OPSSSSS! UN ALTRO STUDIO SUI GENITORI DELLO STESSO SESSO SMASCHERATO.

La telenovela dei trent’anni di studi sui bambini cresciuti nelle famiglie dello stesso secondo la quale non ci sono differenze con quelli cresciuti in famiglie “tradizionali” non finisce mai di stupire. Dopo che numerosi psicologi ed esperti di psicologia sociale hanno messo in evidenza i numerosi e gravi limiti metodologici di queste ricerche, adesso si scopre anche dei clamorosi errori nel rilevamento dei dati che ne inficerebbero completamente il risultato. E’ il caso ad es. dello studio “A Population-Based Comparison of Female and Male Same-Sex Parent and DifferentSex Parent Households. Henny M. W. Bos, Lisette Kuyper, Nanette K. Gartrell” Pubblicato su Family Process nel 2017. Secondo Donald P. Sullins, sociologo e statistico della Catholic University of America, i questionari utilizzati per la ricerca sarebbero soggetti ad un certa quantità di errori. Gli intervistati infatti possono marcare la casella sbagliata o premere il tasto sbagliato della tastiera proprio nella classificazione del sesso del proprio partner. E’ stato infatti riscontrato che ad es. nel censimento della popolazione statunitense circa il 40% di coppie dello stesso sesso erano state classificate come coppie di sesso diverso. Poichè le coppie dello stesso sesso sono meno dell’1% della popolazione, anche un piccolo errore di classificazione può comportare una grave inaccuratezza con conseguenze rilevanti sui risultati degli studi. Nel caso della ricerca in questione, effettuata in Olanda con intervista guidata su PC, il rilevamento del genere di appartenenza avveniva premendo il tasto “1” o “2” sulla tastiera, procedura che è soggetta a numerosi errori. Diverse incongruenze suggeriscono infatti che ci siano stati gravi errori di classificazione. Ad es. nello studio il 52% del campione è costituito da coppie di maschi, mentre questa tipologia “familiare” rappresenta solo il 14% delle coppie dello stesso sesso con prole secondo i rilevamenti del servizio statistico dei Paesi Bassi. Sempre secondo le statistiche olandesi le coppie dello stesso sesso con figli conviventi rappresentano lo 0,28% delle coppie con prole, mentre nello studio di Bos et al. risultano tre volte più numerose. Basandosi su queste improbabili disparità riscontrate, viene stimato che circa il 65% del campione di controllo utilizzato potrebbe essere stato costituito da coppie in cui è stata sbagliata la classificazione. Sebbene si tratta di problemi ben noti in questo tipo di statistiche, gli autori non hanno fornito alcun elemento che possa assicurare che il campione utilizzato sia veramente rappresentativo rendendo assi discutibile il risultato del proprio report.
Ma non è l’unico caso finito sotto la lente di ingrandimento di Sullins. Anche in un analogo studio americano (“Family Structure and Child Health: Does the Sex Composition of Parents Matter?” pubblicato nel 2017 su demography) sono stati riscontrati i medesimi problemi.

Bibliografia
Black, D., Gates, G., Sanders, S., & Taylor, L. (2007). The measurement of same-sex unmarried partner couples in the 2000 U.S. Census (Working Paper Series No. CCPR-023-07). Los Angeles: California Center for Population Research. Retrieved from
Sullins, D. P. (2017). Sample Errors Call Into Question Conclusions Regarding Same-Sex Married Parents: A Comment on’A Population-Based Comparison of Female and Male Same-Sex Parent and Different-Sex Parent Households.’Henny MW Bos, Lisette Kuyper, Nanette K. Gartrell, Family Process (2017).
Sullins, D. P. (2017). Sample Errors Call Into Question Conclusions Regarding Same-Sex Married Parents: A Comment on “Family Structure and Child Health: Does the Sex Composition of Parents Matter?”. Demography, 54(6), 2375-2383.