IL MITO DELL’OMOGENITORIALITA’

L’omogenitorialità non esiste

L’omogenitorialità non esiste. Per quanto vi vogliate alambiccare con le arrampicate sugli specchi, il concetto è semplice e ineliminabile: un figlio nasce dall’unione di un uomo e di una donna. Ognuno di noi ha una madre e un padre. Punto. E questo capitolo potrebbe chiudersi qui. Invece no, tocca occuparsene perché proprio il mito dell’omogenitorialità, di un qualcosa che non esiste, è il nodo che sta frantumando la radice basilare di verità incontestabile che riguarda il nostro venire al mondo, il nostro essere e il nostro esserci. E questa verità è che tutti noi abbiamo una mamma, chi non ce l’ha più la rimpiange, chi non l’ha mai conosciuta la idealizza, chi l’ha persa per le ragioni più varie non può che cercarla con forme tutte diverse di nostalgia. No, il mito dell’omogenitorialità nel tempo del politicamente corretto impone persino la cancellazione della parola “mamma”. Questo è il tempo di “genitore 1” e “genitore 2”, perché non bisogna offendere il nuovo mito. Chissà se i burocrati in questione hanno ragionato sull’etimologia e il senso della parola “genitore”, ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano. Esistono senza dubbio bambini che finiscono per vivere in contesti di affettività omosessuale. Una coppia gay che viene da esperienze eterosessuali può condurre nella propria nuova condizione anche il frutto di un amore precedente. Stesso avviene, più di frequente, in una coppia lesbica. Altre ragioni, per fortuna in Italia ancora marginali,che possono far coesistere il contesto di coppia omosessuale e la presenza di minori riconducono alle vicende orribili di uteri in affitto e altri artifizi definiti in omosessualese “gestazione per altri” o più amichevolmente Gpa. Ma a questo dedicheremo un capitolo più avanti. Quel che mi interessa qui è sottolineare un banale dato di fatto: in una coppia omosessuale il figlio è di chi lo ha generato, quindi inevitabilmente non di tutti e due, nella stessa misura in cui Livia è figlia mia e della mia ex moglie, il cui nuovo compagno (con cui pure Livia vive da anni) non si sognerebbe mai di esprimere una”genitorialità”. Se mai dovesse accadere qualcosa di grave alla mia ex moglie, la responsabilità genitoriale ricadrebbe volente o nolente in primo luogo su di me e in mia assenza sulla famiglia di origine mia e di mia moglie.L’omogenitorialità si fonda invece sul principio per cui il genitore escluso dalla coppia omosessuale improvvisamente sparisca e con esso la famiglia di lui o di lei. Nel deprecato caso di coppia gay che “figlia” attraverso utero in affitto, la madre spesso firma contratti a suon di quattrini in cui si impegna a non rivelare mai la propria identità e a evitare qualsiasi forma di contatto con la vita generata. Il modello di famiglia omogenitoriale prevede che il minore debba essere considerato figlio non solo di chi lo ha generato, ma anche del suo compagno o compagna, che evidentemente sono arrivati successivamente nella loro condizione. In base al principio di legge naturale per cui una coppia omosessuale non può generare, molte legislazioni impediscono comprensibilmente l’adozione a gay e lesbiche, le cui associazioni di riferimento hanno però avviato un lavoro di fioritura di studi parascientifici per cui un bambino che cresca in un contesto omosessuale non ne subisce danno. Certo, i bambini giocano anche dove cadono le bombe, sorridono anche dove intorno si muore di fame, si rincorrono anche in guerra. Ogni vita può avere gioia e dare gioia al di là del contesto. Il tema è se si possa riconoscere una forma di genitorialità artificiale alla coppia omosessuale, prendendo per buono il parallelo con qualsiasi coppia che adotta un figlio. Il tema è dunque: per un bambino è preferibile il contesto in cui è presente una figura materna e una paterna o la presenza di mamma e papà è irrilevante?Io credo che la risposta sia ovvia: mamma e papà è molto meglio di “genitore 1″ e”genitore 2”. Sono le parole stesse a dirlo. Questo vuol dire vietare la presenza di minori in contesto di coppia omosessuale? No, certamente no. Ci sono, esistono, quindi niente ipocrisie: ma il genitore è uno, le due mamme o i due papà non esistono. Esistono una mamma e la compagna della mamma (nello specifico chi lo ha partorito è la madre,qui tocca specificare tutto), un papà e il compagno del papà. Studi scientifici, questi sì, dimostrano poi che gli omosessuali sono enormemente più esposti al rischio di crisi depressive, uso di psicofarmaci e altre sostanze, rotture del rapporto di coppia rispetto alle coppie eterosessuali sposate, tentativi di suicidio. Su ogni elemento di instabilità, l’ideologia Lgbt tace, ma sa di essere detentore di primati inscalfibili. E questo si sposa male con il bisogno di stabilità di cui la crescita di un figlio abbisogna. Un bambino ha diritto alla propria radice, confondergliela è minarlo alla base. E’ togliergli autostima e quel briciolo di certezze che un tempo confuso come questo ha comunque lasciato in piedi. Noi siamo i figli di un papà e una mamma. Tutti noi. Con questo dato ineliminabile non si gioca, altrimenti resta in noi solo l’assurdo. Alcuni numer iI numeri sui bambini che vivono con coppie omosessuali sono usati per fare propaganda, quindi vanno presi con le pinze. Un articolo del Corriere della Sera, scritto con materiale diramato dall’associazione delle Famiglie Arcobaleno, fissata in centomila i bambini italiani che vivrebbero in“famiglie” composte da una coppia dello stesso sesso. Andando a scandagliare i numeri veri, si scopre che quella stessa associazione ha poco più di quattrocento iscritti e i bambini di cui è a conoscenza sono appena centodieci. Il mito dell’omogenitorialità è, appunto, un mito: esiste in termini estremamente marginali ma viene raccontato come fosse un fenomeno di massa, per dare forza all’istanza di chi vuole una legge per il matrimonio omosessuale. Il dato reale è che comunque il 17.7% dei gay e il 20.5% delle lesbiche over 40 ha prole. I figli dei gay nella quasi totalità dei casi resta a vivere con la madre, mentre le lesbiche molto spesso non mettono su un contesto familiare classico e vivono il rapporto con il figlio come quello di una qualsiasi madre single. Per quanto riguarda gli “studi scientifici” che vorrebbero comprovare l’equiparazione tra la crescita di un bambino in coppia omosessuale e in una coppia eterosessuale, non sono scientifici per niente. Su 59 studi presi in esame tra quelli citati dai sostenitori del mito dell’omogenitorialità, 26 non presentano nessuno studio statistico comparativo. Dei 33 rimanenti, 13 costruiscono la comparazione solo con figli di donne single. Negli altri 20 lavori non si specifica mai con quale tipo di famiglia eterosessuale si costruisce la comparazione. Insomma, non sono studi ma materiale di propaganda, in cui peraltro le coppie omosessuali prese in considerazione sono per la massima prevalenza di lesbiche bianche con grado di cultura medio-alto, mentre i figli di coppie eterosessuali vengono “pescati” negli ambienti più degradati.
Per approfondire
Massimo Gandolfini e Roberto Marchesini, L’omogenitorialità ovvero l’adozione omosessualehttp://www.scienzaevita.org/materiale/6-GandolfMarches69.pdfMargherita Bottino e Daniela Danna, La gaia famiglia, Asterios, 2005
Alexander Schuster (a cura di), Omogenitorialità, Mimesis, 2011
Da “Voglio la mamma”.
http://http://www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it
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