Il fantasma del “diritto” al matrimonio omosessuale e la Corte Costituzionale

104255179I membri delle coppie di fatto, oggi, hanno praticamente i medesimi doveri e i conseguenti diritti di quelli delle famiglie sposate, tranne la reversibilità. Si legga Corte di Cassazione, Sez. I, 22.01.2014, n. 1277. E i diritti riconosciuti alle coppie di fatto eterosessuali sono gli stessi che la magistratura oggi riconosce alle coppie “di fatto” anch’esse, omosessuali.
Mentre la Corte Costituzionale ha ritenuto che in nessun modo sia riconosciuto, nemmeno dai trattati internazionali e tanto meno dalla D.U.D.U., il “diritto” al riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso, mentre ha chiaramente affermato che la nostra Carta Costituzionale riconosce esclusivamente il matrimonio tra persone di sesso diverso (sent. n. 138 del 2010) e lo ha ribadito a chiare lettere anche nella sentenza n. 170 del 2014, nella quale pur avendo riconosciuto l’illegittimità costituzionale del divorzio imposto a causa del cambiamento di sesso, ha comunque scritto che “Il parametro costituzionale di riferimento per una corretta valutazione della peculiare fattispecie in esame – in relazione ai prospettati quesiti sulla legittimità della disciplina, correttamente individuata dalla Corte di cassazione negli artt. 2 e 4 della Legge n. 164 del 1982, che la risolvono in termini di divorzio automatico – non è dunque quello dell’art. 29 Cost. invocato in via principale dallo stesso collegio rimettente, poiché, come già sottolineato da questa Corte, la nozione di matrimonio presupposta dal Costituente (cui conferisce tutela il citato art. 29 Cost.) è quella stessa definita dal codice civile del 1942, che «stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso» (sentenza n. 138 del 2010).
Il che comporta che anche a colui (o colei) che cambia il proprio sesso non resta impedito di formare una famiglia, contraendo nuovo matrimonio con persona di sesso diverso da quello da lui (o lei) acquisito per rettifica.” e conclude affermando che “Va, pertanto, dichiarata – in accoglimento, per quanto di ragione, delle sollevate questioni − l’illegittimità costituzionale degli artt. 2 e 4 della legge 14 aprile 1982 n. 164, con riferimento all’art. 2 Cost., nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che comporta lo scioglimento del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, la cui disciplina rimane demandata alla discrezionalità di scelta del legislatore” cioè nell’assenza di previsione della possibilità di “trasformazione” del rapporto matrimoniale in altro tipo di rapporto, a domanda degli ex coniugi, che tali sono e tali rimangono nel momento in cui uno dei due cambia sesso.
Ribadisco, mi dispiace se si sente leso nella realizzazione dei suoi desideri, ma per piacere non chiamiamoli “diritti”, che tali non sono.

 

Avvocato Monica Boccardi

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