COME L’#ideologia E IL CONFORMISMO POSSONO MINARE LA CREDIBILITÀ’ DI UNA INTERA CATEGORIA PROFESSIONALE

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L’ordine degli Psicocolgi del Lazio ha voluto dire la sua sulla stepchild adoption. Così presenta un suo report sulla propria pagina facebook: “l’Ordine ha voluto proporsi come istituzione competente cui poter fare riferimento, producendo e inviando ai senatori un’approfondita rassegna della letteratura internazionale di riferimento degli ultimi 40 anni e una raccolta delle dichiarazioni ufficiali rilasciate dalle associazioni professionali italiane ed estere maggiormente rappresentative”.
Messa così sembrerebbe il lavoro asettico di un gruppo di professionisti che ha voluto fornire una completa e disinteressata documentazione ai legislatori, ma basta dare un occhiata alla rassegna bibliografica per rendersi conto del contrario. Per prima cosa il lavoro è a cura della Dott. Paola Biondi, psicologa, ma soprattutto militante LGBT, (è consulente per le associazioni Arcilesbica Nazionale, Famiglie Arcobaleno, Rete Genitori Rainbow, ideatrice e responsabile del progetto Psicologiagay che si occupa esclusivamente di psicologia LGBTIQQ). Insomma una vera garanzia di imparzialità.
La bibliografia è presentata in modo estremamente scorretto e fazioso. Tutti i lavori che riportano risultati in contrasto con l’ipotesi dell’ininfluenza del sesso dei genitori, vengono classificati come scorretti metodologicamente, affetti da bias, non attendibili ecc. Invece nessun lavoro pro omogenitorialità sembra avere questi problemi (il che ovviamente non è vero). La scorrettezza è massima perchè il giudizio negativo viene riportato nella colonna dei risultati, senza nemmeno citare quali siano le conclusioni dello studio. Eppure problemi metodologici sono molto comuni nella psicologa sociale. Tanto per fare un esempio, a proposito del lavoro di Crouch (2013) vengono omessi totalmente i bias riscontrati in questa ricerca: lo studio infatti si basa su un campione di convenienza e non di un campione casuale e rappresentativo della popolazione. Sono famiglie che hanno partecipato volontariamente, come ammettono gli stessi autori: “The self selection of our convenience sample has the potential to introduce bias that could distort results”. Le valutazioni della salute mentale dei bambini cresciuti in case con genitori omosessuali vengono fatte tramite valutazioni dei genitori appositamente per lo scopo della ricerca, mentre il campione di controllo viene da due studi nei quali la valutazione è stata fatta per altri scopi e quindi senza il rischio di poter influenzare i risultati. Inoltre, le informazioni sullo stato delle famiglie nelle quali i bambini vivono e sullo stato della famiglia al momento dell’inserimento del bambino al suo interno sono confuse o assenti. Buona parte dei bambini che compongono il campione non crescono esclusivamente nella famiglia omosessuale e una buona percentuale è stata concepita in una relazione eterosessuale. Non vengono specificate le età dei figli e i differenti percorsi di vita e la relativa durata.
In confronto i lavori di Sullins e Allen che pure vengono stroncati, sono dei capolavori di correttezza. Si basano infatti non su campioni reclutati dagli autori, ma sull’incrocio di dati raccolti da altre agenzie. La curatrice inoltre omette di dire che il riesame di ben tre lavori condotti dall’equipe della dott. Patterson (lesbica con figli avuti tramite fecondazione eterologa)
ha fatto emergere che dei 44 casi di coppie lesbiche che costituivano il campione, ben 27 erano in realtà costituiti da casi mal identificati di genitori eterosessuali inficiando totalmente i risultati di queste ricerche. Questo solo dall’esame della bibliografia più recente. Molte poi delle ricerche citate non sono studi peer review (cioè con revisione di referee anonimi). E’ scorretto mettere sullo stesso piano delle vere ricerche con dei semplici report o articoli a carattere divulgativo. Molti degli studi citati derivano inoltre da interviste e self report sulla cui attendibilità è lecito nutrire molti dubbi. Alcuni studi citati c’entrano poco o niente con la stepchild adoption o comunque non forniscono alcuna indicazione al riguardo (es. un’indagine sul desiderio di genitorialità di gay e single).
Tutto questo esaminando solo la bibliografia più recente.
Sorprende che un Ordine Professionale, fra le cui prerogative tra l’altro non c’è quella di fornire consulenza scientifica, si presti ad una operazione così scopertamente faziosa e scorretta.
Il mix è sempre lo stesso: ideologia e conformismo.

Francesco Gordon

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