Lesbismo

Lesbismo

 Articolo pubblicato su http://www.jonahweb.org. JONAH (Jews Offering New Alternatives to Homosexuality) è un ministero che offre un accompagnamento alle persone omosessuali di fede ebraica che vogliono uscire dall’omosessualità e alle loro famiglie. Jonah promuove anche un’informazione sulle cause dell’omosessualità e sulle strategie di guarigione.

Introduzione

Il lesbismo ha origine complesse e una grande varietà di espressioni. Il conflitto sperimentato dalle donne lesbiche varia di grado ed intensità così come variano il temperamento e la personalità delle donne. Le mie clienti presentano una varietà di disordini di Axis I e II oltre che storie personali uniche. Tuttavia, nel trattare la cliente lesbica, voglio innanzitutto incontrare ed interagire con l’individuo unico ed irripetibile che siede davanti a me. Le donne lesbiche sono intelligenti ed intuitive e possono dire se le sto “vedendo” per quello che sono o se sto cercando di inquadrarle in una teoria. Non mi attacco troppo ai miei modelli e alle mie teorie in modo da incontrare la persona reale. Voglio anche incontrare la donna nella sua interezza, non solo il suo lesbismo. Voglio darle il messaggio che essa è ben più del suo lesbismo. Voglio che sappia che è una persona importante e che non sto di fronte a lei semplicemente perché penso che il suo orientamento sessuale abbia bisogno di una revisione o che io posso “aggiustarla”.
Come terapeuta voglio rispettare la sua dignità umana. Molte delle mie clienti non sono sicure di volere totalmente risolvere il conflitto lesbico. L’aspetto emotivo della loro lotta sembra far intimamente parte del loro essere. Per una donna spesso è un processo lungo anche solo definire la lotta, anche solo iniziare a non identificarsi più con essa. Più di 6 anni fa, quando praticavo da circa due anni, decisi di prendere l’ impegno con me stessa e con le mie clienti che avrei lavorato con loro a prescindere dalla loro eventuale decisione di risolvere il conflitto lesbico. Accettai di non riporre aspettative nei loro confronti riguardo la loro lotta che avrebbero, in ogni caso, condizionato o impedito il nostro lavoro insieme. In altre parole, ho deciso di impegnarmi con loro, ovunque possa condurle il loro viaggio, e di rimanere impegnata per tutto il percorso. “Tutto il percorso” sembra essere mediamente costituito da 4-5 anni di appuntamenti settimanali o quindicinali.
Sebbene ci siano grandi differenze fra le donne lesbiche, ci sono tuttavia molti temi importanti che emergono continuamente nelle loro storie. Vorrei qui evidenziarne alcuni.

Le radici del lesbismo

A grandi linee, le radici del lesbismo possono essere rinvenute in quattro elementi fondamentali:
· Un legame conflittuale, distaccato o disturbato con la madre e mancanza di un sostituto materno che genera il bisogno di un legame saldo.
· Una carenza di rispetto e/o protezione da parte degli uomini, spesso sottoforma di abuso sessuale o rigidi ruoli di genere che genera paura o odio verso gli uomini.
· Mancanza o scarsità di amiche intime durante l’adolescenza che genera il bisogno di appartenenza e divertimento.
· Un senso di vuoto e di perdita invece di un pieno e ricco senso di sé come essere femminile che genera il bisogno di un’identità di sé e di genere.
Sebbene la presenza di questi elementi non sia un fattore determinante o predittivo del lesbismo, tuttavia essi sono gli aspetti più frequentemente riportati nelle storie delle donne lesbiche. Questi elementi generalmente si susseguono in ordine di sviluppo o esperienza, possono causare o predisporre l’elemento successivo e sono quindi correlati. Una donna adulta, nel momento in cui mette in atto la relazione lesbica nel tentativo di riparare i dilemmi interiori, in realtà gira intorno a questi elementi e bisogni correlati. Purtroppo questo “mettere in atto” può realmente intensificare queste condizioni che predispongono il lesbismo.
Vorrei anche suggerire che ci sono alcune frequenti caratteristiche innate condivise dalle donne lesbiche. Queste comprendono un quoziente intellettivo superiore alla media, grande sensibilità all’ipocrisia e all’ingiustizia, atletismo, inclinazione verso interessi tradizionalmente maschili, capacità di emozioni forti, passionalità. E’ la combinazione dei succitati fattori ambientali e delle caratteristiche innate che può alla fine portare al lesbismo.

Aspetti evolutivi

Per evidenziare gli aspetti specificamente evolutivi che sono presenti nella maggior parte dei casi di lesbismo, ho voluto condividere i risultati di una ricerca tratti da un’ inedita tesi di laurea della dott.ssa Sheryl Brickner Camallieri. La dott.ssa Camallieri ha usato uno strumento chiamato Measures of Psychosocial Development (MPD) (Misure di Sviluppo Psicosociale) per valutare le differenze evolutive fra 54 dichiarate eterosessuali e 54 dichiarate omosessuali. L’ MPD misura la risoluzione evolutiva basata sul modello di sviluppo psicosociale di Erik Erikson.
Sebbene la Dott.ssa Camallieri ammetta che il campo della sua ricerca non stabilisce la causa delle differenze (che potrebbero essere evolutive o attribuite al clima socio-politico che riguarda il lesbismo), “delle 19 scale analizzate, 6 indicavano una significativa differenza tra i punteggi dei due gruppi di donne” (p.3). Le donne eterosessuali segnavano punteggi significativamente più alti nelle scale positive di risoluzione della fiducia, dell’ intimità e della generatività. Le donne lesbiche segnavano punteggi significativamente più alti nella risoluzione negativa della Confusione d’Identità, della Stagnazione e della Risoluzione Totalmente Negativa .
Da allora ho dato questa valutazione ad oltre 25 clienti lesbiche e continuo a vedere punteggi estremamente alti nella confusione d’identità oltre a bassi punteggi nella fiducia e alti punteggi nella sfiducia. Inoltre c’è un altro modello che è emerso dai tests delle mie clienti: in relazione ai loro altri punteggi, le donne lesbiche totalizzano punteggi significativamente alti nella risoluzione positiva dell’Iniziativa e/o laboriosità. Se volessimo considerare i risultati del MPD basato sui metodi d’interpretazione indicati, dovremmo concludere che queste sono donne che si sentono molto insicure e in pericolo nel loro mondo; sono insicure degli altri e non credono che qualcosa di buono possa durare. Esse hanno usato la performance, la competenza e la sicurezza di sé come compensazione, probabilmente per ottenere un senso di controllo, di valore e scopo. Esse non hanno valore proprio o una chiara identità e quindi hanno scarsa capacità o motivazione di dare agli altri. Emotivamente esse rimangono in uno stato di depressione e di chiusura in sé stesse. Questa è una descrizione piuttosto accurata dell’esperienza lesbica.
Come avrete indovinato, questi deficit e compensazioni evolutivi coincidono quasi perfettamente con i temi clinici presenti nella storia di una lesbica.

Sfiducia
Un legame conflittuale, distaccato o disturbato con la madre e mancanza di un sostituto materno che genera il bisogno di un legame saldo.

Iniziativa/laboriosità – assumere un atteggiamento duro o mascolinizzato verso la vita e la sopravvivenza
Una carenza di rispetto e/o protezione da parte degli uomini, spesso sottoforma di abuso sessuale o rigidi ruoli di genere che genera paura o odio verso gli uomini.

Confusione d’Identità (cristallizatasi durante l’adolescenza)
Mancanza o scarsità di amiche intime durante l’adolescenza che genera il bisogno di appartenenza e divertimento.

Stagnazione
Un senso di vuoto e di perdita invece di un pieno e ricco senso di sé come essere femminile che genera il bisogno di un’identità di sé e di genere.
Specifiche opzioni terapeutiche devono prendere in considerazione questi bisogni evolutivi. In definitiva, la terapia dovrebbe iniziare con l’iniziale questione della fiducia, addentrarsi nelle successive questioni evolutive con una particolare enfasi sulla formazione dell’identità e terminare quando la donna è libera di dare, amare e contribuire al miglioramento del mondo.

Contrasti tra il maschile e il femminile
Vorrei ora offrire qualche punto fermo sulle differenze fra il percorso evolutivo maschile e quello femminile per evidenziare le sfumature del conflitto lesbico. Spero di fornire anche uno schema per comprendere l’essenza del vero maschile e del vero femminile. E’ essenziale avere dei punti fermi come questi se vogliamo aiutare delle clienti con confusione di genere.

Attaccamento e identificazione
Maschi e femmine seguono percorsi evolutivi differenti in termini di attaccamento e identificazione. All’ inizio entrambi sono attaccati alla madre. Per svilupparsi in modo sano un maschio deve prendere l’iniziativa, agire, sforzarsi di separarsi con successo dalla madre e in definitiva attaccarsi al padre e identificarsi con lui. L’omosessualità diventa una seria possibilità quando questo processo viene frustrato o manca del tutto. Una femmina d’altra parte deve rimanere, per così dire, in un’esperienza di continuo legame. Metaforicamente essa resta al sicuro in casa con la madre, per ricevere alla fine il padre che si avvicina a lei con dolcezza per offrirle amore, affermazione e protezione.
Inizialmente il lesbismo diventa una possibilità quando questo necessario attaccamento con la madre è assente, insufficiente o sgradito. (Il lesbismo diventa una possibilità ancora più grande se l’iniziativa del padre è inesistente, offensiva o diventa mascolinizzante per la figlia). Se la figlia percepisce che l’iniziale attaccamento con la madre è indebolito o spezzato, proverà un senso di insicurezza che neanche il maschio omosessuale prova. In questo modo, la condizione lesbica è più primitiva e forse più radicata emotivamente e psicologicamente dell’omosessualità maschile. La femmina è essenzialmente spogliata del suo legame fondamentale nell’universo. Non c’è trauma maggiore nella vita di una femmina di quello che interferisce con la sua primaria relazione con la madre. La madre non è solo il primo legame per una bambina, ma è l’oggetto relazionale con il quale la bambina formerà il suo senso di sé e sul quale alla fine farà affidamento per completare il suo processo di identificazione come donna.
Per di più, interiorizzando l’insicurezza che una frattura in questa relazione fondamentale crea, la femmina si attiverà per trovare l’attaccamento per il quale è stata creata e di cui ha così disperatamente bisogno. Essa inizia a seguire il cammino evolutivo di un maschio, cioè, agire, sforzarsi e prendere l’iniziativa. Purtroppo la fiducia negli altri e in sé stessa non è adeguatamente formata per sostenere legami saldi e significativi (questa è la sfiducia misurata dal MPD). Essa è pervasa da un senso di solitudine e bisogno che accresce ulteriormente la sia iniziativa volta a risolvere il dilemma (qui si trovano gli alti punteggi dell’iniziativa e laboriosità del MPD). In parole povere, questo movimento emotivo sconvolge il suo normale sviluppo, la crescita e l’identificazione come essere femminile (confusione d’identità), per non parlare delle false vie che tale movimento percorrerà. Fatemi aggiungere un altro quadro di differenze di genere.

La ricerca di Erikson sul gioco delle costruzione nei preadolescenti

Nel 1940 Erik Erikson condusse una ricerca alla Berkeley University sul gioco delle costruzioni nei preadolescenti. Sebbene nel suo studio non mirasse specificamente alle differenze di genere , Erikson fu colpito dal fatto che, di fronte ai blocchi per costruire, maschi e femmine facessero costruzioni diverse.
Le costruzioni dei maschi includevano anche cose come macchine tra gli edifici e persone sopra gli edifici. Come si può vedere, i maschi sembrano naturalmente preoccupati del mondo esterno, della natura e degli oggetti.
Le costruzioni delle femmine includevano persone che sedevano vicine ed erano rivolte verso l’interno della stanza. Le bambine sembrano naturalmente preoccupate del mondo interiore delle relazioni umane, della comunicazione e dei legami.

Prospettive teologiche

Da un punto di vista teologico, la storia della creazione di Adamo ed Eva ricalca i risultati di Erik Erikson e aggiunge delle importanti nozioni sulla vera mascolinità e femminilità. Primo, Adamo ed Eva furono creati uguali in termini di dignità, valore, vocazione e fine. (Per lavorare con successo con una lesbica devi veramente credere a questo fatto). Essi dovevano riempire e moltiplicare il regno delle relazioni umane, regolare e sottomettere il regno della natura, gli animali e la terra (Gen 1,27). Secondo, essi furono creati differenti. Adamo fu creato dalla terra, fu collocato nel giardino con le piante e gli animali ed ebbe molto da lavorare, da muoversi, da regolare e da sottomettere. Eva, d’altro canto, fu l’unico essere vivente creato da un altro essere vivente. La sua essenza primaria è quella della relazione umana. Essa fu immediatamente collocata di fronte ad Adamo ed ebbe molto da conoscere ed amare. Sia Adamo che Eva dovevano portare a termine gli scopi di Dio per l’umanità, ma sembra che le loro stesse origini e le loro esperienze iniziali indichino differenza e unicità.

Vera femminilità e il mondo interiore delle relazioni

Forse il maschio (io credo che il genere non sia semplicemente una costruzione sociale o un processo di apprendimento ma un aspetto intimo e fondamentale della nostra umanità) ha una maggiore forza esteriore di movimento, iniziativa e coraggio per affrontare il mondo esterno, ma con un nucleo interiore di tenerezza e compassione per le relazioni umane. Sono questa forza esteriore, movimento e fiducia che mancano agli uomini omosessuali che lottano per trovarle.
Forse la vera femminilità consiste in un aspetto esteriore attraente, calmo e ricevente con un nucleo interiore di solidità, forza e coraggio per affrontare le complessità di un’altra anima e le esigenze di una continua intimità. Lisa Beamer (la moglie di Todd Beamer che contribuì a guidare United Flight 93 lontano da obbiettivi umani) è un grande esempio di donna esteriormente attraente e calma, ma con una solida interiorità. Essa era triste ma non schiacciata di fronte alla tragedia della perdita del marito. Non era fragile, esile,piagnucolante,bisognosa, troppo dipendente, ma solida, forte, bella.
La vera femminilità non è debole, ma forte, coraggiosa e capace di essere presente e in contatto con il suo cuore, i suoi pensieri, le sue emozioni e con un altro, anche nei momenti più difficili. La vera femminilità sa superare la solitudine. Lisa sa stare di fronte alla morte di suo marito perché ha sé stessa e molte altre relazioni vitali.
Generalmente le lesbiche faticano a trovare ed accettare entrambi questi aspetti femminili. All’esterno sono dure e sulla difensiva e all’interno provano un senso di vuoto e disperazione. La loro durezza sfida il loro bisogno interiore e il loro bisogno interiore, che così spesso è espresso in termini di dipendenze, parla al profondo della loro ferita di genere.
Interessante è il profilo tipico della madre di una figlia lesbica. Secondo le mie clienti, le loro madri generalmente non avevano sicurezza di sé e forza di carattere indipendentemente da come si presentavano esternamente. La madre di una lesbica è una madre che:
· Si nascondeva sotto le coperte quando il padre diventava irascibile e violento .
· Era mentalmente malata e si appoggiava alla figlia per dissuaderla continuamente dal commettere suicidio.
· Non era in grado di governare la casa, tanto meno di prendersi cura di un figlio.
· Era un’ alcolista che lasciava la figlia sola e senza sorveglianza.
· Era incapace di separarsi da un marito violento.
· Era una moglie devota ma inesistente come donna.
· Si vantava continuamente di sé stessa e dei propri figli, negando qualsiasi esperienza o sentimento negativo in sua figlia.
· Odiava essere una donna, non versava mai una lacrima e disprezzava sua figlia.
· Era visibilmente gelosa di sua figlia
Queste vignette non descrivono una donna solida e forte. Esse descrivono una donna che è insicura, dipendente, che ha paura di rimanere sola, debole, ferita nella sua femminilità. E’ facile capire perché una figlia che ha un’intelligenza brillante, un forte senso della giustizia, un alto livello di energia e forti passioni possa concludere che, se diventare donna significa diventare come la madre, non vuole avere niente a che fare con tutto questo. Purtroppo quando la ragazza si distacca dal ritratto della femminilità offerto dalla madre, comincia a sperimentare anch’essa una profonda desolazione interiore e una crisi della sua vera identità di genere. Non ha avuto una casa in cui crescere. “Non so chi sono”, “Odio essere una donna”, e “Non so come mi sento”. Molte mie clienti sono convinte di non essere donne. Questo non è sintomo di un conflitto transgender ma della loro alienazione dall’essere femminile che è disegnato nel loro intimo.

Dipendenza emotiva

Per riassumere, il sano sviluppo di una ragazza esige prima di tutto che essa rimanga nella calda e sicura casa della madre cosicché possa formarsi una casa interiore per sé stessa – fuori della quale essa vivrà, esprimerà la sua forza, creerà, si relazionerà, genererà la vita ecc. Senza questo senso interiore di casa e di un forte senso di identità femminile, non avrà la capacità di entrare in una sana intimità. Tuttavia vivrà con la forte convinzione di non potere stare da sola. Quindi è inconsciamente spinta a trovare una “casa” o un vero “sé” fuori di sé.
Questo è l’impulso dietro una relazione emotivamente dipendente. Quando arriva un’altra donna che suscita un senso di familiarità o appare come una donna forte e competente (forse a differenza della madre), la lesbica vuole letteralmente perdersi in questa donna, sperando di trovare sostegno, di ricevere la cura a cui anela ed infine di appropriarsi, sebbene indirettamente, di un’identità. La dipendenza emotiva non è un amore esagerato, ma la conseguenza della profonda paura e incapacità della donna di sostenere l’intimità. La partner non è amata per quello che veramente è. E’ l’illusione di un legame caldo e solido che viene ricercato. Purtroppo, la “dipendenza emotiva”, se assecondata, impedirà alla donna ogni sostanziale guarigione. Una donna non ha bisogno di perdersi (in un’altra donna o in un uomo) ma piuttosto di trovare il suo vero sé e questo scopo dovrebbe essere il principale obbiettivo della terapia in una cliente lesbica.

Tratti e disordini della personalità

E’ questo nucleo mancante con il suo seguito di irrequietezza che porta, io credo, a tensioni e conflitti nella donna lesbica che si qualificano come tratti e disordini conclamati della personalità. La configurazione che incontro più frequentemente nella mia professione generalmente include un disordine depressivo e/o dipendente associato a tratti o disordini borderline.
Depressa, vuota, demoralizzata, pessimista, indegna, piena di disprezzo di sé, dipendente, bisognosa fino alla disperazione ma timorosa del rifiuto, frustrata, negativa, tendente all’autocommiserazione,ostile, sulla difensiva, isolata. Questa lista descrive con precisione le caratteristiche predominanti della donna lesbica media.

Un’efficace terapia per la cliente lesbica

Il lavoro con la cliente lesbica richiede una fatica a lungo termine che può esaurire le forze, ma che può anche essere ricompensata se la cliente è fortemente motivata a cambiare. Il profilo caratteriale individuale deve essere considerato e maneggiato con cura nella terapia. In generale le donne lesbiche sono fortemente conflittuali. Ma ricorda, ogni donna che vedrai sarà unica a questo riguardo. L’obbiettivo generale della terapia è di stabilire fiducia (Per molte clienti questa può essere la prima esperienza di fiducia) cosicché la cliente possa realizzare il profondo lavoro di formazione o, per citare Elaine Siegel, “la conquista di strutture interiori più solide” (Female Homosexuality: choice without volition, Hillsdale, NJ: The Analytic Press (1988)). La donna deve entrare in sé stessa. Deve essere capace di abbracciare l’ampiezza della sua identità e umanità, la sua forza e la sua debolezza, i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi sogni, le sue speranze oltre che le sue delusioni e le sue perdite. Questo processo implicherà tra l’altro un approfondito lavoro nell’ identificare, sfidare e ristrutturare il sistema di valori della donna nei riguardi del mondo, di Dio, degli altri e di sé stessa. Il lesbismo è sostenuto da un sistema di idee distorte e negative. Questo sistema deve essere riedificato. Le manovre difensive della cliente e il suo insano attaccamento verso le donne devono essere affrontati mentre la donna viene sfidata a correre il rischio di nuove e più sane relazioni. Alla fine dovrà affrontare la sua ambivalenza e il suo disprezzo per il sesso opposto e appropriarsi del suo stile individuale di relazione come donna.
In conclusione, poiché la guarigione della donna lesbica richiede, per così dire, l’edificazione della sua “casa”, credo che la componente più efficace della terapia sia la qualità dell’attaccamento e della relazione terapeutica che si forma tra la terapeuta donna e la cliente. Sebbene ci siano molte tecniche che possono essere usate per accedere ai conflitti inconsci e per insegnare le verità cognitive e i principi di una sana esistenza, sono la coerenza, la fedeltà, la cura e l ‘amore della terapeuta che alla fine iniziano a stabilire un solido fondamento di fiducia e di identità nelle clienti. E’ nella misura in cui amo e accetto la mia cliente che lei può iniziare a rivelarsi e a svilupparsi come essere femminile. In sostanza, io fornisco la casa nella quale lei può restare e divenire.

Traduzione Costanza Stagetti

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