#EUTANASIA ED ESPIANTO DI ORGANI

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L’etica moderna della medicina è cambiata. Santità della vita? Giuramento di Ippocrate? Roba vecchia. Ora ci si aspetta che la medicina abbia basi puramente utilitaristiche. Se la società accetta che i pazienti malati possano essere “sollevati” delle loro sofferenze con la morte (eutanasia), non passerà molto tempo prima che possano essere sfruttati prendendo le parti che a loro non servono più.
L’eutanasia accoppiata al prelievo di organi è già in uso in Belgio e Olanda dal 2008, e sono apparsi articoli anche su rispettabili riviste che lodavano questa simbiosi. In un articolo del 2011, la Rivista di parafisiologia cardiaca applicata ha ospitato un articolo che, con agghiacciante distacco spiegava tutta la procedura: i pazienti venivano fatti entrare in ospedale poche ore prima dell’inizio, poi veniva loro somministrata eparina (un farmaco che mantiene gli organi in buone condizioni per l’espianto), poi un medico che aveva accettato di effettuare l’eutanasia somministrava il cocktail letale. Dopo di che, la morte a livello cardiorespiratorio veniva annunciata indipendentemente da tre medici, come richiesto dalla legge belga. Infine il donatore veniva poi rapidamente trasferito, messo sul tavolo operatorio e intubato in preparazione per l’espianto. Nel caso in esame quattro persone, che non erano prossime alla morte, sono state uccise e i loro organi espiantati. Tre soffrivano di disabilità neuromuscolari e una di tendenze autolesioniste. In una amara ironia, un gruppo di medici professionisti ha somministrato loro una “cura definitiva”. E questo è solo l’inizio. Eminenti professionisti hanno invocato il rovesciamento della “regola del donatore morto”, la spina dorsale del trattamento etico dei trapianti, in cui un donatore deve morire naturalmente a causa di ferite o di malattie prima che l’espianto venga autorizzato. Alcuni medici belgi e olandesi sono arrivati a proporre, su una rivista legata al British Medical Journal, che le leggi dei loro Paesi vengano cambiate per consentire a malati, a disabili, a persone che vogliono morire, di optare per l’espianto da vivi invece che per l’iniezione letale.
Questo è l’utilitarismo hegeliano, secondo cui “ciò che è utile è anche giusto”. Qualcosa che era già presente nel 1949 quando Leo Alexander, medico che investigò sui programmi nazisti di eutanasia e Olocausto ai tempi del processo di Norimberga, ne denunciò apertamente l’influenza sulla medicina moderna, facendo notare che idee simili erano ben presenti e accettate anche negli Stati Uniti. Questa è la società “biologicamente orientata”, dove alla morte dei suoi membri più deboli viene dato più valore che non alla sua continuazione.

Fonte: http://www.firstthings.com/web-exclusives/2016/04/euthanasia-by-organ-harvesting

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