Le famiglie “solo mamma” sono focolai di abusi

Le famiglie “solo mamma” sono focolai di abusi

Decenni di studi delle scienze sociali hanno parlato chiaro: i bambini restituiscono i valori migliori in fatto di salute, istruzione e benessere quando sono cresciuti da ambedue i propri genitori all’interno di famiglie fondate sul matrimonio.
I rischi legati alla rottura della famiglia smentiscono l’idea trendy che matrimonio, divorzio e monogenitorialità non siano temi poi così pregnanti per i bambini.
L’importanza del matrimonio e dell’unità della famiglia per il benessere dei bambini è piuttosto evidente in materia di abusi sessuali.
Numerosi studi hanno infatti evidenziato che i bambini che non vivono con entrambi i genitori, indipendentemente dalla loro condizione socio-economica, sono di gran lunga più a rischio di rimanere vittime di abusi sessuali rispetto ai loro coetanei che crescono in famiglie tradizionali.
Le ragazze che vivono in famiglie disgregate, in particolare, si trovano ad essere violentate dai coniugi, conviventi o partner occasionali delle proprie madri molto più spesso di quanto alle figlie che vivono in famiglie tradizionali e unite non accada di essere abusate dai propri padri.
Nel 2010, l’US Fourth National Incidence Study of Abuse and Neglect trovò che, rispetto ai coetanei che vivono in famiglie fondate sul matrimonio dei propri genitori biologici, i bambini che crescono in nuclei monoparentali hanno 20 volte più probabilità di finire vittime di abusi sessuali.
Infatti i bambini americani che vivono in nuclei monoparentali sono risultati essere un terzo del totale (33 per cento), ma più di due terzi di tutti i bambini abusati (66,8 per cento).
Una maggiore consapevolezza dell’impatto potenzialmente dannoso delle scelte dei genitori sui figli è indispensabile. Si potrebbe immaginare una campagna anti-abusi che sottolinei l’importanza della famiglia tradizionale, e comunque del libero e ampio accesso dei figli ad entrambi i genitori, quale scudo contro la pedofilia. La campagna dovrebbe dire a chiare lettere che divorzio e monogenitorialità aumentano i rischi di abuso sessuale per i propri figli.
Campagne di informazione pubblica di questo tipo non sarebbero poi così radicali come sembrano.
A New York e a Chicago si sono viste grandi campagne che incoraggiavano il matrimonio prima di concepire dei figli e scoraggiavano, invece, le gravidanze delle teenagers. Barack Obama ha anche sostenuto la necessità di famiglie forti e stabili per ridurre la povertà in America.
In Australia grandi campagne pubblicitarie, come quelle per la guida anti-fumoanti-bevande, in passato hanno già saputo offrire un contributo fondamentale al cambiamento di alcune abitudini di vita dei cittadini: una campagna a favore del matrimonio e dell’unità della famiglia sortirebbe certamente effetti positivi.
E così pure in Italia, dove il nesso tra unità della famiglia (e comunque libero e ampio accesso dei figli ad entrambi i genitori, ove separati) e benessere dei figli è tutt’altro che chiaro.
Sean Nevola
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