L’uomo ridotto a interpretazione

L’uomo ridotto a interpretazione

10378091_1435554843388721_7581811437911910775_n

La base empirica della scienza – secondo Popper – non posa affatto su un solido strato di roccia. L’ardita struttura delle sue teorie si eleva sopra una palude. E’ come un edificio costruito su palafitte. Le palafitte vengono conficcate giù dall’alto, ma non in una base naturale o data; e il fatto che desistiamo dai nostri tentativi di conficcare più a fondo le palafitte non significa che abbiamo trovato un terreno solido. Semplicemente ci fermiamo quando siamo soddisfatti e riteniamo che per ora i sostegni siano abbastanza stabili da reggere la struttura.

Come si deve abbandonare in quanto palesemente contraddittorio ogni forma di Relativismo, allo stesso modo la fiducia nel sapere scientifico va tenuta, ma in modo critico e consapevole. Non si possono né si devono prendere decisioni ultime sul destino dell’uomo basandosi su un sapere che è solo relativamente forte. L’esperienza non ci può confermare definitivamente la validità delle ipotesi scientifiche, ma al massimo ci può dire senza dubbio quando queste congetture sono false. Mentre la verità scientifica non è *dimostrabile* in senso forte, il principio cui l’uomo dovrebbe attenersi è quello dell’EVIDENZA inconfutabile.

In questo senso, si dice che il grande Tommaso (che pure era un realista) mettesse una mela sulla cattedra, prima di ogni lezione, e dicesse: “Questa è una mela. Chi non è d’accordo può andarsene”. Edmund Husserl – uno dei maestri del pensiero Novecentesco, forse il più grande – sosteneva analogamente che è dall’esperienza dell’evidenza che si deve ripartire. La “crisi delle scienze europee” – che aveva previsto con straordinaria lungimiranza – sta proprio in questo virus: nel voler pretendere di interpretare l’esperienza evidente a proprio piacere, fino a negare l’evidente stesso.
Oggi assistiamo quotidianamente e con cadenza impressionante il ripetersi di questo disastro.
Proprio come aveva anticipato Husserl, le mere “scienze di fatto”, hanno alla fine creato meri “uomini di fatto”.

E visto che secondo la vulgata comune “non esistono fatti ma solo interpretazioni”(lo diceva anche Nietzsche, a dire il vero, ma con ben altra profondità di pensiero e ben altra consapevolezza filosofica) – anche l’uomo è diventato un’interpretazione. Una, tra le tante possibili.
Che possiamo rivedere a nostro piacimento, a seconda dei pruriti di ciascuno.
Specialmente se si è gay e con un pacco di soldi in tasca.

Vigilius ADR
Annunci