DIRITTO AL BAMBINO

“DIRITTO AL BAMBINO”

Argomenti che si ripetono nei dialoghi con i sostenitori delle teorie omosessualiste.
n. 9: “DIRITTO AL BAMBINO”
Gli omosessuali sono vittime di discriminazione. Essi devono avere, come gli eterosessuali, il diritto di avere dei bambini”.
Questa pretesa rovescia la posizione ontologica dell’essere umano (i bambini sono esseri umani, vero?) per affermare un principio perverso: le persone sono oggetti e non soggetti di diritto.
Primo: il “diritto al bambino” non esiste. Per nessuno.
 
Non esiste il diritto al bambino, non più tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali. Nessuno ha diritto ad avere un bambino, al pretesto che “desidera” avere un bambino. Il diritto al bambino non esiste né per gli eterosessuali né per gli omosessuali. Una coppia desiderosa di avere un bambino può decidere di unirsi per concepirlo. E’ molto semplice. Una coppia desiderosa di adottare un bambino può fare le pratiche necessarie. Un po’ meno semplice, ma sempre possibile. Ma nessuna di queste coppie ha – in ogni caso – un “diritto al bambino” che desidera, per il solo motivo che lo desidera. Si può rifiutare il consenso a una coppia eterosessuale se per esempio si considera che non ci siano le condizioni ottimali per la costruzione del bambino. Si può considerare per esempio che sia meglio affidare un bambino a una coppia giovane o in buona salute che non a una coppia avanti negli anni e di salute cagionevole. E’ * sempre * l’interesse del minore che va tutelato per primo. Nell’eventualità di un “diritto al bambino” per le coppie omosessuali, inoltre, è chiaro che tutte le coppie eterosessuali alle quali si rifiuta il consenso si sentiranno discriminate, per un titolo o un altro, e avranno buone ragioni per ricambiare per se stessi lo stesso diritto. L’obiezione comune è quella delle coppie sterili. Per quanto sia dolorosa, la sterilità non dà per questo, diritto al bambino. Non poche persone conoscono la sterilità o l’assenza di procreazione, a causa della malattia, dell’età avanzata, del celibato o della configurazione sessuale della coppia. Non è con questo che si pretenda di negare la sofferenza che provano delle coppie omosessuali, femminili o maschili, per il fatto della propria infertilità – sofferenza comune a quella delle coppie eterosessuali che non possono procreare. Di fatto, però, le coppie omosessuali domandano oggi che la loro sofferenza sia riconosciuta e alleviata * attraverso * la negazione dei diritti dei bambini. I bambini hanno dei diritti, vero? I bambini hanno ancora diritto ad avere un padre e una madre, giusto? L’adozione è lo strumento per dare un padre e una madre ad un bambino che li ha perduti: su questo siamo d’accordo, vero? Se siamo d’accordo su questo (il senso dell’adozione è quello di dare un padre e una madre al bambino che non li ha più e non quello di dare bambini ad adulti che li desiderano), saremo d’accordo anche sulle conseguenze di questo principio: nessuno ha il diritto di alleviare il proprio fardello a spese degli altri, e ancora meno caricandolo sulle spalle di innocenti e di deboli. La sofferenza della coppia non fertile non è una ragione sufficiente perché questa coppia ottenga il diritto di adottare.
Il bambino non è un oggetto di diritto ma un soggetto di diritto. Parlare di “diritto al bambino” appartiene al campo di una strumentalizzazione inaccettabile. Se chiunque voglia un bambino ha diritto a un bambino, allora il bambino diventa un bambino-oggetto.
In conclusione, se per far valere i propri (presunti) diritti è necessario sopprimere quelli di altre persone (adulti o bambini che siano) allora ciò significa una cosa sola: quel tipo di “diritto” è solo prepotenza e non ha ragione di essere richiesto.
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