NON E’ UNA MALATTIA, LO DICE IL DSM! … dunque….

“NON E’ UNA MALATTIA, LO DICE IL DSM! … dunque….”

Argomenti che si ripetono nei dialoghi con i sostenitori delle teorie omosessualiste.

11. “NON E’ UNA MALATTIA, LO DICE IL DSM!     “… dunque….”

Uno degli “argomenti” che si ripetono ossessivamente, a sostegno delle teorie omosessualiste, è il seguente: “L’omosessualità è perfettamente naturale, normale, non è una malattia. Anche l’OMS definisce l’omosessualità una semplice variante naturale del comportamento umano. Nel DSM l’omosessualità non è più definita come una malattia“. Eccetera… …. * dunque * ….
… ma dunque cosa?
Considerazioni
(A parte che non si capisce bene quale sia la relazione tra eziologia – e quindi definizione medica di cosa sia l’omosessualità – e diritto al matrimonio e conseguente adozione di minori, facciamo comunque un po’ d’ordine, perché la questione è tutt’altro che *solamente* nosologica).
 
IL DSM IV
La prima versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, chiamato comunemente DSM, è stata redatta dalla più importante associazione psichiatrica americana (APA) nel 1952. A quel tempo il DSM teneva conto delle conquiste della psichiatria dinamica e della psicanalisi che riconduceva il disagio psichico e mentale a conflitti e ferite relative alla vita psichica del soggetto, al suo ruolo nella famiglia e al suo rapporto con l’ambiente sociale.
(Sulla credibilità e sulla autorevolezza dell’Apa, sui metodi, sulle contraddizioni metodologiche, etc. abbiamo già scritto e riportato molte note a margine:www.nellenote.blogspot.com).
Nel corso dei decenni vi sono state ulteriori revisioni e aggiornamenti del DSM (oggi siamo arrivati al DSM IV-TR) che si sono caratterizzati nel catalogare il disagio psichico e mentale nei termini di un “disturbo” o di un “disordine” e, in generale, nell’indebolire l’idea stessa di malattia cambiando la sua denominazione. Sullo sfondo si trattava anche di aggiornare il DSM in base all’evoluzione del sistema sanitario, per esempio cercando di aggirare lo spinoso problema delle cause legali contro i medici, delle diagnosi sbagliate, dei rimborsi delle assicurazioni, elementi che contraddistinguono il sistema sanitario americano in cui è ben presente la potente influenza delle multinazionali farmaceutiche.
In sintesi, il DSM IV propone una nomenclatura ragionata di numerosissimi disturbi psichici definiti in tutte le loro varianti e classificati in base al loro aspetto fenomenico e pragmatico. Viene esclusa ogni considerazione relativa alle cause (eziologia), alla storia e alla vita psichica del soggetto.
Storia della derubricazione dell’omosessualità dal DSM
Uno degli argomenti del movimento gay per affermare che l’omosessualità sarebbe “normale” è l’affermazione secondo la quale l’APA, nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Pochi però spiegano che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica. Dal 1968 gli attivisti gay manifestavano alle riunioni della “Commissione Nomenclatura” dell’APA, chiedendo e infine ottenendo di partecipare agli incontri. Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico e ideologico che sfociarono nel 1973 nella decisione di mettere ai voti la questione.
Ebbene sì: l’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contro)! Nel DSM IV rimase la voce “omosessualità egodistonica” (che fu tolta poi nel 1987), espressione che in generale designa soggetti spinti verso uno stato depressivo a causa di un conflitto con il proprio io. Il noto psichiatra Irving Bieber commentò la votazione del 1973: “Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda”.
È interessante la posizione di Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della “Commissione Nomenclatura” dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia della terapia riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orientamento sessuale. In una dichiarazione rilasciata al “Wall Street Journal” il 23 maggio 2001, egli afferma: “Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni il rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare molti dei miei colleghi[…]. Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica e accademica. Io contesto la tesi secondo cui ogni desiderio di cambiamento dell’orientamento sessuale di un individuo è sempre il risultato della pressione sociale e mai il prodotto di una razionale motivazione personale…”.
In sintesi: non si tratta qui di stabilire se l’omosessualità sia o no una malattia, un disturbo o un disordine, se sia giusta una denominazione piuttosto che un’altra, ma di mettere in guardia dalle affermazioni totalizzanti di coloro che sostengono trionfalmente che l’omosessualità, in base ai criteri “scientifici” sanciti dal DSM, non è più una malattia. Il rischio di questa affermazione è che essa possa diventare una “giustificazione scientifica” per sostenere ulteriori manipolazioni ideologiche.
 
Si deve inoltre aggiungere che è fin dai tempi di Aristotele che viene considerato “scientifico” ciò di cui si conosce la causa. Lo stesso dirà uno dei precursori della Rivoluzione Scientifica, Bacon: scienza è conoscenza delle cause (“scire est scire per causas”).
Come possiamo allora sapere cos’è l’omosessualità se ancora nulla sappiamo di certo sulla sua eziologia? La contraddizione è evidente. Da una parte si ammette di non conoscere le cause dell’omosessualità, mentre dall’altra la si definisce in un modo o nell’altro, presupponendo che la definizione sia “scientifica”.
Quante stranezze…
 
Di fronte a questo stato di cose, l’argomento (fallace) che viene solitamente proposto è il seguente: 
 
“Non esistono cure, * DUNQUE * non è una malattia” ——> *dunque* è normale.
 
Sarebbe come se – *** per esempio *** – l’anoressia nervosa (uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni), venisse considerata “normale”, in quanto sappiamo solo che coinvolge nella sua evoluzione funzioni psicologiche, neuroendocrine, ormonali e metaboliche, ma NULLA SAPPIAMO DI CERTO sulle cure e i trattamenti possibili sono ancora in fase di studio.
 
Forse non è inutile ricorrere ad un Dizionario d’italiano per rispolverare il significato dei termini (in questo caso il Dizionario Treccani):
Malattia: Condizione abnorme e insolita di un organismo vivente, animale o vegetale, caratterizzata da disturbi funzionali, da alterazioni o lesioni – osservabili o presumibili, locali o generali – e, nel caso di animali a elevata organizzazione nervosa, da comportamenti inconsueti riconducibili a sofferenza psicofisica (nel caso specifico dell’uomo si considera la mutata percezione dello stato del proprio corpo, o cenestesi, che può assumere l’intensità dell’allarme da pericolo per la sopravvivenza) […]”.
 
 
Come dire: un conto è l’interpretazione scientifica della realtà basata sul *buon senso* e sul *principio di evidenza naturale*, altro discorso è la scienza che s’inchina ai bisogni della politica.
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