“DIRITTO DEL BAMBINO”

“DIRITTO DEL BAMBINO”

Argomenti che si ripetono nei dialoghi con i sostenitori delle teorie omosessualiste.
n. 5: “DIRITTO DEL BAMBINO
DIRITTO DEL BAMBINO”: “I bambini non hanno diritto ad avere un padre ed una madre ma qualcuno che li ami e li allevi nel migliore dei modi”.
Considerazioni.
Questa obiezione è la più aberrante, oltre che illogica. Una perfetta autofagia. Il presupposto è la volontà di sostituire il ruolo genitoriale, la complementarietà di padre e madre, con un generico indistinto “qualcuno”. Un “qualcuno” non meglio identificato: due uomini, due donne, tre persone, e così via.
Perché no: un gruppo.
La questione è molto più delicata di quanto non si pensi, perché finisce col toccare il diritto naturale di ognuno di noi, ovvero di un diritto oggettivo, inscindibile dalla persona umana (a meno che non la si voglia ridurre allo stato di bestia) valido per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo, e attingibile o attraverso l’osservazione della realtà e l’uso corretto della ragione.
Procedendo secondo questa linea (secondo la quale i bambini non avrebbero alcun diritto ad avere un padre e una madre ma al massimo ad *amorevoli figure adulte* che si prendano cura di loro) si pretende di abolire il diritto naturale del bambino, ma così facendo, si abolisce il diritto naturale di tutti.
Il paradosso e l’autofagia di questo modo di ragionare è evidente: se nessuno ha diritti, nemmeno gli omosessuali dovrebbero averne.
Chi dà infatti all’adulto il diritto di abolire il diritto naturale di un suo simile – peggio in quanto indifeso, più piccolo e quindi ancora incapace di far valere da solo i proprio diritti? Non si capisce infatti per quali ragioni i diritti di qualcuno dovrebbero annientare i diritti oggettivi di altri esseri umani.
Una volta abolito il diritto “naturale”, inoltre, non resta che quello “positivo”, stabilito dalle leggi e quindi attribuito in base alle convinzioni della maggioranza o dei gruppi di potere dominanti (che potrebbero anche non coincidere): per questa strada – peraltro già percorsa in passato – si scivola immediatamente nel relativismo etico più devastante. Per cui non esiste un diritto certo, di nessun tipo, per nessuno, ma si può rideterminare la sfera della libertà e dei diritti a seconda di ciò che di volta in volta stabiliscono le leggi.
E’ così difficile riconoscere la psicosi che pretenderebbe di nagare il concetto di co-appartenenza? Genitori e figli si appartengono vicendevolmente. Se i bambini non hanno diritto ad avere i propri genitori, perché mai i genitori dovrebbero avere il diritto di tenere i propri figli?
Se per avere i propri diritti è necessario sopprimere quelli di altre persone (adulti e bambini) … vuol dire che quel tipo di “diritto” è solo prepotenza e non ha ragione di esistere.
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