La “famiglia vegana”? Il riduzionismo che avanza.

 

Quante sono le tipologie, le forme di famiglia? Tutte, ormai, sono astrattamente equiparate e concretamente presentate come equivalenti: devono quindi essere accettate. Pena l’accusa di razzismo, omofobia, e quant’altro. Qualsiasi aggregato, qualsiasi gruppo, qualsiasi soluzione va bene perché si possa parlare di famiglia: non poiteva mancare, quindi, un nuovo condimento, una nuova identità, che va ben oltre quella sessuale, per assumere invece un’identificazione animale. Sì, avete letto bene: animale. Ecco infatti comparire una nuova denominazione (e non sarà certo l’ultima), dietro la quale si nasconde molto: la “famiglia vegana“.

Non ci credete? Come no. Guardate qui la pagina Facebook.

Tutti sanno che cos’è il veganesimo e qual è la follia nutrizionista che esteriormente lo anima. Non credo ci sia bisogno di tornarci sopra. Un po’ di verso, forse, il discorso realtivo a ciò che sta dietro le quinte. Bisogna, come sempre, andare dietro le apparenze.

Che cosa si nasconde dietro la cultura vegana? e come mai una follia di questo genere ha tanto successo?

Non ci vuole molto a capire che d’altro non si tratta se non di una – violentissima – forma di nichilismo relativista che ha come oggetto la riduzione dell’uomo ad animale, e non la salvagardia degli animali da un’ingiusta violenza. Come vorrebbero farci credere.

 

Il veganesimo non è altro che una delle tante forme con cui il Riduzionismo si manifesta e colpisce le ossessioni dei più deboli.

Dietro l’esaltazione del mondo animale non c’è quindi un sano rispetto per le creature animali, ma l’odio per l’uomo.

Un esempio illuminante?

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Questo il commento a corredo dell’immagine: “Non adorate l’odore dei capelli dei vostri figli? La morbidezza delle loro guance? Tenergli le mani? Vederli crescere.. Cosa vi fa pensare che tutto questo sia prerogativa di alcune specie? Basta fermarsi a pensare pochi secondi…

Oppure immagini come queste, che fanno davvero riflettere:

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Qual è l’unica differenza tra un bambino e un vitello? Nessuna. Sono entrambi cuccioli, dicono i “vegani”.

Dovevano metterci un “cucciolo” di Paguro Bernardo o di Muride, o che ne so, di Anellide. Perché, non vanno bene?

Non è questo evidentemente, il punto. Non è di animali, di diritti degli animali, di sofferenza delle bestie, che si parla. 

Ma di Riduzionismo dell’umano a bestiale. Con tutto ciò che questo, dal punto di vista antropologico, comporta. E comporta, badate bene, necessariamente. Una volta accettata questa “filosofia”, si dovrà prendere col pacchetto tutto l’insieme degli accessori.

Qualche esempio già in essere, e non da tempi recenti?

  1. Il transpecismo:
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Ne abbiamo parlato qui (link)

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2. L’equiparazione di esseri umani e maiali

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Ne abbiamo già parlato qui (link)

 

 

 

Intanto se ne parla. E’ questo il punto. In pochi hanno il coraggio di dire quello che è evidente: si tratta di follia. Una volta accettato il primo passo (se ne può parlare, nei termini in cui di fatto se ne parla), entrano in azione le finestre di Overton, e tra qualche tempo un numero impressionante di soggetti spossessati della necessaria capacità critica per individuare l’assurdità di quello che viene proposto come “un punto di vista” legittimo, tra gli altri, arriveranno a non pecepire più la distanza infinita che separa un essere umano dal resto del regno animale.

E ne pagheremo, tutti, le conseguenze.

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Alessandro Benigni

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