ESISTE UN’EPIDEMIA DI DISFORIA DI GENERE?

Recentemente è stato osservato un aumento di casi di disforia di genere che si manifestano in modo abbastanza improvviso in adolescenti e giovani adulti che non avevano mostrato alcun sintomo in epoca precedente. Tale fenomeno è stato definito Disforia di Genere a Insorgenza Rapida (ROGD Rapid-Onset Gender Dysphoria). Una ricerca appena uscita e pubblicata su una rivista scientifica peer-review (PLos-one) ha alzato il velo su questi casi ed i risultati sono veramente preoccupanti ed inquietanti.
Il fenomeno riguarda prevalentemente femmine (83%) che in molti casi avevano avuto una precedente diagnosi di ritardo o disturbo mentale (62,5%). Il fenomeno inoltre sembra legato alla frequentazione di gruppi di amici in cui vi erano soggetti trans-gender o che si identificavano come tali o di social media e siti internet LGBT. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una specie di contagio psicologico a danno di persone fragili, insicure e manipolabili. Alcuni dei casi descritti sono particolarmente emblematici:
Una ragazzina di 12 anni era stata bullizzata per la sua pubertà precoce con il risultato che odiava il suo seno e si sentiva grassa. Documentandosi su internet aveva appreso che odiare il proprio seno era il sintomo di essere trans-sessuale. Allora aveva modificato il suo diario in modo da far apparire che si era sempre sentita trans-gender.
Una ragazzina di 13 anni e tre sue amiche prendevano lezione da un allenatore molto popolare. Dopo che questi aveva fatto coming out come transessuale entro un anno tutte e quattro le ragazze annunciarono di essere trans-gender.
L’esposizione a gruppi di amici che si identificano come trans-sessuali e la frequentazione di siti e forum LGBT sembra essere una costante di questi ragazzi nel periodo precedente alla loro dichiarazione come persone trans. E’ venuto fuori che in questi gruppi le persone non LGBT venivano ridicolizzate e considerate come malvagie e stupide. In un paio di casi è successo che quando i ragazzi si sono allontanati da questi gruppi e non hanno avuto accesso a internet, hanno fatto nuove amicizie, hanno avuto delle relazioni romantiche con dei coetanei ed hanno concluso che non erano trans-gender. Ma piuttosto che affrontare i loro compagni, hanno chiesto di trasferirsi in un altra scuola. Un genitore ha detto che il loro bambino non poteva affrontare lo stigma di tornare a scuola e di essere bollato come falso o peggio come un traditore. Nell’altro caso, i genitori hanno riferito che il loro ragazzo pensava che nessuno degli amici originali lo avrebbe capito perchè la loro cultura era che se sei “cis-gender” allora sei cattivo e opprimente. Entrambe le famiglie sono state in grado di trasferirsi ed entrambi gli intervistati hanno riferito che i loro ragazzi sono stati bene nei loro nuovi ambienti e nelle nuove scuole. Un intervistato ha dichiarato che il loro figlio ha espresso sollievo che la transizione medica non sia mai stata avviata e ha ritenuto che ci sarebbe stata la pressione di andare avanti se la famiglia non si fosse allontanata dal gruppo degli “amici”.
Ugualmente nefasta è risultata la frequentazione di siti internet e social media ad orientamento LGBT che forniscono anche la consulenza per sapere se sei transgender. In questi siti o forum veniva inculcato ai ragazzini che se i genitori non erano d’accordo sulla transizione erano “abusanti” e “transfobici” e che se avessero aspettato ad effettuare la transizione se ne sarebbero pentiti; gli veniva detto cosa dire ad un medico e/o psicoterapeuta per convincerli a fornire ormoni e che se i genitori fossero stati riluttanti alla terapia ormonale avrebbero dovuto usare la “narrativa suicida” (dicendo ai genitori che c’è un alto tasso di suicidio negli adolescenti transgender) per convincerli; che è accettabile mentire o nascondere informazioni sulla propria storia medica o psicologica a un medico o a un terapeuta al fine di ottenere ormoni o ottenerli più velocemente.
Spesso a seguito del coming out come trans-gender si è assistito ad un peggioramento del benessere mentale e delle relazioni con i genitori e con comportamenti di isolamento e di sfiducia verso tutte le persone non transessuali. Altro dato interessante è che i genitori dei ragazzi interessati dallo studio erano per oltre l’80% ad orientamento liberal, favorevoli al matrimonio omosessuale e per i diritti dei transessuali.
La ricerca conclude che in questo tipo di disforia di genere, la frequentazione di gruppi con persone che si identificano come transessuali e l’esame delle dinamiche che caratterizzano questi gruppi, rende plausibile l’ipotesi di un contagio sociale fra coetanei.
Viene da chiedersi: quanti psicoterapeuti sono in grado di identificare questi casi e dirottare genitori e ragazzi verso terapie psicologiche piuttosto che indirizzarli verso le cliniche del cambio di sesso?

A cura di Frank Gordon

Fonte: Littman L. 2018 Rapid-onset gender dysphoria in adolescents and young adults: A study of parental reports. Plos-one

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