NON DI SOLO GENDER, MA CHIAMIAMO LE COSE PER NOME

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Non di solo gender, ma chiamiamo le cose per nome.

Il 18 agosto scorso l’Ufficio Scuola della Diocesi di Padova ha emesso una Nota sulla Questione Gender (http://www.diocesipadova.it/s2ewdiocesipadova/allegati/9390/Nota%20su%20questione%20gender_Ufficio%20scuola_18.8.2015.pdf) a fronte di “numerose interpellanze da parte di genitori, insegnanti di religione, docenti di altre discipline, parroci e, persino, dirigenti scolastici in ordine alla c.d. “questione del gender”, sollecitati da allarmanti messaggi giunti attraverso i social network, scaturiti da incontri organizzati anche a livello parrocchiale nella nostra diocesi e nei territori circostanti”.
Sembra, dunque, che le voci allarmate non siano state né poche né pacate da parte di chi è chiamato in prima persona a farsi carico dell’educazione dei giovani e giovanissimi in una regione che conta un numero elevatissimo di istituti scolastici confessionali paritari.
La risposta dell’Ufficio Scuola della Diocesi di Padova si articola su tre punti e si apre sulla constatazione che “la questione del gender è alquanto complessa”, motivo per cui si invitano i fedeli a documentarsi su alcuni contributi. Tra quelli reperibili in rete, sia quello di Chiara Giaccardi su Avvenire (http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/Gender-non-solo-ideologia-Riappropriamoci-del-genere-.aspx) che gli abstract da Studia Patavina dal titolo Educare alla differenza di genere nella scuola italiana (http://www.fttr.it/fttr/allegati/1932/StPat_1-2015_abstract_focus_Educare_alla_differenza_di_genere_nella_scuola_italiana.pdf) correttamente, ma sommariamente, distinguono fra i Gender Studies, nati una cinquantina d’anni fa per contrastare le disuguaglianze fra i sessi, e la Gender Theory, che rappresenta invece una conseguenza paralogica dei gender studies portata all’estrema conseguenza di negare una qualsiasi differenza fra i due sessi. Non centrando però, nel contempo, il fatto che anche i “gender studies” presentano un approccio pre-logico inficiato da visione ideologiche femministe che, teoreticamente, accentuano il dato culturale su quello biologico.
E’ chiaro che l’allarme, vero e proprio, riguarda soltanto la Gender Theory e non i Gender Studies, così come le due citate pubblicazioni mettono in risalto. Scrive infatti Paolo Ferrario, negli Studia Patavina proposti dall’Ufficio Scuola per una corretta informazione: “L’ideologia del gender fa scricchiolare l’alleanza educativa tra la famiglia e la scuola. È questo il risultato piú evidente (e preoccupante) della martellante campagna portata avanti, da un anno a questa parte, dalla lobby lgbt, sempre piú presente all’interno delle scuole statali. Dopo l’approvazione della «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)», da parte dell’Unar (l’Ufficio anti-discriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei ministri), non si contano gli interventi di esponenti delle associazioni gay, lesbiche e trans nelle aule. La Strategia è stata infatti predisposta dall’Unar unicamente con il contributo di 29 associazioni lgbt. A fare da apripista sono stati, verso la fine del 2013, gli opuscoli «Educare alla diversità a scuola», commissionati dall’Unar all’Istituto A.T. Beck di Roma”.
A fronte di tanta limpida chiarezza sui motivi dell’allarme, l’Ufficio Scuola della Diocesi di Padova paradossalmente al secondo punto del suo documento getta acqua sul divampare delle preoccupazioni negando che la recente riforma della scuola possa rappresentare una minaccia e trasformarsi in un veicolo di penetrazione della Teoria Gender nella scuola pubblica, compresa (quindi) quella paritaria. Ma come? Ci siamo già dimenticati quello che ha appena detto Paolo Ferrario e degli imbarazzanti opuscoli dell’Unar?
Al terzo punto, coerentemente con la negazione contenuta nel secondo, si ribadisce che, per quanto concerne la proposta di referendum abrogativo della “Buona Scuola”, tale eventualità “non ha alcuna connessione con la «teoria gender»”.
Il documento si chiude con l’invito a “quanti nella Diocesi di Padova hanno in animo di organizzare dibattiti o incontri su tale questione abbiano a confrontarsi con l’Ordinario diocesano, i competenti Uffici pastorali e, per quanto riguarda le connessioni con l’ambito scolastico, l’Ufficio diocesano di pastorale dell’educazione e della scuola”.
Con tutto il rispetto, ma la Gender Theory, una volta distinta, dovutamente, dai Gender Studies, non rappresenta un argomento di una complessità tale da non poter essere immediatamente chiaro, anche alla casalinga di Trebaseleghe, nelle sue implicazioni dannose per la crescita sana ed equilibrata dei giovani. Non più di quanto sia complessa la riforma delle pensioni o il problema del debito pubblico, cose di cui chiunque di fatto può discutere ogni giorno. Perché, dunque, mettere in campo addirittura l’Ordinario diocesano (ossia il Vescovo stesso o un suo rappresentante)?
A sua volta i “Gender studies” purificati dall’impianto pre-logico della Gender Theory e innervati nel Magistero della Chiesa (strano che le diocesi se lo siano dimenticato), ad esempio la poderosa chiarezza di San Giovanni Paolo II nelle udienze sul Genesi (http://www.cristianocattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/matrimonio-la-famiglia-e-la-sessualita-umana.html) e la morale e il diritto naturale, possono essere una piattaforma corretta e propositiva per le reali questioni di identità dell’uomo di oggi.
Vero è che, a ben guardare, la questione per gli istituti scolastici paritari, è più che pressante in una regione in cui quasi ogni giorno sul Corriere del Veneto appare un articolo sulle scuole parentali che vanno fiorendo ovunque. Il veneto, si sa, è uno che si rimbocca le maniche e non si arrende alla catastrofe.
Dunque niente allarmismi, ma corretto approccio sì. “Non di solo gender” vivono le comunità ma di chiarezza spirituale e antropologica certamente.

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