Che differenza c’è tra uomini e topi?

 

Il naturalismo riduzionista pseudo-scientifico è ormai una Ratte beim Knabbernvisione del mondo consolidata. Ingenuamente accettata dai più.

Siamo oggettivamente in ritardo: tuttavia una Resistenza umana non solo è possibile ma anche necessaria.

Ma il riduzionismo scientifico può essere scardinato.

L’idea che l’uomo sia niente più che un essere naturale,insieme agli altri, può essere demistificata.

Ricondotta al suo valore reale: zero.

Sarà una battaglia difficile e faticosa, in cui la Resistenza si trova a combattere in difesa. Tuttavia, la logica dell’evidenza resta ancora – grazie a Dio – un solido bastione di difesa: invano i piccoli sicari dell’Impero monteranno le loro catapulte.

Prendo ad esempio Peter Singer, leggo una pagina formidabile, giusto per misurare quanto la violenza della riduzione dell’uomo ad animale (a “monade animale”, come preferisco dire da qualche tempo) sia avanzata.

Egli (ma chi di noi, oggi, non è in questa linea di pensiero?) parla di “principio di uguaglianza”. Tra chi? Tra esseri umani ed esseri viventi di altre specie.

Sì, signore e signori: si parla di uguaglianza tra uomini e animali.

L’intera architettura del discorso di questo famoso “filosofo” si basa su un mix di fallacie logiche piuttosto evidente.

Vediamone solo un paio.

Primo: “affermazione del conseguente”. E’ una fallacia argomentativa di tipo formale, in cui dall’affermazione di un effetto si evince l’esistenza di una causa. Esempio: “Se piove, allora la strada è bagnata. La strada è bagnata. Dunque piove“. Il ragionamento di Singer slitta su un errore formale molto simile: “se un essere vivente soffre, ha interessi che vanno rispettati, dunque a chiunque può soffrire va applicata un’etica, come per gli uomini“. Ma si dà il caso che potremmo rispettare un essere vivente al di là della sua capacità presunta o reale di soffrire, quindi la premessa esibita risulta insufficiente per arrivare a queste conclusioni. Singer sembra affermare (le citazioni che seguono sono prese dal suo scritto Etica Pratica, Napoli, Liguori, 1989, pag. 57) che siccome “la capacità di provare dolore o gioia è un prerequisito per avere interessi in generale” (principio su cui si fonderebbe, sempre secondo Singer, l’etica) e “un topo, ha interesse a non essere tormentato, perché verrebbe a soffrire di ciò”, allora ne consegue che dev’esserci un “principio di uguaglianza” tra uomo e topo.

Ma il fatto che il topo e l’uomo abbiano interesse a non soffrire non significa affatto che siano uguali. Ed arriviamo così alla seconda fallacia, strettamente legata alla prima.

Si chiama fallacia di “falsa analogia”. Funziona così: due termini vengono presentati come analoghi, simili o equivalenti in base alla considerazione di acune proprietà. Formalmente: due elementi, A e B, sono presentati come simili per il fatto di avere in comune una proprietà P. Ma un’analogia non può avere estensione illimitata e, soprattutto, non può fondarsi sulla condivisione di una sola proprietà.

Uomo e topo sono uguali, in base alla mera capacità di provare dolore?

Basta la capacità di provare dolore, per essere umani?

E se in un dato momento un essere umano non ha la capacità di provare dolore, per ciò stesso perde la sua umanità?

Ora, quello che mi preme affermare è però un altro livello del discorso: occorre andare al di là dell’argomento (infondato) in sé. Occorre guardare a dove vuole portarci. Lo scopo del Naturalismo riduzionista è quello di portare l’uomo a smarrire, a dimenticare la dignità del suo essere-umano. Un auto-convincimento di questo tipo, l’idea di essere poco più che un animale, apre di fatto la strada ad una sua completa e radicale riduzione ad oggetto. Non è un’elevazione dell’animale ad un rango superiore, ma semmai una degradazione dell-essere-uomo a mero animale (o monade-animale, come ho cercato di mostrare in questi primi 5 interventi).

 

E’ quello che già da decenni sta puntualmente accadendo: a piccoli passi, ma a ritmo costante.

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Chissà, in tutto questo discorso, che fine ha fato la “coscienza”. Credetemi, non è un caso che sia questa la bestia nera dei riduzionisti, di ogni epoca e di ogni luogo. Essa è infatti la differenza abissale tra uomo e animale.
Topi compresi.

 

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Alessandro Benigni

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