La paura come strumento di controllo e di dominio: come saremo tra vent’anni?

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La paura. La paura come metodo di controllo sociale: un sistema trasparente, invisibile, ma che funziona. La paura del peggio. O la paura di non riuscire. La paura di non farcela. La paura di perdere quello che si ha. La paura di essere dalla parte sbagliata, o semplicemente di sbagliarsi. La paura di fare brutte figure: di essere considerati diversi dal gregge. La paura di essere isolati. La paura di essere stigmatizzati. La paura di essere punti.

Hanno saputo instillare la paura ovunque: matrimoni finiscono, figli non crescono, padri tacciono di fronte al male. Quando addirittura non ne sono complici: per paura. Fino al punto che alcune madri uccidono i loro figli, nel loro grembo: per paura. Genitori, e quindi insegnanti che concedono tutto, senza fatica: per paura che i giovani altrimenti non ci riescano.

Gli esempi potrebbero moltiplicarsi a lungo.

Ma come hanno fatto a radicare in noi questa paura?

Con tante belle paroline magiche, che dicono in realtà il loro contrario:

l’uccisione del figlio da parte della madre è “autodeterminazione“, mutilare un corpo sano e sottoporlo a bombardamento chimico per scappare dai propri problemi è libera “percezione soggettiva del genere“, stracciare il giuramento di quando ci si è sposati è il supremo diritto di “rifarsi una nuova vita“, lavorare sottopagati, come schiavi è “un gesto di responsabilità verso le nuove generazioni“, favorire la sostituzione etnica è “apertura mentale“, “altruismo” addirittura “arricchimento culturale” e “guerra al razzismo“, liberalizzare le droghe ed ogni schifezza possibile è “lotta al fascismo“, dimenticare la sovranità sul proprio corpo e su quello dei propri figli e farsi iniettare non si sa esattamente cosa, non si sa perché prima e non dopo, non si sa realmente a vantaggio di chi e soprattutto non si sa perché, è “gesto di civiltà” e da uomini e donne “di scienza” (che ovviamente, ci viene detto, “non è democratica” – quando chiunque abbia studiato un minimo di Epistemologia sa che è esattamente il contrario: ma dobbiamo impararlo bene, quello che ci viene detto “scientificamente” è indiscutibile. Ok?); assecondare ogni ideologia, anche la più perversa equivale essere “al passo con i tempi“, “vivere nel 2019” o lasciarsi finalmente alle spalle “il buio Medioevo“; farsi uccidere all’Ospedale, far morire i disabili – perfino i bambini! – là dove dovrebbero essere curati? Un “gesto di grande responsabilità“, rendere la vita “degna di essere vissuta“. Ovviamente.

Quando, date queste premesse, di buio e di indegno c’è solo il futuro che ci aspetta: la rana che viene bollita, le finestre di Overton che si aprono, per fare spazio al Nulla. Ad un uomo ridotto ad un nulla, ad un nihil che nemmeno il Nichilismo più estremo aveva immaginato: un uomo ridotto a merce, incapace di essere sé stesso, di identificarsi, di pensare, di criticare, di reagire all’ingiustizia e al sopruso.

Perché se si guardano le cose in prospettiva, tra vent’anni, al massimo trenta, ci saremo dimenticati tutti della nostra identità, e saremo tutti abituati a farci tele-comandare, convinti di non valere nulla, che essere schiavi è bello, che non abbiamo alcun diritto di espressione, di parola, e men che meno di critica, o che non siamo nemmeno padroni di decidere se, come e quando curarci (ammesso che siamo davvero malati) avendo ormai perso la proprietà del nostro corpo, oltre che del nostro cervello e forse anche della nostra anima.

Alessandro Benigni