#30gennaio2016 LA #famiglia SCENDE IN PIAZZA

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30 Gennaio 2016 al Circo Massimo la famiglia scende in piazza.

30 Gennaio 2016 al Circo Massimo la famiglia scende in piazza.

Ieri pomeriggio dalle 14,00, si è tenuto uno dei più numerosi family day della storia d’Italia. Due milioni di persone, (la questura parla di numeri a sei cifre, anche se si stanno accendendo diatribe in merito), si sono mobilitate da tutto lo stivale, per dire NO alla legge Cirinnà.
Portavoce della manifestazione è il “Comitato difendiamo i nostri figli”, che ha organizzato, promosso e speso in energie, anche economiche, per questo evento.
La direzione della scena è stata di un magistrale Massimo Gandolfini, medico, nonché padre di 7 figli adottivi.
Sul palco del Circo Massimo esordisce: “E’ commovente vedere la partecipazione di così tante persone, il sostegno economico anche minimo che ci avete offerto. Tutto questo è a favore ‘dell’uomo’. Qui nessuno può dire che non rispettiamo gli individui, il nostro scopo è questo! La piazza è laica, eppure multi confessionale, politicamente trasversale, multietnica. Siete numerosissimi, le previsioni sono state addirittura superate!’
In effetti lo spettacolo di chi guarda la tv è davvero travolgente. Peccato che la Rai non abbia filmato una diretta e si sia costretti a cercare canali come tv 2000, per avere un’idea di quello che sta succedendo a Roma.
Gandolfini continua il suo discorso di apertura ricordando a tutti il perché di questa grande adunata: ‘L’importanza del dono della famiglia e della vita che nasce all’interno di essa!’ poi il ringraziamento a tutti i presenti: alle istituzioni, ai rappresentanti di alcune regioni, come la Lombardia, il Veneto e la Liguria, che si sono schierate apertamente contro il DDL Cirinnà, oltre ad essersi fatte promotrici del principio di famiglia naturale, socialmente ed economicamente più vantaggiosa per la collettività. Seguono i saluti alle associazioni cattoliche, a tutti i vari movimenti presenti, ai fratelli ortodossi, alla comunità musulmana ed ebraica, alla pluralità etnica di Roma lì rappresentata da un nutrito gruppo di persone.
Insomma, la cifra è enorme e la gente continua ad arrivare: in migliaia rimangono in fondo al circo massimo e vengono aiutati dalle forze dell’ordine a posizionarsi meglio.
Ci sono tutti, credenti e non, tutti non violenti, soprattutto i Cristiani che hanno imparato, come cita lo stesso Gandolfini, “la non violenza dal Cristo, che vede in ogni uomo un’immagine divina, fatta da Lui che ha quindi necessità della dignità!”.
Sono laici, però, i principi che spingono tutte queste persone, seguono l’articolo 3 della Costituzione italiana, dove sta scritto: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.” Come non pensare a quei bambini che sarebbero sfruttati ed utilizzati come merce, in caso di una compravendita e quindi non tutelati in base a questo articolo?
Dopo il piacevole intervento musicale del tenore Grollo che canta “Mamma”, proprio a ricordare che anche nella lirica, tanto amata nel nostro paese, si rievoca la figura materna, si passa alla presentazione dei personaggi che, già il 20 Giugno del 2015, avevano presieduto l’incontro di Piazza San Giovanni.
E’ la volta di Mario Adinolfi. Il personaggio di spicco del momento. Lui che ha iniziato da sinistra una battaglia contro la sinistra, lui che chiama Renzi suo amico, ma che ora si vede costretto a mostrargli una piazza che non apprezza l’operato del suo primo ministro, anzi, lo stesso Adinolfi cita un cartello con la scritta: “Renzi ci ricorderemo!”.
Eh sì la piazza, questa piazza, accorsa senza sovvenzioni, sponsor, spontanea, ha cambiato la storia dell’Italia. Una piazza di famiglie coi figli, che magari faticano ad arrivare a fine mese, ma che si sono adoperate per dire “NO” ad una legge anticostituzionale, per far sentire a Renzi una voce che non gli piacerà.
Lascia il palco il grande Mario, amato ormai dalla maggior parte dei sostenitori della piazza, tanto da smentire quelle voci serpeggianti che affermano che, chi lo segue, abbracci una politica di destra!
Ci piace invece sottolineare, anche con la presenza di questi personaggi, che i diritti dei bambini non hanno politica.
L’altro mattatore, che incendia la piazza, è Amato. Il giurista per la vita si sta spendendo da anni per questa battaglia, il ‘generale’, come lo chiamano in molti, a rievocare quel Gorostieta che prese parte in Messico alla battaglia dei Cristero del 1927.
Scalda i cuori e ringrazia per il ritorno in piazza. Ribadisce il concetto che la famiglia è un uomo e una donna, che un bambino è di una mamma e di un papà, che dobbiamo dire ‘no alla mercificazione del corpo di una donna’, che questi non sono concetti né laici né religiosi, ma concetti di natura.
“Noi ci opporremmo, a questo pasticcio giuridico, senza se e senza ma! Nessuno accetterà compromessi”, urla. “Siamo un popolo capace di destarsi: noi ci alzeremo in piedi!!!!” come disse S.Giovanni Paolo II a Washington nel 1979. L’uomo oggi è fragile, non deve perdersi nella falsa libertà, ‘veritas vos libera’. la verità ci può rendere liberi!” Conclude così, con un boato, il suo intervento.
Jacopo Coghe si avvicenda e così Tony Brandi e Giusy D’amico, per incitare e urlare ‘NO alla Cirinnà!’ No alla rottamazione della famiglia, no alla mercificazione della donna vista come un ‘forno’ solo per partorire un bambino, no allo sfruttamento dei più piccoli, no a questo business che porta una media di 3 miliardi di dollari l’anno.
No alla sostituzione della famiglia nell’educazione dei figli: no all’ideologia gender che inculca delle verità distorte nella mente dei più piccoli! Non si tocca la famiglia, la radice profonda dove si forma l’individuo e si struttura la società. Questo modo di imporsi è disumano e anticostituzionale.
Poi è la volta di Emanuele di Leo, che mostra chi non ha venduto i suoi figli per 6 mila euro, portando sul palco una donna keniote coi suoi due figli, “Dicono di noi che siamo retrogradi e medievali” dice, “lontani dai diritti civili europei, perché non accettiamo lo sfruttamento delle donne e dei bambini,con la parificazione del matrimonio omosessuale. Ma vorrei ricordare che gli italiani sono i paladini dei diritti civili, già nel 1866 l’Italia, per prima, de penalizzò l’omosessualità, solo dopo lo fece l’Inghilterra, la Germania, la Svezia. Ancora una volta, qui riuniti, siamo i primi nella difesa dei diritti civili. Grazie a chi è partito presto con i figli e per i figli. Noi difendiamo il bambino che può e deve nascere dall’unione di un uomo e una donna. Diciamo ‘NO’ alla donna vittima dello sfruttamento!”
Poi ancora un turbinio di volti che si sono spesi per questo evento: Nicola di Matteo e Paolo Maria Floris che parlano di vittoria della piazza e della piazza della famiglia.
Ed ecco il volto femminile che in tanti aspettavamo: Costanza Miriano. Elegante intimidita dalle tante persone che inneggiano il suo nome, bellissima nella sua semplicità, ringrazia per le donazioni, che anche se poche e alla spicciolata hanno permesso di coprire gran parte dei costi di questa giornata. L’indomani il suo discorso: “Ci siamo alzati non per rabbia, ma come risorti!” riecheggia nella bocca di molti.
E’ vera questa affermazione, la piazza del Circo Massimo non era mossa dalla rabbia, non c’è stata una vetrina rotta, non un cassonetto rovesciato, non uno scontro o un incidente, più che la rabbia, infatti, c’era la delusione nei confronti dei palazzi del potere che non hanno voluto ascoltare i diretti interessati nelle loro decisioni, opportunistiche.
Dopo le altre figure importanti e conosciute come, ad esempio, Marco Invernizzi, che ricorda il valore fecondo della famiglia, composta da maschio e femmina, nonché il suo valore portante nella società e nella vita economica di un paese, è la volta di Jennipher Lal, introdotta dalla bellissima Maria Rachele Ruiu, portavoce del Comitato difendiamo i nostri figli. La Lal, presidente del centro bioetico della California, dopo il video toccante della compravendita di ovociti e di donazione di uteri da parte delle donne del terzo mondo, ribadisce il concetto che “La maternità surrogata rende le donne schiave e produttrici di bambini a pagamento: una violenza che mette a rischio la salute della donna!”
Si susseguono ospiti stranieri come la promotrice della petizione ‘mum dad and kids’ , che richiede all’Europa di tutelare il patrimonio della famiglia, quale unione di un padre e di una madre, seguita dalla grande leonessa croata Zeljka Markic, madre di quattro figli, medico, che ha ricordato la vittoria schiacciante ottenuta in Croazia, dopo il referendum che ha abrogato l’equiparazione delle unioni civili e l’adozione alle coppie omosessuali. Ha sottolineato, inoltre, con non poca soddisfazione, che i promotori di quelle leggi hanno perso le elezioni, già prima del referendum.
Conclude questo spettacolo di volti e voci il mattatore della giornata, Gandolfini, che riassume gli interventi di tutti, ricordando che la piazza si è unita per non trovare compromessi.
Che la famiglia è unica e sola.
Che non può esistere una classe politica in grado di tollerare una barbarie come lo sfruttamento dei bambini e delle donne.
Che i bambini non sono diritti o desideri, ma destinatari di diritti, che vanno rispettati in quanto esseri viventi e che non vanno strappati alle donne che li partoriscono, proprio come non si strappano i cuccioli dalle cagne, legge approvata dal nostro Stato. Dimostrazione questa, che il legame madre figlio, è fondamentale per lo sviluppo psicofisico del cucciolo, che sia esso animale o essere umano.
Insomma, di materiale per riflettere ce ne sarebbe per giorni e invece… Su cosa si stanno scannando i giornali? Sui numeri! Effettivamente mi sembra un segno di grande nervosismo, nonché di pochezza di argomentazioni da parte di chi, credeva di poter fare i propri giochetti impunemente, contro il sentire di una larga parte di italiani, de legittimandoli e deridendoli.
Dare un numero preciso delle presenze del Circo Massimo è quasi impossibile, tuttavia era un popolo enorme e rappresentava uno spaccato della società che la politica è abituata ad ignorare, ma soprattutto a tartassare.
Un popolo che si è auto convocato, perché nei palazzi, questa piazza, nessuno la voleva e tantomeno se la aspettava.
Non è stato composto dall’ultimo arroccamento del passato o da un manipolo di nostalgici da rieducare, ma è un vero faro di civiltà, perché la civiltà viene dall’assunzione della responsabilità nei confronti del bene comune, cioè dei figli, degli anziani e dei malati.
Viene dal creare legami stabili e ambienti in cui si ricerchi il vero bene dell’uomo.
Non è stato il raduno delle famiglie perfette, perché non ci sarebbe potuto andare nessuno, ma era l’unico raduno di famiglie possibili.

Eleonora Rossi

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