TESTIMONI SCOMODI: ROBERT OSCAR LOPEZ

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Io sono un professore. Tra le tante farse del mondo accademico, il periodo delle assunzioni è eccezionale. Tutti nel dipartimento fingono che siamo del tutto collegiali e accattivanti, mentre i candidati arrivano e fanno il colloquio per noi. Usciamo a pranzo con gli aspiranti e ne conseguono piccole chiacchierate.

Questa volta, molti dei miei colleghi hanno corteggiato i candidati ragionando sulla loro infanzia durante la cena. Il collega X ha parlato di come è stato il primo a frequentare il college perché il padre aveva finito solo il decimo grado (seconda superiore). Il collega Y ha raccontato argomenti sui libri classici con i suoi genitori, che erano entrambi insegnanti di inglese. Il collega Z ha ricordato i giorni in cui il padre, un predicatore, si preparava per i suoi sermoni settimanali.

E poi ci sono io seduto lì. Mi piacerebbe dire: “Sono stato cresciuto da una lesbica che mi ha portato in giro in camper durante i fine settimana in modo che lei e la sua amante potessero camminare e costruire ponti di legno insieme. Quando ho lavorato nella clinica di mia madre scrivendo a macchina e archiviando documenti, ho trascritto i file dei suoi malati di mente, alcuni dei quali erano gay o transgender, quindi sapevo tutto del sesso, cose che un bambino potrebbe soltanto immaginare all’età di quattordici anni. Quando ebbi sedici anni, cominciai ad avere un sacco di guai. Siccome questa era la mia vita e mi rifiutavo di mentire circa i problemi che mi ha causato, sono stato bollato come bigotto anti-gay da tutte le principali organizzazioni di difesa dei gay e sono stato bannato dal reparto listserv e newsletter.

“Ma per favore, vai avanti, dimmi come sei cresciuto.”

Perché tutti i discorsi sulla lotta ai privilegi, il “parlare francamente” e “rompere silenzi” non è in realtà ciò che la sinistra vuole che facciano i figli di coppie gay. Tutto ciò che riguarda la mia vita è pericoloso da discutere, perché se io dico la verità sulla mia provenienza, io posso essere accusato di omofobia (cosa già successa) ed essere licenziato (che è quasi capitato).

Vorrei che essi – i liberal pro-gay – cambiassero idea. O essere radicale e anti-Establishment, e accettare le voci scomode oppure stare zitti e lasciarmi parlare dell’Iliade di Omero. Che ho letto in greco.

I bambini di gay, o COG (Children Of Gay), sono pronti per una svolta. Recentemente ho tenuto una rubrica sul Daily Caller per iniziare a capire cosa le storie dei COG, con parole nostre, possono insegnare alla società circa cosa c’è in gioco nel ridefinire il matrimonio. Vogliamo solo essere ascoltati, e non lo siamo stati fino ad ora.

La comunità gay ci ha allevato, a volte con amore, e spesso con un po’ di sconsiderato interesse. A troppi di noi è stato chiesto di mantenere il segreto su quanto sia stata difficile l’intera esperienza. Molte volte i fratelli si sono rivoltati contro l’un l’altro in base a quale dei due aveva “rotto le righe” decidendo di dire la verità, mentre altri hanno continuato a fingere per mantenere felici mamma e mamma o papà e papà. Dopo decenni in cui si è denunciato il dolore “dell’armadio” (cioè del nascondere la propria omosessualità NdT), la comunità gay in gran parte ancora non vuole scoprire i veri sentimenti dei bambini cresciuti in mezzo a loro. È come dire: “Io non posso vivere una bugia, ma i miei figli devono”.

Non pensiate che siamo delusi solo con i liberali. Ci troviamo a chiederci cosa è successo ai conservatori che si oppongono al matrimonio omosessuale. Gli attivisti contrari al matrimonio gay ci hanno prestato molta meno attenzione di quanto non abbiano fatto con i pasticceri, i fioristi e i ristoratori che, essendo cristiani, non hanno voluto servire i matrimoni gay.

Il dibattito sulla genitorialità omosessuale è sempre sembrato degenerare in un rituale offensivo, in cui noi abbiamo dovuto ascoltare in silenzio altre persone urlarsi a vicenda su di noi. Quelli di noi che erano già oltre i trent’anni hanno dovuto guardare, con il cuore spezzato, tutti quei ragazzini e bambini piccoli che venivano trascinati dai tutori gay alle manifestazioni, sapendo per esperienza quanta pressione e stress questo comporti. L’intero dibattito è andato avanti con entrambe le parti che si comportano come se i bambini di coppie gay non fossero mai cresciuti, non avessero un lavoro, non fossero ancora usciti dalle case dei loro genitori, e non potessero dire le loro opinioni dal punto di vista di un adulto.

Prescindendo da banalità estorte a bambini ancora sotto custodia di adulti gay, i termini del dibattito sulla genitorialità omosessuale erano sempre le statistiche disumanizzanti. “Chi ha avuto risultati migliori?” “Chi ha una percentuale più bassa di autismo?” “Chi ha una maggiore ansia da attaccamento?”.

“I bambini hanno migliori risultati con una mamma e un papà,” è l’argomento che la parte anti matrimonio gay ama far apparire. Questo chiude la bocca ai COG molto velocemente e per due motivi. Se sei un COG che ha fatto bene nella vita, come direi che ho fatto anch’io, gli esperti dicono sostanzialmente che la tua esperienza mina la loro tesi. Se sei un COG che ha combinato guai, gli esperti dicono che la tua esperienza conferma la sensazione che non hai “risultati così buoni “, come gli altri e quindi vali meno, motivo per cui le persone che ti hanno allevato dovrebbero essere punite per aver allevato un incapace, non essendo in grado di ottenere una licenza di matrimonio. In entrambi i casi, tu non esisti in tutta la tua complessità e nessuno vuole ascoltarti.

Finora. I COG dissidenti che si rifiutano di seguire la linea di entrambi i due partiti stanno crescendo in numero. Non saremo lasciati fuori da questa prova di forza sul matrimonio che sta per andare davanti alla Corte Suprema. Questa volta Anthony Kennedy non sarà in grado di sostenere che lui sa ciò che pensiamo, e la Human Rights Campaign non sarà in grado di dirci cosa dovremmo volere. Non lasceremo che la gente ci usi mai più. Tenete gli occhi aperti sui nostri fascicoli contro il matrimonio gay. Anche se non siamo in grado di cambiare la storia, almeno vogliamo essere parte di essa. Il nostro tempo è arrivato. Noi ce lo meritiamo.

Robert Oscar Lopez è l’autore, insieme con quindici collaboratori, di Le figlie di Jefte: Vittime innocenti della guerra per l’ “uguaglianza” della famiglia, che sarà disponibile al Create Space E-Store e Amazon dal 22 febbraio.
E ‘il presidente dell’Istituto Internazionale per i diritti dei Bambini. È possibile seguirlo su English Manif.

Fonte: http://www.americanthinker.com/articles/2015/02/children_of_samesex_couples_a_turning_point.html

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