Le Agghiaccianti Conseguenze della Legalizzazione della Prostituzione

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 Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, aveva deciso di intraprendere un progetto di sperimentazione, in cui si sarebbe istituito un quartiere a luci rosse, dove la prostituzione sarebbe stata tollerata. Meno male che quest’idea, tanto contraddittoria quanto bislacca, è stata smontata definitivamente. Non è una grande novità, poiché è un metodo già utilizzato da molti altri paesi, e non certo con buoni risultati.
Bisogna premettere che oramai la prostituzione non è un fenomeno che coinvolge solamente le donne. A prostituirsi sono anche bambini, uomini e transessuali. Per facilitare la questione, già di per sé assai complicata, cerchiamo di analizzare il fenomeno nella sua forma più vistosa e diffusa, ossia la prostituzione femminile.
Per affrontare un argomento così delicato è importante riconoscere un’evidenza inconfutabile: la grande maggioranza delle donne vittime della prostituzione – sia nelle case chiuse, sia per strada – detesta il proprio lavoro. Basta un minimo di buon senso per comprendere che è umiliante per una donna doversi sottoporre a rapporti sessuali con uomini del tutto sconosciuti, che le rendono oggetto dei propri desideri sessuali. Ma poiché oggi il buon senso scarseggia, è meglio elencare qualche statistica per chiarire, se ancora ce ne fosse bisogno, cosa ne pensano le prostitute del proprio ‘mestiere’.  
Secondo i dati dell’Alleanza Contro lo Sfruttamento di Chicago, l’88% delle prostitute ha dichiarato di voler fuggire dall’industria del sesso. Nel 2010 il dipartimento di polizia di Anaheim, California, ha interrogato oltre cento prostitute ed ha appurato che la maggioranza vede nella prostituzione l’unica possibilità di sopravvivenza.
La regolamentazione del fenomeno può essere una soluzione per combattere la prostituzione? Perché almeno non fare un tentativo?
Innanzitutto si tratta di persone in carne ed ossa, non di pedine su cui fare delle sperimentazioni. La legalizzazione del fenomeno non può essere una soluzione. Ci sono stati diversi paesi che hanno percorso questa strada ed hanno riscontrato pessimi risultati. A Victoria, in Australia, da quando la prostituzione è stata regolamentata, il numero di bordelli illegali è addirittura triplicato. La legalizzazione della prostituzione ha avuto l’effetto contrario di quello desiderato: le prostitute non controllate anziché diminuire sono aumentate del 300%, senza contare quelle che si sono aggiunte nelle case chiuse. Ad Auckland, in Nuova Zelanda, la depenalizzazione del fenomeno ha fatto crescere il numero di prostitute in strada oltre il 200%. In Olanda, la regolamentazione dei bordelli ha causato una crescita del 25% dell’industria del sesso. Al contrario, in Svezia, dove si è preferito incriminare i clienti anziché le donne, la prostituzione è diminuita abbondantemente.
Questa brutta pratica, dal momento in cui diviene legale, è riconosciuta come una vera e propria professione, portando conseguenze devastanti sul piano socioculturale. Ad esempio, in Germania, dove la prostituzione è legale, nel 2005 un’agenzia governativa ha minacciato un’informatica disoccupata di toglierle il sussidio di disoccupazione se si fosse rifiutata di lavorare come prostituta in un bordello. Ha dell’assurdo che una donna debba essere quasi obbligata dal governo a svendere il proprio corpo, eppure è la naturale conseguenza che si ha rendendo lecito ciò che lecito non è.
Un altro aspetto tremendamente drammatico della prostituzione è il suo nesso con la pratica atroce del traffico di esseri umani. Circa il 79% del traffico mondiale di persone ha come scopo la prostituzione ed è in rapido aumento. Secondo l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione, dovunque la prostituzione è resa legale, il traffico di donne cresce smisuratamente: in Olanda l’80% delle donne nei bordelli è stata vittima della compravendita. La polizia di Amsterdam ha riportato che nelle regioni in cui la prostituzione è stata autorizzata, hanno rilevato un notevole incremento del traffico di donne e bambini. Anche il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nel 2007, ha osservato che i bordelli (quelli legali come quelli illegali) sono causa di una larga maggioranza del commercio di esseri umani.
Nonostante sia evidente che la prostituzione rovini la vita di tantissime donne, si vuole legalizzarla. Questa scelta contribuisce ad alimentare il fenomeno, poiché la prostituzione legale aumenta la domanda e di conseguenza anche l’offerta, adescando sempre più donne all’interno di questo circolo vizioso.
Nessuna persona entra nel giro della prostituzione per caso: più del 90% di queste donne sono state sessualmente abusate durante la loro infanzia, mentre circa il 75% sono state violentate da adulte, al di fuori dell’ambito ‘lavorativo’. Andrebbero aiutate a uscire dal giro, anziché spronate a prostituirsi (come avverrebbe nel caso la prostituzione fosse resa lecita).
Il fenomeno della prostituzione è indubbiamente una grave malattia della nostra società. La soluzione non è legalizzarla perché è del tutto controproducente, poiché, analizzando gli effetti procurati ai paesi che hanno seguito questa via, è evidente che la normalizzazione della prostituzione non ha fatto altro che incrementare il fenomeno stesso (sia controllato che non). Ma soprattutto, la conseguenza più struggente di tutte, è stata quella di incentivare il traffico di esseri umani. In fin dei conti, certamente non si è concesso un aiuto concreto e decisivo alle vittime di questo dramma.
È pur vero che le ‘ragazze squillo’ per le strade sono un malessere per i cittadini, ma come ha scritto nel suo sito Gigi de Palo, consigliere comunale di Roma, “La dignità di una donna vale molto più del decoro di un quartiere o di una città”.
Qual è l’alternativa?
Senza inventarsi nulla di geniale, si potrebbe prendere esempio dalla Svezia. Il paese scandinavo ha capito che bisogna penalizzare la domanda per neutralizzare l’offerta. La Svezia ha imposto condanne severe ai clienti, e il tempo gli ha dato ragione: da quando hanno decretato delle sanzioni pesanti per chi usufruisce delle prostitute, la prostituzione è diminuita del 50%. I clienti sono puniti con sei mesi di carcere, oppure, come accade il più delle volte, con una multa pari a 50 giorni lavorativi.                                                                      
Ora che si vuole legalizzare il dominio sessuale da parte dell’uomo sulla donna, offendendo pesantemente la dignità di quest’ultima, viene spontaneo chiedersi quand’è che le femministe prenderanno a cuore questa battaglia, opponendosi alla mercificazione del corpo femminile e alla deriva morale che ne conseguirebbe.

Alessandro Elia

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http://www.gigidepalo.it/circa-i-quartieri-a-luci-rosse/
http://www.ingenere.it/articoli/punire-il-cliente-la-strada-svedese
http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/roma-e-il-quartiere-a-luci-rosse-ignazio-marino-bloccato-dal-pd-2099941/

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