Ma gli scienziati ci dicono sempre la verità?

Ma gli scienziati ci dicono sempre la verità?

Gli studi scientifici sono utilizzati per sostenere politiche sociali controverse come il matrimonio omosessuale. Ma possiamo fidarci?
Georg Wilhelm Richmann non è un nome familiare nemmeno negli ambienti scientifici. Però dovrebbe esserlo. Richmann era uno scienziato russo del 18° secolo che morì cercando di ripetere il famoso esperimento di Benjamin Franklin di attirare i fulmini con un aquilone. Un fulmine corse lungo il cavo e lo uccise. Il primo martire per la causa della scienza è morto cercando di riprodurre i risultati di un altro scienziato.
La capacità di riprodurre i risultati di un esperimento è un passo fondamentale nel rapido progresso che la scienza ha fatto da allora. Come ogni laureato in materie scientifiche sa, un vero scienziato osserva, formula un’ipotesi e delle previsioni che sottopone a verifica per giungere a delle conclusioni. Possiamo essere sicuri che le sue conclusioni sono imparziali e certe, perché chiunque può replicare l’esperimento per vedere se contiene errori.
Ma cosa succede se nessuno si preoccupa di rifare l’esperimento? E’ veramente scienza?
Questa è la domanda che sta scuotendo l’intero campo della psicologia sociale dopo che un professore olandese ha ammesso che la maggior parte della sua stellare carriera – con pubblicazioni nelle migliori riviste scientifiche del mondo – è stata una truffa gigantesca.
Diederik Stapel, Preside della Facoltà di Scienze Sociali e Comportamentali all’Università di Tilburg, nei Paesi Bassi, ha pubblicato decine di articoli sulla base di dati fraudolenti per oltre 15 anni in tre università. Ha persino falsificato i dati degli studenti post-laurea che stava supervisionando, gettando così una grave ombra sui loro diplomi.
Poco prima che il segreto della sua strepitosa carriera fosse smascherato, Stapel ha scritto tre studi ripresi abbondantemente dai mezzi di comunicazione, che hanno reso molto noto il suo lavoro. Nella prestigiosa rivista Science ha affermato che in un ambiente sociale deteriorato, le persone hanno più probabilità di essere razziste. In Psychological Science ha affermato che le posizioni di potere negli ambienti di lavoro aumentano i tassi di infedeltà tra uomini e donne. E in un altro studio ha affermato che i vegetariani sono più felici e più socievoli dei mangiatori di carne.
Ma nel 2011 gli esperti delegati ai controlli hanno allertato le autorità dell’Università di Tilburg sulle irregolarità presenti nelle sue pubblicazioni. La sua reputazione è rapidamente precipitata. Stapel ha ammesso di avere falsificato i suoi dati e manipolato i risultati della ricerca e ha restituito il suo PhD.
Pentito di ciò che ha fatto, Stapel ha recentemente parlato al New York Times. «La gente pensa che gli scienziati siano come monaci di un convento in cerca della verità. La gente ha perso la fede nella Chiesa ma non ha perso fiducia nella scienza. Il mio comportamento dimostra che la scienza non è santa».
Sorprendentemente, Stapel ha insegnato etica della ricerca presso l’Università di Tilburg. Quando ha chiesto agli studenti di rivedere il loro lavoro, ha trovato gravi errori: «Sono emerse mancanze terribili» ha detto al New York Times. «Non c’erano i consensi informati, mancava lo studio preliminare dei soggetti, e poi nell’analisi dei dati erano stati considerati solo alcuni dati e non tutto l’insieme dei dati. Stapel però si era inventato i dati per conto suo, per cui nessuno di questi problemi lo aveva influenzato.
Diederik Stapel è solo una mela marcia?
Nessuno sta suggerendo che tutti gli psicologi sociali siano imbroglioni, ma ci sembra che qualcosa non vada; Stapel non è l’unico scienziato i cui esperimenti non potevano essere riprodotti.
L’anno scorso Dirk Smeesters, della Erasmus University in Olanda, ha dovuto dimettersi dopo aver ammesso di avere “addomesticato” i dati nei suoi studi di psicologia del consumatore. Lawrence Sanna, uno psicologo presso l’Università del Michigan, si è dimesso l’anno scorso dopo le contestazioni sollevate sul suo lavoro.
In realtà, la situazione in psicologia sociale è così deteriorata che gli accademici olandesi che hanno esaminato il caso Stapel erano inorriditi. In una cupa valutazione tre commissioni presiedute da Willem Levelt, ex presidente della Royal Netherlands Academy of Arts and Sciences, hanno trovato gravi difetti nei procedimenti scientifici, sia in Olanda che all’estero.
«Praticamente nessuna delle impossibilità, peculiarità e sciatterie citate in questa relazione sono state notate dai membri locali, nazionali ed internazionali del settore, e nessuno ha avuto alcun sospetto di frode… dalla base fino ai vertici c’è stata una trascuratezza generale degli standard scientifici fondamentali e dei requisiti metodologici»
Essi hanno inoltre criticato i redattori e i revisori di importanti riviste internazionali.
«Non di rado le recensioni erano decisamente pilotate nel senso di raccontare una storia interessante, elegante, concisa e convincente, forse però a scapito della necessaria diligenza scientifica»
Per gli psicologi sociali, la conclusione della relazione è schiacciante, quasi apocalittica:
Un “sottoprodotto” delle indagini dei comitati è la conclusione che, molto più di quanto originariamente previsto, ci sono alcuni aspetti della pratica scientifica che devono essere considerati indesiderabili o addirittura errati dal punto di vista degli standard accademici e dell’integrità scientifica.
Com’era prevedibile, il Comitato Esecutivo dell’Associazione Europea di Psicologia Sociale ha attaccato le conclusioni del rapporto come “diffamatorie”.
Questo disastro non è rimasto circoscritto a livello locale ma si è diffuso internazionalmente. «Vedo una sorta di imminente disastro ferroviario» ha scritto il Premio Nobel Daniel Kahneman, psicologo, in una lettera aperta ai colleghi che lavorano nel priming sociale, una delle aree di competenza di Stapel: «Il vostro campo è adesso il terreno di coltura dei dubbi sull’integrità della ricerca psicologica».
L’anno scorso la rivista Perspectives on Psychological Science ha avuto un numero speciale sulla crisi di fiducia nel settore. Il punto messo a fuoco era la questione chiave della riproducibilità. John PA Ioannidis, della Stanford University, sottolinea che l’autorità della scienza dipende dalla sua capacità di auto-correggere gli errori.
Ma, come il rapporto Levelt ha rivelato, riprodurre i risultati di altri ricercatori è diventata una cosa rara. I ricercatori sono molto più interessati a perseguire nuovi e sorprendenti risultati, perché questi possono attirare più finanziamenti. E’ la maledizione della nuovo-filia. «Il paradigma dell’auto-correzione … sembra essere diventato molto raro» scrive Ioannidis.
Neppure il processo di revisione tra pari è una garanzia contro la pubblicazione di risultati fraudolenti. Il professor Colin Macleod, uno psicologo leader presso l’Università del Western Australia, ha detto a MercatorNet in una e-mail:
«Questo processo di revisione tra pari non è progettato per smascherare le frodi sui dati. Infatti i revisori partono dal presupposto che lo studio riportato sia stato condotto correttamente, e la loro responsabilità è di valutare se la sua struttura sia quella migliore per rispondere alla domanda di partenza, se i dati segnalati come risultanti da questo studio vengano analizzati in modo appropriato, e se i risultati consentano di trarre le conclusioni esposte. Se lo studio non è stato realmente condotto (o se i dati riportati non sono quelli effettivamente ottenuti), il processo di revisione tra pari non è strutturato per metterlo in luce».
Quant’è importante questa debolezza nel metodo scientifico? Nella ricerca medica: molto. Studi manipolati possono portare a trattamenti inefficaci o dannosi. Il chirurgo britannico Andrew Wakefield ha pubblicato una ricerca sulla rivista The Lancet nel 1998 che “ha dimostrato” l’esistenza di un legame tra il vaccino morbillo-parotite-rosolia e l’autismo. Questo ha terrorizzato i genitori e i tassi di vaccinazione sono diminuiti in modo significativo. Ma Wakefield aveva falsificato i risultati. Di conseguenza molti più bambini in Gran Bretagna hanno contratto malattie potenzialmente fatali.
Ma la psicologia sociale? Gli studi per appurare se la gente che ama il tofu alla brace sia più simpatica della gente che ama le bistecche alla brace? In questi casi è altrettanto importante?
Forse. L’argomento più caldo nella politica pubblica in questo momento è il matrimonio omosessuale. La causa della legalizzazione è sostenuta da decine di piccoli studi di psicologia sociale sull’impatto della stigmatizzazione, la forza delle relazioni omosessuali, le conseguenze della genitorialità omosessuale, gli effetti del matrimonio sul benessere e così via.
Questi studi hanno avuto un’enorme influenza nei tribunali. Per esempio, uno dei motivi per cui il giudice distrettuale Vaughn Walker ha annullato la Proposition 8, il referendum della California che vieta il matrimonio omosessuale, è espresso da questa sua affermazione: «La ricerca che supporta questa conclusione è stata accettata al termine di un serio dibattito nel campo della psicologia dello sviluppo»
Nella sua mente non c’era assolutamente nessuna considerazione delle incertezze e domande che incombono sulla psicologia. Ma la riproducibilità è chiaramente un problema nel campo aspramente contestato della genitorialità omosessuale.
La caduta in disgrazia di Stapel non ha nulla a che fare con il matrimonio omosessuale. Ma le carenze sistemiche che gli hanno permesso di pubblicare per anni risultati fraudolenti dovrebbero renderci tutti un po’ più scettici sul fatto che le rivendicazioni degli psicologi sociali siano sempre «il risultato di un serio dibattito». E questo discorso si applica sia agli studi che riguardano l’influenza degli ambienti sociali degradati sul razzismo che all’efficacia dei genitori dello stesso sesso.
Come ha detto al Guardian Chris Chambers, uno psicologo dell’Università di Cardiff: «Per molti aspetti la psicologia è a un bivio – le decisioni che prendiamo oggi determineranno il fatto che la psicologia possa rimanere una disciplina scientifica seria e credibile accanto alle scienze più rigorose»
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Michael Cook è editor di MercatorNet.
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Tradotto dall’articolo originale di Michael Cook: Fraud threatens of social psychology, 4 maggio 2013, pubblicato da MercatorNet sotto una licenza Creative Commons.
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