Ddl ZAN L’INGANNO IN 12 RISPOSTE

Ddl #omofobia, 12 domande e risposte svelano l’inganno

Ddl #omofobia, 12 domande e risposte svelano l’inganno

 

Riassumiamo il testo di un articolo della NBQ per sintetizzare i punti più pericolosi del ddl Zan

 Esiste in Italia un fenomeno di discriminazione “omofobica”?

  1. I dati ufficiali dell’OSCAD, l’Osservatorio per la Sicurezza contro gli atti discriminatori, dicono di NO
  2. L’Italia è un Paese omofobo?
    Nello studio Global Divide On Homosexualitydel Pew Research Center sull’atteggiamento verso l’omosessualità l’Italia si colloca nella top ten, tra le dieci nazioni più gay friendly a livello mondiale,
  3. Esiste davvero un vuoto normativo per la tutela delle persone omosessuali e transessuali?
    Atti di violenza, di offesa, di discriminazione per ragioni di orientamento sessuale, possono essere aggravati dalla circostanza dei motivi «abietti», di cui all’art. 61, n. 1, del Codice penale.
  4. In Italia già si utilizza questa aggravante?
    Sì, ad esempio il Tribunale di Napoli nel 2014 ha condannato a dieci anni di reclusione gli aggressori di un ragazzo omosessuale, applicando la citata aggravante, proprio perché «l’inaudita e ingiustificata violenza» era motivata dall’orientamento sessuale della vittima.
  5. Allora a che cosa serve questa legge?

Promuovere l’agenda LGBT su matrimonio, adozione, promozione ideologia gender nelle scuole…e molto altro…senza possibili resistenze della società civile.

 

  1. Perché non punire la discriminazione, l’istigazione alla discriminazione basate su orientamento sessuale e identità di genere?

Non è chiaro cosa significhi discriminare e in quali ambiti sarebbe vietato:

  • il rettore di un seminario potrà non ammettere o di espellere un seminarista perché pratica l’omosessualità?
  • un pasticciere potrà rifiutare di confezionare una torta “nuziale” per la cerimonia di un’unione civile tra due omosessuali?
  • un uomo che si “sente” donna potrà essere escluso dall’accesso ai bagni o agli spogliatoi di una piscina riservati alle donne?
  • i genitori potranno esonerare i propri figli dai cosiddetti “corsi gender”,basati sul concetto di identità di genere?
  1. Per quanto riguarda la violenza e la provocazione alla violenza, cosa c’è che non va?

 L’esperienza dei cosiddetti “reati d’odio” (hate crimes) introdotti soprattutto nei Paesi anglosassoni, mostra come sia oramai acquisita a livello legale e giudiziario l’equazione discriminazione (vedi sopra) = odio = violenza.

  1. Ma in Italia non succederà, no?

Già molte volte concetti come discriminazione, odio, e violenza sono stati usati per definire manifestazioni di pensiero di persone associazioni pro-family. Essendo generici e non esattamente definiti, lasciano inaccettabili margini di discrezionalità al denunciante e al giudice.

  1. Quali sono le pene previste?
    Per “discriminazione o istigazione alla discriminazione” si rischia la reclusione fino a un anno e sei mesi e la multa fino a 6.000 euro. In caso, invece, di” violenza o provocazione alla violenza”, la pena prevista è la reclusione da quattro a sei anni oppjre prestare un’attività non retribuita in favore di organizzazioni LGBT. Ci sono inoltre pene accessorie come sospensione della patente, coprifuoco, divieto di attività politica, ecc.
  2. Questa legge serve per diffondere l’ideologia LGBT?

Sì.

  • Istituisce la «Giornata nazionale contro l’omotransfobia» con «cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado», quindi anche per le scuole paritarie di ispirazione cristiana.
  • l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale) preparerà «con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni e per l’educazione e l’istruzione con riferimento alla comunicazione e ai media» Questo significa penetrare in maniera pervasiva in tutti i principali settori della società.
  1. Verrà istituzionalizzata la cosiddetta ideologia gender?

Il testo parla espressamente di «identità di genere». Le Linee guida per una comunicazione rispettosa delle persone LGBT, redatto dall’Unar, definiscono così il concetto di identità di genere: «È il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza alle categorie sociali e culturali di uomo e donna, indipendentemente dal sesso anatomico di nascita». Questa idea è la base della cosiddetta ideologia gender.

  1. Introdurre nel nostro ordinamento giuridico il concetto di «identità di genere» quali conseguenze comporterebbe?

Che la percezione soggettiva possa prevalere sull’evidenza oggettiva può essere una speculazione filosofica ma nel concreto ambito giuridico può creare più di un problema:

  • Le cosiddette “quote rosa” potranno essere invocate un uomo che si sente donna ma che non intende sottoporsi ad alcun trattamento chirurgico?
  • Se i un Paese le donne vanno in pensione prima degli uomini un uomo che si sente donna potrebbe ritirarsi dal lavoro prima dell’età prevista per gli uomini?

Questa pericolosa intromissione nel campo giuridico da parte del concetto arbitrario di identità di genere rischia di mettere in crisi lo stesso funzionamento del Diritto.