IL PROBLEMA NON E’ IL FANATISMO RELIGIOSO MA LE RELIGIONI IN QUANTO TALI

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Meraviglia fino a un certo punto l’indifferenza mostrata dall’Occidente sulle persecuzioni subite dai cristiani africani. Anzi, tanta tiepidezza, oltre ad essere imbarazzante, fa finalmente uscire il conformismo collettivo dall’equivoco post Charlie Hebdo del “fanatismo da avversare” e “della laicità da difendere” (o ripristinare), alibi che non reggono più (ammesso che abbiano mai retto).

Quale fanatismo e soprattutto quale laicità?

Non voglio parlarne di Charlie Hebdo per creare gaglioffe relazioni tra i vignettisti morti e il numero dei cristiani ammazzati nel mondo. Non è quello il punto e le classifiche mortuarie portano fuori strada e distraggono. Ci sono due dato molto più importante dell’asettica numerologia. La redazione di Charlie Hebdo e i cristiani perseguitati in Africa, Medio Oriente e Asia sono stati vittime di un attacco terroristico ed entrambe accomunate dall’identico destino che vede nell’esercizio della propria libertà la condizione finale della propria esistenza. Eppure le similitudini finiscono qui, e la loro relazione, quanto alle reazioni, che il loro comune destino ha suscitato nell’opinione pubblica, su muove su un piano inversamente proporzionale. 

L’ordalia collettiva che si innescò nelle piazze, sui giornali, sui social in quel di gennaio, corroborano e rendono più sincera la tiepidezza odierna verso la persecuzione dei cristiani nel mondo. Dà dignità identitaria alla indifferenza odierna e dimostra definitivamente che per un certo sentire occidentale, minoritario ma assai influente, il vero obiettivo è mettere le religioni sullo stesso piano, essendo da avversare in quanto tali.

Detta ancor più chiaramente: il problema non è il fondamentalismo ma le religioni. 

Coloro che ieri erano in prima fila nelle manifestazioni di piazza, nei moti di solidarietà, negli hastag giusti, sono gli stessi che oggi, quando il fondamentalismo massacra inermi cristiani, si sono imposti la consegna del silenzio in senso politico sulle persecuzioni subite da chi non solo vede limitata la sua libertà di fede ma vede nel suo esercizio la morte.

All’indomani dell’attentato di Parigi fu tutto un cianciare di libertà di espressione (che era ovviamente morta), di libertà di pensiero compromessa, di laicità (addirittura) a rischio. Il giornalismo si fece più che mai collettivo, difesa pancia a terra il suo fortino di “libertà”, e in assenza di capacità di analisi, fece precipitare l’opinione pubblica nella solita spirale emotiva del binarismo coatto e intrinsecamente ricattatorio che, in quanto tale, non ammette discernimenti di alcun genere. Il binarismo del resto funziona così: bisogna schierare l’opinione pubblica tipo soldatini alla processione del mono pensiero, e chi è indisponibile a farsi reclutare va bollato come chi sostanzialmente pecca nel fare intelligenza col nemico.

L’indifferenza verso quei giovani universitari, selezionati e in 148 uccisi per il solo motivo di essere cristiani, non è distrazione o poca empatia verso vicende che avvengono a migliaia di chilometri dal giardino di casa nostra, non è nemmeno paura. E’ una scelta precisa, voluta, quindi politica, che, come tutto ciò che è politico, si muove su pulsioni faziose e discrezionali. Funzionale agli intenti di sottovalutare il dato religioso e annientare le religioni tout court anche quando la degenerazione fondamentalista miete centinaia di vittime anche tra gli uomini religiosi.

Con Charlie Hebdo il trucco di nascondere i veri intenti dietro la mordacchia del fondamentalismo religioso fu facile da apparecchiare, coi cristiani ammazzati no, e infatti il trucco si è sgamato: anche quando è l’uomo religioso ad essere aggredito dal fondamentalismo, il massimo della reazione che si instilla è la mera cronaca che non si prende la briga di fare opinione. Non c’è niente di intellettualmente onesto, non ha nulla a che fare col senso di giustizia, coi diritti e con la libertà da difendere a prescindere.

L’inconfessabile nemico sono le religioni e l’uomo religioso. Del resto l’orizzonte culturale incarnato da Charlie Hebdo e da chi condiziona l’opinione pubblica su come reagire ieri sui fatti di Parigi e cosa pensare oggi sul massacro dei cristiani africani (e mediorientali, e asiatici) non si muove per affermare in modo universale il valore della libertà dentro una definizione inclusiva della laicità ma è finalizzato a cambiare i connotati della laicità e creare un mondo che non la declina in senso inclusivo ma taglia fuori le religioni dalla scena pubblica subordinando la loro presentabilità pubblica solo se disposte a essere docili e sottomesse.

A questo razzismo di stampo illuminista non va bene che la gente, nel 2015, continui a credere in Dio nelle sue varie declinazioni confessionali, e si batte, come base per una “cittadinanza unica”, per privatizzare Dio ed escludere il “fardello” religioso dal dibattito pubblico perché le religioni (e se vogliamo quella eterna ossessione chiamata Chiesa) sono allo stato l’unico ostacolo che continua a frapporsi a un’idea strutturata e meno liquida dell’uomo e a una concezione della libertà senza limiti e spesso senza contenuti intesa come fine e mai come mezzo per raggiungere il fine. Le religioni creano relazioni tra gli uomini e Dio e a chi crede che tutto debba essere permesso, incluso proclamare la propria legge forzando ogni limite tutto ciò non può andar bene. E quindi vanno attaccate le religioni anche a costo di non provare pietà verso i credenti che muoiono ammazzati.

Il vero fanatismo è di chi si sente dio e vuol distruggere l’idea di Dio dalla scena pubblica, e quindi dall’umanità, attraverso irrisione, criminalizzazione, indifferenza. E la prima vittima è proprio la laicità.

Se non capiamo questo, continuiamo a brancolare nel buio. Se non capiamo che il fondamentalismo su cui si sta avvitando l’Occidente è questo modo ignorante di voler ridefinire la laicità perché di fatto ne azzera il valore – escludere Dio dalla scena pubblica nega alla radice il senso della laicità intesa come equilibratore della dimensione pubblica della fede – ancora una volta, atei o credenti che si sia, continueremmo a non capire niente.

Gennaro Rossi

Fonte: https://laversionedirossi.wordpress.com/2015/04/08/il-problema-non-e-il-fanatismo-religioso-ma-le-religioni-in-quanto-tali/

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