FORMAZIONE LGBT NELLE SCUOLE DI #POLIZIA

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La sensazione è ormai quella di una sorta di accerchiamento

Di Mirko De Carli

Ormai la strategia ci è chiara da tempo: partire dai più giovani per un’azione di indottrinamento dell’ideologia gender. Molto più semplice colpire chi una coscienza critica deve ancora formarsela rispetto alle generazioni più adulte che magari un barlume di ragione e di uso della ragione possono ancora averlo. Così abbiamo assistito all’arrivo in tante scuole statali dei manuali di educazione alla cosiddetta “differenza di genere” che non è niente più che l’ideologia gender promossa in maniera radical chic. Sempre di etichette parliamo: i contenuti sono sempre gli stessi. Ora leggiamo nel sito del Ministero dell’Interno italiano un comunicato stampa dove si rende noto pubblica una settimana di studio e formazione “contro gli atti discriminatori per 500 agenti della polizia di stato” organizzata dall’OSCAD nelle scuole di Alessandria e Breescia. Partiamo da una domanda: cos’è l’OSCAD? Si tratta dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori istituito dal ministero per “agevolare le persone sono vittime di reati a sfondo discriminatorio (hates crimes p crimini d’odio) nel concreto godimento del diritto all’uguaglianza dinanzi alla legge e alla protezione contro le discriminazioni”. Fino a qui tutto chiaro e condivisibile. Nel sito del Ministero dell’Interno si prosegue nel definire gli obiettivi dell’OSCAD col “rimuovere gli ostacoli che impediscono la fruizione di tale diritto universale (diritto all’uguaglianza), riconosciuto dalla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” e anche da varie Convenzioni europee e internazionali. E anche su questo nulla da dire in contrario. Nello specifico del corso di formazione contro gli atti discriminatori troviamo però tra i formatori dell’OSCAD, oltre a funzionari dell’ufficio nazionale anti discriminazioni razziali della Presidenza  del Consiglio dei Ministri ed Amnesty International anche gli avvocati della “Rete Lenford” che hanno trattato focus tematici su stereotipi, pregiudizi, discriminazioni e diritti umani. Ma chi sono gli avvocati della Rete Lenford? Per capirlo partiamo dall’avvocatura per i diritti  LGBT: associazione di avvocate, avvocati e praticanti costituita nel 2007 allo scopo di sviluppare e diffondere la cultura e il rispetto dei diritti delle persone LGBT. L’associazione, si legge dal loro sito, “agisce per promuovere lo studio e la conoscenza delle questioni LGBT tra tutti gli operatori del diritto, sollecitando il rispetto e la promozione  delle differenze”. Se poi si approfondiscono le finalità dell’avvocatura per diritti LGBT si leggono altre due  questioni:  la prima riguarda il loro impegno per la tutela giudiziaria delle persone omosessuali, transessuali ed intersessuali, in particolare nel contesto alle discriminazioni; la seconda riguarda la loro attività di organizzazione e sostegno di eventi formativi di altissimo livello con relatori e relatrici anche di fama internazionale. Benissimo, e chi organizza questi relatori e relatrici di fama internazionale? Finalmente troviamo citata la Rete Lenford: una rete a cui possono aderire professionisti e studiosi in questioni Lgbt chiamata così “in ricordo al truce omicidio di un attivista jamaicano, Harvey Lenford, impegnato a favore  dei diritti delle persone sieropositive”. Siamo quindi arrivati al dunque: nessuna informazione chiara e comprensibile per le persone oggetto del corso di formazione al fine di mascherare le vere finalità di un corso promosso da un osservatorio del Ministero dell’Interno presieduto dal vice direttore generale della polizia di stato Fulvio della Rocca. Dopo aver tolto un po’ di nebbia dalle fumose parole usate dall’OSCAD, siamo giunti al “nocciolo” della questione: Si parte dal tema, giustissimo, dell’applicazione del principio di uguaglianza e della lotta alle discriminazioni per parlare d’altro, in tal caso per un’azione di indottrinamento mascherato dell’ideologia del gender. Più volte abbiamo ripetuto che , in questa azione promossa dal mondo LGBT, si sta attuando un vero sovvertimento  della realtà: si propone ciò che è falso come vero. Si vuol far vivere una generazione di giovani all’interno di una grande menzogna. Come ha ripetuto più volte Papa Francesco l’ideologia  gender è “uno sbaglio della mente umana che fa tanta confusione”. Per questi motivi occorre essere presidio quotidiano (e per questo facciamo un sentito ringraziamento ai nostri lettori) nei territori e nelle istituzioni dove queste vicende stanno accadendo: per “portare luce dove c’è ombra” come diceva Vaclav Havel (premio Nobel per la pace ed ex presidente della Repubblica Ceca).

Fonte: La Croce

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