ABORTI NEL TERZO TRIMESTRE, SE NASCONO VIVI VENGONO LASCIATI MORIRE

11102737_10204985955983066_8295583976052013024_nIn questa testimonianza Janet Rogers, un’infermiera che ha lavorato in una clinica dove vengono praticati aborti tardivi, ossia nel terzo trimestre, mette in luce l’orrenda esecuzione di bambini nati vivi nella civilissima America.

Janet spiega di aver iniziato il suo lavoro presso la clinica con una forte carica ideale, essendo una pro-choice convinta. Durante il primo mese, le sue mansioni erano secondarie e non prevedevano che assistesse al travaglio di parto o ad altri orrori connessi all’aborto.
In seguito Janet è stata promossa e un po’ alla volta ha cominciato ad assistere agli aborti effettivi. Si tratta si una prassi comune nelle cliniche abortiste, in cui i lavoratori vengono avviati a fare cose sempre più difficili emotivamente una volta che si sono affezionati all’impiego.

“Una sera una ragazza stava avendo un momento molto difficile. Ero lì con il medico. Sapevo che anche se il medico aveva scritto che la paziente era di 15 settimane, in realtà era nella trentesima settimana di gestazione”. Per inciso, una gravidanza dura 40 settimane.

“Quando ha partorito questa bambina che a me sembrava a termine, era in realtà viva e piangeva. Il medico mi ha detto: «Mettilo nella stanza e chiudi la porta. Non entrare fino al turno del mattino». Ho subito preso la bambina che piangeva e l’ho coperta e messa in una stanza. Poi ho subito iniziato a chiamare gli ospedali (contro la volontà del medico) per trovare qualcuno che l’avrebbe presa. Nessuno la prese perché mi dissero che non era possibile. Ho passato molte ore a cercare. Volevo solo lasciare questo posto, ma sapevo che non potevo uscire e lasciare gli altri pazienti senza una caposala. Ancor oggi sento questa bambina che piange nella mia testa”.

Fonte: https://www.lifesitenews.com/pulse/she-was-alive-and-crying-abortion-nurse-quits-after-baby-born-alive-left-to

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