UTERO IN AFFITTO: SURROGAZIONE E’ DISCRIMINAZIONE

10686673_10204859338697713_1934839084202652413_n

Tempo fa uno dei due figli di una madre surrogata thailandese, è stato abbandonato dalla coppia australiana che li aveva “ordinati” perché affetto da sindrome di Down.

A causa di questo fatto la Thailandia ha vietato la maternità surrogata, a meno che a richiederla non siano coniugi e dei due almeno uno thailandese.
Ma difficilmente questo fermerà il mercato dell’utero in affitto, visto che a beneficiare del giro d’affari sono gli sfruttatori delle gestanti indiane (molto più a buon mercato di quelle americane), non di rado i mariti e le gang criminali, mentre per queste donne abbondano solo l’abuso e la miseria.
Oltre a ciò, è loro richiesto di vivere in ospedale per tutta la durata della gravidanza, dove vengono loro somministrati ormoni ed estrogeni affinché riescano a portare avanti la gestazione con successo, senza curarsi del fatto che questi medicinali presentano seri effetti collaterali.
E come se non bastasse ci sono delle nette separazioni razziali tra le donatrici degli ovuli e le gestanti: infatti le prime (scelte da catalogo) provengono da ambienti ricchi, hanno studiato al college, sono selezionate per la mancanza di malattie fisiche e mentali e guadagneranno una bella somma di denaro, le seconde sono già madri di diversi figli, sono poco abbienti e vivono in contesti da classe operaia.
In sintesi non si è molto distanti dall’eugenetica.
Chi è a favore dell’utero in affitto dice che rendere queste pratiche illegali le spingerebbe semplicemente a diventare clandestine. Ma è vero l’opposto: la legalizzazione e l’accettazione sociale, anche quando non ci fossero soldi che passano di mano, contribuirebbero a consolidare la nozione che è lecito servirsi del grembo di una donna.

Fonte: http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/feb/20/commercial-surrogacy-wombs-rent-same-sex-pregnancy?CMP=share_btn_fb

Annunci