IL 99,95% DELLE FAMIGLIE ITALIANE SONO ETEROSEX

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TUTTE QUELLE COPPIE GAY (CON FIGLI) SPARITE DAL CENSIMENTO, O FORSE MAI ESISTITE

Un mucchio di baggianate. Ecco di cosa abbiamo discusso, ed ecco del resto cosa hanno tentato di rifilarci: un mucchio di baggianate. In tutti questi anni di dibattito ideologico e di forzature politiche in vista di rivoluzioni legislative, era sembrato che le coppie omosessuali, gay e lesbiche, fossero un fatto ma che dico ordinario, ma che dico normale: proprio in spolvero, irresistibile e irreversibile, avviate a fare sfracelli e a sostituirsi in ogni città e cittadina ed enclave del nostro paese alle ormai declinanti e irrecuperabilmente démodé schiere delle coppie eterosessuali. E invece? E invece ci vuole un po’ di pazienza e andare sul data-base Istat del censimento 2011, e fare un po’ (ma mica poi tante) di interrogazioni. Dunque.
Risultato della prima interrogazione: 16 milioni 648 mila nuclei familiari, di cui due milioni e 651 mila famiglie monogenitoriali (un solo genitore più figli) e 13 milioni 997 mila coppie con e senza figli. Risultato della seconda interrogazione: poco meno di 13 milioni  990 mila coppie con o senza figli formate da un uomo e una donna e 7.591 – dicasi 7.591 – coppie con o senza figli formate da persone dello stesso sesso. In altre parole: una manciata di coppie/famiglie omosessuali gay o lesbiche ufficialmente affioranti come relitti di un nubifragio fra i milioni e milioni di coppie eterosessuali.
Avverte tuttavia l’Istat che “i dati relativi alle coppie dello stesso sesso sono sottostimati e si riferiscono solamente alle coppie dello stesso sesso che si sono dichiarate. Molte persone in questa situazione hanno preferito non dichiararsi nonostante le raccomandazioni”. Ok, d’accordo, “molte persone” omosessuali hanno fatto questa scelta del silenzio. Non proprio il massimo, per l’ideologia gender, una tale conclusione, dopo tanto esibito orgoglio, ma tant’è. E però sembra assai difficile supporre che per ogni coppia omosessuale censita ce ne siano, mettiamo, dieci o magari venti sfuggite al censimento, perché nell’eventualità ci sarebbe di che chiedere il subitaneo smantellamento del censimento stesso. Dunque, fate i vostri calcoli. E vedrete che siamo pur sempre dalle parti di una piena marginalità. Fine dei giochi. E che nessuno si azzardi da ora fino al prossimo censimento a buttar lì cifre così per fare, nella convinzione che tanto nessuno te le contesterà mai. Perché invece proprio questo fanno i dati del censimento, che non solo certe cifre le contestano ma affibbiano uno schiaffone alla magniloquenza gay di quelli che lasciano un segno sulla guancia destinato a durare.
E veniamo al punto due. Peggio del primo, se possibile, per le così proclamatorie organizzazioni gay. Figli in coppie di questo tipo: 529 – dicasi 529. Uno ogni 14 coppie censite. Insomma, pochissime coppie e niente figli. Ci avevano assicurato, proprio quelle stesse organizzazioni, almeno 100 mila. Centomila figli in famiglie omosessuali e lesbiche. Quelli censiti sono duecento volte di meno. E di nuovo: magari l’Istat ha, per la stessa ragione di cui sopra, sottostimato i figli nella proporzione di dieci o venti a uno. Ma ci si fermerebbe pur sempre a 5 mila figli, 10 mila alla più lunga, se anche così fosse, anni luce distanti dai tanto reclamizzati 100 mila.
Salta alla mente il titolo di un romanzo di Hans Fallada – lo scrittore tedesco dei tempi del nazismo che scrisse anche “Ognuno muore solo”, il più bello e importante libro sulla resistenza tedesca – “E adesso, pover’uomo?”. Già, e adesso come la mettiamo? Come la metteranno tutti quelli che non si sono peritati, in questi anni, di cercare di ammannirci una realtà di sessualità ormai del tutto ibrida, confusa, mischiata, indifferenziata, risucchiata e frullata nel calderone anarchico e ribollente del “tutto meno della insipida eterosessualità”? Ed ecco che le coppie italiane risultano eterosessuali al 99,95 per cento, secondo il censimento. Forse la proporzione vera è attorno al 99 per cento. Inferiore no di certo. Perché se fosse inferiore, significherebbe che ci sono almeno 150 mila coppie omosessuali ufficialmente conviventi sotto lo stesso tetto (pari, appunto, a poco più dell’uno per cento dei 14 milioni di coppie), venti e passa volte quelle che non hanno avuto il timore a dichiararsi tali. Una “foto” letteralmente in guerra con quelle dell’ufficialità gay. E invece i dati non si possono tirare più di tanto. Quelli ufficiali meno ancora. E non si può far finta che non ci siano. O che, essendoci, non significhino poi molto. Ci sono e significano. Non molto, di più.

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Roberto Volpi, Il Foglio, 23 settembre 2014

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