La grande truffa

lotta indiscriminata

 

 

Ai disturbati dà fastidio. Mi dispiace, lo dico senza ironia. Ma tacere la realtà è peggio ed ingiusto, soprattutto nei loro confronti: i maschi vanno educati da maschi e le femmine da femmine. Nel rispetto di tutti e delle reciproche, sane, naturali, preziose e complementari differenze. La lotta indiscriminata alle differenze tra maschile femminile spacciate per stereotipi, è una grande truffa. È il primo degli stereotipi. Confondere archetipi con “costrutti culturali” è, questo sì, un (pessimo) costrutto culturale. Per di più dannosissimo. Da una parte si vuole negare il nesso natura-cultura, che è poi la pasta di cui è fatta l’umanità, fin dall’inizio. Dall’altra si vuole modificare, culturalmente, la natura umana: gli uomini possono essere donne e le donne possono essere uomini. A parte il corto-circuito logico, dietro questa follia troviamo una distorta idea di libertà: la stessa che giustifica ogni tipo di “libertà individuale”, facendo riferimento a diritti inesistenti, confezionati e sostenuti apposta per indebolire maschi e femmine. Come? Prima di tutto annullando le differenze che si attraggono e quindi mettendoli in lotta tra loro. Perfino l’aborto viene sostenuto sulla base di questa distorta idea di “libertà personale”, di “diritto individuale”, di “scelta” insindacabile del soggetto. Un soggetto atomizzato, completamente isolato, disconnesso dalla comunità in cui di fatto vive. L’eutanasia si diffonde sulla scorta dello stesso abbaglio etico e ontologico insieme: che cos’è un essere umano? E’ a questa domanda che dobbiamo, seriamente, tornare a rispondere. Prima che la mercificazione sia completa.  E si deve tornare a chiamare le cose col loro nome e a rimettere in piedi i fattori protettivi, sia individuali che collettivi, che hanno consentito all’umanità di sopravvivere.

Siamo sicuri che la «guerra ai tabù», la «lotta alla discriminazione» e la criminalizzazione indiscriminata dello «stigma sociale» producano vantaggi per la comunità?

Negare la realtà o volerla cambiare per assecondare o giustificare un disordine o un disagio non è la cura, bensì il veleno.

Per tutti.

 

Alessandro Benigni