La SUPERCAZZOLA DEL #pene CONCETTUALE COME COSTRUTTO #sociale

Per coloro che ritengono eccessive le critiche dei conservatori al  femminismo moderno e agli studi di genere, è arrivato un nuovo imbroglio accademico perpetrato da un filosofo e il suo coautore, che ha svelato quanto sia diventato estremo e addirittura decisamente irragionevole il campo degli studi di genere e quanto illegittimo può essere il suo processo di peer review. 

Il filosofo Peter Boghossian e il suo collaboratore James Lindsay hanno deciso di vedere se riuscivano a portare a buon fine un articolo-truffa sul modello di “Transgressing the Boundaries: Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity,” di Alan Sokal, che affermava per scherzo che la gravità quantistica è un “costrutto sociale e tuttavia è riuscito ad apparire sul giornale di studi culturali Social Text nel 1996.

Firmando con due falsi nomi, gli autori hanno sottoposto un articolo di 3000 parole evidentemente assurdo a una rivista peer-reviewed, intitolandolo Cogent Social Sciences. Nonostante lo avessero riempito di quelle che più tardi hanno definito “complete stupidaggini”, il giornale ha pubblicato l’articolo nel suo numero di maggio.

I due autori hanno poi svelato l’imbroglio in un articolo ospitato da Skeptic Magazine: “‘The Conceptual Penis as a Social Construct’: A Sokal-style Hoax on Gender Studies,”

L’articolo è stato accompagnato dalla seguente presentazione del direttore della rivista:

Una volta ogni tanto è necessario e desiderabile smascherare ideologie estreme per quel che sono, portando i loro argomenti alla logica e assurda conclusione. Ecco perché siamo orgogliosi di pubblicare una denuncia di un articolo falso pubblicato oggi su una rivista  peer-reviewed. Le sue ramificazioni sono sconosciute ma si spera che aiuti ad avere la meglio sull’estremismo in questa e altre aree.
—Michael Shermer

Ecco come gli autori iniziano la spiegazione del falso che loro stessi hanno creato:

“Le prove scientifiche e meta-scientifiche che il pene è l’organo riproduttivo maschile sono considerate schiaccianti e decisamente libere da contestazioni”.

Ecco come abbiamo cominciato. Abbiamo usato questa frase assurda per aprire un “articolo” di 3000 parole pieno di complete stupidaggini fingendo che fosse una ricerca accademica. Poi una rivista accademica peer-reviewed di scienze sociali l’ha accettata e pubblicata.

Questo articolo non avrebbe mai dovuto essere pubblicato. Afferma che il pene come simbolo di mascolinità è un costrutto incoerente e che il “pene concettuale” non è un organo anatomico ma un costrutto sociale altamente fluido e gender-performativo. Come a dimostrare quel che dice David Hume, che c’è una profonda differenza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, il nostro articolo, che non avrebbe mai dovuto essere pubblicato, è stato pubblicato nella sezione dei contributi disponibili liberamente (non a pagamento) della rivista peer-reviewed Cogent Social Sciences. (Nel caso il PDF sia stato rimosso lo abbiamo archiviato).

Inoltre gli autori spiegano di aver inviato l’articolo firmandolo con dei “nomi di penna” e a nome di un gruppo di ricerca totalmente inesistente, scrivendolo “nello stile della teoria di genere discorsiva post-strutturalista”, una modalità che non si sono mai nemmeno preoccupati di ricercare. Hanno supposto, correttamente, che nonostante la totale mancanza di fatti o legittimi riferimenti a qualunque esperto in materia, se avessero fatto la generica affermazione che “la mascolinità è intrinsecamente cattiva”, sarebbe stato pubblicato:

L’articolo era intenzionalmente ridicolo ed essenzialmente diceva che il pene non deve essere pensato come organo genitale maschile ma come costruzione sociale dannosa. Non abbiamo nemmeno provato a cercare che cosa significasse veramente “teoria di genere discorsiva post-strutturalista”. Abbiamo supposto che se fossimo stati chiari semplicemente nelle nostre implicazioni morali che la mascolinità è intrinsecamente cattiva e che il pene è alla radice di ciò, saremmo riusciti a pubblicare l’articolo in un giornale rispettabile. 

Questa caratterizzazione già incriminante del nostro imbroglio sottostima la mancanza di adeguatezza del nostro articolo per la pubblicazione accademica per ordini di grandezza. Non abbiamo cercato di rendere l’articolo coerente; al contrario, lo abbiamo riempito di termini tecnici (come “discorsivo” e “isomorfismo”), frasi senza senso (ad esempio scrivendo che gli uomini ipermascolini sono sia all’interno che all’esterno di certi discorsi allo stesso tempo), segnali d’allarme (come “società pre-post patriarcale”), riferimenti sboccati a termini gergali sul pene, frasi insultanti riferite agli uomini (inclusi riferimenti a uomini che non vogliono avere figli come “incapaci di accoppiarsi”) e allusioni allo stupro (abbiamo dichiarato che lo “stravaccamento” (“manspreading” in inglese), imputato agli uomini che si siedono scompostamente con le gambe aperte, è simile allo “stuprare lo spazio vuoto intorno a sé”). Dopo aver completato l’articolo, lo abbiamo letto attentamente per controllare che non dicesse niente di significativo, e visto che nessuno dei due riusciva a capire di che cosa parlasse, lo abbiamo considerato un successo. Leggendolo, non è difficile notare quanto sia decisamente ridicolo l’articolo ora ufficialmente pubblicato, inclusa la conclusione, che – dicono gli autori – “è stata tenuta in grande riguardo dai revisori”.

Concludiamo che il pene non è soltanto l’organo sessuale maschile, o l’organo genitale maschile, ma piuttosto un costrutto sociale messo in atto che è sia problematico e dannoso per la società e le future generazioni, responsabile addirittura del cambiamento climatico.

Per dare una parvenza di autorevolezza, inoltre, i due autori non hanno mancato di introdurre anche falsi riferimenti a veri accademici, come Judith Butler e Michel Foucault.

Per chiunque abbia sofferto fino alla fine di una lezione sugli Studi di Genere, che questo assurdo falso abbia superato la peer review (e addirittura con “voti altissimi”) e sia stato stampato da un vero giornale, purtroppo, non è una sorpresa. Gli autori concludono la loro discussione chiedendo il ripristino dell’affidabilità del processo di peer-review nel campo:

“Il Pene Concettuale come Costrutto Sociale” non avrebbe mai dovuto essere pubblicato per i suoi meriti perché era stato scritto appositamente per non avere alcun merito. L’articolo è è pieno di stupidaggini prive di valore accademico. La domanda a cui bisogna rispondere è: “Come possiamo ripristinare l’affidabilità del processo di peer-review?” 

Qui l’articolo originale

Read Boghossian and Lindsay’s fascinating/hilarious/depressing analysis here.

L’articolo è stato rivisto.

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