IN DIFESA DELLA LEGGE 40

IN DIFESA DELLA LEGGE 40 (da “Voglio la mamma” di M. Adinolfi)

IN DIFESA DELLA LEGGE 40

Esistono dei tic, in particolare tra i miei amici di sinistra. Tu ti trovi a un convegno del Partito democratico sulla maternità o sulla crisi demografica in Italia? Bene, a me è capitato. Appena senti l’espressione “legge 194” già saprai che le frasi successive saranno più o meno queste: “La legge 194 non si tocca, è una legge votata dalla maggioranza del Parlamento, confermata dalla volontà popolare per via referendaria ed è dunque una conquista democratica intangibile per la libertà della donna”.

Se invece della legge 194, sull’interruzione volontaria della gravidanza, allo stesso convegno fosse nominata la legge 40, che è la legge approvata nel febbraio 2004 sulla fecondazione medicalmente assistita, le frasi che più o meno sentirete dagli affetti del succitato tic sono più o meno queste: “La legge 40 è una vergogna, che limita i diritti della donna e della coppia facendo prevalere i diritti dell’embrione, causando un turismo procreativo che porta diecimila coppie l’anno fuori dall’Italia per fare quello che in Italia non possono fare. E’ una legge che va cancellata”.

Piccoli dettagli. La legge 40 è stata approvata da una maggioranza molto ampia e trasversale in Parlamento, molto più ampia e trasversale di quella che ha approvato la legge 194. La legge 40 è stata sottoposta non a uno, ma a una raffica di referendum. Una serie di soggetti si opposero a quei referendum formando comitati per l’astensione e gli astenuti furono il 75% degli aventi diritto al voto, con un risultato di affluenza alle urne che non era mai stato così basso in una consultazione referendaria. La volontà popolare ha dunque salvato una buona legge.

Non paghi, gli oppositori a riflesso condizionato della legge 40 hanno partorito ricorsi di ogni genere per abbattere la legge, alla Corte costituzionale e alle corti europee. Proprio l’Europa ha accolto uno dei ricorsi rispetto ad un punto nodale dell’impianto della legge, che è un cardine della stessa: il divieto della diagnosi preimpianto. Gli altri punti critici della legge vengono considerati il divieto di fecondazione eterologa (cioè prelevando l’ovulo o gli spermatozoi da soggetti esterni alla coppia) e il divieto di crioconservazione degli embrioni (nella realtà costantemente aggirato) con il limite alla “produzione” di tre che devono essere tutti impiantati.

In sostanza la legge 40 tutela l’embrione dal rischio che sia considerato mero materiale da laboratorio, riconoscendogli la condizione di essere umano nascente. Mino Martinazzoli in una celebre intervista concessa a Giovanni Sartori spiegava che la “distinzione tra esistenza e vita” è stata alla base dei progetti eugenetici nazisti. La legge 40 parte da considerazioni simili e va difesa.

Non va di moda, non si porta bene in società, nelle conversazioni terrazzate è causa di imbarazzo ma qui va ribadito: poter selezionare il figlio che si porta in grembo, procedendo all’eliminazione del bimbo sgradito considerandolo spazzatura, è il perno di una cultura dello scarto che mina alla radice il diritto di vivere anche di chi non è “perfetto”. Un quotidiano che ha avuto vita breve, “Pubblico” diretto da Luca Telese, ha avuto tra i propri temi traino, per affermare la propria condizione di campione di laicità, la campagna per l’abolizione della legge 40 proprio usando come tema centrale la questione della diagnosi preimpianto. Ebbene quell’interessante giornale aveva l’interessante abitudine di conservare all’opinione contrastante con quella prevalente il diritto ad avere uno spazio per esprimersi, spazio che veniva definito “minority report”. Sulla legge 40 e la diagnosi preimpianto intervenne, chiedendo il diritto al minority report un collaboratore del quotidiano, Francesco Curridori, portatore di disabilità. Francesco spiegò per filo e per segno la condizione e le sensazioni di chi sapeva che se ci fosse stata ai suoi tempi la diagnosi preimpianto lui non sarebbe mai nato. Telese ammise di essersi commosso leggendo il pezzo.

Voglio la mamma. La mamma che non sceglie il più bello, sano e forte tra i suoi figli. Voglio la mamma che da che mondo è mondo protegge il più sgarrupato, stortignaccolo, debole. E’ pieno di favole del brutto anatroccolo, l’immaginario della nostra infanzia: sono state scritte perché i biondi con gli occhi azzurri sono sempre stati minoranza e tutti noi abbiamo qualche difetto. E se mia madre avesse conosciuto i miei, chissà se mi avrebbe scelto in un catalogo da postal market in cui acquistare l’embrione di proprio assoluto gradimento.

Ho già citato in queste pagine il mio amico professore albino, che mi ha raccontato come con le varie tecniche di diagnosi prenatale ormai sia ridotto alle dita di una mano il numero della nascita di albini. E ho anche già citato Stephen Hawking e Michel Petrucciani, non sarebbero sopravvissuti a queste moderne versioni della Rupe Tarpea. Eppure ci spiegano che produrre montagne di embrioni, crioconservarli, selezionarli, gettare nella spazzatura quelli “in sovrannumero”, condurre sperimentazioni sugli altri, sono tutti orizzonti del progresso. Scusatemi, ma dissento.

Le legge 40 è una buona legge, votata da un’ampia maggioranza del Parlamento e confermata dalla volontà popolare che ha bocciato una campagna referendaria peraltro molto aggressiva e con tutti i giornali schierati a sostegno. Sono convinto che una cultura della maternità accogliente, anche se non pienamente naturale ma medicalmente assistita, non preveda la cultura dello scarto né quella di cancellare l’identità genitoriale con il ricorso alle banche del seme o degli ovuli, privando il nascituro di certezze sulla propria origine.

La vita umana si rispetta, ognuno di noi prima di essere bambino è stato embrione, vita nascente. Non si getta via, non si usa come materiale da laboratorio, non si scarta, non si umilia. La vita nascente si accoglie, anche se viene prodotta in una provetta. Con dei limiti che sono, se ci pensate, gli stessi limiti che furono posti alla follia eugenetica dei nazisti: non esiste una vita di serie A e una vita di serie B. Esistono i figli e le mamme che li accolgono. Anche, se non soprattutto, quando sono imperfetti. In particolare quando li hanno tanto voluti da ricorrere alle pratiche di fecondazione medicalmente assistita.

La legge 40 non si tocca.

 Alcuni numeri
Nel febbraio 2004 a Palazzo Madama sede del Senato della Repubblica italiana la legge 40 è stata approvata con il voto favorevole di 169 senatori su 266 votanti, pari al 63.5%. Nel maggio 2005, chiamati a rispondere a quattro quesiti referendari abrogativi della legge 40 non andarono al voto, determinando la nullità dei referendum stessi, il 74.1% degli italiani. Mai in alcuna consultazione referendaria la partecipazione alle urne era stata così bassa. Inoltre tra coloro che si sono espressi con il voto, i contrari all’abrogazione della legge 40 ottennero percentuali oscillanti tra il 12% e il 22% a seconda dei quesiti. Quindi si può dire che i referendum abrogrativi della legge 40 furono solennemente bocciati da quattro italiani su cinque, così come la legge 40 fu approvata da più di sei rappresentanti del popolo italiano su dieci al Senato. In termini democratici il parere degli italiani sulla legge sulla fecondazione assistita mi pare più chiaramente espresso in termini positivi e a sua difesa. In un paese dove la legge 40 non è in vigore, il Regno Unito, la Human Fertilisation and Embryology Authority ha calcolato che per generare un bambino vengono prodotti in media quindici embrioni per donna e questo ha generato la distruzione, cioè sono stati materialmente gettati nella spazzatura, 1.7 milioni di embrioni umani a partire dal 1991. Su 5.900 embrioni umani sono stati invece realizzati in Gran Bretagna esperimenti scientifici.

 Per approfondire
Antonio Socci e Carlo Casini, In difesa della vita: legge 40, fecondazione assistita e mass media, Piemme, 2005
Claudia Navarini, Procreazione assistita? Le sfide culturali: selezione umana o difesa della vita, Portalupi, 2005
Maria Luisa Di Pietro e Elio Sgreccia, Procreazione assistita e fecondazione artificiale tra scienza, etica e diritto, Editrice la Scuola, 1999
AA.VV., La vita umana nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Itacalibri, 2004

(dal testo “Voglio la mamma” di Mario Adinolfi)

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