ETEROSESSUALITÁ RELAZIONALE

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A PROPOSITO DELLA COSSIDDETA ETEROSESSUALITA’ RELAZIONALE (o delle teste di Modì)

Coloro che sostengono che per i bambini crescere con genitori gay o di sesso opposto non fa alcuna differenza, sono poi spesso in difficoltà quando devono fornire una spiegazione sul perchè una cosa così anomala e non prevista dalla natura se non come accidente, sia così ininfluente.
Alcuni si rifugiano in uno stucchevole sentimentalismo (quel che conta è l’amore) ignorando le molteplici forme e contraddizioni implicite in questa parola. Ovviamente gli psicologi più navigati sanno benissimo che questa spiegazione è assolutamente insufficiente se non ridicola. Non possono ignorare il profondo influsso che padri e madri hanno sui figli ed ecco allora che come i migliori illusionisti tirano fuori dal cappello il concetto di “eterosessualità relazionale” cioè che le funzioni paterne (la legge e l’ordine) e materne (affettuosità ed accoglienza) non abbiano niente a che fare con il sesso biologico ma dipendano invece da una “attitudine mentale”.  
A questo punto però dovrebbero spiegare da cosa dipende questa attitudine mentale. Sono in grado di descrivere delle situazione reali di questo tipo? Vi sono ricerche scientifiche (sia di tipo sociale che neurobiologico) a sostegno di questa tesi? Come possono affermare che questa situazione non sia in realtà una patologia familiare di cui invece si conoscono diversi casi clinici? [1]. E come si fa a essere certi che in una coppia omosessuale sia presente questa alterità e non ci si trovi di fronte a due psicologie prevalentemente maschili o femminili?
In realtà le più recenti acquisizioni della neurobiologia ci portano in tutt’altra direzione: gli studi di Feldman [2] indicano che esiste una sincronia bio-comportamentale fra i processi fisiologici determinati dagli ormoni ed il comportamento di affiliazione e che i sistemi umani dell’ossitocina possono spiegare le diverse e complementari funzioni materne e paterne  Questi comportamenti  pertanto hanno una base neuroendocrina ed è pertanto difficile negare che “l’attitudine mentale” alla paternità ed alla maternità non siano legate al sesso biologico.
Come spiega la neuropsichiatra americana Louann Brizendine [3] la “materia grigia” di uomini e donne è diversa fin dal momento della nascita e la peculiarità biologica delle donne – il ciclo mestruale, la gravidanza, il parto, l’allattamento, la cura dei figli – influisce sullo sviluppo cognitivo, sociale e comportamentale del cervello. Le prime differenze cerebrali si manifestano già dall’ottava settimana di sviluppo fetale, in particolar modo a causa dell’avvio di quella attività ormonale che condizionerà per il resto della vita i sistemi neurali di maschi e femmine. Mentre gli uomini potenzieranno in particolare i centri cerebrali legati al sesso e all’aggressività, le donne tenderanno a sviluppare doti uniche e straordinarie: una maggiore agilità verbale, la capacità di stabilire profondi legami di amicizia, la facoltà quasi medianica di decifrare emozioni e stati d’animo dalle espressioni facciali e dal tono della voce, e la maestria nel placare i conflitti.
Tali differenze sono il frutto del  lungo processo evolutivo che ha portato alla differenza sessuale ed alle diverse competenze degli uomini e delle donne. Come spiega la psicologa dell’evoluzione Anne Campbell dell’Università di Durham (UK) “se le donne sono quelle che danno alla luce la prole, l’allattano e se ne prendono cura, sarebbe sorprendente che non ci fosse un qualche tipo di concertazione psicologica che le aiuti a rendere questi compiti particolarmente piacevoli per loro”.
Ma allora come fanno degli psicologi di rango come Antonino Ferro e Massimo Recalcati, che pure in altri casi hanno sapute esprimere posizioni ragionevoli ed anche controcorrente, a sposare questa bizzarra teoria e  sostenere senza nemmeno il beneficio del dubbio che l’omogenitorialità sia ininfluente sul benessere psicofisico dei bambini? Questa storia mi fa tornare in mente la celebre vicenda delle false teste di Modigliani. Una leggenda riportava che il celebre artista labronico avesse gettato alcune teste da lui scolpite in uno dei canali della città. L’amministrazione cittadina si mise allora a dragare questo canale con la speranza i riportare alla luce queste opere. Quando oramai si erano perse le speranze furono trovate tre teste scolpite. Per giorni e giorni i livornesi credettero di aver ritrovato le famose opere d’arte fino a quando non venne fuori che le teste erano state scolpite da un gruppo di studenti buontemponi e gettate per burla nottetempo nel canale. In tanti ci cascarono compresi tanti famosi e blasonati storici dell’arte (fra le poche eccezioni Federico Zeri) nonostante che le sculture fossero estremamente rozze e assai diverse dallo stile di Modigliani. Ma quando si vuol credere in qualcosa, obnubilare la propria mente è più facile di quanto si pensi….

1] Gilberto Gobbi, Lo scambio dei ruoli genitoriali (blog dell’autore)
2] Feldman, R. (2012). Oxytocin and social affiliation in humans. Hormones and behavior, 61(3), 380-391.
3] Brizendin Louann (2010) Il Cervello delle donne, 250 pag. BUR

Francesco Gordon, Phd

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