ABBANDONATO: IL GRANDE INGANNO

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Colpisce al cuore, la storia di questo ragazzino brasiliano rifiutato da tre famiglie perché brutto e nero ed infine dato in adozione ad una coppia di omosessuali.
Colpisce per la profonda tristezza del caso che – realmente accaduto o no che sia – indica fino a che punto oggi abbiamo perso tutti la bussola.
Le foto ritraggono il ragazzino sempre sorridente, in compagnia dei due uomini, in atmosfera ludica: in spiaggia, alla festa di carnevale, in giardino a giocare col cane.
C’è da chiedersi se siamo impazziti.
E’ questa, la nuova famiglia?
Oltre l’interpretazione immediata di questa volgare messa in scena c’è ben altro. Lo scatto estemporaneo che cristallizza un lampo di divertimento, in una storia di abbandono, non può infatti sostituirsi alla nuda e cruda realtà, al significato generale di questa vicenda.
Esso ci parla di una storia di abbandono, in cui – sempre se la notizia corrisponde a realtà – il legame con la famiglia è tre volte spezzato.
Una prima volta: con la perdita della famiglia originaria.
Una seconda volta, col rifiuto (presunto tale) di una famiglia sostitutiva, con un padre e una madre che possano svolger e per lui quel ruolo simbolico e relazionale fondamentale per crescere ed individuarsi.
Una terza volta, con l’impianto nella casa di due omosessuali, dove, ancora una volta la famiglia è negata. Si noti con attenzione: in questa coppia di omosessuali, la madre dov’è? Non è che se ne sia andata, deceduta o altro.
Non è mai esistita, né mai esisterà.
E dove non c’è e non c’è mai stata una madre, di conseguenza non può esserci nemmeno un padre. Quindi il bambino non è in una famiglia, ma in affido a due adulti. E non nego che questi possano provare sentimenti di amore genuino nei confronti di questo ragazzo: nego che al ragazzo sia stata data una famiglia, una struttura strutturante data dalla complementarietà del valore simbolico e relazionale delle figure di padre e madre. Detto per inciso: si può essere fotografati in un momento di divertimento anche con la squadra di calcio o con gli amici, in gita scolastica.
Questo non ci dice nulla della situazione reale, così come una foto di un bambino sorridente non ci dice se questo bambino è davvero rispettato nel suo diritto naturale ad avere un padre e una madre o due sostituti (non variamente assortiti).
Riepilogando: 1) il bambino che richiede di essere adottato ha subito un danno gravissimo; 2) il bambino adottato ha, più degli altri, bisogno di un padre e una madre; 3) l’abbandono è vissuto dal bambino come una ferita molto profonda, accentuata dalla percezione della diversità oggettiva della propria condizione rispetto a quella della maggior parte dei coetanei; 4) il bambino abbandonato cerca i suoi punti di riferimento in un padre e una madre – come qualsiasi altro bambino – e aspira a ritrovare ciò che ha perduto; 5) nel più profondo di se stesso, visceralmente, egli desidera riavvicinarsi alla cellula base che gli ha donato la vita: un padre e una madre; 6) il bambino adottato deve assumere i traumi simultanei dell’abbandono e della doppia identità familiare; 7) più di un altro, il bambino ha bisogno di una filiazione biologica evidente. Poiché, più di un altro, non crede di discendere dal frutto di un amore. Qualcosa è andato storto e teme di non essere stato desiderato: non ha gli occhi di nessuno e non si riconosce in nessuno della sua famiglia di accoglienza; 8) è inoltre frequente che il bambino adottato rigetti uno dei due sessi.
E’ dunque fondamentale che possa identificarsi a due genitori di sesso differente: a sua madre, poiché ha bisogno di riconciliarsi con la donna; a suo padre per conoscere la presenza di un uomo senza cui sua madre non avrebbe potuto avere bambini.
Per questi fatti, evidenti, l’adozione da parte di una coppia omosessuale aggrava di fatto il trauma del bambino abbandonato, anziché attenuarlo, in quanto la catena della filiazione viene almeno doppiamente spezzata: nella realtà dei fatti dal suo abbandono, nella simbolica dal fatto dell’omosessualità dei suoi genitori adottivi.
Se poi viene spezzata tre volte, come in questo caso, il danno è ancora maggiore.
A un bambino già profondamente ferito dal suo passato, si ha il diritto di imporre di adattarsi alla situazione affettiva dei suoi genitori, differente sia da quella della maggioranza degli altri bambini sia da quella che egli aspira a ritrovare? Incombe forse sul bambino adottato il dovere di adattarsi alle scelte di vita affettiva dei suoi genitori?

Occorre ripeterlo: l’adozione esiste per dare una famiglia con padre e madre ad un bambino, e non per dare bambini ad adulti che li desiderano. Ed è incredibile che si cerchi di manipolare l’opinione pubblica con questi messaggi subliminali costruiti ad arte (è chiaro che dietro c’è la mano di un sapiente regista) invece che facilitare, per esempio, l’adozione internazionale per quei paesi in cui ancora esistono orfanotrofi.
Siamo come sempre alle solite: per soddisfare i desideri degli adulti si tracciano tutti i sentieri più inauditi, fuorché la strada maestra: quello di mettere il bambino al centro, al primo posto. “E’ stato rifiutato da tre famiglie”, si dirà. Mi chiedo: una quarta, prima di collocarlo in casa di due uomini, è stata sentita?

Alessandro Benigni

fonte: http://m.huffpost.com/it/entry/6816276?ref=fbph&ncid=fcbklnkithpmg00000001

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