SESSO DEL GENITORE

“SESSO DEL GENITORE”

 Argomenti che si ripetono nei dialoghi con i sostenitori delle teorie omosessualiste.
n. 7 “SESSO DEL GENITORE”
 
“SESSO DEL GENITORE”: “L’essere genitori non dipende dal sesso: non è il sesso che determina le capacità genitoriali, per cui non si vede perché una coppia omosessuale non possa sposarsi ed adottare dei bambini, crescendoli nel migliore dei modi. Avere un genitore maschio e uno femmina, due maschi o due femmine è indifferente”.
Considerazioni.
Questa posizione contraddice la realtà biologica e psicologica più evidente e più consolidata nella storia dell’umanità: il bambino ha bisogno di entrambe le figure genitoriali, che non solo si completano a vicenda nel processo educativo ma costituiscono l’ambiente più idoneo per la maturazione cognitiva, affettiva, sociale e morale dell’individuo. Lo sviluppo psicologico della persona consiste in una serie di cambiamenti che si manifestano positivamente con la crescita. Lo sviluppo della persona, dal punto di vista psico-fisico, è il risultato di una modificazione strutturale e funzionale dell’organismo, cui fa seguito una maturazione psichica (dell’area affettiva, cognitiva, etc.) e riguarda l’intero arco della vita. Attenzione: le modificazioni più profonde si verificano nel periodo che va dalla nascita (anzi, a partire dalla vita intrauterina, secondo le più recenti ricerche del campo) all’adolescenza. L’influenza ambientale gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della persona, a partire dai primi mesi della vita intrauterina e, soprattutto, extrauterina.
Secondo Gordon Alport “la personalità è l’organizzazione dinamica, interna all’individuo, di quei sistemi psicologici che sono all’origine del suo peculiare genere di attaccamento all’ambiente”. Questi “sistemi” non sono elementi fra loro indipendenti; essi interagiscono realizzando una fisionomia unitaria che si evolve e progressivamente matura.
Siamo passati dal considerare il bambino come una sorta di “adulto in miniatura” (i famoso “adulto nano” di Wolff), strutturato quasi esclusivamente in base ai suoi caratteri ereditari, alla consapevolezza che la sua differenza con l’adulto è soprattutto di ordine qualitativo, piuttosto che quantitativo, in cui il dato “biografico” (rapporti genitoriali, familiari, sociali, ambientali) assumono grande importanza, acquisendo sempre più valore “plasmante” e “condizionante” con il passare degli anni.
Massimo Gandolfini ci ricorda che il bambino definisce se stesso cercando una risposta ad una domanda interiore, ancestrale ed inconsapevole:“chi sono io?”, e lo fa utilizzando il “materiale” che ha a disposizione: il proprio “bagaglio genetico/fenotipico” ed il proprio “bagaglio ambientale”, cioè “papà”, “mamma” “fratelli”, “nonni”, e via via parenti, coetanei, luogo sociale con tutte le sue componenti.
Questa “conoscenza del sé” fa parte di quelli che Maslow definisce “bisogni primari”, che sono strettamente connessi al benessere del bimbo: per “sentirsi bene” il bambino non ha bisogno solo di nutrirsi, di dormire, di essere protetto, amato ed aiutato, ma ha necessità di “conoscersi” a 360°, come abbiamo visto, e proprio qui fonda tutta la sua importanza il dato della “differenza sessuale” genitoriale, attraverso la quale il bimbo impara e costruisce la sua propria identità e diversità sessuale.
Non è per nulla insignificante o ininfluente se la reazione intrapsichica del bambino alla figura materna è evocata da un soggetto maschio o, viceversa, se quella paterna è gestita da un soggetto femmina: con chi potrà identificare tanto il suo sesso, quanto il suo ruolo, se dinanzi a lui vi è solo una “omogenitorialità”,che esclude uno dei due sessi?
Il bambino avverte il peso della gestione di un simile processo, tutt’altro che semplice ed automatico, trovando soddisfacimento nella presenza rassicurante di entrambe le figure adulte, nelle quali rispecchiarsi per identificarsi, fra similitudine e diversità.
La raggiunta piena consapevolezza, favorisce il calo del livello di ansia che questo processo reca con sé e consente al bimbo di trovare la sua propria “collocazione”nel mondo, in quanto maschio o femmina.
La psicologia dell’età evolutiva, dalla sua nascita ad oggi, ha prodotto una quantità enorme di bibliografia in questa direzione e non si è mai alzata una sola voce di dissenso.
Le uniche differenze, a seconda di varie scuole psicodinamiche, hanno riguardato la gravità delle conseguenze che un simile danno è in grado di produrre, ma mai nessuno ha messo in dubbio che potessero non esistere conseguenze negative.

E molto prima di Gandolfini, Margaret Mahler aveva spiegato che nei primi tre anni di vita si compie quel processo di individuazione–separazione, che conduce il bambino all’acquisizione di un’identità strutturata. Questo cammino è determinato essenzialmente dalla sua relazione con la mamma, con cui il bambino stabilisce, dal secondo mese, un rapporto di simbiosi che dura, pur attraverso fasi alterne, fin verso il terzo anno. In questa relazione ha un’importanza fondamentale il rapporto con il corpo della mamma, che il bambino esplora con le mani e con la bocca. Proprio nell’osservazione della simbiosi (termine che la Mahler introduce per prima in psicologia, mutuandolo dalla biologia), la studiosa evidenzia una differenza profonda tra i due genitori:
Il padre, in quanto oggetto d’amore, appartiene fin dai primissimi momenti a una categoria di oggetti d’amore totalmente differenti da quelli cui appartiene la madre. Sebbene non sia totalmente al di fuori dell’unione simbiotica, non ne fa mai totalmente parte”.
 
Fin dall’inizio dunque la posizione del padre è diversa da quella della madre. Si tratta proprio di una “posizione” intesa come diversa dislocazione rispetto al corpo. Per questa ragione il padre può aiutare il figlio a uscire dalla simbiosi con la madre.
Se la simbiosi con la madre e il suo superamento riescono bene si costituisce allora quello sfondo di fiducia che aiuta il bambino a iniziare il suo processo di identificazione. Dopo aver provato fiducia nel corpo della madre, si affida anche al padre che lo aiuta a separarsene. Questa separazione è la premessa indispensabile perché il figlio possa diventare se stesso.
D’altra parte è chiaro che chi nega l’importanza del padre o della madre affermando nel contempo che il bambino può crescere benissimo con una coppia omosessuale sta producendo un’autofagiadelle più clamorose: da una parte, infatti, se la figura del padre è ininfluente e nient’affatto necessaria, allora non ha senso dire che “due papà sono meglio di uno” nelle coppie omosessuali maschili, mentre dall’altra se la figura della madre è ininfluente e per nulla necessaria, allora non ha senso dire che “due mamme sono meglio di una” nelle coppie omosessuali femminili.

Da qualsiasi punto di vista si guardi la questione appare chiaro che alla fine se nessun genitore è indispensabile, figura materna o figura paterna che sia, allora in una coppia omosessuale il bambino verrebbe doppiamente svantaggiato (a meno di voler sostenere che i bambini devono crescere senza padri e senza madri).

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