Il disagio dei figli adottati da coppie omosessuali

Il disagio dei figli adottati da coppie omosessuali.

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Oggi più che mai assistiamo a un mondo occidentale che cerca la felicità nel materialismo ad ogni costo. L’io è esaltato a dio terreno, il mondo giustifica tutto, facendo nascere nuove realtà inesistenti, affermandole come naturali. La nostra generazione oggi combatte e assiste a una società che vuole affermare la nascita di nuovi “gender”, non più solo uomo e donna. Oggi vi è anche la possibilità di cambiare genere nel nostro Bel Paese, per mezzo della legge n. 164 del 14 aprile 1982 “Il tribunale, quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza. In tal caso il tribunale, accertata la effettuazione del trattamento autorizzato, dispone la rettificazione in camera di consiglio”. Dal 2012 si può cambiare genere anche senza l’operazione chirurgica. Siamo solo agli inizi di un’ideologia promossa su livello mondiale che prende il nome di “teoria del gender”. Ci sono diverse teorie del gender, per esempio il femminismo radicale sostiene che la differenza tra uomo e donna dipendano dai canoni della società e debbano essere smantellate, in pratica credono che la società sia un complotto di coloro che hanno il pene contro chi non ce l’ha, mentre la comunità transgender sostiene che il genere è semplicemente quello in cui ci s’identifica. La teoria del genere è una tesi pseudoscientifica secondo cui il sesso costituirebbe un corredo genetico, biologico e anatomico, mentre il genere, rappresenterebbe una costruzione culturale, che può essere anche contraria al sesso. LGBT è per esempio un acronimo per indicare le varianti di genere: L lesbiche, G gay, B bisessuali, T transgender, e ultimamente hanno aggiunto anche le lettere QIA, Q queer (eccentrico), I intersessuali, A asessuali e ancora, F feticista, TER rivoluzione del genere transessuale, chissà dove arriverà o vorrà arrivare questa parte di società che sta perdendo di vista il vero valore della vita, lo spirito. Ancora una volta assistiamo allo sfruttamento delle persone più deboli usate a scopi di potere e di lotta contro il bene. È importante chiarire che non vi è nessuna base biologica e genetica di fronte a persone che provano impulsi omosessuali o che siano entrati in una dimensione transgender. La maggior parte di questi casi, affondano le radici, purtroppo, in traumi che si sono originati nell’infanzia, ed è importante perciò aiutare a curare queste ferite piuttosto che istituzionalizzare tali tendenze. Gli esempi e le storie vere ci aiutano a capire meglio alcune realtà.
            Vorrei riportare, a tal proposito, la storia drammatica di David Reimer, usato dal dottor John Money, come esperimento per dimostrare le sue teorie, come l’identità del sesso non è biologica, ma si apprende come il linguaggio della lingua materna. David Reimer, fu sottoposto da neonato ad una circoncisione, insieme a suo fratello gemello, ma gli fu accidentalmente bruciato il pene. I suoi genitori lo portarono dal dottor Money, pioniere del cambio di genere. Secondo le sue teorie, decise di porre rimedio all’incidente ordinando ai genitori di crescerla come una bambina e la chiamarono Brenda. Tuttavia Brenda, che nulla sapeva della sua nascita, crebbe con atteggiamenti prettamente maschili e venne rifiutata dai maschi, ma anche dalle femmine sue coetanee, creando grossi problemi in lei. A nulla valse girare nudi per casa, frequentare le spiagge per nudisti, andare a vivere in un camper isolati fra le montagne, come consigliò loro il dottor Money. Il luminare bombardò Brenda di terapie ormonali e filmini pornografici, ma essa continuava a rifiutare tutto e i genitori la videro più volte fare la pipì in piedi, ad esempio. Dopo che i gemelli, sotto consiglio di Money, vennero adottati da un transessuale (per convincerli che era tutto normale), Brenda minacciò il suicidio e rifiutò completamente la sua identità. La famiglia, ormai distrutta, rivelò la verità a Brenda, la quale si amputò il seno e si volle chiamare David Reimer, tentando inutilmente di ricostruirsi una vita sposando una donna. Dopo aver tentato di assassinare il dottor Money, il 5 maggio 2004 si suicidò. Money ha concluso la sua vita diventando il portabandiera dei pedofili, avendo tentato di giustificare scientificamente la normalità dell’attrazione verso i bambini. Questa triste storia ci riporta di nuovo a una cruda realtà, la felicità non si ottiene su questa terra, cambiando la propria natura. Dio creò l’uomo e la donna, e geneticamente siamo uomo o donna, questo è il cammino che dobbiamo seguire. Purtroppo, a volte, capita che alcune persone siano effeminate e con tendenze omosessuali. Joseph Nicolosi, ideatore della terapia riparativa, afferma che le persone assumono un atteggiamento effeminato quando nella vita di relazione c’è una prevalenza di modelli di riferimento femminili, con logica scarsità di relazioni e punti di riferimento del mondo maschile. L’omosessualità è quindi una ricerca di quell’affetto di un uomo cui si è stati privati nell’infanzia. Il riconoscimento della propria sessualità avviene solamente se la relazione con il genitore dello stesso o con la figura adulta di riferimento sia appagata, integra ed equilibrata. Nei giorni d’oggi purtroppo assistiamo allo sfascio completo della famiglia e ciò provoca l’allontanamento dal nucleo familiare di una figura genitoriale. I bambini a volte possono sentire il rifiuto di uno dei genitori, e quando è lo stesso sesso, ciò causa una profonda ferita a quel bambino. Infatti, vi è la difficoltà di emulare quel genitore, di sentirsi accettato e confermato nella propria identità. Ciò avviene, però, non solo nei casi di separazione fisica motivata da un divorzio, ma a causa d’impieghi all’estero, di ricovero ospedaliero, se vi sia una lontananza empatica, e nei casi più tristi, quando vi è una separazione a causa della morte. Un problema d’identità sessuale può essere causato anche da abusi sessuali. Purtroppo ci sono tante cose che non vanno nella terra, ma dal male può nascere il bene. Ecco che non dobbiamo assecondare queste negatività. Ci si rende subito conto che l’omosessuale e una coppia omosessuale sono alla ricerca di quell’affetto, verso un uomo, amore di cui si è stati privati nell’infanzia. Vi è quindi alla base un’immaturità affettiva tale da non poter permettere la costruzione di un rapporto d’amore, perché l’amore è un donarsi in primis, e non una ricerca. Ecco qui che ritorna il pensiero alla lotta tra bene e male. Le scritture nel libro della Genesi dicono: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gen. 1,27) Il male ovviamente vuole portare l’uomo lontano dalla verità, colmando il dolore, la ferita dell’anima con false illusioni di felicità. Molte persone vendono l’idea che siamo ciò che pensiamo di essere, ma non ci porterà alla felicità. Noi sentiamo di essere ciò che ci manca a volte. Perciò se ci è mancata l’identificazione con nostra madre potremmo sentirci attratte dalle donne, oppure se nostro padre era lontano, potremmo voler diventare uomini, per le donne, o essere omosessuali per gli uomini. Pensiamo lì d’incontrare la felicità e ci sbagliamo.
Basta osservare la vita di queste persone. Si fonda su quell’iperattività frenetica nella ricerca continua del piacere. Si diventa schiavi di quella maniera d’essere, un modo che non ci porta alla felicità. Ciò è dimostrato anche da dati scientifici che adesso esporrò, ma che serviranno a dimostrare anche l’inadeguatezza di una coppia omosessuale all’adozione. Prima ancora però voglio soffermarmi su un punto. Oggi ci vendono e ci promuovono idee che vanno contro l’ordine stabilito da Dio. Molti Stati sotto la copertura della parola “modernità”, hanno promosso e fatto leggi a favore dell’aborto, dietro un falso diritto della donna: essa non può aver diritto su qualcuno che non le appartiene. E qui esprimo dei concetti di diritto, il mio diritto non può ledere il diritto di un altro. L’aborto lede il diritto di chi altrimenti nascerebbe. Queste idee arrivano dal demonio, non da Dio. La vita è sacra ed è un dono di Dio, nessuno può toglierla. Ma andiamo avanti, oggi assistiamo invece a movimenti, lobby gay, che mirano al riconoscimento del matrimonio, perché dietro vi è la chiara volontà di aprire le adozioni agli omosessuali, persone non in grado di portare avanti un compito genitoriale, per ciò che ho scritto prima e per ciò che scriverò, e non vi è nulla contro gli omosessuali. Prima di tutto bisogna dire che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna, perché il fine è la procreazione, infatti “l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2,24), Dio li benedisse e disse loro: “ Siate fecondo e moltiplicatevi, riempite la terra”(Gen 1,28). L’unione tra due omosessuali non si può chiamare matrimonio, se due uomini vogliono stare insieme e amarsi, nello stesso tempo andare in Chiesa e prendere la comunione, possono fare ciò a condizione di assoluta castità; nessuno vieta questo a loro.
Se la donna non vuole un figlio, può darlo in adozione, non c’è bisogno di sopprimerlo.
Ma torniamo alle ragioni del perché le coppie omosessuali non possono adottare figli. Il problema fondamentale su cui dobbiamo soffermarci e riflettere, è capire chi pagherà questa scelta: i bambini. Le nuove vite non sono oggetti e non devono soddisfare i nostri bisogni. Decidere di avere un bambino è una grande responsabilità. Ci sono tanti punti su cui riflettere. Il più importante fra tutti è l’assenza di un genitore del proprio sesso in cui riconoscersi, per poter sviluppare la propria corrispettiva identità. Un bambino/a, attraverso lo sviluppo psicologico, affettivo, cognitivo, ha la necessità di riconoscersi nel proprio sesso; la mancanza di un genitore del proprio sesso rende difficile tale riconoscimento. Una ricerca del 2012 di Mark Regnerus del dipartimento di Sociologia dell’Università del Texas ad Austin, ha dimostrato, studiando su un grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale di “figli” cresciuti da coppie omosessuali, un significativo aumento di disturbi psicofisici rispetto ai figli delle coppie eterosessuali. Ecco alcuni dei dati più significativi: il 12% pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero), sono più propensi al tradimento (40% contro il 13%), sono più spesso disoccupati (28% contro l’8%), ricorrono più facilmente alla psicoterapia (19% contro l’8%), sono più spes­so seguiti dall’assistenza sociale rispetto ai coetanei cresciuti da coppie etero­sessuali sposate. Nel 40% dei casi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%), sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità. Dawn Stefanowich è una donna che racconta in un libro “Fuori da Buio”, la sua vita di ragazzina cresciuta con un padre omosessuale, ecco una parte della prefazione scritta dallo psichiatra Gerard van den Aardweg “Un vissuto che io stesso ho, purtroppo, avuto modo di riscontrare in tanti anni di attività professionale e che mi porta a mettere in guardia da una nuova, inaudita forma di abuso sui minori, legalizzata e promossa dagli Stati che hanno abbracciato un’ideologia del tutto falsa, per la quale ogni tipo di vissuto e ogni forma di convivenza vengono considerati leciti ed equivalenti”. Nel 2005, l’American Psychological Association (APA) ha emesso un bando ufficiale sulla genitorialità lesbica e gay affermando: “non un singolo studio ha trovato i figli di genitori lesbiche o gay per essere svantaggiati in alcun modo significativo rispetto ai figli di genitori eterosessuali”, ma fortunatamente Loren Marks della Lousiana State University, pubblica la ricerca nel giugno del 2012 “Same-sex parenting and children’s outcomes: A closer examination of the American psychological association’s brief on lesbian and gay parenting”, dimostrando che le forti affermazioni compiute dall’APA non sono empiricamente giustificate. Altra conferma di una politica accondiscendente e istigata da lobby gay, arriva dall’affermazione del noto psicologo Nicholas Cummings, ex presidente dell’American Psychological Association,  secondo cui “l’APA ha permesso che la correttezza politica trionfasse sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale. Il pubblico non può più fidarsi della psicologia organizzata per parlare di prove, piuttosto si deve basare per quel che riguarda l’essere politicamente corretti”.
Essere genitori è un compito molto difficile, una grande responsabilità. I bambini sono un dono di Dio e devono crescere in famiglie che possano dare tutto ciò di cui hanno bisogno; non possono essere frutto di un capriccio.
Abbiamo visto come molte sofferenze che si trascinano anche nell’età adulta siano provocate, nella maggioranza dei casi, da separazioni. Continuerò a esporre altre motivazioni, basate su dati scientifici e testimonianze, che ci aiuteranno a comprendere meglio perché l’adozione da parte di coppie omosessuali, è sconsigliata. Uno dei problemi maggiori è l’instabilità della coppia “homo”. Daniel Potter dell’American Institutes for Research ha realizzato e pubblicato nel giugno del 2012, sul “Journal of Marriage and Family”, uno studio sul disagio dei bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso, arrivando alle conclusioni che le conseguenze del vivere “sono paragonabili a quelle associate al vivere con genitori divorziati, patrigni o conviventi: ci sono le prove che questi bambini fanno peggio rispetto ai loro coetanei provenienti da famiglie tradizionali”, causa “ di interruzioni, instabilità e cambiamenti associati alle transizioni che accompagnano la formazione di questi tipi di famiglie non tradizionali”. Sul suo sito web, Dawn Stefanowich descrive suo padre come una persona insicura, e descrive gli omosessuali, incontrati nel mondo gay che frequentava, come persone narcisiste concentrate su se stesse e tanto bisognose d’affetto da parte di tanti uomini. Luca Di Tolve, ex-gay, oggi felicemente sposato, afferma che la mentalità omosessuale contrasta con un legame esclusivo, si ha infatti un incoraggiamento alla ricerca ed esplorazione del nuovo, favorendo, di fatto, un clima culturale dentro cui l’infedeltà viene canonizzata. L’infedeltà avviene quando un rapporto è difettoso, dove quel desiderio di unione, di far comunione, è assente ed esprime una mancanza di felicità, perciò è da ricercare esternamente e non più nella stessa relazione. Ciò è una caratteristica inevitabile dei rapporti omosessuali. Relazioni alla ricerca frenetica dell’altro, evidenziano una mancanza di una parte di se, che si vuole trovare nell’altro. L’omosessuale va al di là, purtroppo non riesce ad afferrare la parte mancante di se stesso perché il problema è emozionale: molte delle cause dell’omosessualità vanno ricercate in quella parte dell’io che non si è sviluppata a causa di mancanze, violenze, traumi emozionali avuti nella crescita nell’ambito per di più familiare. Con ciò non si può affermare che l’omosessuale non desidera la fedeltà, tutt’altro, vuole cercare anche lui di costruire una realtà solida, ma ciò è molto difficile perché questo tipo di relazioni si muovono e si basano sul rapporto sessuale di cui si è dipendenti e bisognosi allo stesso tempo. A conferma di ciò, Xiridou 2003, in una sua ricerca afferma che il legame tra due uomini e due donne dura in media un anno e mezzo, non senza l’aggiunta di otto nuovi partner.
Secondo una ricerca di McWirter & Mattison 1984, due ricercatori omosessuali, su 156 coppie prese a campione, solamente sette avevano retto un rapporto escusivo per la durata massima di cinque anni. Goode & Troiden 1980, in un’altra ricerca, ebbero come risultati su 150 omosessuali di età compresa tra i 30 e i 40 anni, il 65% era incorso in oltre 100 tradimenti. Luca Di Tolve, nel suo libro “Ero Gay”, scrive che alla luce del suo vissuto può smentire i promulgatori di una fedeltà possibile fra omosessuali, afferma inoltre di non aver mai incontrato coppie fisse piene d’amore reciproco, ma soltanto uomini e donne in perenne ricerca di felicità attraverso una soddisfazione genitale personale, contraria, fra l’altro, alla propria identità sessuale; individui solistici e scontenti, per l’impossibilità di trovare il compimento di sé all’interno del proprio stesso sesso. Concludo questo articolo invitando tutti lettori ad essere testimoni di fede e ad invitare tutti a promuovere il rapporto maschio-femmina uniti nel sacramento indissolubile del matrimonio, solo in quel caso si riproduce la relazione “perfetta” fra Dio e le sue creature. La fecondità concessa all’uomo e alla donna, è l’impronta di Dio in noi, di quell’amore a tre, Dio, Uomo e Donna. Da quest’unione, infatti, nasce la vita!
“Pace agli uomini di buona volontà!”

Christian Zanon

http://www.christianzanon.com

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