UNIONI CIVILI: QUANTO COSTANO ALLO STATO?

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Si discute in Commissione Giustizia il ddl Cirinnà, sulle unioni civili. Se ne parla da tempo, ma Renzi ha annunciato che entro maggio verrà approvato. Diversi dubbi e quesiti saltano alla mente. Per esempio se la reversibilità della pensione fosse riconosciuta a centinaia di migliaia di conviventi, la legge, non avendole adeguate coperture di bilancio, potrebbe essere legittimamente approvata? Quali sono i vantaggi fiscali di “una coppia” se da convivente decide di sposarsi? Facciamo alcuni esempi. Una coppia che si sposa ha diritto agli Assegni per il Nucleo Familiare e alle detrazioni per carichi familiari per i componenti privi di reddito. Poi c’è la pensione di reversibilità, che spetta al coniuge superstite di un pensionato deceduto. Pensiamo, ancora, a tutte quelle badanti, che ora contribuiscono al pagamento dei contributi inps, che una volta “sposate” avrebbero potenzialmente il doppio impatto negativo sulle finanze pubbliche: smettere di contribuire come lavoratrici ed accaparrarsi la pensione di reversibilità. Inoltre, il coniuge a carico può dirottare sull’altro coniuge le detrazioni fiscali previste per mutui, spese mediche e assicurazioni, se incapiente. E cosa dire del modello ISEE, utilizzato dalle famiglie con un indicatore basso per usufruire di una serie di agevolazioni. Ma siamo sicuri che è proprio l’istituto del matrimonio a poter colmare tutte le differenze tra una coppia sposata ed una coppia di fatto? Ecco alcune differenze tra una coppia sposata ed una coppia di fatto, che potrebbero essere eliminate con strumenti diversi dal matrimonio. Per esempio, una differenza fondamentale tra matrimonio e convivenza attiene al diritto di successione: se uno dei coniugi muore, l’altro è erede legittimo, mentre tra i conviventi non esiste alcun diritto ad ereditare (a meno che il defunto non abbia disposto con testamento). I conviventi possono anche regolare la cessazione della convivenza e prevedere che uno di essi debba versare all’altro una certa somma, o prevedere a suo favore il “diritto di abitazione” sull’immobile precedentemente utilizzato dalla coppia (la coppia di fatto può anche acquistare un immobile in comproprietà, ricorrendo anche ad un mutuo cointestato). E’ anche possibile nominare il convivente come amministratore di sostegno, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, in previsione di una propria eventuale futura incapacità di intendere e di volere. Il Consiglio Nazionale del Notariato ha predisposto appositi contratti di convivenza con i quali sono regolati gli aspetti patrimoniali relativi alla convivenza nelle famiglie di fatto, anche in caso di cessazione del rapporto (ad es. l’abitazione, il mantenimento in caso di bisogno, la proprietà dei beni, il testamento con clausole a favore del convivente ecc.). L’efficacia di simili accordi è, in ogni caso, limitata ai soli aspetti economici, essendo quelli relativi alla posizione personale dei conviventi, ed eventualmente dei loro figli, indisponibili (nel senso che non possono essere oggetto di accordi). Per il resto ci sono diversi cavilli e versioni; il tutto dipende anche dalla propria situazione lavorativa/civile personale.

Angela Fortunato

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