DISCRIMINAZIONE & RIVENDICAZIONE DELL’UGUAGLIANZA

DISCRIMINAZIONE & RIVENDICAZIONE DELL’UGUAGLIANZA

Argomenti che si ripetono nei dialoghi con i sostenitori delle teorie omosessualiste.
n. 1: DISCRIMINAZIONE & RIVENDICAZIONE DELL’UGUAGLIANZA

Le coppie omosessuali sono discriminate sotto il profilo economico (per es. reversibilità della pensione, sgravi fiscali) ed assistenziale (per es. assistenza sanitaria in caso di malattia, decisione per l’espianto degli organi del convivente in caso di morte, etc.), pur pagando le tasse come tutti gli altri cittadini non godono però degli stessi diritti“.

Si sente dire che gli omosessuali sarebbero vittime di discriminazioni. Essi dovrebbero avere, come tutti gli altri, il diritto di sposarsi. Ma l’argomento del “matrimonio per tutti quelli che si amano” non tiene: non è perché delle persone si amano che hanno sistematicamente il diritto di sposarsi, che siano normali o omosessuali. Per esempio, un uomo non può sposarsi con una donna già sposata, anche se si amano. Ugualmente, una donna non può sposarsi con due uomini per il solo fatto che li ama entrambi e che ciascuno di loro vuole essere suo marito. O ancora, un padre non può sposarsi con sua figlia anche se il loro amore è unicamente paterno e filiale. O foss’anche di natura erotica e consenziente tra maggiorenni. Se si ammette il “matrimonio per tutti” si dovranno poi ammettere – per non discriminare altri gruppi – forme di matrimonio insostenibili, ma logicamente coerenti dallo svincolo del legame unico e universale uomo-donna che fonda il matrimonio.

Quindi, in nome dell’uguaglianza, della tolleranza, della lotta contro le discriminazioni e di tanti altri principi, non si può concedere diritto al matrimonio a tutti quelli che semplicemente “si amano”: anche due fratelli o due amici “si amano”: è questa la cellula sociale che fonda la società umana e garantisce lo sviluppo dell’umanità tutta intera (omosessuali compresi)?

Il matrimonio non è riducibile a mero “riconoscimento di un amore”. Esso è invece l’istituzione che articola l’unione stabile e permanente dell’uomo e della donna con la successione delle generazioni. E’ questo il suo senso, questa la sua funzione. È l’istituzione di una famiglia, cioè di una cellula che crea una relazione di filiazione diretta tra i suoi membri. Il matrimonio è l’atto fondamentale nella costruzione e nella stabilità tanto degli individui quanto della società intera: snaturarlo comporta necessariamente un danno sia per gli individui singolarmente concepiti sia per la società nel suo complesso.

D’altra parte non si capisce la schizofrenia contemporanea per cui da una parte il matrimonio è giudicato come un’istituzione troppo rigida, sorpassata, come l’eredità assurda di una società tradizionale e alienante, mentre dall’altra i sostenitori di questa visione del mondo alzano la voce e puntano i piedi per ottenere il matrimonio omosessuale.
Chiediamoci, per esempio, per quale ragione coloro, uomini e donne, che rifiutano il matrimonio e vi preferiscono l’unione libera, sfilano oggi a fianco dei militanti omosessualisti per sostenerli nella loro lotta per il matrimonio omosessuale?
Che si abbia l’una o l’altra visione del mondo, si vede bene che ciò che si gioca dietro “il matrimonio per tutti”, è una sostituzione: un’istituzione caricata giuridicamente, culturalmente e simbolicamente di SIGNIFICATO sarebbe così rimpiazzata da un oggetto giuridico asessuato, che mina i fondamenti dell’individuo e della famiglia.
Una volta che tutti possono sposarsi con tutti, qual è il *senso* del matrimonio?
Tanto varrebbe abolirlo e vietarlo, per tutti.

La perdita dell’identità sessuale che è alla base del matrimonio e ne regolamenta ontologicamente il significato non potrà che rendere gli individui (i cittadini) più facilmente manipolabili e ancora più dipendenti dal sistema e dai poteri forti, per lo più occulti, che soffocano la libertà autentica dell’uomo e della donna e quindi la loro libera realizzazione.
Bisogna aggiungere che trattare giuridicamente allo stesso modo realtà diverse non è solo ingiusto moralmente, ma anche dal punto di vista dell’equità sociale. Infatti, a numeratore fermo, se cresce il denominatore, decresce il valore della frazione.
Come osserva Claudio Sammartino, “Data la quantità N di soldi con cui lo Stato può aiutare le famiglie, se si amplia la platea di fruitori, cala il beneficio pro capite (N/10 > N/20). Inoltre spiace dirlo, ma questa è l’Italia e il rischio abusi è alto, ci sono i falsi invalidi figurati se mancheranno i falsi gay. Il paese ha un grave problema demografico, deve aiutare le famiglie che possono fare molti figli, superfluo spiegare perchè trattasi solo di coppie etero: non è discriminazione, è biologia. Parliamo di soldi pubblici, tasse mie e vostre, ogni contribuente ha diritto di voto sul loro impiego. Come osate dirmi “zitto la cosa non ti riguarda”?”.
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