente prevedibili malgrado siano disponibili interventi efficaci a basso costo. Addirittura la mortalità infantile è cresciuta in molti dei Paesi poveri e le risorse destinate dall’UNICEF a terapie elementari di prevenzione della mortalità (reidratazione orale, disponibilità di vitamina A, terapie per infezioni respiratorie acute) sono incredibilmente misere nei 42 Paesi che rappresentano il 90% della mortalità infantile.

Sotto accusa è proprio Carol Bellamy, che ha dirottato l’UNICEF verso progetti di intervento basati sui “diritti” anziché sulla sopravvivenza dei bambini. Insomma, l’ideologia contro la realtà, perché “la preoccupazione dei diritti ignora il semplice fatto che i bambini non hanno alcuna possibilità di sviluppo se intanto non sopravvivono”.

La denuncia di “Lancet” conferma quanto già sostenuto l’anno scorso nel “Libro Bianco” sull’UNICEF pubblicato dal Catholic Family & Human Rights Institute, in cui si accusava la Bellamy di aver messo l’agenzia ONU a servizio della lobby femminista radicale, al punto che il Fondo che dovrebbe proteggere l’infanzia si trova oggi a promuovere l’aborto e la contraccezione, nonché a finanziare programmi finalizzati a diminuire il ruolo della famiglia.

Non a caso la Santa Sede ha ritirato il proprio contributo all’UNICEF già nel 1996. Per questa ragione, in occasione del Natale, il CESPAS invita tutti a boicottare l’UNICEF – evitando aiuti economici al buio – finché non tornerà ai suoi scopi originari, e sollecita il governo italiano a mobilitarsi nelle sedi opportune per riportare a capo dell’UNICEF una persona realmente interessata al bene dei bambini.

Ami i bambini? Non aiutare l’Unicef

Ami i bambini? Non aiutare l’Unicef

http://www.cespas.org Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo – 10 dicembre 2004

L’UNICEF è diventata negli ultimi dieci anni uno dei maggiori ostacoli per la sopravvivenza dei bambini nei Paesi in via di sviluppo.

Ad affermarlo è la rivista scientifica britannica “Lancet” che, dati alla mano, dimostra che la direzione di Carol Bellamy – dal 1995 alla guida dell’UNICEF per volontà dell’allora presidente americano Bill Clinton – è disastrosa perché ha tradito la vocazione originaria del Fondo Onu per l’infanzia a favore di un approccio ideologico.

I dati riportati da “Lancet” dimostrano che 600mila bambini continuano a morire ogni anno per cause assolutamente prevedibili malgrado siano disponibili interventi efficaci a basso costo. Addirittura la mortalità infantile è cresciuta in molti dei Paesi poveri e le risorse destinate dall’UNICEF a terapie elementari di prevenzione della mortalità (reidratazione orale, disponibilità di vitamina A, terapie per infezioni respiratorie acute) sono incredibilmente misere nei 42 Paesi che rappresentano il 90% della mortalità infantile.

Sotto accusa è proprio Carol Bellamy, che ha dirottato l’UNICEF verso progetti di intervento basati sui “diritti” anziché sulla sopravvivenza dei bambini. Insomma, l’ideologia contro la realtà, perché “la preoccupazione dei diritti ignora il semplice fatto che i bambini non hanno alcuna possibilità di sviluppo se intanto non sopravvivono”.

La denuncia di “Lancet” conferma quanto già sostenuto l’anno scorso nel “Libro Bianco” sull’UNICEF pubblicato dal Catholic Family & Human Rights Institute, in cui si accusava la Bellamy di aver messo l’agenzia ONU a servizio della lobby femminista radicale, al punto che il Fondo che dovrebbe proteggere l’infanzia si trova oggi a promuovere l’aborto e la contraccezione, nonché a finanziare programmi finalizzati a diminuire il ruolo della famiglia.

Non a caso la Santa Sede ha ritirato il proprio contributo all’UNICEF già nel 1996. Per questa ragione, in occasione del Natale, il CESPAS invita tutti a boicottare l’UNICEF – evitando aiuti economici al buio – finché non tornerà ai suoi scopi originari, e sollecita il governo italiano a mobilitarsi nelle sedi opportune per riportare a capo dell’UNICEF una persona realmente interessata al bene dei bambini.

http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=print&sid=930